CASSANDRA CLARE.

CITT DELLE ANIME PERDUTE.

Ciclo SHADOWHUNTERS 5.

Parte 1.

Titolo originale: The Mortal Instruments. City of lost souls. 2012.
A. Mondadori Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Lilith, madre di tutti i demoni,  stata distrutta. Ma quando gli Shadowhunters arrivano a liberare Jace, che lei teneva prigioniero, trovano soltanto sangue e vetri fracassati. E non  scomparso solo il ragazzo che Clary ama, ma anche quello che odia, suo fratello Sebastian, il figlio di Valentine. Un figlio determinato a riuscire dove il padre ha fallito e pronto a tutto per annientare gli Shadowhunters. La potente magia del Conclave non riesce a localizzare n luno n laltro, ma Jace non pu stare lontano da Clary. Quando si ritrovano, per, Clary scopre che il ragazzo non  pi la persona di cui si era innamorata: in punto di morte Lilith lo ha legato per sempre a Sebastian, rendendolo un fedele servitore del male. Purtroppo non  possibile uccidere uno senza distruggere anche laltro. A chi spetter il compito di preservare il futuro degli Shadowhunters, mentre Clary sprofonda in unoscura furia che mira a scongiurare a ogni costo la morte di Jace?
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L'autrice.
Cassandra Clare  nata a Teheran e ha vissuto i primi anni della sua vita in giro per il mondo
con la famiglia. Dopo aver lavorato come giornalista tra Los Angeles e New York, ora si  fermata a
Brooklyn, dove scrive i suoi libri nei caff e nei ristoranti, perch a casa si distrae.
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Per Nao, Tim, David e Ben.
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Nessun uomo sceglie il male perch  il male; lo scambia solo per la felicit, per il bene che cerca.
Mary Wollstonecraft.
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PROLOGO.
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Simon se ne stava in piedi, attonito, davanti alla porta di casa.
Era lunica che avesse mai conosciuto. Era il posto dove i suoi genitori lo avevano portato dopo che era nato. Cera cresciuto, fra le mura di quella villetta a schiera di Brooklyn. Destate aveva giocato in strada allombra degli alberi e dinverno aveva trasformato i coperchi della spazzatura in slittini improvvisati. In quella casa la sua famiglia aveva osservato la shiva, i sette giorni di lutto, in seguito alla morte del padre. Ed era sempre l che aveva baciato Clary per la prima volta.
Non si sarebbe mai immaginato che un giorno, per lui, quella porta sarebbe stata chiusa. Lultima volta che aveva visto sua madre, lei gli aveva dato del mostro e aveva pregato affinch se ne andasse. Lui, ricorrendo a un incantesimo, le aveva fatto dimenticare di essere un vampiro, ma non sapeva per quanto tempo sarebbe durato. In piedi, nella fredda aria autunnale, guard fisso di fronte a s e cap. Anche se non abbastanza.
La porta era coperta di simboli: stelle di David disegnate con la vernice, la parola ebraica chai, vita, incisa nel legno. Alla maniglia e al batacchio erano legati dei tefillin, astucci di cuoio contenenti alcuni versi della Torah. Una hamsa, la Mano di Dio, copriva lo spioncino.
Ancora frastornato, appoggi una mano sopra la mezuzah, un altro piccolo contenitore di versetti, appesa sullo stipite destro. Vide del fumo salire dal punto in cui la sua pelle aveva toccato loggetto sacro, ma non sent nulla. Nessun dolore. Solo un vuoto tremendo, che lentamente montava in fredda rabbia.
Diede un calcio alla porta e sent leco rimbombare dentro casa. - Mamma! - grid. - Mamma, sono io!
Non ci fu risposta, soltanto il suono delle mandate della serratura. Il suo sensibile udito aveva riconosciuto i passi della madre, il suo respiro, ma lei non aveva fiatato. Simon riusciva ad avvertire lodore acre della paura e del panico, persino attraverso il legno. - Mamma! - La voce gli si ruppe. - Mamma,  assurdo! Lasciami entrare! Sono io, Simon!
La porta vibr, come se lei vi avesse tirato un pugno contro. - Vattene via! - La voce di sua madre era aspra, resa irriconoscibile dal terrore. - Assassino!
- Io non uccido la gente. - Simon appoggi la testa contro la porta. Sapeva che non avrebbe avuto problemi a sfondarla, ma a cosa sarebbe servito? - Te lho detto, bevo sangue animale!
- Tu hai ucciso mio figlio - disse lei. - Lo hai ucciso e hai messo un mostro al posto suo!
- Ma tuo figlio sono io...
- Hai il suo volto e parli con la sua voce, ma non sei lui! Tu non sei Simon! - La voce della donna si alz fino a diventare quasi un grido. - Vattene da casa mia prima che ti uccida, mostro!
- Becky... - disse Simon. Aveva le guance bagnate. Alz le mani per toccarsi il viso e, quando le allontan, vide che erano macchiate: lacrimava sangue. - Che cosa hai detto a Becky?
- Stai alla larga da tua sorella! - Simon avvert una successione di rumori metallici provenire da dentro la casa, come se fosse caduto qualcosa.
- Mamma - tent di nuovo, ma questa volta il suo tono di voce non si accese. Gli era uscito soltanto un sussurro rauco. La mano aveva iniziato a pulsargli. - Ho bisogno di saperlo. Becky  l? Mamma, apri, per favore...
- Stai lontano da Becky! - Ora lei si stava allontanando dallingresso, s, riusciva a sentirla. Poi giunse linconfondibile cigolio della porta della cucina che si spalancava e lo stridio del linoleum mentre sua madre ci camminava sopra. Un cassetto che si apriva. Allimprovviso se la immagin che afferrava uno dei coltelli.
Prima che ti uccida, mostro.
Il pensiero lo sconvolse. Se lei lo avesse attaccato, il Marchio avrebbe reagito disintegrandola, come aveva fatto con Lilith.
Lasci cadere la mano e indietreggi lentamente, barcollando sui gradini fino al marciapiede, andando ad appoggiarsi contro il tronco di uno dei grossi alberi che regalavano ombra al quartiere. Rimase dovera, fissando la porta di casa, segnata e sfigurata dai simboli che indicavano lodio che sua madre provava per lui.
No, ricord a se stesso. Lei non lo odiava. Lei pensava che fosse morto. Qualunque cosa sua madre odiasse, era qualcosa che non esisteva. Io non sono ci che lei dice.
Non sapeva quanto sarebbe rimasto l, immobile, se il suo cellulare non avesse iniziato a vibrare nella tasca della giacca.
Lo prese distinto e not che sul palmo della mano aveva unustione. Era il disegno che stava sulla parte anteriore della mezuzah: stelle di David intrecciate. Cambi mano per rispondere e appoggi il telefonino allorecchio. - Pronto?
- Simon? - Era Clary. Gli sembrava affannata. - Dove sei?
- A casa - disse lui, poi fece una pausa. - A casa di mia madre - si corresse. Lo fece con una voce che suonava cupa e distante alle sue stesse orecchie. - Non sei tornata allIstituto?
- Ecco,  proprio questo il punto - rispose lei. - Appena te ne sei andato, Maryse  scesa dal tetto dove Jace avrebbe dovuto aspettarla. Non cera nessuno.
Simon si mosse. Senza rendersi bene conto del motivo per cui lo stava facendo, come una bambola meccanica inizi a camminare in direzione della metropolitana. - In che senso non cera nessuno?
- Jace  sparito - gli disse Clary, con un filo di tensione nella voce. - E con lui anche Sebastian.
Simon si ferm allombra di un albero spoglio. - Ma Sebastian  morto. Lui  morto, Clary...
- E allora dimmi dov il suo cadavere, perch non c - ribatt lei, chiaramente sconvolta. - Qui sopra sono rimasti solo sangue e vetri rotti. Se ne sono andati tutti e due, Simon. Jace se n andato...
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Parte prima.
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NESSUN ANGELO MALIGNO.
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Amore  uno spirito familiare, Amore  un diavolo, non
c altro angelo maligno che Amore.
WILLIAM SHAKESPEARE, Pene damor perdute.
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Capitolo 1.
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LULTIMO CONSIGLIO.
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Due settimane dopo
- Quanto altro tempo pensi che ci vorr per il verdetto? - chiese Clary. Non aveva idea di quanto avessero aspettato, ma le sembravano almeno dieci ore. Nella camera da letto di Isabelle, tutta nera e fucsia, non cerano orologi, ma soltanto cumuli di vestiti, pile di libri, cataste di armi, un mobile da toeletta traboccante di trucchi scintillanti e spazzole, cassetti aperti da cui straripavano mutandine di pizzo, collant velati, boa di piume. La scena ricordava un po il backstage del musical Piume di struzzo, ma nelle ultime due settimane Clary era rimasta abbastanza a lungo fra quel caos sfavillante da trovarlo accogliente.
Isabelle era in piedi accanto alla finestra e teneva Church fra le braccia, accarezzandogli la testa con fare assente. Il gatto la guardava coi suoi sinistri occhi gialli. Fuori imperversava un tipico temporale di novembre e la pioggia rigava i vetri delle finestre come fosse vernice trasparente. - Non molto - rispose con calma la ragazza. Era senza trucco, cosa che la faceva sembrare pi giovane, e i suoi occhi scuri pi grandi. - Cinque minuti, probabilmente.
Clary, seduta sul letto di Izzy fra una pila di riviste e una catasta di spade angeliche tintinnanti, deglut forte per ricacciare indietro il sapore amaro che sentiva in gola.
Torno fra cinque minuti. Erano state quelle le ultime parole dette al ragazzo che amava pi di qualsiasi altra cosa al mondo. Forse, pens, avrebbero potuto essere le ultime.
Clary ricordava la scena alla perfezione. Il giardino sul tetto. Quella serata cristallina di ottobre, le stelle che brillavano di un bianco gelido contro il cielo scuro e sereno. Le piastrelle imbrattate di rune nere, con macchie sparse di icore e di sangue. La bocca di Jace sulla sua, lunica cosa calda in un mondo che faceva rabbrividire. Lei che stringeva lanello dei Morgenstern appeso al collo. Lamor che move il sole e laltre stelle. Un ultimo sguardo verso di lui, mentre lascensore la portava via, risucchiandola gi nelle tenebre delledificio. Aveva raggiunto gli altri nellingresso, abbracciando sua madre, Luke e Simon. Ma una parte di lei, come sempre del resto, era rimasta con Jace, dominando la citt da quel giardino sul tetto, loro due soli, nella metropoli fredda e scintillante di luci.
Maryse e Kadir erano saliti in ascensore, per raggiungere Jace sul tetto e vedere i resti del rituale di Lilith. Erano passati altri dieci minuti prima che Maryse tornasse, sola. Quando le porte si erano aperte e Clary laveva vista in faccia  bianca, contratta, sconvolta  aveva capito.
Quel che era accaduto in seguito era stato una specie di sogno: nellingresso, la folla degli Shadowhunters si era raccolta attorno a Maryse; Alec se nera andato da Magnus; Isabelle era scattata in piedi. Bianchi sprazzi di luce avevano penetrato loscurit come piccole esplosioni di flash fotografici sul luogo di un crimine, quando, una dopo laltra, le spade angeliche avevano illuminato la scena. Facendosi largo per avanzare, Clary aveva sentito la storia a pezzetti. Il giardino sul tetto era vuoto, Jace scomparso. La bara di vetro che conteneva Sebastian era andata in frantumi disseminati ovunque. Il sangue ancora fresco colava gi dal piedistallo sul quale, prima, giaceva il cadavere.
Gli Shadowhunters si erano organizzati in fretta per dividersi e setacciare larea tutto attorno alledificio. Magnus era l, coi suoi occhi azzurro brillante, e aveva chiesto a Clary se avesse qualcosa di Jace da utilizzare per rintracciarlo. Attonita, lei gli aveva consegnato lanello dei Morgenstern e si era messa in un angolo per chiamare Simon. Non aveva fatto in tempo a finire la telefonata, che la voce di uno Shadowhunter si era levata su tutte le altre. - Rintracciarlo? S, se fosse ancora vivo. Ma con tutto quel sangue,  molto improbabile che...
In un certo senso, quella era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso. Lipotermia prolungata, lestrema stanchezza e lo shock avevano preso il sopravvento, e Clary si era sentita cedere le ginocchia. Sua madre laveva afferrata prima che cadesse a terra. Dopo quellepisodio, solo una nube confusa. Il mattino seguente si era svegliata nel suo letto, a casa di Luke, seduta ben dritta e con il cuore che le pulsava come un martello pneumatico, certa di aver avuto un incubo.
Ma quando aveva cercato faticosamente di alzarsi, le tracce dei lividi su gambe e braccia le avevano raccontato unaltra storia, come pure lassenza dellanello. Indossati a caso un paio di jeans e una felpa, aveva raggiunto con passo incerto il salotto dove Jocelyn, Luke e Simon sedevano con aria cupa. In realt non aveva bisogno di chiederlo, per lo aveva fatto comunque: - Lhanno trovato?  tornato?
Jocelyn si era alzata in piedi. - Tesoro, lo stanno ancora cercando...
- Ma non morto, vero? Non hanno trovato un cadavere, giusto? - Si era lasciata cadere sul divano, accanto a Simon. - No, non  morto... Io lo saprei.
Ricord Simon che le stringeva la mano mentre Luke le diceva quello che davvero sapevano: Jace risultava disperso, e con lui Sebastian. La cattiva notizia era che il sangue sul piedistallo era stato identificato: era di Jace. Quella buona, che ce nera meno di quanto si fosse immaginato in un primo momento: il sangue si era mescolato allacqua fuoriuscita dalla bara rotta. Adesso, tutti pensavano che cerano buone possibilit che fosse sopravvissuto, qualunque cosa fosse accaduta.
- Ma che cosa  successo, esattamente? - aveva chiesto Clary.
Luke aveva scosso la testa, un velo di tristezza sugli occhi. - Nessuno lo sa, Clary.
Lei si sent come se nelle vene, al posto del sangue, avesse dellacqua ghiacciata. - Voglio aiutarvi anchio. Fare qualcosa. Non voglio restarmene qui seduta mentre Jace  scomparso.
- Di questo non mi preoccuperei - aveva commentato Jocelyn con fare lugubre. - Il Conclave vuole vederti.
Quando Clary si era alzata, nelle articolazioni e nei tendini aveva sentito rompersi un ghiaccio invisibile. - Daccordo. Chi se ne importa. Dir tutto quello che vogliono, se riescono a trovare Jace.
- Dirai tutto quello che vogliono perch loro hanno la Spada Mortale. - Cera disperazione nella voce di Jocelyn. - Piccola mia, mi dispiace cos tanto...
E ora, dopo due settimane di testimonianze dette e ridette e un numero infinito di persone chiamate a deporre, dopo aver tenuto fra le mani la Spada Mortale per una dozzina di volte, Clary era seduta in camera di Isabelle in attesa che il Consiglio decidesse il suo destino. Non riusciva a fare a meno di ricordare la sensazione che le aveva dato la Spada Mortale: minuscoli ami conficcati nella pelle che ti tiravano fuori la verit. Si era inginocchiata, stringendola, dentro il cerchio delle Stelle Parlanti e aveva sentito la sua stessa voce raccontare ogni cosa al Consiglio: di come Valentine aveva evocato langelo Raziel e di come lei gli aveva sottratto il potere di controllarlo cancellando il suo nome sulla sabbia e scrivendoci il proprio. Aveva rivelato anche che langelo le aveva messo a disposizione un desiderio, e che lei lo aveva sfruttato per resuscitare Jace. Aveva spiegato che Jace era stato posseduto da Lilith, la quale voleva utilizzare il sangue di Simon per resuscitare Sebastian, fratello di Clary e considerato da lei come un figlio; infine, aveva parlato del Marchio di Caino di Simon e della sconfitta di Lilith, nonch della presunta fine di Sebastian, ritenuto ormai un pericolo superato.
Clary fece un sospiro e apr il cellulare per guardare lora. - Sono l dentro da unora.  normale? Brutto segno?
Isabelle pos a terra Church, che emise un miagolio. Si avvicin al letto e si sedette accanto a Clary. Era pi magra del solito (anche lei, come Clary, nelle ultime due settimane aveva perso peso) ma pur sempre elegante nei suoi pantaloni neri a sigaretta abbinati a una aderente maglietta grigia. Gli occhi erano orlati da mascara sbavato, cosa che avrebbe dovuto farla sembrare un panda ma che in realt le conferiva il fascino di una star del cinema francese. Allung le braccia in avanti e i suoi braccialetti di elettro, coi ciondoli a forma di rune, tintinnarono melodiosamente. - No, non  un brutto segno. Significa solo che hanno molto di cui discutere - rispose, poi fece roteare lanello dei Lightwood sul dito. - Non avrai problemi. Tu non hai infranto la Legge, e questo  importante.
Clary fece un sospiro. Anche il calore della spalla di Isabelle accanto alla sua non bastava a sciogliere il ghiaccio che si sentiva nelle vene. Sapeva che tecnicamente non aveva violato alcun principio, ma sapeva anche che il Conclave era furibondo con lei. Agli Shadowhunters era vietato resuscitare i morti, ma allangelo no, eppure chiedere indietro la vita di Jace era stata una tale enormit che loro due avevano deciso di non parlarne con nessuno.
Ora la verit era venuta a galla e aveva scosso il Conclave. Clary sapeva che la volevano punire, se non altro perch la sua scelta aveva avuto delle conseguenze davvero disastrose. Anzi, in un certo senso voleva essere punita. Voleva che le spezzassero le ossa, le staccassero le unghie dalle dita, voleva che i Fratelli Silenti le scavassero il cervello coi loro pensieri affilati. Una specie di patto col diavolo: il suo dolore in cambio del ritorno di Jace sano e salvo. Sarebbe servito a farla sentire meno in colpa per averlo lasciato sul tetto, anche se Isabelle e gli altri le avevano ripetuto cento volte che le sue erano considerazioni ridicole: tutti loro avevano pensato che lass Jace fosse assolutamente al sicuro, ed erano inoltre convinti che, se lei non fosse scesa, sarebbe scomparsa a sua volta.
- Piantala - disse Isabelle. Per un momento Clary non cap se stava parlando con lei o col gatto. Church era impegnato a fare quello che spesso faceva quando lo si rimetteva a terra, ovvero starsene sdraiato sulla schiena, con le zampe in aria, fingendosi morto per provocare il senso di colpa dei suoi padroni. Quando Isabelle scost di lato la sua chioma corvina, Clary cap che il rimprovero era rivolto proprio a lei, non al gatto.
- Piantarla di fare cosa?
- Di ripensare in maniera morbosa a tutte le cose orribili che ti capiteranno o che vorresti ti capitassero perch tu sei viva mentre Jace ... scomparso. - La voce di Isabelle sussult come un disco rotto. Non si riferiva mai a Jace come se fosse morto e nemmeno sparito per sempre: lei e Alec si rifiutavano anche solo di contemplare unipotesi del genere. E Isabelle non aveva mai rimproverato Clary, non una sola volta, per aver mantenuto un segreto cos enorme. Anzi, nel corso degli eventi Isabelle si era di fatto dimostrata la sua pi indomita sostenitrice. La incontrava ogni giorno nellatrio del Consiglio e la teneva a braccetto mentre insieme sfilavano davanti a gruppi di Shadowhunters che le fissavano e bisbigliavano. Inoltre la aspettava durante gli interminabili interrogatori, lanciando occhiate di fuoco a chiunque osasse guardarla storto. Questo atteggiamento aveva lasciato Clary sbalordita: lei e Isabelle non erano mai state davvero unite, essendo entrambe il tipo di ragazze che si trovano pi a loro agio coi maschi piuttosto che in compagnia femminile. Isabelle invece non laveva mai abbandonata, lasciandola tanto stupita quanto riconoscente.
- Non posso farci niente - si difese Clary. - Se mi permettessero di andare in perlustrazione... Se mi permettessero di fare qualsiasi cosa... Penso che non sarebbe cos grave.
- Non so - rispose Isabelle in tono affaticato. Nelle ultime due settimane lei e Alec avevano cercato Jace per sedici ore al giorno, stancandosi a morte. Quando Clary aveva scoperto di essere stata totalmente esclusa dalle ricerche fino al momento in cui il Consiglio non avesse preso una decisione riguardo alla resurrezione di Jace, aveva tirato un calcio alla porta di camera sua, aprendoci addirittura un buco. - A volte sembra tutto inutile... - aggiunse Isabelle.
Brividi di gelo percorsero le ossa di Clary. - Vuoi dire... Pensi che sia morto?
- No, non lo penso. Voglio solo dire che secondo me  impossibile che sia ancora a New York.
- Ma stanno cercando anche in altre citt, giusto? - Clary si port una mano al collo, dimenticando che lanello dei Morgenstern non cera pi. Anche Magnus stava cercando di rintracciare Jace, bench per il momento ogni sforzo si fosse rivelato vano.
- Certo che s. - Isabelle si sporse verso Clary, incuriosita, e le tocc il grazioso campanello dargento che ora teneva al posto dellanello. - E questo che cos?
Clary esit. Il campanello era il regalo della Regina della Corte Seelie. No, non era esatto: la Regina delle fate non faceva regali. Il campanello serviva a segnalare alla Regina che Clary desiderava il suo aiuto. Pi giorni passavano senza traccia di Jace, pi la mano di Clary aveva indugiato intorno a quel ciondolo. Lunica cosa che la tratteneva era sapere che la Regina non dava mai niente senza aspettarsi qualcosa di tremendo in cambio.
Prima che Clary potesse rispondere a Isabelle, la porta si apr. Entrambe le ragazze si raddrizzarono, con Clary che stringeva uno dei cuscini di Isabelle cos forte che gli strass cuciti sulla stoffa le si stavano infilzando nei palmi delle mani.
- Ehi. - Una figura snella entr nella stanza e chiuse la porta. Alec, il fratello maggiore di Isabelle, era in tenuta da Consiglio: tunica nera decorata con rune dargento aperta sopra i jeans e una maglietta anchessa nera. Il total black lo faceva sembrare ancora pi pallido, gli occhi cristallini ancora pi azzurri. Aveva i capelli neri e lisci come quelli della sorella, per pi corti. La bocca era contratta in una linea sottile.
Il cuore di Clary inizi a battere forte. Alec non aveva laria felice. Qualunque fosse il responso, non doveva essere buono.
Fu Isabelle a parlare. - Com andata? - chiese piano. - Qual  il verdetto?
Alec si sedette al mobile da toeletta, ruotando sulla sedia per guardare Izzy e Clary da dietro le spalle. In unaltra situazione sarebbe stato divertente: Alec era molto alto, con gambe lunghe da ballerino, e il modo in cui si piegava goffamente per girarsi faceva sembrare la sedia il minuscolo mobile di una casa di bambole.
- Clary - disse. - Jia Penhallow ha emesso la sentenza. Sei scagionata da ogni possibile accusa. Non hai infranto alcuna regola, e Jia ritiene che tu sia gi stata punita a sufficienza.
Isabelle emise un sonoro sospiro e sorrise. Per un istante, un senso di sollievo fece breccia tra gli strati di ghiaccio che ricoprivano le emozioni di Clary. Non sarebbe stata punita, rinchiusa nella Citt Silente, intrappolata in un luogo da cui non avrebbe mai potuto aiutare Jace. Luke, che, in quanto rappresentante nel Consiglio dei lupi mannari, aveva assistito al verdetto, aveva promesso di chiamare Jocelyn non appena la riunione si fosse conclusa, ma Clary si affrett a prendere il proprio telefono: lidea di dare a sua madre, per una volta, una buona notizia era troppo allettante.
- Clary - le disse Alec mentre apriva il telefonino. - Aspetta.
Lei lo guard. Il ragazzo aveva unespressione seria e immobile, degna di un becchino. Con un brutto presentimento, Clary riappoggi il telefono sul letto. - Alec... Che c?
- Non  stato il tuo verdetto a richiedere cos tanto tempo, al Consiglio - spieg Alec. - Cera unaltra questione di mezzo.
Il ghiaccio era tornato. Clary rabbrivid. - Jace?
- Non proprio. - Alec si sporse in avanti, incrociando le dita dietro lo schienale della sedia. - Questa mattina presto  arrivato un rapporto dellIstituto di Mosca. Ieri le protezioni dellisola di Wrangel sono state abbattute. Hanno inviato una squadra per ripararle, ma il fatto che unopera di tale portata rimanga cos a lungo in quelle condizioni, insomma, per il Consiglio  una priorit.
Le protezioni, che secondo quanto Clary aveva capito funzionavano come una sorta di recinto magico, circondavano la Terra. A metterle era stata la prima generazione di Shadowhunters. I demoni potevano oltrepassarle, ma non era facile, e la maggior parte di loro non ci riusciva, col risultato che si poteva evitare uninvasione di massa. Clary ricord qualcosa che Jace le aveva detto tempo prima. Le sembravano passati anni. Una volta in questo mondo le invasioni dei demoni erano poche e venivano contenute facilmente. Ma anche solo da quando sono nato, sono sempre di pi i demoni che riescono a oltrepassare le protezioni.
- Be, questa  una brutta notizia - osserv Clary. - Ma non capisco cosa abbia a che fare con...
- Il Conclave ha le sue priorit - la interruppe Alec. - Cercare Jace e Sebastian  stata la missione numero uno nelle ultime due settimane. Sono stati passati al setaccio tutti i luoghi frequentati dai Nascosti, ma non c traccia n delluno n dellaltro. Nessuno degli incantesimi di ritrovamento lanciati da Magnus ha funzionato. Elodie, la donna che ha cresciuto il vero Sebastian Verlac, ha confermato che nessuno ha cercato di mettersi in contatto con lei. Era unopzione improbabile, comunque. Le nostre spie non hanno riferito alcuna attivit insolita da parte dei membri conosciuti del vecchio Circolo di Valentine. E i Fratelli Silenti non sono stati in grado di capire quale fosse esattamente lo scopo del rituale di Lilith, n se abbia avuto successo o meno. Lopinione generale  che Sebastian  che loro ovviamente chiamano sempre Jonathan  abbia rapito Jace, ma non  niente che gi non sappiamo.
- Dunque? - intervenne Isabelle. - Ci saranno altre indagini, altre ricerche?
Alec fece di no con la testa. - No, non stanno valutando lipotesi di allargare loperazione - disse piano. - Anzi, diciamo che non sono pi la priorit. Sono passate gi due settimane e non hanno trovato niente. Le delegazioni speciali fatte arrivare da Idris stanno per essere rimandate a casa. Adesso il problema delle protezioni  pi importante. Senza contare che il Consiglio  nel bel mezzo di alcune trattative molto delicate: stanno aggiornando le Leggi per consentire una ristrutturazione interna, vogliono nominare un nuovo Console e un nuovo Inquisitore, determinare trattamenti diversi per i Nascosti... Insomma, non vogliono essere distratti dai loro altri impegni.
Clary teneva lo sguardo fisso su Alec. - Non vogliono che la scomparsa di Jace li distragga dalle modifiche a qualche vecchia legge del cavolo? Si stanno arrendendo?
- Non si stanno arrendendo, stanno...
- Alec! - esclam Isabelle in tono tagliente.
Il fratello inspir e sollev una mano per coprirsi il viso. Aveva le dita lunghe come quelle di Jace, e come le sue erano coperte di cicatrici. Il dorso della mano destra era decorato con il marchio a forma di occhio degli Shadowhunters. - Clary, per te... per tutti noi, la cosa pi importante  cercare Jace. Per il Conclave, cercare Sebastian. Anche Jace, ma prima Sebastian, perch  lui il pericolo. Ha distrutto le protezioni di Alicante.  uno sterminatore. Jace invece ...
- Uno Shadowhunter come tanti altri - intervenne Isabelle. - Moriamo e scompariamo ogni giorno.
- Ha dei privilegi in pi per il fatto di essere un eroe della Guerra Mortale - spieg Alec. - Ma alla fine il Conclave  stato chiaro: proseguir con le ricerche, ma al momento aspetta che sia Sebastian a compiere la prossima mossa. Nel frattempo, continua a ritenerla una priorit di terzo grado. Al massimo. Si aspetta che torniamo alla vita di tutti i giorni.
Vita di tutti i giorni? Clary non riusciva a crederci. Tutti i giorni, senza Jace?
-  quello che ci hanno detto dopo la morte di Max - disse Izzy, con gli occhi neri asciutti ma brucianti di rabbia. - Che il dolore sarebbe passato pi in fretta se avessimo ripreso la nostra vita normale.
- In teoria  un buon consiglio - disse Alec da dietro le proprie dita.
- Certo. Dillo a pap.  forse tornato da Idris per la riunione?
Alec fece di no con la testa, riabbassando le mani. - No. Ma se vi pu consolare, erano presenti molte persone che chiedevano con decisione di continuare le ricerche di Jace a pieno ritmo. Magnus, ovviamente, ma anche Luke, il Console Penhallow, persino Fratello Zaccaria. Ma alla fine non  bastato.
Clary continuava a fissarlo intensamente. - Alec - disse. - Non provi niente?
Lui sgran gli occhi, il cui azzurro si incup, e per un istante Clary ricord il ragazzo che laveva odiata al suo arrivo allIstituto, il ragazzo con le unghie mangiucchiate, i buchi nelle felpe e che ce laveva sempre con il mondo intero. - So che sei arrabbiata, Clary - le disse in tono deciso. - Ma se stai dicendo che io e Iz teniamo a Jace meno di quanto ci tieni tu...
- Non  cos. Sto pensando al vostro legame di parabatai. Leggevo della cerimonia nel Codex e so che essere parabatai vi lega reciprocamente. Tu riesci a percepire cose su di lui. Quello che voglio dire ... Non senti se  ancora vivo?
- Clary - Isabelle sembrava preoccupata. - Pensavo che non...
-  vivo - disse Alec con prudenza. - Pensi che starei cos bene se non fosse cos? Per c qualcosa di profondamente sbagliato, sento anche quello. Ma posso dirti che respira.
- Quel qualcosa di sbagliato potrebbe avere a che fare con il fatto che  tenuto prigioniero? - chiese Clary con voce esitante.
Alec guard verso le finestre, la fitta pioggia che scendeva grigiastra. - Forse. Non riesco a spiegarlo, non ho mai provato niente del genere prima dora.
- Per  vivo.
Alec a quel punto la guard dritto negli occhi. - Ne sono certo.
- E allora freghiamocene del Consiglio. Lo troveremo da soli - dichiar Clary.
- Clary, se fosse possibile, non credi che avremmo gi... - fece per ribattere Alec.
- Abbiamo fatto quello che il Conclave voleva che facessimo - lo interruppe Isabelle. - Perlustrazioni, ricerche. Ci sono altri sistemi.
- Sistemi che infrangono la Legge, intendi dire - osserv Alec. Sembrava titubante. Clary sperava che non avrebbe ripetuto il motto degli Shadowhunters quando si trattava della Legge, ovvero Dura lex, sed lex: La legge  dura, ma  pur sempre la legge. No, non ce la poteva fare.
- La Regina della Corte Seelie si  offerta di farmi un favore - confess Clary. - Durante la festa agli Ironworks, a Idris. - Il ricordo di quella serata, di quanto era stata felice, le strinse il cuore per un momento, costringendola a fermarsi per riprendere fiato. - E di darmi un modo per contattarla.
- La Regina del Popolo Fatato non d niente per niente.
- Lo so. Accetter qualsiasi debito mi verr imposto. - Clary ricord le parole della ragazza che le aveva consegnato il campanello. Faresti qualsiasi cosa per salvarlo. A ogni costo, non importa quanto tu debba pagare allinferno o al paradiso. Dico bene? - Voglio solo che veniate con me. Non sono brava a tradurre il linguaggio delle fate. Almeno, se vi avr accanto, potrete limitare i danni, qualunque saranno. Ma se c qualcosa che lei  in grado di fare...
- Io vengo con te - disse subito Isabelle.
Alec le lanci unocchiataccia. - Abbiamo gi parlato con il Popolo Fatato. Il Consiglio le ha interrogate a lungo. E loro non possono mentire.
- Il Consiglio ha chiesto se sapevano doverano Jace e Sebastian - osserv Clary. - Non se erano disposte a cercarli. La Regina della Corte Seelie sapeva di mio padre, sapeva dellangelo da lui invocato e intrappolato, sapeva la verit sul mio sangue e su quello di Jace. Credo che al mondo non ci siano molte cose di cui lei non  al corrente.
-  vero - disse Isabelle, mentre una punta di fervore iniziava a colorarle la voce. - Lo sai, Alec, che alle fate bisogna fare la domanda giusta, se si vogliono ricavare informazioni utili. Interrogarle  molto difficile, anche se sono obbligate a dire la verit. Un favore, invece,  una cosa diversa.
- E i rischi che comporta sono potenzialmente illimitati - ribatt Alec. - Se Jace sapesse che ho lasciato andare Clary dalla Regina, mi...
- Non mi interessa. Lui per me lo farebbe, non puoi negarlo. Se io scomparissi...
- Brucerebbe il mondo intero fino a tirarti fuori dalla cenere, lo so - disse Alec in tono esasperato. - Accidenti, credi che anchio ora non abbia voglia di bruciare tutto? Sto solo cercando di...
- Di fare il fratello maggiore - lo interruppe Isabelle. - Capito.
Alec aveva laria di doversi sforzare per mantenere il controllo. - Isabelle, se ti succedesse qualcosa... Dopo Max, dopo Jace...
Izzy si alz in piedi, attravers la stanza e prese Alec fra le braccia. I loro capelli neri, esattamente del medesimo colore, si intrecciarono, mentre lei sussurrava qualcosa allorecchio di lui; Clary rimase a guardarli, non senza un pizzico di invidia. Aveva sempre desiderato un fratello. E ora ne aveva uno: Sebastian. Era un po come aver sempre desiderato un tenero cucciolo e ricevere invece un feroce Cerbero. Ora Alec stava accarezzando i capelli della sorella con affetto, dopodich annu e si liber dallabbraccio. - Dovremmo partire tutti - annunci. - Ma devo informare almeno Magnus di quello che stiamo facendo. Altrimenti sarebbe scorretto.
- Vuoi usare il mio telefono? - chiese Isabelle, porgendogli un malconcio apparecchio rosa.
Alec scosse la testa. - Sta aspettando con gli altri al piano di sotto. Dovrai trovare una scusa anche per Luke, Clary. Si aspetter che torni a casa con lui, ne sono sicuro. Diceva anche che tua madre ha sofferto molto per tutta questa situazione.
- Si ritiene colpevole dellesistenza di Sebastian - disse Clary alzandosi. - Anche se per tanti anni aveva pensato che fosse morto.
- Non  colpa sua. - Isabelle stacc dal muro una frusta dorata e se la leg attorno al polso, facendola sembrare una fila di bracciali luccicanti. - Nessuno la rimprovera per questo.
- Ma quello non conta - ribatt Alec. - Non quando sei tu che rimproveri te stesso.
In silenzio, i tre ragazzi attraversarono i corridoi dellIstituto, ora stranamente affollati da altri Shadowhunters; alcuni di loro appartenevano alle commissioni speciali inviate da Idris per gestire la situazione. A dire il vero nessuno guardava Isabelle, Alec o Clary con molta curiosit. I primi tempi Clary aveva avuto limpressione di essere loggetto di ogni sguardo, nonch di sentire pi volte sussurrare le parole la figlia di Valentine, tanto che aveva iniziato ad aver paura di presentarsi allIstituto. Arrivati a quel punto, ormai, era apparsa davanti al Consiglio cos tante volte da non rappresentare pi una novit.
Presero lascensore per scendere ai piani inferiori. La navata dellIstituto brillava dello splendore emanato dalla stregaluce e da normali candele; al centro, i membri del Consiglio e le rispettive famiglie. Luke e Magnus erano seduti su una panca e stavano parlando fra loro; vicino al lupo mannaro cera una donna alta, con gli occhi azzurri, che gli assomigliava moltissimo. Aveva tinto i capelli grigi di castano e li aveva anche arricciati, ma Clary la riconobbe comunque: Amatis, la sorella di Luke.
Alla vista di Alec, Magnus si alz e gli and incontro. Izzy parve riconoscere qualcuno seduto sulle panche e schizz via, al suo solito, senza fermarsi a dire dove era diretta. Clary and a salutare Luke e Amatis; avevano entrambi laria stanca, e lei stava accarezzando la spalla del fratello in segno di conforto. Quando Luke vide Clary, si alz e la abbracci. Amatis invece si congratul con lei per essere stata scagionata dal Consiglio. Clary annu, ma non si sentiva lucida. Era come se avesse gran parte della coscienza ottenebrata e il resto sotto il comando di un pilota automatico.
Riusciva a vedere Magnus e Alec con la coda dellocchio. Stavano parlando, Alec chino verso Magnus, in quella posizione di reciproco inarcamento che spesso assumono le coppie, sole nel loro universo privato. Era felice di vederli felici, ma da un lato faceva anche male. Si chiedeva se avrebbe mai rivissuto quei momenti, o se anche solo lo avrebbe voluto. Ricord la voce di Jace: Tutto quello che voglio sei tu.
- Terra chiama Clary - disse Luke. - Vuoi che torniamo a casa? Tua madre muore dalla voglia di vederti, e le piacerebbe chiacchierare un po con Amatis prima che domani torni a Idris. Pensavo che potremmo uscire a cena, scegli tu il posto! - Si sforzava di nascondere la preoccupazione nel tono di voce, ma Clary la avvertiva comunque. Ultimamente aveva mangiato poco, e i vestiti iniziavano a starle larghi.
- In realt non ho voglia di festeggiare - rispose. - Non ora che il Consiglio ha tolto priorit alla ricerca di Jace.
- Clary, questo non significa che abbiano deciso di smettere - disse Luke.
- Lo so.  soltanto che...  come quando dicono che le indagini si sono trasformate in ricerca del cadavere. Leffetto che mi fa  quello. - Deglut. - In ogni caso stavo pensando di andare a mangiare da Taki con Isabelle e Alec - aggiunse. - Giusto per... fare qualcosa di normale.
Amatis guard di sbieco in direzione della porta. - Guarda che piove a dirotto.
Clary sent che le labbra le si distendevano in un sorriso. Si chiese se sembrava finto quanto lo sentiva lei. - Non mi scioglier.
Luke le mise in mano qualche soldo, chiaramente sollevato nel vedere che faceva qualcosa di normale come uscire con gli amici. - Per promettimi che mangerai qualcosa.
- Va bene. - Nonostante la fitta del senso di colpa, riusc a rivolgere a Luke un mezzo sorriso, questa volta autentico, prima di voltarsi e andare via.
Magnus e Alec non erano pi dove Clary li aveva visti un attimo prima. Guardandosi attorno, riconobbe la lunga chioma corvina di Izzy in mezzo alla folla. La ragazza era in piedi accanto al grande portone a due battenti dellIstituto, impegnata a parlare con qualcuno che per non riusciva a scorgere. Fece per raggiungerla e, avvicinandosi, riconobbe con un pizzico di stupore Aline Penhallow. Aveva i capelli neri e lucidi, con un taglio alla moda che le arrivava appena sopra le spalle. Accanto a lei cera una ragazza magra, coi capelli biondo chiaro a boccoli; erano raccolti allindietro e lasciavano scoperte le orecchie, leggermente appuntite. La biondina indossava la tunica del Consiglio, e quando Clary le fu vicina not che aveva gli occhi di un verde-azzurro luminoso e insolito, un colore che le fece venire nelle dita la voglia di riprendere in mano le matite da disegno per la prima volta dopo due settimane.
- Deve essere strano, ora che tua madre  il nuovo Console - stava dicendo Isabelle ad Aline nel momento in cui Clary le raggiunse. - Non che Jia non sia di gran lunga meglio di... Ehi, Clary! Aline, ti ricordi di lei, vero?
Le due ragazze si scambiarono un cenno. Una volta Clary aveva sorpreso Aline che baciava Jace. Ai tempi era stato tremendo, ma ormai il ricordo non faceva pi male. Adesso sarebbe stata felice di vedere Jace che baciava unaltra. Almeno, per farlo, avrebbe dovuto essere vivo.
- E questa  la ragazza di Aline, Helen Blackthorn - disse Isabelle con enfasi. Clary le lanci unocchiataccia. Pensava che fosse scema? Inoltre ricordava che Aline aveva detto di aver baciato Jace soltanto come esperimento, per vedere se le piacevano i ragazzi. E a quanto pareva la risposta era stata no. - La famiglia di Helen gestisce lIstituto di Los Angeles. Helen, lei  Clary Fray.
- La figlia di Valentine - disse Helen. Aveva laria sorpresa, come fosse in soggezione.
Clary fece una smorfia. - Cerco di non pensarci troppo.
- Scusa, capisco il tuo sforzo. - Helen arross. Aveva la pelle molto chiara, di una lucentezza perlacea. - Io ho votato per mantenere la ricerca di Jace al numero uno delle priorit, comunque. Mi dispiace che abbiamo perso.
- Grazie. - Clary non aveva voglia di parlarne e si gir verso Aline. - Fai le congratulazioni a tua madre per essere diventata il nuovo Console. Deve essere esaltante!
Aline fece spallucce. - Ora ha molto pi da fare. - Si rivolse a Isabelle: - Sapevi che tuo padre si  candidato al ruolo di Inquisitore?
Clary sent Isabelle gelare al suo fianco. - No. No, non lo sapevo.
- Mi ha stupito - comment Aline. - Pensavo che gli piacesse gestire lIstituto, qui... - Si interruppe, guardando alle spalle di Clary. - Helen, credo che tuo fratello laggi stia cercando di creare la pi grande pozzanghera di cera colata al mondo. Forse  meglio se vai a fermarlo.
Helen sbuff, esasperata, poi borbott qualcosa sui ragazzini di dodici anni e spar in mezzo alla folla, proprio mentre si faceva largo Alec. Salut Aline con un abbraccio (a volte Clary dimenticava che i Penhallow e i Lightwood si conoscevano da anni) e guard Helen fra la gente. -  la tua ragazza?
Aline annu. - Helen Blackthorn.
- Ho sentito dire che in quella famiglia c del sangue di fata - disse Alec.
Ah, pens Clary. Questo spiegava le orecchie a punta. Il sangue dei Nephilim era dominante, perci il figlio di una fata e di uno Shadowhunter sarebbe stato uno Shadowhunter, ma a volte il sangue di fata riusciva a esprimersi nelle maniere pi bizzarre, anche dopo diverse generazioni.
- Un pochino - conferm Aline. - Senti, Alec, volevo parlarti.
Alec sembr stupito. - E di cosa?
- Quello che hai fatto nella Sala degli Accordi... - inizi Aline. - Baciare Magnus cos. Mi ha dato la spinta che mi serviva per dire ai miei genitori... S, per confessare che mi piacciono le ragazze. E se non lavessi fatto, credo che non avrei nemmeno avuto il coraggio di parlare con Helen, quando lho incontrata.
- Oh. - Alec era stupito, come se non avesse mai riflettuto sul fatto che le sue azioni potessero avere un impatto anche al di fuori del suo nucleo familiare pi stretto. - E i tuoi genitori? Lhanno presa bene?
Aline fece roteare lo sguardo. - Stanno ignorando la cosa, come se, non parlandone, potesse sparire. - Clary ricordava quello che Isabelle aveva detto sullatteggiamento del Conclave rispetto allomosessualit dei suoi membri. Se succede, non se ne deve parlare. - Ma potrebbe andare peggio.
- Certo, potrebbe andare molto peggio - le fece eco Alec con una punta di tristezza nella voce che spinse subito Clary a guardarlo.
Il viso di Aline si sciolse in unespressione comprensiva. - Mi dispiace, se i tuoi genitori non...
- Per loro non c problema - intervenne Isabelle, un po troppo bruscamente.
- Be, in ogni caso ora non avrei dovuto dire niente. Non con Jace scomparso. Sarete tutti molto preoccupati. - La ragazza fece un respiro profondo. - Immagino che ti avranno detto ogni genere di stupidaggini su di lui. Di quelle che saltano fuori quando non si sa cosa dire. Io... io vorrei raccontarti una cosa - Aline si scost con impazienza da una persona di passaggio e si avvicin ai Lightwood e a Clary, abbassando la voce. - Alec, Izzy. Ricordo quando una volta siete venuti da noi a Idris. Io avevo tredici anni e Jace... s, credo ne avesse dodici. Voleva vedere la Foresta di Brocelind, cos un giorno prendemmo in prestito dei cavalli e ci andammo. Ovviamente ci perdemmo, Brocelind  impenetrabile. Si fece buio, gli alberi erano sempre pi fitti e io ero terrorizzata. Pensavo che saremmo morti, in quel posto. Jace invece non ebbe mai paura, e non dubit un solo istante che prima o poi avremmo trovato la via duscita. Ci vollero ore, ma alla fine ce la fece. Ci tir fuori di l. Io non sapevo come ringraziarlo, lui invece mi guardava come se fossi pazza. Per lui era un risultato ovvio, non farcela era impensabile. Questo solo per dirvi che... Jace trover il modo di tornare da voi. Lo sento.
Clary non ricordava di aver mai visto Izzy piangere, cosa che del resto stava cercando di evitare anche in quel momento. Per i suoi occhi erano grandi e luccicanti in maniera sospetta... Alec si stava guardando la punta delle scarpe. Clary sent unondata di tristezza che le saliva dentro e voleva sgorgare fuori, ma la ricacci gi. Non riusciva a ripensare a Jace quando aveva dodici anni, non riusciva a ripensare a lui perso nella notte, altrimenti se lo sarebbe immaginato ora, intrappolato da qualche parte, bisognoso del suo aiuto, in attesa del suo arrivo, e a quel punto sarebbe crollata. - Aline - disse, vedendo che n Isabelle n Alec riuscivano a parlare. - Grazie.
Aline le fece un sorriso timido. - Dico sul serio.
- Aline! - Era Helen, e aveva una mano saldamente ancorata attorno al polso di un ragazzino con le dita impiastrate di cera blu. Sicuramente aveva giocato con le candele degli enormi candelabri che decoravano le fiancate della navata. Dimostrava circa dodici anni, aveva un sorriso birichino e gli stessi impressionanti occhi verde-azzurro della sorella, ma i capelli erano castano scuro. - Siamo tornati. Forse  meglio se ce ne andiamo, prima che Jules distrugga tutto quanto. Per non parlare del fatto che non ho idea di dove siano andati Tibs e Livvy...
- Si stavano mangiando la cera - spieg molto opportunamente Jules, il ragazzino.
- Oddio! - Helen sbuff di sconforto, poi si guard attorno con aria dispiaciuta. - Lasciatemi perdere. Ho sei fratelli e sorelle minori e uno maggiore. Sembra sempre di essere allo zoo.
Jules guard prima Alec, poi Isabelle e quindi Clary. - Quanti fratelli e sorelle avete voi? - chiese.
Helen impallid. Isabelle rispose, con voce decisamente salda: - Siamo in tre.
Gli occhi di Jules si fissarono su Clary. - Tu non assomigli a loro.
- Io non sono loro sorella - rispose Clary. - Io non ho n fratelli n sorelle.
- Neanche uno? - La voce del ragazzo registr sconcerto, come se Clary gli avesse confessato di avere i piedi palmati. -  per questo che sei cos triste?
Clary pens a Sebastian, coi suoi capelli bianco ghiaccio e gli occhi neri. Se soltanto, pens, se soltanto non avessi un fratello, niente di tutto questo sarebbe mai accaduto. Si sent percorrere da un debole fremito dodio, che le riscald il sangue gelido. - S - rispose piano. -  per questo che sono cos triste.
capitolo 2
SPINE
Simon stava aspettando Clary, Alec e Isabelle fuori dallIstituto, sotto una sporgenza di pietra che a stento gli impediva di inzupparsi completamente. Si volt quando gli altri uscirono dal portone. Clary vide che i capelli neri gli si erano incollati alla fronte e al collo. Simon se li tir indietro e la fiss con sguardo interrogativo.
- Mi hanno dichiarata innocente - annunci Clary, ma quando lui fece laccenno di un sorriso lei scosse la testa. - Ma stanno togliendo priorit alle ricerche. Sono... sono piuttosto sicura che lo ritengano morto.
Simon abbass lo sguardo sopra i jeans bagnati e la maglietta che indossava, una t-shirt grigia stropicciata, con le maniche a contrasto e la scritta in stampatello CHIARAMENTE HO PRESO DELLE PESSIME DECISIONI. Scosse la testa. - Mi dispiace.
- Il Conclave  capace di queste cose - comment Isabelle. - Credo che non avremmo dovuto aspettarci nientaltro.
- Basia coquum - disse Simon. - O qualunque sia il loro motto.
- Veramente  Descensus Averno facilis est. La discesa agli inferi  facile - lo corresse Alec. - Tu hai appena detto Bacia il cuoco. Frequenti i ristoranti dellantica Roma?
- Cavolo! - esclam Simon. - Lo sapevo che Jace mi stava prendendo per i fondelli. - I capelli bagnati gli ricaddero sugli occhi e il ragazzo li scost con un gesto abbastanza impaziente da permettere a Clary, per un istante, di intravedere il lucente Marchio di Caino sulla sua fronte. - E ora che si fa?
- Ora si va a trovare la Regina delle Seelie - annunci Clary. Toccandosi il campanello che portava al collo, spieg a Simon dellincontro con Kaelie al ricevimento di Luke e di Jocelyn, riferendo anche le promesse ricevute dalla Regina.
Simon sembrava titubante. - La signora pel di carota, con quel brutto carattere, che ti ha fatto baciare Jace? Non mi piaceva.
-  questo che ti ricordi di lei? Che ha fatto baciare Jace a Clary? - Isabelle sembrava innervosita. - La Regina delle Seelie  pericolosa. Quella volta stava solo giocando, perch di solito a colazione, ogni giorno, si diverte a far impazzire fino alle urla almeno un essere umano.
- Io non sono umano - rispose Simon. - Non pi. - Guard Isabelle per un istante, poi abbass lo sguardo e si volt verso Clary. - Mi vuoi con te?
- Penso che averti sarebbe utile. Diurno, Marchio di Caino... Certe cose dovrebbero lasciare di stucco perfino la Regina.
- Non ci scommetterei - osserv Alec.
Clary guard alle sue spalle. - Dov Magnus?
- Ha detto che  meglio se lui non viene. A quanto pare fra lui e la Regina deve esserci qualcosa.
Isabelle sollev un sopracciglio, perplessa.
- Non quel qualcosa - ribatt Alec, irritato. - Una sorta di antagonismo. Anche se... - aggiunse a mezza voce - considerando quello che combinava prima che arrivassi io, non ne sarei tanto sorpreso.
- Alec! - Isabelle rimase indietro per parlare con il fratello, mentre Clary apr lombrello automatico. Simon glielo aveva comprato anni prima al Museo di Storia naturale; sul tessuto cerano tanti piccoli dinosauri. Il ragazzo lo riconobbe, e in quel momento lei gli vide assumere unespressione divertita.
- Andiamo? - le chiese Simon offrendole il braccio.
La pioggia scendeva fitta, creando piccoli rigagnoli attorno ai tombini e pozzanghere che esplodevano al passaggio delle ruote dei taxi. Era strano, pens Simon, pur non avendo freddo la sensazione di essere viscido e bagnato lo infastidiva ancora. Spost lo sguardo lentamente, osservando Alec e Isabelle da sopra la spalla; Isabelle non aveva ancora incrociato lo sguardo con lui da quando erano usciti dallIstituto, e ora si chiedeva a cosa stesse pensando. Sembrava avesse voglia di parlare con il fratello, e quando si fermarono allangolo di Park Avenue le sent dire: - Allora, cosa ne pensi del fatto che pap si  candidato come Inquisitore?
- Penso che mi sembra un lavoro noioso. - Isabelle reggeva un ombrello di plastica trasparente, decorato con adesivi a fiori multicolori. Era uno degli oggetti pi frivoli che Simon avesse mai visto, e non poteva biasimare Alec se preferiva vedersela con la pioggia piuttosto che starci sotto. - Chiss come mai gli interessa.
- Non mi importa che sia noioso - sibil Isabelle. - Se lo sceglieranno, dovr stare tutto il tempo a Idris. Voglio dire, proprio sempre! Non pu gestire lIstituto e fare lInquisitore allo stesso tempo. Non pu avere due lavori.
- Nel caso non lo avessi notato, Iz, lui  gi tutto il tempo a Idris.
- Alec... - Il semaforo cambi colore e il resto della frase venne soffocato dal rumore del traffico, che schizz pioggia gelida sul marciapiede. Clary scans quello che era praticamente un geyser e per poco non cadde addosso a Simon. Lui le prese la mano e la aiut a rimettersi in equilibrio.
- Scusa - gli disse. La sua mano era piccola e fredda dentro quella di lui. - Ero distratta.
- Lo so. - Simon cerc di non mostrarsi preoccupato. Erano due settimane che Clary era distratta. Allinizio aveva pianto, poi aveva provato rabbia. Rabbia per non essersi potuta unire alle ricerche, rabbia per gli infiniti interrogatori del Consiglio, rabbia per essere stata tenuta prigioniera in casa propria perch il Conclave la riteneva sospetta. Ma soprattutto rabbia verso se stessa, per non essere riuscita a creare una runa che fosse di qualche aiuto. La notte rimaneva seduta alla scrivania per ore, con lo stilo stretto cos forte tra le dita da far temere a Simon che avrebbe potuto romperlo in due. Aveva cercato di costringere la propria mente a fornire unimmagine capace di dirle dove si trovava Jace. Invece, notte dopo notte, non era successo nulla.
Sembrava pi anziana, pens Simon mentre entravano nel parco passando per un buco nel muro della Quinta Avenue. Non in senso negativo, soltanto diversa dalla ragazza che era entrata con lui al Pandemonium Club quella sera in cui tutto era cambiato. Pi alta, ma non solo. Aveva unespressione pi seria, nel modo in cui camminava cerano pi grazia e pi forza, gli occhi verdi erano meno inquieti, pi determinati. Con un sussulto di sorpresa, Simon cap. Iniziava ad assomigliare a Jocelyn.
Clary si ferm in mezzo a un cerchio di alberi gocciolanti; i rami bloccavano gran parte della pioggia, perci lei e Isabelle poterono chiudere gli ombrelli e appoggiarli contro i tronchi. Sganci la catenella che aveva al collo e lasci scivolare il campanello nel palmo della mano. Guard in faccia tutti i presenti, con espressione seria. -  un rischio - disse. - E sono anche abbastanza sicura che, se lo affronto, non potr pi tirarmi indietro. Se quindi qualcuno di voi non vuole venire con me, non c problema. Vi capisco.
Simon si fece avanti e appoggi una mano sopra quella di Clary. Non cera bisogno di riflettere. Dove andava Clary, andava anche lui. Ne avevano passate troppe insieme perch non fosse cos. Isabelle lo imit subito, e lo stesso fece Alec; gocce di pioggia cadevano dalle sue lunghe ciglia nere come fossero lacrime, ma lespressione del viso era risoluta. I quattro ragazzi si tennero forte la mano.
E Clary fece suonare il campanello.
La sensazione fu come se il mondo stesse ruotando: non come quando si veniva scagliati attraverso un portale fino al centro di un maelstrm, pens Clary, ma pi come starsene seduti su una giostra che gira sempre pi in fretta. Aveva le vertigini e le mancava il fiato, quando allimprovviso la sensazione scomparve e Clary si ritrov di nuovo ferma, con la mano stretta a quelle di Isabelle, Alec e Simon.
Lasciarono la presa uno dopo laltra, e Clary si guard attorno. Era gi stata in quel luogo, in quel lucido corridoio marrone scuro che sembrava ricavato da un quarzo occhio di tigre. Il pavimento era liscio, consumato da migliaia di anni di piedi di fate che ci erano passati sopra. La luce proveniva da scintillanti schegge doro dentro i muri, e alla fine del passaggio compariva una tenda multicolore che oscillava avanti e indietro come mossa dal vento, sebbene l sotto non ce ne fosse affatto. Quando Clary si avvicin, si accorse che la tenda era formata da tante farfalle cucite insieme. Alcune erano ancora vive, e i loro sforzi per liberarsi facevano volteggiare la tenda simulando una brezza leggera.
Tent di ricacciare indietro il sapore acido che sentiva in gola. - Ehi! - chiam. - C nessuno?
La tenda si scost di lato con un fruscio e il cavaliere Meliorn comparve nel vestibolo. Indossava larmatura bianca che Clary ricordava, ma ora sul petto, a sinistra, cera un sigillo. Erano le stesse quattro C che decoravano labito da Consiglio di Luke, identificandolo come membro. Anche sul viso del cavaliere cera una novit, una cicatrice appena sotto gli occhi color foglia. Guard Clary con espressione glaciale. - Non si chiama la Regina della Corte Seelie con un Ehi cos barbaro e umano - disse. - Neanche stessi chiamando una serva. La formula giusta  Lieta di incontrarvi.
- Ma noi non ci siamo incontrate - ribatt Clary. - Non so nemmeno se  qui!
Meliorn la guard con disprezzo. - Se la Regina non fosse presente e pronta a incontrarti, far suonare il campanello non ti avrebbe portata qui. Ora seguimi, e porta con te i tuoi compagni.
Clary si volt per fare un cenno agli altri, poi segu Meliorn al di l della tenda con le farfalle torturate, avendo cura di abbassare le spalle nella speranza di non toccare le loro ali.
Uno dopo laltro, i quattro ragazzi entrarono nella stanza della Regina. Clary batt le palpebre per lo stupore: lambiente era completamente diverso da come lo ricordava lultima volta che cera stata. La Regina era distesa su un divano bianco e oro, e tutto intorno a lei si estendeva un pavimento composto da piastrelle bianche e nere alternate, simile a una grande scacchiera. Dal soffitto pendevano spine dallaspetto inquietante. Su ognuna di esse era conficcato un fuoco fatuo, la cui luce, normalmente accecante, tremolava quando la fiammella si spegneva. La stanza brillava del loro chiarore.
Meliorn si mise al fianco della Regina. A parte lui non cerano altri cortigiani. Lentamente, la Regina si raddrizz a sedere. Era bellissima come sempre, il suo abito un misto diafano di oro e argento, i capelli come rame rosato deposto con grazia sopra una delle bianche spalle. Clary si chiese perch tanto disturbo. Di tutti i presenti, lunico che poteva essere attratto dal suo fascino era Simon, che per la odiava.
- Lieta di incontrarvi, Nephilim, Diurno - disse la Regina facendo un cenno con la testa in direzione dei ragazzi. - Figlia di Valentine, cosa ti porta da me?
Clary apr il palmo della mano. Dentro, il campanello brillava come unaccusa. - Hai mandato la tua aiutante a dirmi che, se avessi avuto bisogno del tuo aiuto, avrei dovuto suonare questo.
- Tu mi avevi detto che non volevi niente da me - ribatt la Regina. - Che avevi tutto ci che desideravi.
Clary fece di tutto per ricordarsi il modo in cui si era espresso Jace quando in passato avevano avuto udienza presso la Regina. Lui laveva lusingata, affascinata. Era stato come se, allimprovviso, avesse acquisito un vocabolario del tutto nuovo. Si gir e guard da sopra la spalla Alec e Isabelle, ma lei le fece soltanto un gesto nervoso per incitarla a continuare.
- Le cose cambiano - disse infine.
La Regina allung le gambe con un gesto voluttuoso. - Molto bene. Cosa vuoi da me?
- Voglio trovare Jace Lightwood.
Nel silenzio che segu, il suono dei fuochi fatui che gridavano di dolore era appena percepibile. Finalmente la Regina disse: - Devi ritenerci davvero molto potenti se credi che il Popolo Fatato possa riuscire dove il Conclave ha fallito.
- Il Conclave vuole trovare Sebastian. Ma a me di Sebastian non importa: io voglio Jace - afferm Clary. - E poi so gi che sai pi di quanto fai trapelare. Hai previsto che sarebbe successo. Nessuno lo sapeva, ma non credo che tu mi abbia mandato il campanello proprio il giorno della scomparsa di Jace senza sapere che qualcosa bolliva in pentola.
- Forse s - rispose la Regina, rimirando le splendenti unghie dei suoi piedi.
- Ho notato che voi fate dite spesso forse quando c una verit che volete nascondere - disse Clary. - Cos potete evitare di dare una risposta diretta.
- Forse  cos - rispose la Regina con un sorriso divertito.
- Anche chiss  carino - propose Alec.
- Oppure eventualmente - aggiunse Izzy.
- Io non vedo niente di male nel dire forse - osserv Simon. - Un po banale, ma rende bene lidea.
La Regina liquid con un gesto le loro parole come fossero fastidiose api che le ronzavano attorno alla testa. - Io non mi fido di te, figlia di Valentine - disse a Clary. - C stato un tempo in cui volevo che mi facessi un favore, ma quel tempo  passato. Meliorn ha il suo posto in Consiglio. Non sono certa che ci sia qualcosa che tu possa offrirmi.
- Se tu lo pensassi veramente - ribatt Clary - non mi avresti mai fatto avere il campanello.
Per un istante i loro sguardi si incrociarono. La Regina era stupenda, ma dietro quel volto cera qualcosa che ricordava a Clary le ossa di un animaletto scolorite al sole. - Molto bene. Potrei essere in grado di aiutarti. Ma a quel punto vorr una ricompensa - disse infine la Regina.
- Che colpo di scena... - mormor Simon. Teneva le mani incollate in tasca e fissava la Regina con disprezzo.
Alec rise.
Un lampo accese gli occhi della Regina. Un secondo dopo, Alec barcoll allindietro lanciando un urlo. Teneva le mani davanti a s, guardandole a bocca aperta mentre si piegavano verso linterno, con le articolazioni che si gonfiavano e la pelle che si corrugava. La schiena gli si ingobb, i capelli divennero grigi, gli occhi azzurri persero luce e sprofondarono in mezzo a rughe marcate. Clary rimase senza fiato. Dove poco prima cera Alec, adesso cera un vecchio ricurvo, canuto e tremante.
- Quanto rapidamente svanisce la bellezza mortale - dichiar trionfante la Regina. - Guardati, Alexander Lightwood. Ti dono unanteprima di come sarai tra soli sessantanni. Che cosa penser quel giorno il tuo amato stregone della tua bellezza?
Alec ansimava. Isabelle corse subito al suo fianco e gli prese il braccio. - Alec, non  niente. Soltanto un incantesimo. - Poi si rivolse alla Regina. - Ora toglilo. Toglilo!
- Se tu e i tuoi vi rivolgeste a me con maggiore rispetto, allora potrei anche pensare di farlo.
- Lo faremo - promise subito Clary. - Ci scusiamo per la nostra maleducazione.
La Regina sospir. - Sai, il tuo Jace mi manca un po... - disse. - Di tutti voi, era il pi bello e il pi cortese.
- Manca anche a noi - rispose Clary con voce grave. - Non volevamo sembrarti sgarbati. A volte  difficile trattare con noi umani, quando stiamo soffrendo.
- Bah - fece la Regina, per schiocc le dita e sciolse lincantesimo di Alec. Era di nuovo se stesso, anche se pallido e sconvolto. La Regina gli lanci uno sguardo di superiorit, poi rivolse di nuovo lattenzione a Clary.
- Ci sono degli anelli - esord la fata - che appartenevano a mio padre. Voglio che tornino a me, perch sono stati creati dalle fate e racchiudono un grande potere. Ci consentono di comunicare fra noi, mente con mente, come fanno i vostri Fratelli Silenti. So da fonte certa che al momento sono esposti allIstituto.
- Ricordo di aver visto qualcosa del genere - disse lentamente Izzy. - Due anelli, forgiati dalle fate, contenuti in una teca di vetro al secondo piano della biblioteca...
- Vuoi che rubi qualcosa dallIstituto? - chiese Clary stupita. Di tutti i favori che avrebbe potuto immaginarsi, quello non era di certo il primo della lista.
- Non  un furto restituire un oggetto al suo legittimo proprietario - puntualizz la Regina.
- E poi troverai Jace per noi? - volle sapere Clary. - E non dire forse. Che cosa farai esattamente?
- Vi assister nelle ricerche - rispose laltra. - Vi do la mia parola che il mio aiuto non avr prezzo. Posso spiegarvi, per esempio, il motivo per cui tutti i vostri incantesimi di ritrovamento sono stati vani. Posso inoltre dirvi in quale citt  pi probabile che Jace si trovi...
- Per il Conclave ti ha interrogata - la interruppe Simon. - Come hai fatto a non dire la verit?
- Non fanno mai le domande giuste.
- Ma perch non dire la verit? - volle sapere Isabelle. - Dov la tua alleanza, in tutto questo?
- Non c. Jonathan Morgenstern potrebbe essere un potente alleato, se non lo rendo un nemico. Perch metterlo in pericolo o suscitare la sua collera senza alcun beneficio per noi? Quello delle fate  un popolo antico. Noi non prendiamo decisioni affrettate. Prima aspettiamo di vedere in quale direzione soffia il vento.
- Allora per te questi anelli valgono tanto che, se te li portiamo, tu rischieresti di farlo arrabbiare? - chiese Alec.
La Regina si limit a fare un sorriso languido e carico di promesse. - Penso che per oggi possa bastare - disse. - Fate ritorno da me con gli anelli e ne riparleremo.
Clary esit, voltandosi per guardare prima Alec e poi Isabelle. - Siete daccordo? Rubare allIstituto?
- Se significa trovare Jace... - fece Isabelle.
Alec annu. - A ogni costo.
Clary si gir di nuovo verso la Regina, che la guardava con sguardo impaziente. - Allora direi che abbiamo trovato un accordo.
La Regina si stiracchi e sul viso le comparve un sorriso soddisfatto. - Arrivederci, giovani Shadowhunters. Ma prima un monito, bench non abbiate fatto nulla per meritarlo. Ponderate con attenzione lopportunit di dar la caccia al vostro amico. Perch accade sovente, con ci che viene perso e ritrovato, che lo si scopra diverso da come lo si era lasciato...
Erano quasi le quattro, quando Alec arriv davanti al portone dingresso del palazzo di Magnus, a Greenpoint. Isabelle lo aveva convinto a cenare da Taki insieme a Clary e Simon; sebbene lui in un primo tempo avesse protestato, ora era felice di aver accettato. Gli era servita qualche ora per riprendersi, dopo quello che era accaduto alla Corte Seelie; non voleva che Magnus vedesse quanto lincantesimo della Regina lo avesse turbato.
Alec non doveva pi suonare il campanello per salire in casa dello stregone: aveva la chiave, fatto di cui era segretamente orgoglioso. Apr il portone e sal le scale, oltrepassando il primo piano del vicino. Anche se non aveva mai visto chi abitasse in quel loft, immaginava che fosse qualcuno coinvolto in una relazione piuttosto burrascosa: una volta aveva trovato il pianerottolo disseminato di oggetti personali, accompagnati da un biglietto con la scritta BUGIE, BUGIE, SOLTANTO BUGIE appuntato sul risvolto di una giacca. Adesso invece, incollato alla porta, cera un bouquet di fiori da cui spuntava un bigliettino con su scritto SCUSA. A New York era cos: degli affari dei tuoi vicini sapevi sempre pi di quanto non avresti voluto.
La porta di Magnus era socchiusa e lingresso pervaso dalla musica a basso volume; quel giorno toccava a C?ajkovskij. Alec sent i muscoli delle spalle che si rilassavano mentre la porta dingresso si richiudeva dietro di lui. Non sapeva mai con certezza cosa aspettarsi da quel posto... Adesso era in stile minimalista: divani bianchi, tavoli componibili rossi, alle pareti foto di Parigi in un bianco e nero nettamente contrastato. Eppure col tempo lambiente era diventato per lui sempre pi familiare, accogliente. Lodore era quello delle cose che associava a Magnus: inchiostro, colonia, t nero Lapsang Souchong, il profumo caramellato della magia. Prese in braccio Chairman Meow, che dormiva sul davanzale di una finestra, e si diresse verso lo studio.
Quando entr, Magnus alz lo sguardo. Indossava quello che per lui era un completo austero: jeans e maglietta nera con piccole borchie attorno al collo e alle maniche. I capelli neri erano sciolti, scompigliati e aggrovigliati, come se, per noia, se li fosse tormentati con le dita. Gli occhi del gatto erano pesanti di stanchezza. Alla vista di Alec, lo stregone lasci cadere la penna e fece un sorriso. - Tu piaci a Chairman.
- Gli piace chiunque gli dia una grattatina dietro le orecchie - rispose Alec. Dopo aver cambiato posizione al gatto appisolato, ebbe quasi limpressione di sentirsi rimbombare le sue fusa dentro il petto.
Magnus si appoggi allo schienale della sedia, distendendo i muscoli delle braccia mentre faceva uno sbadiglio. La scrivania era disseminata di fogli di carta interamente ricoperti da disegni e da una calligrafia illeggibile. Sempre lo stesso schema: varianti dei simboli rimasti sul pavimento del giardino del tetto dal quale Jace era scomparso. - Comera la Regina Seelie?
- La solita.
- Una stronza tremenda, quindi?
- Praticamente. - Alec forn a Magnus un breve riassunto di quello che era successo alla Corte delle fate. Era bravo a sintetizzare: poche frasi efficaci, neanche una parola di troppo. Non aveva mai capito le persone che chiacchieravano senza sosta e nemmeno la passione di Jace per i giochi di parole tortuosi.
- Sono preoccupato per Clary - comment Magnus. - Penso che stia per perdere la sua testolina rossa.
Alec appoggi Chairman Meow sulla scrivania, dove lanimale si chiuse subito a ciambella e si addorment di nuovo. - Vuole trovare Jace. Come biasimarla?
Lo sguardo di Magnus si intener. Agganci un dito alla vita dei jeans di Alec e lo tir a s. - Stai dicendo che anche tu faresti lo stesso, se fossi io a sparire?
Alec volt la faccia, lanciando unocchiata ai fogli che Magnus aveva appena messo da parte. - Stai guardando ancora quelle cose?
Con una punta di delusione, Magnus lasci la presa. - Deve esserci una chiave per decifrarli. Qualche lingua a cui non ho ancora pensato. Qualcosa di antico. Questa  vecchia magia nera, molto oscura, niente che io abbia mai visto prima dora. - Osserv di nuovo i fogli, inclinando la testa di lato. - Potresti passarmi la tabacchiera, per favore? Quella dargento, sul bordo della scrivania.
Alec segu con lo sguardo il gesto di Magnus e vide una piccola scatola dargento adagiata sul lato opposto della grande scrivania di legno. Si allung e la prese. Era una specie di scrigno in miniatura che poggiava su dei piedini, con un coperchio bombato sopra il quale comparivano le iniziali W.S. tempestate di diamanti.
W, pens. Will?
Will. Magnus aveva fatto quel nome quando Alec gli aveva chiesto spiegazioni sulle cose dette da Camille. Santo cielo.  stato molto tempo fa.
Alec si morse il labbro. - Che cos?
- Una tabacchiera - disse Magnus senza alzare la testa dai suoi carteggi. - Te lho detto.
- Credo sia la prima volta che ne vedo una in vita mia...
Magnus sorrise. - Erano molto di moda nel Sette e nellOttocento. Questa la uso per tenerci un po di tutto.
Allung la mano e Alec gli consegn la scatolina. - Ti sei mai chiesto... - fece Alec, interrompendosi e riprendendo di nuovo. - Ti d fastidio pensare che Camille  ancora in giro, da qualche parte? Che  scappata? - E che  stata colpa mia? pens Alec senza dirlo. Non cera bisogno che Magnus lo sapesse.
- Non ha mai smesso di essere in giro, da qualche parte - rispose Magnus. - So che il Conclave non ne  entusiasta, ma sono abituato a immaginarla che si vive la sua vita senza venirmi a cercare. Se mai mi ha infastidito, di certo non lo fa pi da molto tempo.
- Per tu la amavi. Una volta.
Magnus fece scorrere le dita sui diamanti incastonati nel coperchio della tabacchiera. - Cos pensavo.
- Lei ti ama ancora?
- Non credo - rispose Magnus in tono asciutto. - Lultima volta che lho vista non  stata molto gentile. Ovviamente sar perch io ho un fidanzato diciottenne con una runa della resistenza e lei no.
- Riguardo a questa definizione, io... mi oppongo! - farfugli Alec. -  una descrizione che non mi appartiene.
-  sempre stata un tipo geloso - sorrise Magnus. Era tremendamente bravo a cambiare argomento, pens Alec. Magnus aveva gi messo in chiaro altre volte che non gradiva parlare dei suoi amori passati, ma, a un certo punto della conversazione, la sensazione di Alec di sentirsi a proprio agio, in un ambiente familiare, era svanita. Per quanto giovane Magnus potesse sembrare (e in quel momento, a piedi nudi, con i capelli in piedi, dimostrava circa diciotto anni), a dividerli cerano incommensurabili oceani di tempo.
Magnus apr la scatola, prese delle puntine e le us per fissare sulla scrivania il foglio che poco prima stava studiando. Quando, alzato lo sguardo, vide lespressione di Alec, rimase stupito.
- Tutto bene?
Invece di rispondere, Alec si pieg per prendergli le mani. Magnus si lasci alzare in piedi, guardandolo con aria incuriosita. Prima che potesse aprire bocca, Alec lo aveva gi tirato a s per baciarlo. Lo stregone emise un debole gemito di piacere e gli afferr la maglietta da dietro, infilandoci sotto le dita fredde e appoggiandogliele sulla pelle. Alec gli si strinse contro, bloccandolo fra s e la scrivania. Non che a Magnus dispiacesse, certo.
- Dai - gli sussurr allorecchio. -  tardi, andiamo a letto.
Magnus si morse il labbro e da sopra la spalla rivolse ancora uno sguardo alle carte sulla scrivania, concentrandosi su antiche sillabe di lingue dimenticate. - Comincia ad andare tu. Ti raggiungo fra cinque minuti.
- Certo. - Alec drizz la schiena, consapevole che, quando Magnus era assorto nei suoi studi, cinque minuti potevano tranquillamente diventare cinque ore. - Ci vediamo dopo.
- Sssst!
Clary si port lindice alle labbra prima di far cenno a Simon di precederla ed entrare in casa di Luke. Tutte le luci erano spente, il salotto buio e silenzioso. Indic al ragazzo di dirigersi verso camera sua, mentre lei andava in cucina a prendere un bicchiere dacqua. Arrivata a met strada, rest di sasso.
Dal corridoio sent la voce di sua madre, una voce che Clary capiva essere colma di tensione. Come per lei perdere Jace era il peggiore degli incubi, cos per Jocelyn sapere che Sebastian era vivo, a piede libero e capace di qualsiasi cosa, era fonte di unangoscia straziante.
- Ma lhanno scagionata, Jocelyn - Clary sent dire a Luke, con la voce che variava dal sussurro al tono normale. - Non ci sar nessun tipo di punizione.
-  tutta colpa mia. - La voce di Jocelyn, invece, era soffocata, come se avesse sepolto la testa contro la spalla di Luke. - Se non avessi... messo al mondo quella creatura, ora Clary non dovrebbe affrontare tutto questo.
- Ma tu non potevi saperlo... - La voce di Luke si spense in un mormorio e, sebbene Clary sapesse che lui aveva ragione, per un istante prov un colpevole fremito di rabbia verso sua madre. Pens che Jocelyn avrebbe dovuto uccidere Sebastian in culla, senza dargli il tempo di crescere e rovinare le loro vite, ma, nellistante in cui lo fece, si vergogn di se stessa. Si gir e torn verso lestremit opposta della casa, precipitandosi in camera sua e chiudendosi la porta alle spalle come se qualcuno la stesse seguendo.
Simon, che era rimasto seduto sul letto a giocare col Nintendo DS, la guard stupito. - Tutto okay?
Lei cerc di fargli un sorriso. Simon era una presenza familiare in camera sua; crescendo, era capitato pi volte che dormissero da Luke. Clary aveva fatto il possibile per trasformare quella che prima era soltanto una stanza in qualcosa di davvero suo: foto di lei con Simon o con Jace e foto della sua famiglia o dei Lightwood erano infilate a casaccio nella cornice dello specchio sopra il cassettone. Luke le aveva regalato un tavolo da disegno e lei aveva ordinatamente riposto materiali e colori dentro un armadietto a scomparti. Inoltre aveva appeso i poster dei suoi anime preferiti: Fullmetal Alchemist, Rurouni Kenshin, Bleach.
Qua e l comparivano anche le prove della sua vita da Shadowhunter: una voluminosa copia del Codice con note e schizzi sui margini; una mensola piena di libri sullocculto e il paranormale; lo stilo sopra la scrivania e, infine, un nuovo mappamondo, dono di Luke, che mostrava Idris bordata in oro al centro dellEuropa.
E Simon, seduto a gambe incrociate al centro del suo letto, era uno dei pochi elementi che appartenevano tanto alla sua vecchia vita quanto alla nuova. Lui la guardava con quei suoi occhi neri a contrasto con la carnagione pallida, lo scintillio del Marchio di Caino appena visibile sulla fronte.
- Mia madre - disse appoggiandosi contro la porta - non sta bene, davvero.
- Ma non si sente sollevata? Voglio dire, ti hanno scagionata.
- Non riesce a fare a meno di pensare a Sebastian. Non riesce a non sentirsi in colpa...
- Ma lei non centrava. La colpa  di Valentine.
Clary non disse nulla. Stava ricordando lorribile pensiero che aveva appena avuto, ovvero che sua madre avrebbe dovuto uccidere Sebastian appena nato.
- Tutte due - prosegu Simon - vi sentite responsabili di cose che non dipendono da voi. Tu non ti perdoni di aver lasciato Jace su quel tetto...
Clary alz la testa di scatto e lo guard dritto negli occhi. Non ricordava di aver mai detto di sentirsi in colpa per questo, pur avendolo fatto in cuor suo. - Io non ho mai...
- Oh s, invece - ribatt Simon. - Per lho lasciato io, lha lasciato Izzy, lha lasciato Alec. E Alec  il suo parabatai. Non cera modo di sapere. E forse, se tu fossi rimasta, le cose sarebbero andate anche peggio.
- Forse. - Clary non voleva parlarne. Evitando lo sguardo di Simon, and in bagno a lavarsi i denti e a mettersi il pigiama felpato. Cerc di non incrociare la propria immagine allo specchio. Odiava quel colorito pallido e le occhiaie. Lei era forte: non avrebbe ceduto. Aveva un piano. Non importava se era un po folle e prevedeva di dover rubare allIstituto.
Finito di lavare i denti, usc dal bagno raccogliendosi i capelli a coda di cavallo. In quellistante sorprese Simon che rimetteva dentro la borsa a tracolla una bottiglia di quello che quasi sicuramente era il sangue comprato da Taki.
Lo raggiunse e gli scompigli i capelli. - Puoi tenere le bottiglie in frigorifero, lo sai - gli disse. - Se non ti piace a temperatura ambiente, intendo.
- In realt, freddo  anche peggio. La cosa migliore  scaldarlo, ma credo che tua madre non sarebbe felicissima di lasciarmi usare le sue pentole.
- Jordan che dice? - domand Clary, chiedendosi se in effetti il coinquilino di Simon ricordasse di avere ancora qualcuno a casa, visto che Simon aveva dormito da lei tutte le notti dellultima settimana. I primi giorni dopo la scomparsa di Jace, lei non riusciva a prendere sonno. Si metteva addosso cinque coperte, eppure continuava a sentire freddo. Rimaneva sdraiata a occhi aperti, tremante, immaginandosi il sangue gelarsi nelle sue vene, cristalli di ghiaccio che creavano attorno al cuore un reticolo luccicante simile a un corallo. Faceva sogni dominati da oceani neri, distese di neve e laghi ghiacciati, nei quali il viso di Jace era sempre nascosto dallombra, da un lembo di nuvola o dai suoi stessi capelli lucenti. Non dormiva pi di qualche minuto per volta, svegliandosi sempre con la soffocante sensazione di annegare.
Il primo giorno in cui il Consiglio laveva interrogata, era tornata a casa e si era messa a letto. Era rimasta cos, perfettamente sveglia, finch non aveva sentito bussare alla finestra. Poi Simon era entrato, evitando per un pelo di cadere sul pavimento. Senza dire una parola, era salito anche lui sul letto e le si era sdraiato accanto. Aveva la pelle fredda per essere arrivato da fuori, portava con s odore di citt e dinverno incombente.
Lei gli aveva sfiorato la spalla con la propria, sciogliendo un briciolo della tensione che le serrava il corpo come un pugno. Lui aveva la mano fredda, certo, ma familiare, come lo era anche il contatto della sua giacca di velluto contro il braccio.
- Per quanto ti puoi fermare? - gli aveva sussurrato al buio.
- Quanto vuoi tu.
Si era girata sul fianco per guardarlo. - A Izzy non dispiacer?
-  stata lei a consigliarmi di venire qui. Mi ha detto che non dormivi e che, se avermi vicino serviva a farti stare meglio, allora dovevo restare. Oppure posso restare solo finch non ti addormenti.
Clary aveva tirato un sospiro di sollievo. - Rimani tutta la notte - gli aveva chiesto. - Per favore.
Lui era rimasto. E quella notte Clary non aveva avuto incubi.
Se cera Simon, il suo sonno era sgombro, privo di sogni, un mare buio fatto di nulla, un oblio indolore.
- A Jordan non importa granch del sangue - disse ora Simon. - A lui interessa che io mi senta a mio agio con quello che sono: entrare in contatto col proprio vampiro interiore eccetera...
Clary gli scivol accanto sul letto e abbracci un cuscino. - Il tuo vampiro interiore  diverso dal tuo... vampiro esteriore?
- Decisamente. Vuole che indossi cappelli di feltro e top con lombelico scoperto, ma io sto lottando.
Clary abbozz un sorriso. - Quindi il tuo vampiro interiore  Magnus?
- Aspetta, mi hai fatto venire in mente una cosa. - Simon si mise a rovistare dentro la borsa a tracolla e ne estrasse due manga che sventol trionfante prima di consegnarli a Clary. - Magical Love Gentleman numero quindici e sedici - annunci. - Esauriti ovunque tranne che da Midtown Comics.
Clary li prese e osserv le copertine coloratissime. Una volta avrebbe alzato in aria le braccia con lentusiasmo di una vera fan, adesso invece non riusc a produrre pi di un sorriso e un grazie. Ma Simon lo aveva fatto per lei, pens, il gesto gentile di un buon amico. Era quello che contava, anche se non poteva neanche lontanamente immaginare di mettersi a leggere in quel momento. - Sei fantastico - gli disse dandogli un colpetto con la spalla. Si sdrai contro i cuscini, tenendosi i manga in equilibrio sulle gambe. - E grazie per essere venuto con me alla Corte Seelie. So che ti fa tornare in mente dei brutti ricordi, ma... Quando ci sei tu sto sempre meglio.
- Sei stata grande. Ti sei mangiata la Regina in un boccone! - Simon le si mise accanto, spalla contro spalla, guardando in alto le familiari crepe sul soffitto e le stelle adesive fluorescenti che ormai non si illuminavano pi. - Quindi lo farai? Ruberai gli anelli per la Regina?
- S. - Clary lasci andare un respiro trattenuto troppo a lungo. - Domani. A mezzogiorno c una riunione del Conclave a cui parteciperanno tutti. Lo far in quel momento.
- Non mi piace, Clary.
Lei si sent irrigidire. - Non ti piace cosa?
- Che tu abbia a che fare con le fate. Le fate sono bugiarde.
- Ma se non possono mentire!
- Dai, hai capito cosa intendo. E poi dire le fate sono fuorvianti non suona bene.
Clary gir la testa e guard Simon, tenendogli appoggiato il mento sulla clavicola. Il braccio di lui sal automaticamente a circondare le spalle di lei, tirandosela vicino. Lui aveva il corpo freddo e ancora umido per via della pioggia; i capelli, di solito dritti come spaghetti, erano arricciati. - Credimi, nemmeno a me piace avere a che fare con la Corte. Ma io per te lo farei - gli disse Clary. - Come tu lo faresti per me, giusto?
- Certo che s. Per resta una cattiva idea. - Simon la guard negli occhi. - Lo so come ti senti. Quando mio padre  morto...
Lei si irrigid. - Jace non  morto.
- Lo so, non era quello che intendevo dire.  solo che... non hai bisogno di dire che stai meglio quando ci sono io. Io sono sempre con te. Il dolore ti fa sentire sola, ma non lo sei. So che non credi in... che non credi alla religione come ci credo io, per, al fatto di essere circondata da persone che ti vogliono bene, ci credi, no? - Aveva gli occhi grandi, fiduciosi. Erano del solito castano scuro, ma in un certo senso diversi, come se al loro colore abituale se ne fosse aggiunto un altro strato. E la pelle era priva di pori e traslucida allo stesso tempo.
Ci credo, pens. Ma non sono sicura che serva. Gli diede un altro colpetto con la spalla. - Senti, ti dispiace se ti faccio una domanda?  personale ma importante.
Nella voce di Simon si insinu una nota di allarme. - Cosa?
- Con questa storia del Marchio di Caino, se stanotte per sbaglio ti do un calcio, me ne becco altri sette negli stinchi da una forza invisibile?
Lo sent ridere. - Dormi, Fray.
capitolo 3
ANGELI CATTIVI
- Ehi bello! Cos, ti eri dimenticato che abitavi qui? - disse Jordan appena Simon entr nel salotto del loro piccolo appartamento, ancora con le chiavi che gli penzolavano in mano. In genere trovava Jordan stravaccato sul divano, le lunghe gambe ciondolanti oltre il bordo e il telecomando della Xbox in mano. Quel giorno era effettivamente sul divano, ma seduto dritto, con le larghe spalle incurvate in avanti, le mani nelle tasche dei jeans e nessuna traccia di videogiochi accesi. Sembrava felice di rivedere Simon, e un secondo dopo laltro cap perch.
Jordan non era solo in casa. Davanti a lui, su una poltrona di velluto arancio consunto (in quella casa non cera un solo pezzo di arredamento coordinato), sedeva Maia, che aveva domato i suoi ricci selvaggi con due trecce. Lultima volta che Simon laveva vista, era vestita di tutto punto per una festa. Adesso era tornata alla sua solita divisa: jeans con lorlo sfrangiato, maglietta a maniche lunghe, giacca di pelle color caramello. Sembrava a disagio quanto Jordan: schiena dritta, sguardo perso fuori dalla finestra. Quando vide Simon fu felice di alzarsi in piedi e abbracciarlo. - Ciao - lo salut. - Sono venuta a vedere come andava.
- Bene. Cio, bene per quanto possa andare bene con tutto quel che sta succedendo.
- In realt non mi riferivo a Jace - disse. - Mi riferivo a te. Come ti senti?
- Io? - Simon era sorpreso. - Sto bene. Sono preoccupato per Isabelle e Clary. Sai che il Conclave ha fatto delle indagini su di lei e...
- Ho sentito che  stata dichiarata innocente, meno male. - A quel punto Maia si sciolse dallabbraccio. - Ma io pensavo a te. E a quello che ti  successo con tua madre.
- Come fai a saperlo? - chiese Simon lanciando unocchiata a Jordan, il quale per scosse la testa in modo quasi impercettibile. Lui non aveva parlato.
Maia si port una treccia davanti alla spalla. - Ho incontrato per caso Eric, tu pensa. Mi ha raccontato quello che  successo e ha detto che, per questo motivo, rinunci da due settimane ai concerti con i Millenium Lint.
- In realt hanno cambiato nome - precis Jordan. - Ora si chiamano Midnight Burrito.
Maia fulmin Jordan con lo sguardo e lui scivol un po pi in gi sul divano. Simon si chiese cosa stessero dicendo prima che lui entrasse in casa. - Ne hai parlato con altri della tua famiglia? - domand Maia con voce tenera. I suoi occhi ambrati erano carichi di preoccupazione. Simon sapeva che era una reazione un po da orso, ma essere fissato in quel modo non gli piaceva. Era come se lansia di lei rendesse il problema reale, quando altrimenti poteva far finta che non esistesse.
- Ma s - rispose. - Con la famiglia tutto bene.
- Sul serio? Perch hai dimenticato qui il telefono - intervenne Jordan prendendo lapparecchio dal tavolo - e oggi tua sorella ti ha chiamato pi o meno ogni cinque minuti. Come ieri, del resto.
Simon si sent percorrere lo stomaco da un brivido di freddo. Prese il cellulare dalle mani di Jordan e guard lo schermo. Diciassette chiamate perse di Rebecca.
- Merda. Speravo di non arrivare a tanto - disse.
- Be,  tua sorella, prima o poi ti avrebbe cercato - osserv Maia.
- Lo so, ma ho provato a tenerla un po tranquilla... Tipo lasciandole dei messaggi quando sapevo di non trovarla, quel genere di cose.  che... S, forse stavo solo cercando di evitare linevitabile.
- E adesso?
Simon appoggi il telefono sul davanzale della finestra. - Continuo a evitarla?
- Non farlo - disse Jordan togliendosi le mani di tasca. - Dovresti parlarle.
- Per dirle cosa? - La domanda gli usc pi acida del previsto.
- Tua madre deve averle detto qualcosa - gli fece notare Jordan. - Sar preoccupata.
Simon fece di no con la testa. - Tra poche settimane torna a casa per il Giorno del Ringraziamento. Non voglio coinvolgerla in quello che sta succedendo con mia madre.
- Ma lei  gi coinvolta. Fa parte della tua famiglia! - intervenne Maia. - Inoltre quello che sta succedendo con tua madre, insomma tutta questa storia, ormai fa parte della tua vita.
- E allora penso che sia meglio se lei ne resta fuori. - Simon sapeva che si stava comportando in maniera irragionevole, ma non riusciva a farne a meno. Rebecca era... speciale. Diversa. Apparteneva a una delle parti della sua vita che fino a quel momento erano rimaste al riparo da tutto quel delirio. Anzi, forse lunica parte.
Maia lanci in aria le mani, esasperata, e si rivolse a Jordan. - Digli qualcosa! Sei o no il suo custode pretoriano?
- Dai, piantatela - disse Simon prima ancora che Jordan potesse aprire bocca. - Chi di voi due  ancora in contatto con i genitori? Con la famiglia?
Gli altri si scambiarono un rapido sguardo. - Questo  vero, ma comunque nessuno di noi aveva un bel rapporto gi da prima...
- Come volevasi dimostrare - fece Simon. - Siamo tutti orfani. I tre orfanelli!
- Non puoi ignorare tua sorella, e basta - insistette Maia.
- Lo vedrai.
- E quando Rebecca torner a casa e la trover trasformata nel set dellEsorcista? E tua madre non sapr dirle dove sei finito? - Jordan si sporse in avanti, tenendo le mani sulle ginocchia. - Tua sorella chiamer la polizia e tua madre finir nei guai.
-  che non credo di essere pronto a sentire la sua voce - tent di dire Simon, sapendo che ormai non aveva pi scuse. - Ora devo uscire di nuovo, ma prometto che le mander un messaggio.
- Be... - fece Jordan non guardando Simon bens Maia, nella speranza che lei avesse notato il progresso appena fatto e ne fosse compiaciuta. Simon intanto si stava chiedendo se quei due si fossero visti, nelle due settimane in cui lui era praticamente scomparso. Avrebbe detto di no, a giudicare dallatteggiamento imbarazzato che avevano quando era entrato, ma con quei due non si poteva mai dire. -  gi un inizio.
Il cigolante ascensore dottone si ferm al terzo piano dellIstituto. Clary fece un respiro profondo e usc sul corridoio. Come promesso da Alec e Isabelle, era silenzioso e deserto. Il traffico su York Avenue arrivava allinterno come tenue mormorio, tanto che Clary immagin di sentire il rumore dei granelli di pulviscolo che si sfioravano lun laltro danzando nel fascio di luce proveniente dalla finestra. Lungo la parete cerano gli attaccapanni dove i residenti dellIstituto appendevano i cappotti quando entravano. Una delle giacche nere di Jace era ancora l, con le sue maniche vuote e spettrali.
Clary rabbrivid e si incammin lungo il corridoio. Ricordava ancora la prima volta in cui Jace laveva accompagnata in quel posto, raccontandole con voce spensierata degli Shadowhunters, di Idris, di tutto un mondo segreto che lei non aveva mai saputo esistesse. Mentre parlava lo aveva osservato, cercando di non farsi notare, chiaro, ma sapendo che con lui era impossibile: i capelli chiari che risplendevano alla luce, i movimenti veloci delle mani eleganti, la contrazione dei muscoli delle braccia quando le piegava.
Raggiunse la biblioteca senza incontrare altri Shadowhunters e apr la porta. La stanza le diede lo stesso brivido della prima volta che laveva vista. Circolare, perch costruita dentro una torre, la biblioteca aveva anche una galleria soppalcata e protetta da una ringhiera che correva lungo la met della parete, appena sopra le file di scaffali pieni di libri. La scrivania, che per Clary era ancora quella di Hodge, giaceva al centro della stanza, ricavata da un unico tronco di quercia, con la sua ampia superficie sostenuta da due angeli inginocchiati. Per poco non si aspett di vederlo seduto ancora l, col suo corvo dallo sguardo attento, Hugo, appollaiato sulla spalla.
Scuotendosi di dosso i ricordi, si mosse veloce verso la teca circolare posta allaltra estremit della stanza. Indossava un paio di jeans e scarpe da tennis, e sulla caviglia aveva una runa del Silenzio. Leffetto era quasi sinistro, mentre saliva i gradini per raggiungere la galleria. Anche l sopra cerano libri, ma erano chiusi dentro delle vetrine. Alcuni, con le copertine consunte e le rilegature ridotte a pochi fili, avevano unaria molto antica. Altri invece erano chiaramente libri di magia pericolosa: Culti indicibili, Peste del demonio, Guida pratica per resuscitare i morti.
Fra gli scaffali chiusi a chiave cerano delle teche, ognuna delle quali conteneva manufatti di grande rarit e bellezza: un raffinato flacone di vetro con uno smeraldo come tappo; una corona con un diamante al centro che aveva laria di non potersi adattare ad alcuna testa umana; un ciondolo a forma di angelo le cui ali erano ingranaggi di un orologio. Nellultima, come promesso da Isabelle, splendevano un paio di anelli doro a forma di foglie incurvate, a riprova che lartigianato delle fate era delicato come il respiro di un bambino.
La teca era chiusa, ovviamente, ma la runa di apertura (Clary si mordicchi il labbro mentre la disegnava, attenta a non renderla troppo potente in modo da evitare di mandare in frantumi il vetro facendo accorrere tutti) ebbe la meglio sul lucchetto. Fu solo quando si rimise lo stilo in tasca che prov un attimo di esitazione.
Era davvero lei? Rubare al Conclave per ricompensare la Regina del Popolo Fatato, una le cui promesse, come una volta aveva detto Jace, erano scorpioni con un pungiglione uncinato sulla coda?
Scosse la testa come per liberarsi dai dubbi... e rest paralizzata. La porta della biblioteca si stava aprendo. Sent lo scricchiolio del legno, voci soffocate, passi. In un secondo si butt a terra, sdraiandosi sul freddo parquet della galleria.
- Avevi ragione, Jace - disse dal basso una voce divertita e orribilmente familiare. - Qui non c nessuno.
Fu come se il ghiaccio che Clary si sentiva nelle vene si cristallizzasse, immobilizzandola sul posto. Non riusciva a muoversi, a respirare. Non provava uno shock cos intenso da quando aveva visto suo padre infilare una spada nel petto di Jace. Molto lentamente, si sporse verso il bordo della galleria e guard gi.
E si morse con dolore il labbro per impedirsi di gridare.
Il soffitto sopra la sua testa saliva a punta e terminava in un lucernario. La luce del sole scendeva verso il basso illuminando parte del pavimento come un occhio di bue su un palcoscenico. Clary riusciva a vedere che i frammenti di vetro e di marmo incastonati nel pavimento, misti a gemme semipreziose, formavano la sagoma dellangelo Raziel con le ali dischiuse, la coppa e la spada. In piedi, accanto a una delle ali, cera Jonathan Christopher Morgenstern.
Sebastian.
Allora era quello laspetto di suo fratello. Il suo vero aspetto, ora che era vivo, animato, in movimento. Un viso pallido, tutto spigoli e linee rette, fisico alto e magro in divisa nera. Aveva i capelli di un bianco argenteo, non scuri come la prima volta che lo aveva visto, quando se li era tinti per imitare il colore del vero Sebastian Verlac. Il suo bianco naturale gli stava meglio. Gli occhi erano neri, guizzanti di vita e di energia. Lultima volta che lo aveva visto, galleggiante dentro una bara di vetro come se fosse Biancaneve, una delle sue mani era ridotta a un moncone bendato. Ora quella mano era di nuovo integra, con un braccialetto dargento che brillava al polso, ma niente di visibile lasciava pensare che fosse mai stata ferita o, meglio, amputata.
E l, accanto a lui, coi suoi capelli lucenti che brillavano alla pallida luce del sole, cera Jace. Non il Jace che aveva pi volte immaginato nel corso delle ultime due settimane: malconcio, sanguinante, sofferente, affamato, rinchiuso in una cella buia, che gridava di dolore o urlava il suo nome. Davanti ai suoi occhi cera un ragazzo in salute, pieno di vita, bellissimo. Teneva con disinvoltura le mani nelle tasche dei jeans, i marchi visibili sotto la maglietta bianca. Indossava un giubbino marrone scamosciato, nuovo per Clary, che metteva in risalto la sfumatura ambrata della sua pelle. Reclin la testa allindietro, come se si stesse godendo la sensazione del sole sulla pelle. - Io ho sempre ragione, Sebastian - disse. - Ormai dovresti saperlo.
Sebastian gli rivolse unocchiata scettica, poi gli fece un sorriso. Clary li fissava. S, aveva proprio laspetto di un vero sorriso, ma come poteva esserne sicura? Sebastian aveva sorriso diverse volte anche a lei, ma poi la cosa si era rivelata una menzogna. - Allora, dove sono i libri sulle evocazioni? C un ordine in questo caos?
- Non proprio, i libri non sono disposti in ordine alfabetico. Seguono la speciale classificazione di Hodge.
- Ma non  quello che ho ucciso io? Poco pratico, direi - furono le parole di Sebastian. - Forse  meglio se io vado di sopra e tu guardi qui sotto.
And verso la scala che portava alla galleria. Il cuore di Clary inizi a palpitare di paura. Associava Sebastian al sangue, al dolore, al terrore e alla morte. Sapeva che una volta Jace aveva lottato contro di lui e aveva vinto, ma per poco non ci aveva rimesso la vita. In un confronto corpo a corpo, Clary non avrebbe mai potuto battere suo fratello. Sarebbe riuscita a lanciarsi dalla ringhiera della galleria al pavimento senza rompersi una gamba? E, se lo avesse fatto, cosa sarebbe accaduto? Come avrebbe reagito Jace?
Sebastian aveva gi un piede sul gradino pi basso della scala, quando Jace gli grid: - Aspetta, sono qui, sotto la voce Magia - Non letale.
- Non letale? E allora che gusto c? - mormor Sebastian, ma tolse comunque il piede dal gradino e torn da Jace.
- Questa s che  una biblioteca - disse scorrendo i titoli dei volumi a cui passava accanto. - Cura e alimentazione del Pet Imp. I demoni messi a nudo - lesse da uno dei libri. Lo prese dallo scaffale e fece una lunga risata gutturale.
- Che cos? - Jace alz lo sguardo, mentre gli angoli della bocca gli si sollevavano. La voglia di correre al piano di sotto e buttarsi fra le sue braccia era cos forte che Clary dovette mordersi di nuovo il labbro. Il dolore fu lancinante.
-  pornografia - rispose Sebastian. - Guarda. Demoni... messi a nudo!
Jace lo raggiunse da dietro, appoggiandogli una mano sul braccio per stare in equilibrio mentre gli leggeva da sopra la spalla. Era come vederlo insieme ad Alec, una persona con cui era del tutto a suo agio, che toccava con disinvoltura. Eppure era uno spettacolo orrendo, assolutamente orrendo. - Okay. E come fai a dirlo?
Sebastian chiuse il libro e lo us per dare un colpetto alla spalla a Jace. - Ci sono cose in cui sono pi esperto di te. Hai preso i libri?
- Presi. - Jace sollev un mucchio di pesanti tomi da un tavolo vicino. - Facciamo in tempo a passare in camera mia? Se potessi prendere delle cose...
- Cosa ti serve?
Jace scroll le spalle. - Vestiti, soprattutto. Armi.
Sebastian fece di no con la testa. - Troppo pericoloso. Dobbiamo entrare e uscire in fretta, solo cose di emergenza.
- La mia giacca preferita  unemergenza - replic Jace. Sembrava proprio di sentirlo parlare con Alec, con un amico. -  un po come il proprietario,  calda e alla moda.
- Senti, abbiamo tutti i soldi che possiamo desiderare - gli disse Sebastian. - Comprateli, i vestiti. E fra poche settimane sarai tu a gestire questo posto. Potrai issare la tua giacca su un palo e sventolarla come una bandiera.
Jace rise, quel suono morbido e ricco che Clary adorava. - Ti avviso, quella giacca  sexy. LIstituto potrebbe accendersi del fuoco della passione.
- E non gli farebbe male. Cos  troppo triste. - Sebastian afferr Jace per la schiena del giubbino che indossava in quel momento e gli diede uno strattone. - Ora ce ne andiamo. Tieniti stretti i libri. - Si guard la mano destra, dove luccicava un sottile anello dargento; col pollice della mano che non stava trattenendo Jace, lo fece roteare.
- Ehi! - fece laltro. - Pensi che... - Ma si interruppe, e per un istante Clary pens di essere stata scoperta, visto che Jace aveva la testa piegata verso lalto. Invece, nel tempo che trattenne il respiro, i due erano gi svaniti, scomparsi come miraggi in un soffio di vento.
Lentamente, Clary abbass la testa sul braccio. Il labbro le sanguinava nel punto dove lo aveva morso; si sentiva il sangue in bocca. Sapeva di doversi alzare, muoversi, scappare via. Non doveva essere l. Eppure il ghiaccio dentro le sue vene era cos freddo che temeva, se si fosse mossa, di esplodere in mille schegge.
Alec si svegli con Magnus che gli scuoteva una spalla. - Dai, fiorellino - gli disse. -  ora di affrontare una nuova giornata.
Alec, ancora intontito, si liber dal nido di cuscini e di coperte, poi guard il suo ragazzo. Magnus, bench avesse dormito ben poco, aveva un aspetto fastidiosamente pimpante. Capelli bagnati che grondavano acqua sulle spalle e rendevano trasparente la maglietta bianca; jeans strappati e orli scuciti, di solito segnale che aveva intenzione di trascorrere lintera giornata senza uscire di casa.
- Fiorellino? - ripet Alec.
- Era una prova.
Alec fece di no con la testa. - Non ci siamo.
Magnus scroll le spalle. - Continuer a lavorarci - disse porgendogli una tazza azzurra sbreccata contenente il caff come piaceva ad Alec: poco zucchero e niente latte. - Svegliati.
Alec si mise seduto, strofin gli occhi e prese la tazza. Il primo sorso amaro fece partire una scintilla di energia che gli attravers i nervi. Si ricord che la sera prima era rimasto sveglio per un po ad aspettare Magnus, ma alla fine la stanchezza aveva avuto la meglio e, verso le cinque del mattino, era crollato. - Oggi salto la riunione del Consiglio.
- Lo so, ma devi incontrare tua sorella e gli altri, al parco vicino al Turtle Pond. Mi hai chiesto di ricordartelo.
Alec butt gi le gambe dal letto. - Che ore sono?
Magnus gli tolse delicatamente la tazza dalle mani prima che il caff si rovesciasse e la appoggi sul comodino. - Tranquillo, hai unora. - Si sporse in avanti e premette le labbra contro le sue. Alec allora ricord la prima volta che si erano baciati, proprio in quellappartamento, e prov il desiderio di stringere il suo ragazzo fra le braccia per tirarlo a s. Qualcosa per lo trattenne.
Si alz, liberandosi dalle lenzuola, e and verso la cassettiera. Uno degli scomparti era per lui. In bagno cera anche il suo spazzolino. E poi aveva la chiave della porta dingresso. Insomma, occupava un territorio niente male della vita di qualcun altro, eppure non riusciva a liberarsi lo stomaco da quel senso di gelida paura.
Magnus intanto si era rotolato sul letto e, sdraiato a pancia in su, osservava Alec con un braccio piegato sotto la testa. - Mettiti quella sciarpa - gli consigli indicandogli una striscia di cachemire azzurro appesa sullattaccapanni. - Si abbina ai tuoi occhi.
Alec la guard. Allimprovviso si sent traboccare di odio: per la sciarpa, per Magnus, ma soprattutto per se stesso. - Non dirmelo - disse. - Non dirmi che la sciarpa ha cento anni, che  un dono che la regina Vittoria ti ha fatto prima di morire in cambio di qualche speciale servigio alla Corona o cose del genere.
Magnus si mise seduto. - Che cosa ti  preso?
Alec lo fissava. - Per caso sono io la cosa pi nuova di tutta la casa?
- Credo che lonore spetti a Chairman Meow. Ha solo due anni.
- Ho detto la pi nuova, non la pi giovane - ribatt Alec. - Chi  W.S.? Si tratta di Will?
Magnus scosse la testa come se avesse dellacqua dentro le orecchie. - Ma cosa diavolo... Parli della tabacchiera? W.S. sta per Woolsey Scott. Lui...
- Lui  il fondatore del Praetor Lupus, lo so. - Alec si mise i jeans e chiuse la zip. - Hai gi parlato di lui, e poi  un personaggio storico. Tieni la sua tabacchiera nel cassetto delle cianfrusaglie. Che altro c, l dentro? Il tagliaunghie di Jonathan Shadowhunter?
Gli occhi da gatto di Magnus erano freddi. - Perch questa scenata, Alexander? Io non ti dico bugie. Se c qualcosa che vuoi sapere di me, chiedimelo.
- Figuriamoci! - esclam Alec abbottonandosi la camicia. - Sei simpatico, gentile e tante altre cose, ma di certo non sei trasparente, fiorellino. Sai parlare tutto il giorno dei problemi degli altri, ma di te e della tua storia non dici nulla, e quando ti faccio una domanda ti contorci come un verme su un amo.
- Forse perch non puoi chiedermi qualcosa del mio passato senza che si cominci a litigare sul fatto che io vivr per sempre e tu no - ribatt Magnus. - Forse perch limmortalit si sta rapidamente trasformando nel terzo incomodo della nostra relazione, Alec.
- La nostra relazione non prevede un terzo.
- Esattamente.
Alec si sent irrigidire il collo. Cerano mille cose che avrebbe voluto dire, ma non era mai stato bravo con le parole quanto Jace o lo stesso Magnus. E cos strapp la sciarpa azzurra dallappendiabiti e se la avvolse, in gesto di sfida, attorno al collo.
- Non aspettarmi alzato. Stanotte potrei andare in perlustrazione - annunci.
Uscendo di casa sbattendo la porta, sent Magnus che gli gridava: - E quella sciarpa, per tua informazione,  di Gap! Lho comprata lanno scorso!
Alec alz gli occhi al cielo e infil le scale che portavano nellatrio dingresso. Lunica lampadina che di solito lo illuminava era fulminata, rendendo tutto cos buio che, per un attimo, non si accorse della figura incappucciata che gli stava scivolando incontro. Quando la vide, si spavent al punto da far cadere il portachiavi, che colp con fragore il pavimento.
La sagoma stava davvero avanzando nella sua direzione. Non riusciva a descriverla, n per et n per sesso e forse nemmeno per specie. La voce che proveniva da sotto il cappuccio era bassa e gracchiante: - Ho un messaggio per te, Alec Lightwood. Da parte di Camille Belcourt.
- Questa sera vuoi che andiamo in perlustrazione insieme? - chiese Jordan in maniera involontariamente brusca.
Maia si gir per guardarlo, stupita. Lui era appoggiato con la schiena al bancone della cucina, con i gomiti sopra il ripiano. Nella sua posizione cera una disinvoltura troppo studiata per essere sincera. Era quello il problema, quando conoscevi troppo bene una persona, pens. Fingere era molto difficile, cos come ignorare il fatto che fosse lei a farlo, persino nei casi in cui sarebbe stata la scelta pi facile.
- In perlustrazione insieme? - gli fece eco lei. Simon era in camera sua a cambiarsi e Maia gli aveva detto che lo avrebbe accompagnato alla metro, ma ora se nera pentita. Sapeva che avrebbe dovuto chiamare Jordan dopo lultima volta che lo aveva visto, ovvero quando, poco saggiamente, laveva baciato. Ma poi Jace era scomparso e il mondo intero sembrava essere crollato, fornendole un buon pretesto per evitare limbarazzante questione.
Ovviamente, evitare di pensare allex fidanzato che ti aveva spezzato il cuore e ti aveva trasformata in un lupo mannaro era molto pi semplice se non lo avevi davanti agli occhi, con addosso una maglietta verde che stringeva nei punti giusti il suo fisico snello e muscoloso e metteva in risalto gli occhi color nocciola.
- Pensavo che avessero abbandonato le ricerche - rispose Maia, distogliendo lo sguardo.
- Be, pi che averle abbandonate hanno deciso di ridurle. Ma io appartengo al Praetor, non al Conclave. Posso cercare Jace anche da solo.
- Giusto - disse lei.
Jordan stava giocherellando con qualcosa sul bancone, ma lattenzione era sempre rivolta a Maia. - Vuoi ancora... cio, ricordo che una volta volevi andare a studiare a Stanford. E adesso?
Maia ebbe un tuffo al cuore. - Non penso alluniversit da quando... - si schiar la voce. - Da quando sono stata trasformata.
Lui arross. - Tu eri... s, insomma, hai sempre sognato di andare in California. Volevi studiare storia, mi sarei trasferito anchio e avrei fatto surf. Ti ricordi?
Maia si infil le mani nelle tasche del giubbino di pelle. Si sentiva in dovere di essere arrabbiata, ma in realt non lo era. Per molto tempo aveva incolpato Jordan di averle distrutto la prospettiva di un futuro umano, fatto di studi, una casa, magari una famiglia. Eppure nel branco della vecchia stazione di polizia cerano altri lupi che continuavano comunque a inseguire i loro sogni, le loro passioni. Bat ne era un esempio. Era stata lei a infilare la propria vita in un vicolo cieco. - Mi ricordo - rispose arrossendo.
- A proposito di questa sera, nessuno ha mai cercato al Brooklyn Navy Yard, cos ho pensato... Non  molto divertente farlo da solo, per se non vuoi...
- No - fece Maia, sentendo la propria voce come se fosse quella di unaltra. - Vengo con te.
- Sul serio? - Gli occhi nocciola di Jordan si illuminarono, e dentro di s Maia si maled: non doveva riaccendere speranze, non se non era sicura di cosa provava. Solo che era davvero difficile credere che lui ci tenesse tanto.
Il medaglione del Praetor Lupus che Jordan aveva al collo luccic mentre lui si chinava in avanti e lei sentiva quel profumo familiare di sapone e, sotto... odore di lupo. Lo guard dritto negli occhi proprio nellistante in cui Simon apriva la porta e usciva da camera sua infilandosi una felpa. Il ragazzo si ferm di colpo, spostando lo sguardo da Jordan a Maia e inarcando lentamente le sopracciglia.
- Sai cosa? Alla metro posso andarci anche da solo - disse a Maia mentre laccenno di un sorriso gli sollevava un angolo della bocca. - Se vuoi rimanere qui...
- No. - Maia si tolse subito le mani di tasca, dove fino a un secondo prima erano strette in pugni nervosi. - No, vengo con te. Jordan, noi... noi ci vediamo pi tardi.
- Stasera - le disse lui, ma Maia non si volt per guardarlo. Ormai stava gi correndo dietro a Simon.
Simon camminava lentamente su per il morbido pendio di una collina, in mezzo alle grida, quasi una musica di sottofondo, di chi giocava a frisbee sul grande prato alle sue spalle, lo Sheep Meadow. Era una bella giornata di novembre, fresca e ventosa, con il sole che accendeva quanto restava delle foglie sugli alberi in brillanti sfumature porpora, oro e ambra.
La cima della collina era disseminata di massi, segno evidente che il parco era stato ricavato da quello che un tempo era un territorio selvaggio fatto di alberi e pietre. Isabelle era seduta in cima a uno di questi massi; indossava un lungo vestito di seta color verde bottiglia coperto da un cappotto nero ricamato dargento. Rimase a guardare Simon, che camminava verso di lei, scostandosi i lunghi capelli neri dal viso. - Pensavo che saresti rimasto con Clary - gli disse quando lui fu abbastanza vicino. - Ora dov?
- Sta uscendo dallIstituto - rispose Simon sedendosi accanto a lei sul masso e infilandosi le mani nelle tasche della giacca a vento. - Mi ha mandato un messaggio. Sar qui fra poco.
- Anche Alec sta arrivando - cominci a dire Izzy, ma venne interrotta dal suono del cellulare di Simon. - Credo che ti sia arrivato un messaggio.
Lui scroll le spalle. - Lo controllo dopo.
Isabelle gli lanci uno sguardo da sotto le lunghe ciglia. - Dicevo, anche Alec sta arrivando. Viene da Brooklyn, perci...
Di nuovo il cellulare.
- Okay, basta. Se non lo guardi tu, lo faccio io. - Isabelle si sporse in avanti, noncurante delle proteste di Simon, e gli mise una mano in tasca sfiorandogli il mento con la testa. Simon sent il suo profumo alla vaniglia e lodore della pelle. Quando lei si rialz, perch aveva trovato il telefono, lui ne fu sollevato e deluso allo stesso tempo.
Isabelle sgran gli occhi. - Rebecca?! E chi  Rebecca?
- Mia sorella.
Isabelle rilass i muscoli. - Vuole incontrarti. Dice che non ti ha visto da quando...
Simon le tolse il cellulare di mano e lo chiuse per poi infilarselo subito in tasca. - Lo so, lo so.
- Tu non vuoi vederla?
- Pi di... praticamente pi di ogni altra cosa. Per non voglio che lo sappia. Di me, intendo. - Prese un legnetto e lo lanci. - Guarda cosa  successo quando lo ha scoperto mia madre...
- Allora dalle appuntamento da qualche parte in un luogo pubblico, dove non possa fare scenate. Lontano da casa tua.
- Anche se non potr fare scenate, potr comunque guardarmi come mi ha guardato mia madre - ribatt Simon con un filo di voce. - Come se fossi un mostro...
Isabelle gli sfior il polso. - Mia madre ha buttato fuori Jace quando pensava che fosse il figlio e la spia di Valentine. Poi se n pentita da morire. Stanno accettando il fatto che Alec stia con Magnus. E tua madre accetter te. Fai in modo che tua sorella stia dalla tua parte, ti sar utile - disse inclinando appena la testa. - Penso che a volte i fratelli capiscano pi dei genitori. Non c lo stesso livello di aspettative. Io non potrei mai, dico mai, tagliare i ponti con Alec, qualsiasi cosa faccia. Mai. E nemmeno con Jace. - Gli strinse il braccio, poi lasci cadere la mano. - Il mio fratellino  morto. Non lo rivedr mai pi. Non far passare a tua sorella quello che ho passato io.
- Passato cosa? - Era Alec, che saliva la collina smuovendo coi piedi le foglie secche sul sentiero. Indossava la solita felpa cenciosa e dei jeans, ma al collo aveva una sciarpa azzurra dello stesso colore degli occhi. Quello deve essere di sicuro un regalo di Magnus, pens Simon. Alec non si sarebbe mai comprato una cosa del genere di sua iniziativa: il concetto di abbinamento per lui era troppo.
Isabelle si schiar la voce. - La sorella di Simon...
Non disse altro. Ci fu una ventata daria fredda che sollev un turbine di foglie morte. Isabelle alz una mano per proteggersi il viso dalla polvere, mentre laria cominciava ad assumere linconfondibile luccichio traslucido di un portale che si stava aprendo. Davanti ai loro occhi comparve Clary, lo stilo in una mano e il viso inondato di lacrime.
capitolo 4
E LIMMORTALIT
- Sei davvero sicura che fosse Jace? - chiese Isabelle a Clary per quella che le sembr la quarantasettesima volta.
Si morse il labbro gi martoriato e cont fino a dieci. - Sono io, Isabelle - disse infine. - Sul serio pensi che non riconoscerei Jace? - Guard Alec, in piedi sopra di loro, con la sciarpa azzurra che sventolava al vento come una bandiera. - Tu potresti scambiare Magnus per qualcun altro?
- No, figuriamoci - rispose il ragazzo senza esitare. I suoi occhi azzurri erano pensierosi, incupiti dalla preoccupazione. -  che... s, ovvio che te lo chiediamo. Perch questa cosa non ha senso!
- Potrebbe essere loro ostaggio - tent Simon, appoggiando la schiena contro un masso. La luce del sole dautunno trasform il colore dei suoi occhi in quello del caff. - Del tipo che Sebastian lo sta minacciando dicendogli che, se lui non sta al suo gioco, far del male a qualche persona a cui vuole bene.
Tutti gli occhi si posarono su Clary, ma lei scosse la testa, scoraggiata. - Voi non avete visto quei due insieme. Nessun ostaggio si comporterebbe cos. Era contentissimo di stare con lui!
- E allora  posseduto - concluse Alec. - Come con Lilith.
- Anche io lho pensato, allinizio. Ma quando era posseduto da lei, si comportava come un robot. Continuava a ripetere le stesse cose. Invece quello che ho visto io era il vero Jace, che scherzava come scherza lui e sorrideva come sorride lui!
- Forse ha la sindrome di Stoccolma - propose Simon. - Hai presente? Quando ti fanno il lavaggio del cervello e inizi a voler bene al tuo aguzzino.
- Ci vogliono mesi per svilupparla - obiett Alec. - Che aspetto aveva? Ti sembrava ferito, o malato in qualche modo? Potresti descrivere sia lui che Sebastian?
Non era la prima volta che lo chiedeva. Il vento sospinse alcune foglie secche attorno ai piedi di Clary mentre lei descriveva per lennesima volta laspetto di Jace: energico e in piena salute. Idem per Sebastian. Avevano unaria del tutto tranquilla. I vestiti di Jace erano puliti, ordinati, alla moda; Sebastian portava un lungo impermeabile nero dallaspetto costoso.
- Sembra una pubblicit della Burberry in versione dark - comment Simon quando Clary ebbe concluso.
Isabelle gli lanci unocchiataccia. - Magari Jace ha un piano - disse. - Forse sta ingannando Sebastian. Cerca di farselo amico per capire quali sono i suoi piani.
- Penso che, se le cose stessero davvero cos, avrebbe trovato il modo per avvertirci - osserv Alec. - Senza lasciarci qui nel panico totale. Sarebbe troppo crudele.
- A meno che non possa rischiare di inviarci un messaggio. Forse  convinto che ci fidiamo comunque di lui. Ed  cos! - esclam Isabelle alzando il tono di voce. Rabbrivid, avvolgendosi le braccia attorno al corpo. Gli alberi che profilavano il sentiero di ghiaia su cui si trovavano i ragazzi scossero i loro spogli rami.
- Forse dovremmo dirlo al Conclave - propose Clary, sentendo la propria voce come se venisse da lontano. - Questa cosa ... Non vedo come potremmo gestirla da soli.
- Non possiamo avvisarli. - La voce di Isabelle era dura.
- E perch?
- Se sospettassero che Jace sta collaborando con Sebastian, lordine sarebbe di ucciderlo immediatamente - spieg Alec. -  la Legge.
- Anche se Isabelle avesse ragione? Anche se lui stesse fingendo solo per compiacere Sebastian? - chiese Simon con una punta di perplessit nella voce. - Passando dalla sua parte per ottenere informazioni?
- Ma non c modo di dimostrarlo. E se raccontassimo tutto e poi Sebastian venisse a saperlo? Allora  probabile che ucciderebbe Jace - fece notare Alec. - E se Jace fosse posseduto, anche il Conclave lo ucciderebbe. No, non possiamo parlare con loro. - Il suo tono di voce era perentorio. Clary lo guard stupita: di solito lui era il pi attento di tutti alle regole.
- Stiamo parlando di Sebastian - intervenne Izzy. - Non c nessuno che il Conclave odi di pi, eccetto Valentine, che per  morto. Tutti conoscono almeno una persona che  perita durante la Guerra Mortale, e Sebastian  quello che ha abbattuto le protezioni.
Clary si mise a scavare la ghiaia del viottolo con la punta del piede. Quella situazione le sembrava surreale, un sogno dal quale avrebbe potuto svegliarsi da un momento allaltro. - E allora cosa facciamo?
- Ne parliamo con Magnus. Vediamo se a lui viene qualche idea - propose Alec tirandosi un lembo della sciarpa. - Non andr al Consiglio, non se gli chiedo di non farlo.
- Far meglio a evitarlo - disse Isabelle, indignata. - Altrimenti si guadagnerebbe il titolo di peggiore fidanzato in assoluto!
- Ho detto che non ci andr se...
- Ma adesso ha ancora senso? - domand Simon. - Vedere la Regina Seelie, intendo. Ora che sappiamo che Jace  posseduto, o che forse si nasconde di proposito...
- Non si manca a un appuntamento con la Regina Seelie - dichiar Isabelle con decisione. - Non se ti  cara la pelle.
- Ma lei si prenderebbe gli anelli di Clary e noi non verremmo a sapere niente - ribatt Simon. - Adesso abbiamo pi informazioni, domande nuove da farle. Anche se non le ascolter e risponder solo a quelle vecchie.  cos che fanno le fate: niente favori a nessuno. Non ci lascer andare a parlare con Magnus e poi tornare da lei.
- Non importa. - Clary si sfreg il viso con le mani. Quando le tolse, erano asciutte. A un certo punto, grazie a Dio, le lacrime avevano smesso di scendere. Non voleva incontrare la Regina con laspetto di chi ha appena pianto come una fontana. - Ma io non ho preso gli anelli.
Isabelle batt le palpebre per lo stupore. - Che cosa?!
- Dopo aver visto Jace e Sebastian ero troppo scioccata per prenderli. Sono corsa fuori dallIstituto e sono venuta qui tramite un portale.
- Be, allora non possiamo incontrare la Regina - concluse Alec. - Se non hai fatto quello che ti ha chiesto, sar furiosa.
- Altro che furiosa! Hai visto cosa ha fatto ad Alec lultima volta che siamo andati a corte. E quello era solo un incantesimo. Questa volta trasformerebbe Clary in unaragosta o qualcosa di simile...
- Lei lo sapeva gi - disse Clary. - Ha detto che avremmo potuto trovarlo diverso da come lavevamo lasciato. - La voce della Regina Seelie le turbin per la mente, facendola rabbrividire.
Poteva capire perch Simon odiava tanto le fate. Sapevano alla perfezione quali parole potevano penetrarti nel cervello come una scheggia, dolorosa e impossibile da ignorare. - Ci sta solo prendendo in giro. Vuole quegli anelli, ma non credo che possa aiutarci davvero.
- Daccordo - disse Isabelle con qualche dubbio. - Ma se sapesse gi quello, forse potrebbe sapere qualcosa in pi. E chi altro potrebbe darci una mano, visto che non possiamo rivolgerci al Conclave?
- Magnus - rispose Clary. - Non ha fatto che cercare di decifrare la magia di Lilith. Forse sarebbe utile raccontargli quello che ho visto.
Simon fece roteare gli occhi. - Non  male conoscere la persona che sta con Magnus. Altrimenti ho come limpressione che passeremmo il tempo a chiederci che diavolo fare. O a raccogliere soldi vendendo limonate fresche per ingaggiarlo...
Alec sembr davvero indignato da quel commento. - Lunico modo per raccogliere abbastanza denaro per ingaggiare Magnus vendendo limonate sarebbe scioglierci dentro dellanfetamina.
- Era cos per dire. Lo sappiamo che il tuo ragazzo costa caro. Mi piacerebbe solo che non dovessimo sempre ricorrere a lui per qualsiasi problema.
- Piacerebbe anche a lui. Magnus oggi ha un altro impegno, ma stasera gli parlo e domattina ci incontriamo tutti nel suo loft.
Clary annu. Non poteva nemmeno immaginare di alzarsi il giorno dopo. Sapeva che prima avessero parlato con Magnus, meglio sarebbe stato, ma si sentiva talmente stanca, esausta... Come se sul pavimento della biblioteca, allIstituto, avesse perso litri di sangue.
Isabelle si era avvicinata a Simon. - Allora direi che questo ci lascia il resto del pomeriggio libero. - Andiamo da Taki? Ti darebbe un po di sangue.
Simon guard Clary, chiaramente preoccupato per lei. - Tu vuoi venire?
- No, va bene cos. Io torno a Williamsburg in taxi. Devo passare un po di tempo con mia madre... Dopo la storia di Sebastian era gi a pezzi, e ora...
La chioma corvina di Isabelle ondeggi al vento quando butt la testa in avanti e poi allindietro. - Non puoi dirle quello che hai visto. Luke fa parte del Consiglio, non potrebbe tenerlo nascosto, e tu non puoi chiedere a tua madre di fare lo stesso con lui.
- Lo so. - Clary guard le tre paia di occhi ansiosi che la stavano fissando. Come erano arrivati a quel punto? pens. Lei, che non aveva mai nascosto niente a Jocelyn, niente di serio, per lo meno, stava per tornare a casa e nascondere qualcosa di enorme tanto a lei quanto a Luke. Qualcosa di cui poteva parlare soltanto con persone come Alec e Isabelle Lightwood o Magnus Bane, persone di cui, fino a sei mesi prima, ignorava addirittura lesistenza. Era strano come il mondo potesse spostarsi dal proprio asse, stravolgendo tutte le tue convinzioni in quel che sembrava un briciolo di tempo.
Almeno aveva Simon. La sua era una presenza fissa, costante. Gli diede un bacio sulla guancia, salut gli altri e si volt, consapevole che tutti e tre la stavano guardando preoccupati mentre lei attraversava il parco, con le ultime foglie morte autunnali che le scricchiolavano sotto le scarpe come fragili ossicini.
Alec aveva mentito. Non era Magnus che quel pomeriggio aveva un impegno: era lui.
Sapeva che era sbagliato, ma non poteva farne a meno. Era come una droga, quel desiderio di sapere di pi. E ora eccolo l, nel sottosuolo, con la stregaluce in mano, a chiedersi cosa diavolo stesse per fare.
Come tutte le linee metropolitane di New York, anche quella puzzava di ruggine e umidit, di metallo e degrado. Ma a differenza di qualsiasi altra stazione in cui era stato, in quella regnava un silenzio inquietante. A parte alcune macchie da infiltrazione, le pareti e le piattaforme erano pulite. Soffitti a volta, dai quali scendeva qua e l un lampadario, si levavano sopra la sua testa coi loro archi rivestiti di piastrelle verdi. Quelle che, su una parete, componevano la targa col nome, formavano la scritta CITY HALL in stampatello.
La stazione metropolitana di City Hall era fuori servizio dal 1945, anche se il Comune continuava a tenerla in ordine come fosse un monumento. I convogli del 6 ci passavano nelle occasioni speciali, per poi tornare nella direzione opposta, ma nessuno sostava mai su quella piattaforma. Per arrivarci, Alec si era calato da una botola del City Hall Park circondata da alberi di corniolo, cadendo da una distanza che probabilmente avrebbe rotto le gambe a qualsiasi mondano. Ora era in piedi e respirava aria polverosa, col battito cardiaco che accelerava.
Era quello il luogo indicato dalla lettera che il Soggiogato vampiro gli aveva consegnato nellingresso della casa di Magnus. Allinizio aveva deciso che non avrebbe mai utilizzato quellinformazione. Poi, per, non era stato in grado di buttare via il messaggio. Laveva accartocciato e messo nella tasca dei jeans, da dove, per tutto il giorno, e persino a Central Park, gli stava corrodendo la mente.
Era come la situazione con Magnus. Non riusciva a non pensarci, come quando pensi continuamente a un dente che fa male ben sapendo che il risultato  solo di peggiorare le cose. In realt Magnus non aveva fatto niente di male: non era colpa sua se aveva qualche centinaio di anni e se era gi stato innamorato altre volte. Eppure Alec non trovava pace. E ora, sapendo qualcosa di pi o forse di meno, rispetto al giorno prima, sulla situazione di Jace, stava scoppiando. Doveva parlarne con qualcuno, andare da qualche parte, fare qualcosa!
E cos, eccolo in quel luogo. Dove cera anche lei, ne era sicuro. Il soffitto a volta ospitava, al centro, un lucernario dal quale proveniva la luce del parco e dal quale si irradiavano quattro file di piastrelle simili alle zampe di un ragno. Allestremit della piattaforma cera una breve scala che finiva nelloscurit. Alec avvertiva la presenza della magia: qualsiasi mondano avrebbe visto solo un muro di mattoni, ma lui vide una porta aperta. In silenzio, sal su per i gradini.
Si ritrov in una stanza buia, col soffitto basso. Un lucernario di vetro color ametista lasciava passare un filo di luce. In uno degli angoli semibui era collocato un elegante divano di velluto con lo schienale dorato, a forma di arco, sul quale sedeva Camille.
Era bellissima come Alec la ricordava, anche se lultima volta non era al massimo dello splendore: laveva trovata sporca e incatenata a una tubatura dentro un edificio in costruzione. Ora invece indossava un elegante completo nero e delle scarpe rosse col tacco alto. I capelli le scendevano sulle spalle a onde morbide e boccoli. Teneva aperto sulle ginocchia un libro: La Place de ltoile di Patrick Modiano. Conosceva abbastanza il francese da saper tradurre il titolo: Il posto della stella.
Lei lo guard come se si aspettasse di incontrarlo.
- Ciao, Camille - le disse Alec.
La donna sbatt lentamente le ciglia. - Alexander Lightwood - disse. - Ho riconosciuto i tuoi passi sulle scale.
Appoggi una guancia al dorso della mano e gli fece un sorriso, un sorriso con un che di distante. Aveva lo stesso calore della polvere. - Non credo che tu abbia un messaggio per me da parte di Magnus.
Alec non disse nulla.
- Certo che no - prosegu lei. - Che stupido da parte mia. Come se sapesse dove sei!
- Come hai fatto a sapere che ero io? Sulle scale, intendo.
- Sei un Lightwood - rispose Camille. - Quelli della tua famiglia non si arrendono mai. Sapevo che le mie parole, quella notte, non ti avrebbero lasciato indifferente. Il messaggio di oggi  stato solo per rinfrescarti la memoria.
- Non c bisogno che mi ricordi cosa mi hai promesso. Oppure stavi mentendo?
- Quella notte avrei detto qualsiasi cosa per tornare libera - ammise. - Ma non stavo mentendo. - Si chin in avanti, lo sguardo luminoso e cupo allo stesso tempo. - Tu sei un Nephilim, del Conclave e del Consiglio. Sulla mia testa c una taglia per aver ucciso degli Shadowhunters. Ma so che tu non sei venuto qui per consegnarmi a loro. Tu sei qui perch vuoi delle risposte.
- Voglio sapere dov Jace - dichiar Alec.
- Lo vuoi sapere - rispose lei - ma non c motivo per cui io debba avere la risposta, e infatti non ce lho. Se lo sapessi, te lo direi. So che  stato preso dal figlio di Lilith, e io non ho motivo di esserle fedele. Se n andata. So che ci sono stati dei pattugliamenti per cercarmi, per scoprire qualsiasi cosa potessi sapere. Ora te lo posso dire: non so nulla. Se sapessi dove si trova il tuo amico, ora lo sapresti anche tu. Non ho motivi per inimicarmi ancora di pi i Nephilim. - Si pass una mano tra i folti capelli biondi. - Ma non  questa la ragione della tua presenza. Ammettilo, Alexander.
Alec sent il proprio respiro accelerare. Aveva pensato a quella situazione, sveglio di notte sdraiato accanto a Magnus, sentendolo respirare, e sentendo i propri respiri, contandoli. Ognuno di essi rappresentava un passo verso linvecchiamento e la morte. Ogni notte lo trascinava pi vicino alla fine di tutto.
- Hai detto che conoscevi un modo per rendermi immortale - disse finalmente Alec. - Hai detto che conoscevi un modo per far s che io e Magnus potessimo stare insieme per sempre.
- Lho fatto, vero? Interessante...
- E voglio che tu ora me lo dica.
- E lo far - gli rispose Camille deponendo il libro. - Ma a un prezzo.
- No - ribatt Alec. - Io ti ho liberata. E ora tu mi dirai quello che voglio sapere, altrimenti ti consegner al Conclave. Ti incateneranno sul tetto dellIstituto e aspetteranno lalba.
Lo sguardo di lei si fece duro, impassibile. - Non mi importa delle minacce.
- E allora dammi quello che voglio.
Camille si alz in piedi, passandosi le mani sulla giacca per lisciarla. - Vieni a prendertelo, Shadowhunter.
Fu come se tutta la frustrazione, il panico e la disperazione delle ultime settimane sgorgassero fuori da Alec in un istante. Balz verso Camille proprio mentre lei si lanciava su di lui con i canini scoperti.
Alec ebbe appena il tempo di sfilare la spada angelica dalla cintura che lei gli stava gi quasi addosso. Non era la prima volta che lottava contro un vampiro; la loro potenza e agilit erano impressionanti. Era come lottare contro un tornado scatenato. Si butt di lato, rotol sui piedi e le tir contro una scala a pioli caduta a terra con cui la blocc il tempo necessario per sollevare la spada e sussurrare: - Nuriel.
La lama si accese come una stella, e Camille esit. Poi si scagli di nuovo allattacco, infilzando le sue lunghe unghie nella guancia e sulla spalla di Alec. Il ragazzo sent il caldo umido del sangue. Si volt di scatto per trafiggerla, ma lei salt in alto volando fuori dalla sua portata, ridendo e prendendosi gioco di lui.
Alec corse verso le scale che portavano gi alla piattaforma. Lei gli corse dietro, lui la schiv lateralmente, fece una giravolta e spicc un salto in aria e, facendo leva contro il muro, punt verso di lei, che nello stesso istante si stava tuffando su di lui. Si scontrarono a mezzaria, Camille che gridava e si abbatteva su Alec, Alec che teneva Camille stretta per un braccio, anche mentre si schiantavano insieme a terra, restando quasi senza fiato per la caduta. Trattenerla verso il basso era cruciale per vincere la battaglia, e in cuor suo Alec ringrazi Jace per avergli fatto provare e riprovare in palestra quelle mosse finch non aveva imparato a sfruttare ogni superficie per sollevarsi in aria per almeno qualche secondo.
Cerc di colpirla con la spada angelica mentre rotolavano sul pavimento, ma lei schivava i colpi con facilit, muovendosi tanto in fretta da sembrare un turbine. Gli diede un calcio con i tacchi, infilzandoglieli nelle gambe. Lui fece una smorfia di dolore e imprec. Camille rispose con un fiume in piena di volgarit sulla vita sessuale di Alec con Magnus e su quella che aveva avuto lei con lo stregone; la cosa avrebbe potuto continuare, se non avessero raggiunto il centro della stanza, il punto in cui il lucernario del soffitto creava un cerchio di luce del sole sul pavimento. Afferrandole il polso, Alec le pieg una mano allingi, dentro la luce.
Lei url, mentre sulla pelle le comparivano grosse vesciche bianche. Alec riusciva a sentire il calore che quella mano rigonfia emanava. Tenendo le dita intrecciate a quelle di Camille, risollev larto malridotto e lo riport allombra. A quel punto le tir una gomitata sulle labbra, aprendogliele in due. Sangue di vampiro, di un rosso pi brillante di quello umano, le col dallangolo della bocca.
- Ne hai avuto abbastanza? - ringhi. - Ne vuoi ancora?
Fece per rimetterle di nuovo la mano al sole. Aveva gi iniziato a rigenerarsi, il rosso dellustione che passava al rosa.
- No! - Camille sussult, toss e cominci a tremare: tutto il suo corpo era percorso da spasmi. Dopo un istante, Alec si rese conto che in realt il vampiro stava ridendo, ridendo fra i rivoli di sangue. - Mi hai fatto sentire viva, Nephilim. Davvero una bella lotta, ti devo ringraziare.
- Ringraziami dando la risposta alla mia domanda - la esort Alec, ansimando. - Altrimenti ti riduco in cenere. Sono stufo dei tuoi giochetti.
Le labbra di Camille si distesero in un sorriso. I tagli si erano gi rimarginati, sebbene il viso fosse ancora insanguinato. - Non c modo di renderti immortale. Non senza la magia nera o trasformandoti in un vampiro, e tu hai rifiutato entrambe le opzioni.
- Ma tu hai detto... Hai detto che cera un altro modo per restare insieme...
- Oh, s. - Gli occhi le brillarono. - Magari non sarai in grado di guadagnare limmortalit, piccolo Nephilim, almeno non a condizioni per te accettabili... Ma puoi portare via quella di Magnus.
Clary era seduta in camera sua a casa di Luke, una penna stretta nella mano, un foglio di carta disteso sulla scrivania di fronte. Il sole era tramontato e la lampada da tavolo accesa illuminava la runa appena cominciata.
Le si era insinuata in testa quando era sul treno della metro, tornando a casa, mentre guardava assente fuori dal finestrino. Non laveva mai vista prima, e appena arrivata in stazione era corsa a casa, scansando le domande della madre e chiudendosi in camera per riprodurre quellimmagine sulla carta mentre ancora era fresca nella sua mente.
Qualcuno buss alla porta. Clary nascose subito il disegno sotto un foglio bianco mentre sua madre entrava nella stanza.
- Lo so, lo so - disse Jocelyn alzando una mano come per difendersi dalle proteste di Clary. - Vuoi essere lasciata sola. Ma Luke ha preparato la cena e dovresti mangiare qualcosa.
Clary guard la madre. - E tu anche. - Quando era sotto stress, anche Jocelyn, come sua figlia, tendeva a perdere lappetito, e ora aveva le guance scavate. Ormai avrebbe dovuto essere alle prese coi preparativi per la luna di miele, impegnata a fare i bagagli per qualche posto magnifico e lontano. Invece il matrimonio era stato posticipato a data da destinarsi, e di notte, attraverso le pareti, Clary la sentiva piangere. Conosceva quel genere di lacrime, nate dalla rabbia e dal senso di colpa, lacrime che dicevano  tutta colpa mia.
- Manger, se vuoi - disse Jocelyn sforzandosi di sorridere. - Luke ha fatto la pasta.
Clary gir la sedia, piegandosi apposta per impedire alla madre la vista della scrivania. - Mamma - le disse. - C una cosa che vorrei chiederti.
- Che cosa?
Clary mordicchi lestremit della penna, una cattiva abitudine sviluppata da quando aveva iniziato a disegnare. - Mentre ero nella Citt Silente con Jace, i Fratelli mi hanno detto che quando nasce uno Shadowhunter si fa una cerimonia per proteggerlo. Sono le Sorelle di Ferro e i Fratelli Silenti a occuparsene. E cos mi stavo chiedendo...
- Se labbiamo fatta anche per te?
Clary annu.
Jocelyn emise un sospiro e distese le braccia verso lalto. - S. La organizzai tramite Magnus. Cerano un Fratello Silente, una persona votata al silenzio e uno stregone femmina al posto di una Sorella di Ferro. Io quasi non volevo farla. Non volevo pensare che il soprannaturale avrebbe potuto metterti in pericolo, dopo che ti avevo nascosta con tanta attenzione. Invece Magnus mi convinse, ed ebbe ragione.
Clary la guard, incuriosita. - Chi era lo stregone femmina?
- Jocelyn! - Luke la stava chiamando dalla cucina. - Lacqua bolle!
Jocelyn depose un rapido bacio sulla testa di Clary. - Scusami, emergenza culinaria. Ci si vede tra cinque minuti?
Clary annu mentre sua madre lasciava in fretta la stanza, poi torn a girarsi verso la scrivania. La runa che aveva iniziato era ancora l, che le solleticava i pensieri. Ricominci a disegnare, completando quello che aveva appena accennato. Una volta terminata lopera, si appoggi allo schienale e osserv il risultato. Era simile alla runa di apertura, ma diversa. Era uno schema semplice come una croce e nuovo al mondo come un bimbo appena nato. Racchiudeva in s una minaccia silenziosa, qualcosa che rivelava come avesse origine dalla rabbia, dal senso di colpa e dallimpotenza.
Era una runa di grande forza. Ma anche se Clary sapeva esattamente cosa significava e come usarla, non le veniva in mente un solo modo per renderla utile in quella situazione. Era come quando ti si ferma la macchina su una strada deserta, tu rovisti disperatamente nel bagagliaio e tiri fuori, trionfante, una prolunga elettrica invece dei cavetti da batteria.
Si sent come se il suo potere si stesse prendendo gioco di lei. Imprecando, lasci cadere la penna sulla scrivania e si prese il viso fra le mani.
Linterno del vecchio ospedale era stato accuratamente imbiancato, scelta che conferiva una luce inquietante a tutte le superfici. Quasi tutte le finestre erano sbarrate da assi di legno, ma anche in penombra Maia con la sua potente vista riusciva a distinguere i dettagli: il sottile strato di polvere di gesso nei corridoi spogli, i segni dove erano state posizionate le torce dei muratori, i pezzi di cavi attaccati alle pareti con grumi di intonaco, il fruscio dei topi negli angoli pi bui.
Una voce le parl da dietro le spalle: - Ho perlustrato lala est, niente. Tu?
Maia si volt. Era Jordan, jeans scuri e felpa nera aperta per met su una maglietta verde. Gli rispose scuotendo la testa. - Niente anche nellala ovest. Qualche bella scala traballante e degli interessanti dettagli architettonici, se ti interessa quel genere di cose.
Jordan fece segno di no. - E allora andiamocene. Questo posto mi mette i brividi...
Maia fu daccordo, felice di non essere stata lei la prima a dirlo. Si mise accanto a Jordan e insieme scesero le scale; i pezzi di intonaco sbriciolato che ricoprivano il corrimano erano cos abbondanti da sembrare neve. Non sapeva bene perch aveva accettato di continuare le ricerche insieme a lui, ma non poteva negare che insieme formavano una bella squadra.
Era facile stare con Jordan. Nonostante quanto accaduto fra di loro poco prima della scomparsa di Jace, lui sapeva tenere le distanze senza farla sentire in imbarazzo. La luce della luna splendeva intensa su di loro mentre uscivano dallospedale ed entravano nel grande edificio antistante. Era di marmo bianco, con quelle finestre sbarrate che sembravano occhi assenti. Un albero ricurvo, che spargeva a terra le sue ultime foglie, incombeva davanti al portone dingresso.
- S,  stata una perdita di tempo - comment Jordan. Maia lo guard. Lui era impegnato a fissare il vecchio ospedale della marina, quindi era il momento ideale. Le piaceva osservarlo mentre lui non la guardava, perch poteva studiarne langolo della mascella, il modo in cui i capelli scuri gli si arricciavano sulla nuca, la sporgenza delle clavicole sotto la scollatura a V della maglietta, e tutto questo senza la sensazione che lui si aspettasse qualcosa dai suoi sguardi. Quando si erano conosciuti, lui era il classico belloccio alternativo, viso squadrato e ciglia lunghe, ma ora sembrava pi grande con quelle nocche graffiate e i muscoli che si muovevano armoniosi sotto la maglietta aderente. La carnagione aveva ancora quella sfumatura olivastra che ricordava le origini italiane e il nocciola degli occhi era sempre lo stesso, ma ora le pupille erano orlate dal cerchio dorato dei licantropi. Le stesse che vedeva lei tutte le mattine, allo specchio, dentro il proprio sguardo. Le pupille che aveva a causa di Jordan.
- Maia? - Jordan la stava guardando con aria interrogativa. - A cosa stai pensando?
- Oh! - La ragazza batt le palpebre, colta di sorpresa. - No, credo anchio che non sia stato utile perlustrare lospedale. A essere sinceri, non so nemmeno perch ci abbiano mandati qui. Il Brooklyn Navy Yard. Perch Jace dovrebbe essere da queste parti? Non mi sembra che avesse una passione per le barche...
Lespressione di Jordan pass dal semplice stupore di poco prima a qualcosa di molto pi cupo. - Quando i cadaveri finiscono nellEast River, spesso finiscono qui, al Navy Yard.
- Pensi davvero che stiano cercando un cadavere?
- Non lo so. - Jordan si volt con unalzata di spalle e si mise a camminare, con lerba secca e irregolare del prato che frusciava contro gli stivali. - Forse continuo a cercare solo perch smettere mi sembrerebbe sbagliato.
Lui aveva il passo lento di chi non ha fretta. Camminavano spalla a spalla, quasi sfiorandosi. Maia teneva lo sguardo fisso allorizzonte, sul profilo di Manhattan, una mano di bianco lucido che si rifletteva sullacqua. Mentre si avvicinavano alle acque basse della Wallabout Bay, comparvero alla vista anche il ponte di Brooklyn e il rettangolo illuminato del South Street Seaport sullacqua. Maia riusciva a sentire i miasmi delle acque inquinate, della sporcizia e dei motori diesel del Navy Yard, uniti allodore degli animaletti che si muovevano nellerba.
- Non credo che Jace sia morto - disse infine. - Credo che non voglia essere ritrovato.
A quelle parole, Jordan si volt a guardarla. - Quindi per te non dovremmo cercarlo?
- No. - Esit. Erano sbucati vicino al fiume, accanto a un muretto. Mentre camminavano, Maia ci faceva scorrere sopra la mano. Tra loro e lacqua cera solo una stretta striscia dasfalto. - Quando sono scappata qui, a New York, non volevo essere trovata. Ma mi sarebbe piaciuta lidea di qualcuno che mi stesse cercando come ora tutti stanno cercando Jace Lightwood.
- Jace ti piaceva? - le chiese Jordan in tono neutrale.
- Piacermi? Be, s, ma non in quel senso!
Jordan rise. - Non intendevo in quel senso. Anche se in genere viene considerato un bello spaziale!
- Per caso stai per assumere quellatteggiamento tipico dei ragazzi etero che non sono in grado di giudicare se altri uomini sono attraenti o no? Jace e quel tizio peloso che lavora alla tavola calda sulla Nona per te sono uguali?
- Be, il tizio peloso ha quel neo enorme, perci direi che Jace lo batte di poco. Sempre se ti piace il genere biondo e scolpito, per la serie Abercrombie farebbe i salti mortali per prendermi. - Jordan la guardava da sotto le sue lunghe ciglia.
- Ho sempre preferito i mori - disse Maia a bassa voce.
Lui guard verso il fiume. - Tipo Simon.
- Be... s. - Era da tempo che Maia non ripensava a Simon in quel senso. - Direi di s.
- E poi a te piacciono i musicisti - riprese Jordan allungandosi per staccare una foglia da un ramo basso. - Voglio dire, io sono un cantante, Bat era un DJ, e Simon...
- Mi piace la musica - disse Maia scostandosi i capelli dal viso.
- Cosaltro ti piace? - Jordan stava spezzettando la foglia tra le dita. Si ferm per sollevarsi e mettersi a sedere sul muretto, col viso rivolto verso Maia. - Nel senso, c qualcosa che ti piace cos tanto da pensare di poterla fare, s, per vivere?
Lei lo guard con stupore. - Che cosa vuoi dire?
- Ricordi quando ho fatto questi? - Si apr la cerniera e tolse la felpa. La maglietta che indossava era a maniche corte e lasciava scoperti, attorno a entrambi i bicipiti, i tatuaggi con i mantra in sanscrito. Maia se li ricordava bene. Erano opera della loro amica Valerie, che aveva lavorato per ore nel suo negozio di Red Bank senza volere niente in cambio. Fece un passo verso Jordan. Con lui seduto e lei in piedi, erano quasi fronte a fronte. Maia allung una mano e con le dita percorse, esitando, le lettere del braccio sinistro. Appena le sfior, Jordan chiuse gli occhi distinto.
- Conducimi dallirrealt alla realt - lesse Maia ad alta voce. - Conducimi dalle tenebre alla luce. Conducimi dalla morte allimmortalit. - La pelle di lui era liscia sotto la punta delle sue dita. - Parole tratte delle Upanishad.
- Una tua idea. Eri tu quella che leggeva sempre. Eri tu quella che sapeva tutto... - Riapr gli occhi per guardarla. Erano di una tonalit pi chiara rispetto allacqua alle sue spalle. - Maia, qualsiasi cosa vorrai fare, io ti aiuter. Ho risparmiato gran parte dello stipendio che mi passa il Praetor. Quei soldi potrei darli a te, cos ci paghi la retta di Stanford. Be, almeno una parte. Se ci vuoi ancora andare.
- Non lo so - disse lei con la mente che le turbinava. - Quando mi sono unita al branco, pensavo che si potesse essere lupi mannari e basta. Pensavo che fosse questione di vivere con gli altri senza avere una propria identit. Cos mi sembrava meno pericoloso... Invece Luke una vita ce lha,  il proprietario di una libreria. E tu, tu sei nel Praetor. Forse... Forse si pu essere pi di una cosa soltanto.
- E tu lo sei sempre stata. - Il tono di Jordan era basso, quasi gutturale. - Sai, quello che hai detto prima... Che quando sei scappata ti piaceva pensare che qualcuno ti stesse cercando. - Fece un respiro profondo. - Io ti cercavo. E non ho mai smesso.
Gli occhi di Maia incrociarono quelli di Jordan. Lui non si muoveva, ma le mani stringevano le ginocchia cos forte che le nocche erano diventate bianche. Lei si sporse in avanti, abbastanza da vedergli un accenno di barba incolta lungo la mascella e da sentire il suo odore di lupo, di dentifricio, di maschio. Appoggi le mani sopra le sue. - Be - disse. - Mi hai trovata.
I loro visi erano solo a pochi centimetri di distanza. Lei sent il suo respiro sulle proprie labbra prima che lui la baciasse. Maia si abbandon, chiudendo gli occhi. La bocca di lui era morbida come la ricordava; le labbra sfioravano le sue con dolcezza, facendole venire i brividi in tutto il corpo. Alz le braccia per mettergliele attorno al collo, per lasciar scivolare le dita fra i riccioli scuri, per toccare piano la pelle della nuca, lorlo consumato della maglietta.
Lui la strinse pi forte. Stava tremando. Maia avvert il calore del suo corpo possente contro il proprio mentre lui le faceva scendere le mani lungo la schiena. - Maia... - sussurr. Aveva iniziato a sollevarle lorlo della felpa, tenendola stretta alla base della schiena. Le sue labbra si mossero contro quelle di lei. - Ti amo. Non ho mai smesso di amarti.
Sei mia. Sei mia per sempre.
Col cuore che le batteva allimpazzata, Maia si stacc di colpo da Jordan riabbassandosi la felpa. - Jordan... fermati.
Lui la guard con aria perplessa e preoccupata. - Scusami. Non ti  piaciuto? Non ho pi baciato nessunaltra, da quando... - La voce gli si smorz.
Lei scosse la testa. - No.  che... non posso.
- Daccordo - fece lui. Aveva un aspetto molto vulnerabile, l seduto con la tristezza scritta in faccia. - Non dobbiamo fare niente...
Lei annaspava per cercare le parole. -  troppo.
- Ma  stato solo un bacio.
- Hai detto che mi ami - disse lei con voce tremante. - Mi hai offerto i tuoi risparmi. Non posso accettarlo.
- Accettare cosa? - fece lui con una scintilla di offesa. - Il denaro o lamore?
- Entrambi. Non posso e basta, okay? Non con te, non in questo momento. - Cominci a indietreggiare. Lui la stava guardando, a bocca socchiusa.
- Non seguirmi, ti prego - gli disse, poi corse via, nella direzione da cui erano venuti.
capitolo 5
IL FIGLIO DI VALENTINE
Stava di nuovo sognando paesaggi glaciali. Unaspra tundra che si estendeva ovunque, blocchi di ghiaccio alla deriva sulle nere acque dellArtico, montagne incappucciate di neve, citt scavate nel gelo con torri scintillanti come quelle demoniache di Alicante.
Davanti alla citt gelata cera un lago, anchesso ghiacciato. Clary stava scivolando gi per un ripido pendio, cercando di raggiungere il lago, anche se non sapeva bene perch. Due figure sinistre, incappucciate, sorgevano al centro della distesa gelata. Avvicinandosi a essa, slittando sulla discesa, con le mani che le bruciavano a contatto con il ghiaccio e la neve che le riempiva le scarpe, si accorse che uno dei due individui era un ragazzo dotato di ali nere, che gli partivano dalla schiena, simili a quelle di un corvo. I capelli erano bianchi come tutto il ghiaccio che li circondava. Sebastian. E accanto a lui cera Jace, la sua chioma dorata era lunica nota di colore in un paesaggio altrimenti bianco e nero.
Quando Jace si allontan da Sebastian e inizi ad avanzare verso di lei, anche dalla sua schiena esplosero delle ali, bianco oro e lucenti. Clary scivol sugli ultimi centimetri che la dividevano dalla superficie gelata del lago e croll sulle ginocchia, esausta. Aveva le mani bluastre e sanguinanti, le labbra screpolate e i polmoni che si inaridivano a ogni respiro gelato.
- Jace - sussurr.
Lui era l, a rimetterla in piedi avvolgendola tra le sue ali. E lei era di nuovo calda, il disgelo le partiva dal cuore e le percorreva tutte le vene, riportando in vita mani e piedi e provocandole un formicolio a met fra dolore e piacere. - Clary - le disse Jace accarezzandole teneramente i capelli. - Mi prometti che non griderai?
Gli occhi di Clary si aprirono. Per un istante fu cos disorientata da avere limpressione che il mondo le girasse attorno, come fosse a bordo di una giostra impazzita. Era in camera sua, a casa di Luke. Il solito materasso sotto di lei, il guardaroba con lo specchio incrinato, la fila di finestre che davano sullEast River, il calorifero che sibilava e lanciava schizzi. Una luce tenue si insinuava da fuori, un vago chiarore rosso aleggiava intorno al rilevatore di fumo sopra larmadio. Era sdraiata su un fianco, sotto una montagna di coperte, e si sentiva la schiena piacevolmente calda. Un braccio le penzolava gi dal letto. Si chiese se Simon fosse entrato dalla finestra, mentre dormiva, sdraiandosi accanto a lei, come facevano da piccoli.
Ma il corpo di Simon non emanava calore.
Si sent salire il cuore in gola. Ora che era del tutto sveglia, si rigir sotto le coperte. Accanto aveva Jace, sdraiato su un fianco, che la guardava, con la testa appoggiata alla mano.
Il debole chiarore della luna rendeva i suoi capelli simili a unaureola, mentre gli occhi brillavano di luce dorata come quelli di un gatto. Era completamente vestito; indossava ancora la maglietta bianca a maniche corte che Clary gli aveva visto quello stesso giorno, e aveva le braccia coperte di rune che si arrampicavano come edera.
Trattenne il respiro, sbalordita. Jace, il suo Jace, non laveva mai guardata in quel modo. Laveva guardata con desiderio, s, ma non con quello sguardo languido, predatore, quasi rapace, che ora le scombussolava il battito cardiaco.
Apr la bocca, per pronunciare il suo nome o per urlare, non sapeva bene, ma non ebbe modo di scoprirlo: Jace si mosse cos in fretta che neanche lo vide. Un istante prima era sdraiato di fianco a lei, adesso le stava sopra, tenendole una mano premuta sulla bocca. Le stringeva i fianchi tra le ginocchia, facendole sentire il proprio corpo snello e muscoloso contro il suo.
- Non ti far del male - le disse. - Non lo farei mai. Ma non voglio che gridi. Ti devo parlare.
Lei gli lanci uno sguardo truce.
Jace, a sorpresa, rise. Era la sua solita risata, ma ridotta a un sussurro. - So leggere le tue espressioni, Clary Fray. Se ti togliessi la mano dalla bocca, un secondo dopo staresti gi gridando. O sfruttando lallenamento per rompermi i polsi. Su, promettimi che non lo farai. Giura sullAngelo.
Questa volta Clary alz gli occhi al cielo.
- Okay, hai ragione - riprese Jace, - non puoi giurare se ti tengo la mano sulla bocca, quindi ora la tolgo. E se strilli... - Inclin la testa di lato, cos che un ciuffo di capelli biondo chiaro gli cadde sugli occhi. - Sparir.
Tolse la mano. Clary giaceva immobile, col respiro affannato e la pressione del corpo di Jace contro di s. Sapeva che lui era pi veloce e che non cera mossa che non avrebbe parato, ma per il momento pareva intenzionato a considerare il loro incontro come un gioco, come qualcosa di divertente. Lo vide chinarsi ancora pi gi su di s e si accorse che aveva la maglietta alzata; sentiva i potenti muscoli dei suoi addominali contro la propria pelle nuda. Arross.
Nonostante il calore alle guance, era come se nelle vene le scorressero freddi aghi di ghiaccio. - Che ci fai qui?
Lui si rialz leggermente, con aria delusa. - Non  esattamente la risposta alla mia domanda, sai? Mi aspettavo di pi, un alleluia o qualcosa del genere. Voglio dire, non  che il tuo ragazzo resusciti tutti i giorni.
- Lo sapevo gi che non eri morto - gli disse fra labbra intorpidite. - Ti ho visto in biblioteca. Con...
- Con il colonnello Mustard?
- Con Sebastian.
Jace accenn una risata soffiando dalle narici. - Sapevo che ceri anche tu. Lo sentivo.
Clary avvert la tensione nei muscoli. - Mi hai lasciato credere che te neri andato - gli disse. - Prima di rivederti, pensavo che... pensavo davvero che ci fosse la possibilit che tu fossi... - Si interruppe; non riusciva a dirlo. Morto. -  imperdonabile. Se lo avessi fatto io con te...
- Clary. - Si chin di nuovo sopra di lei. Sentiva le sue mani calde sui polsi, il respiro suadente nellorecchio. Era consapevole, in ogni punto del corpo, che la loro pelle nuda si stava sfiorando. Una distrazione tremenda. - Ho dovuto farlo. Era troppo pericoloso. Se te lo avessi detto, avresti dovuto scegliere fra dire al Consiglio che ero ancora vivo e lasciare che mi cercassero, oppure mantenere un segreto che ai loro occhi ti avrebbe resa una complice. Poi, quando mi hai visto in biblioteca, ho dovuto aspettare. Dovevo sapere se mi amavi ancora, e se avresti riferito o no al Consiglio quello che avevi visto. Non lo hai fatto. Dovevo sapere se ti importava pi di me che della Legge. Ed  cos, vero?
- Non lo so - sussurr Clary. - Non lo so. Chi sei tu?
- Sono ancora Jace - rispose lui. - E ti amo ancora.
Lacrime calde si gonfiarono negli occhi di Clary; quando batt le palpebre, le sgorgarono fuori, sulle guance. Lui pieg la testa dolcemente e gliele baci, facendo poi lo stesso con la bocca. Clary sent il sapore salato delle sue stesse lacrime sulle labbra di lui e dischiuse piano le sue, dolcemente, come stava facendo anche Jace. Quel tocco e quel sapore familiare la travolsero: per una frazione di secondo si abbandon a lui, mentre tutti i dubbi affondavano dentro il desiderio cieco, irrazionale, di tenerlo vicino a s, di tenerlo l...
Ma in quel momento si apr la porta.
Sebastian.
Da vicino, Clary notava meglio le differenze rispetto a quando laveva visto a Idris. Aveva i capelli di un bianco assoluto, gli occhi neri come tunnel circondati da ciglia lunghe come le zampe di un ragno. Indossava una camicia bianca, con le maniche rimboccate, da cui spuntava una cicatrice rossa che cerchiava il polso destro come un bracciale in rilievo. Anche sul palmo della mano ce nera una, molto brutta e probabilmente pi recente.
- Ti ricordo che quella che stai deflorando  mia sorella - disse puntando il suo nero sguardo su Jace. Aveva parlato con un tono di voce divertito.
- Mi dispiace - rispose Jace, che non sembrava affatto dispiaciuto. Si era appoggiato allindietro sulle coperte, flessuoso come un gatto. - Ci siamo lasciati un po andare.
Clary trattenne il respiro. Sentire quelle parole era sgradevole. - Fuori di qui - disse a Sebastian.
Lui si appoggi allo stipite della porta col gomito e un fianco, e Clary rimase colpita da quanto quel gesto le ricordasse Jace. Non avevano lo stesso aspetto, per si muovevano allo stesso modo. Come se...
Come se avessero imparato a muoversi dalla stessa persona.
- Ma guarda - disse Sebastian. -  questo il modo di rivolgersi al proprio fratello maggiore?
- Magnus avrebbe dovuto lasciarti in versione attaccapanni - disse Clary con disprezzo.
- Ah, te lo ricordi, vero? Mi sembrava che quel giorno ci fossimo divertiti. - Sogghign, e con unondata di nausea, Clary ricord quando lui laveva portata alle rovine bruciate della casa di sua madre e laveva baciata tra le macerie, pur sapendo chi erano luno per laltra e godendo del fatto che lei ne era alloscuro.
Guard Jace di sottecchi. Lui sapeva benissimo che Sebastian laveva baciata. Lo aveva anche provocato, con quella storia, tanto che per poco Jace non lo aveva ucciso. Adesso invece non pareva arrabbiato, divertito piuttosto, e forse anche un po infastidito per essere stato interrotto.
- Dovremmo rifarlo - disse Sebastian guardandosi le unghie. - Passare un po di tempo in famiglia.
- Non mi importa quello che dici. Tu non sei mio fratello - disse Clary. - Sei un assassino.
- Davvero non capisco come le due cose possano annullarsi a vicenda - ribatt Sebastian. - Non  come nel caso del povero pap. - Cos dicendo, spost pigramente lo sguardo su Jace. - In genere non mi piace intromettermi negli affari di cuore di un amico, ma non ho nessuna voglia di restarmene in corridoio allinfinito. Specialmente senza poter accendere le luci. Mi annoio!
Jace si mise a sedere, riabbassandosi la maglietta. - Dacci solo cinque minuti.
Sebastian fece un sospiro molto teatrale e chiuse la porta sbattendola. Clary fiss Jace. - Cosa sta succedendo, Jace? Mi vuoi dire cosa ca...
- Le parole, Fray! - Lo sguardo di lui guizzava. - Rilassati.
Clary punto lindice contro la porta. - Hai sentito quello che ha detto. Del giorno in cui mi ha baciata. Jace, lui sapeva che ero sua sorella!
Qualcosa balen negli occhi di lui, qualcosa che oscur il loro consueto riflesso ambrato, ma quando ricominci a parlare fu come se le parole di Clary si fossero scontrate con una parete di marmo senza lasciare segni.
Clary indietreggi. - Jace, mi ascolti quando parlo?
- Senti, io ti capisco se non ti va che tuo fratello ti stia aspettando in corridoio. Non avevo previsto di baciarti. - Sorrise in un modo che, in circostanze diverse, Clary avrebbe trovato adorabile. - Solo che in quel momento mi era sembrata una buona idea.
Clary si precipit fuori dalle lenzuola, senza distogliere lo sguardo da Jace. Prese la vestaglia che teneva appesa al bordo del letto e la indoss. Jace rimase a osservarla senza fare niente per fermarla, anche se aveva gli occhi che brillavano al buio. - Io... io non ci capisco niente. Prima sparisci, poi torni con lui comportandoti come se io non dovessi nemmeno farci caso, come se non fosse un problema, come se non... ricordassi.
- Te lho detto - le rispose Jace. - Dovevo essere sicuro di potermi fidare. Non volevo farti sapere dovero mentre eri ancora fra gli indagati del Conclave. Pensavo che sarebbe stato difficile, per te...
- Difficile per me?! - Quasi le mancava il fiato dalla rabbia. - Le verifiche a scuola sono difficili. I percorsi a ostacoli sono difficili. Il tuo sparire cos mi ha praticamente uccisa, Jace! E come credi che abbiano reagito Alec? Isabelle? Maryse? Hai idea di come sia stato? Riesci a immaginartelo? Non sapere nulla, cercarti...
La strana espressione di prima pass di nuovo sul volto di Jace; sembrava che stesse sentendo Clary senza davvero ascoltarla. - Ah, s, volevo appunto chiedertelo - disse sorridendo come un angelo. - Qualcuno mi sta cercando?
- Se qualcuno ti sta... - Clary scosse la testa, stringendosi la vestaglia attorno al corpo. Allimprovviso voleva proteggersi da quello sguardo, coprirsi davanti a tutta quella bellezza familiare, a quel sorriso da cacciatore che rivelava come Jace fosse pronto a fare con lei, a lei, qualsiasi cosa, non importava chi stesse aspettando in corridoio.
- Speravo che mettessero dei volantini, come quando si perdono i gatti - riprese Jace. - Scomparso ragazzo dalla strabiliante bellezza. Risponde al nome di Jace o di Tanta Roba.
- Spero di aver capito male.
- Non ti piace Tanta Roba? Pensi che Dolce Sogno sia pi raffinato? Oppure ci sarebbe Fustacchione, che per  decisamente troppo vintage...
- Taci! - esclam Clary con violenza. - E vattene.
- Io... - Jace sembr colto alla sprovvista, e Clary ricord quanto fosse rimasto stupito fuori dalla tenuta, quando lei lo aveva allontanato. - Okay, ora basta. Sar serio. Clarissa, sono qui perch voglio che vieni con me.
- Venire con te dove?
- Vieni con me... - segu un attimo di esitazione - ... e con Sebastian. Poi ti spiegher tutto.
Per un istante Clary rest di ghiaccio, tenendo gli occhi fissi su quelli di lui. Il chiarore argenteo della luna gli contornava la curva delle labbra, la forma degli zigomi, lombra delle ciglia, larco che formava il collo. - Lultima volta che sono venuta con te da qualche parte mi sono ritrovata stesa a terra priva di sensi per poi essere trascinata nel bel mezzo di una cerimonia di magia nera.
- Ma quello non ero io, era Lilith.
- Il Jace Lightwood che conosco io non starebbe nella stessa stanza di Jonathan Morgenstern senza ucciderlo.
- Scopriresti che sarebbe controproducente - comment Jace con disinvoltura, infilandosi gli stivali. - Siamo legati, io e lui. Ferisci lui e io sanguiner.
- Legati? Cosa intendi per legati?
Jace butt allindietro la chioma soffice, ignorando la domanda. -  una cosa pi grande di te, Clary. Non capiresti. Lui ha un piano.  disposto a impegnarsi, a sacrificarsi. Se solo tu mi lasciassi spiegare...
- Ha ucciso Max, Jace - disse Clary, - il tuo fratellino...
Lui trasal, e per un istante di folle speranza Clary pens di essere riuscita a fare breccia nel suo cuore. Invece lespressione gli torn subito distesa, come un lenzuolo spiegazzato dopo il passaggio del ferro da stiro. - Quello  stato... quello  stato un incidente. E poi anche Sebastian  mio fratello.
- No - scosse la testa Clary. - Lui non  tuo fratello,  il mio. E Dio solo sa quanto vorrei non fosse vero. Non avrebbe mai dovuto nascere...
- Come puoi dire una cosa del genere? - fece Jace buttando le gambe gi dal letto. - Hai mai pensato che forse le cose non sono bianche o nere come pensi tu? - Si pieg per prendere la cintura con le armi e allacciarsela. - C stata una guerra, Clary, e molte persone si sono fatte male, ma... allora le cose erano diverse. Ora so che Sebastian non farebbe mai intenzionalmente del male a qualcuno che ama. Sta servendo una causa pi grande di lui, e a volte ci sono dei danni collaterali...
- Hai appena detto che tuo fratello  stato un danno collaterale? - La voce le sal fino a un mezzo grido dincredulit. Si sentiva sul punto di soffocare.
- Clary, non mi stai ascoltando.  una cosa importante...
- Come, secondo Valentine, era importante quello che stava facendo lui?
- Valentine sbagliava - le disse. - Aveva ragione nel dire che il Conclave era corrotto, ma si sbagliava sul modo in cui sistemare le cose. Sebastian invece non sbaglia. Se tu almeno ci ascoltassi...
- Ci ascoltassi... - ripet Clary. - Mio Dio, Jace... - Lui la guardava dal letto, e lei, bench sentisse che il cuore le si stava spezzando, con la mente viaggiava allimpazzata per ricordare dove aveva lasciato lo stilo, o per chiedersi se sarebbe riuscita a raggiungere il taglierino nel cassetto del comodino e, nel caso, se avrebbe avuto la forza di usarlo.
- Clary? - Jace inclin la testa di lato, studiandole il viso. - Tu... tu mi ami ancora, vero?
- Io amo Jace Lightwood - fu la risposta di lei. - Mentre tu non so chi sei.
Jace cambi espressione ma, prima che potesse aprire bocca, un urlo squarci il silenzio. Un urlo, e il suono di un vetro che andava in frantumi.
Clary riconobbe la voce allistante. Era quella di sua madre.
Senza dedicare un altro sguardo a Jace, spalanc la porta della camera e si precipit in corridoio per raggiungere il salotto, un locale ampio separato dalla cucina mediante un lungo bancone. Proprio l accanto cera Jocelyn, con indosso pantaloni da ginnastica, una maglietta a frange e i capelli raccolti in uno chignon disordinato. Sicuramente era andata in cucina per prendere qualcosa da bere. Ai suoi piedi, un bicchiere rotto e la moquette verde inzuppata dacqua.
Sulla pelle del suo viso non era rimasta una sola nota di colore: era bianco come un cencio. Guardava dallaltra parte della stanza, e Clary, ancora prima di voltare la testa, sapeva cosa stava fissando.
Suo figlio.
Sebastian era appoggiato alla parete del salotto, accanto alla porta, il viso spigoloso privo di espressione. Abbass le palpebre e guard Jocelyn da sotto le ciglia. Cera qualcosa in quella postura, in quellaspetto, che sarebbe potuto uscire dritto da una fotografia di Hodge con Valentine a diciassette anni.
- Jonathan - sussurr Jocelyn. Clary rimase immobile, persino quando piomb in corridoio Jace, intuendo subito cosa era successo e fermandosi. La mano sinistra del ragazzo era sulla cintura con le armi, le dita sottili a pochi centimetri dallelsa di uno dei pugnali, e Clary sapeva che ci avrebbe messo meno di un secondo ad afferrarlo.
- Ora vado sotto il nome di Sebastian - disse il fratello di Clary. - Ho deciso che non mi interessava mantenere il nome scelto da te e da mio padre. Mi avete tradito entrambi, perci preferisco avere meno legami possibili con voi.
Lacqua fuoriuscita dal bicchiere rotto era andata a formare un cerchio scuro ai piedi di Jocelyn. La donna fece un passo in avanti, cercando con lo sguardo il viso di Sebastian, scrutandolo dallalto in basso. - Pensavo fossi morto - sussurr. - Morto. Ho visto le tue ossa ridotte in cenere.
Sebastian la guard, i suoi occhi neri calmi e sottili. - Se tu fossi una vera madre, una brava madre, avresti saputo che ero vivo. Qualcuno, una volta, ha detto che le madri portano con s le chiavi del nostro animo per tutta la vita. Ma tu hai buttato via la mia.
Jocelyn emise un rumore dal fondo della gola. Si appoggiava al bancone per sorreggersi. Clary voleva correre da lei, ma si sentiva incollata al pavimento. Qualunque cosa stesse accadendo tra sua madre e suo fratello, lei non centrava.
- Non dirmi che non sei nemmeno un po contenta di vedermi, madre - prosegu Sebastian. Anche se le parole erano supplicanti, la voce risultava atona. - Non sono tutto quello che potresti desiderare in un figlio? - Spalanc le braccia. - Bello, forte, proprio come il nostro caro e vecchio pap.
Jocelyn scosse la testa, grigia in viso. - Che cosa vuoi, Jonathan?
- Voglio quello che vogliono tutti - rispose lui. - Voglio quello che mi spetta. In questo caso, leredit dei Morgenstern.
- Leredit dei Morgenstern  sangue e devastazione - disse Jocelyn. - Qui non siamo Morgenstern. N io, n mia figlia. - Si mise dritta in piedi. La mano era ancora aggrappata al bancone, ma Clary aveva capito che nellespressione di sua madre era tornato un po del vecchio fuoco. - Se adesso te ne vai, Jonathan, non dir al Conclave che sei stato qui. - Gli occhi le guizzarono su Jace. - Lo stesso vale per te. Se sapessero che state collaborando, vi ucciderebbero entrambi.
Clary, distinto, si spost per mettersi davanti a Jace. Lui ora guardava Jocelyn da sopra le sue spalle. - Ti importa, se muoio? - le chiese.
- Mi importa di quello che succederebbe a mia figlia - rispose Jocelyn.
- E la Legge  dura, troppo dura. Forse quello che ti  successo... si pu rimediare. - Con lo sguardo torn su Sebastian. - Ma per te, caro Jonathan,  davvero troppo tardi.
La mano aggrappata al bancone saett in avanti brandendo il kindjal a manico lungo di Luke. Sul viso le brillavano gocce di pianto, ma la presa del coltello era salda.
- Sembro proprio lui, vero? - disse Sebastian senza scomporsi.
Sembrava aver notato a malapena larma. - Valentine.  per quello che mi guardi cos.
Jocelyn scosse la testa. - Hai laspetto che hai sempre avuto dal primo momento che ti ho visto. Quello di una creatura demoniaca. - La sua voce era triste e addolorata. - E mi dispiace tanto.
- Di cosa?
- Di non averti ucciso quando sei nato. - E cos dicendo usc da dietro il bancone facendo roteare il kindjal dentro la mano.
Clary si irrigid, ma Sebastian non fece una mossa. I suoi occhi scuri seguivano quelli di sua madre che gli si avvicinava. -  questo che vuoi? - le chiese. - Tu vuoi che io muoia? - Apr le braccia come per volerla accogliere, poi fece un passo in avanti. - Prego. Commetti pure un figlicidio. Non te lo impedir.
- Sebastian! - esclam Jace. Clary gli lanci unocchiata sbalordita. Era davvero preoccupato per lui?
Jocelyn fece un altro passo in avanti. Muoveva il coltello cos velocemente che distinguerne i contorni era impossibile. Quando larma si ferm, la punta mirava dritto al cuore di Sebastian.
Eppure lui non si muoveva.
- Fallo - le disse piano. Poi pieg appena la testa di lato. - Pensi di farcela? Avresti potuto uccidermi appena nato, ma non lhai fatto. - Il suo tono di voce si fece pi profondo. - Forse sai che lamore per un figlio  incondizionato. Forse, amandomi abbastanza, avresti potuto salvarmi.
Per un istante si fissarono lun laltra, madre e figlio, occhi verde ghiaccio che incontravano carboni ardenti. Agli angoli della bocca di Jocelyn cerano due profondi solchi che, Clary avrebbe potuto giurarci, solo due settimane prima non esistevano. - Stai bluffando - disse lei con la voce che le tremava. - Tu non provi nulla, Jonathan. Tuo padre ti ha insegnato a fingere di provare le emozioni umane come si insegna a parlare a un pappagallo. Lui non sa cosa sta dicendo, proprio come te. Quanto vorrei... Dio, s, quanto vorrei che ne fossi davvero capace. Invece...
Jocelyn sollev la lama tracciando un arco rapido, netto, tagliente. Il colpo perfetto avrebbe dovuto entrare sotto le costole di Sebastian per arrivare dritto al cuore. Almeno in teoria, se Sebastian non fosse stato persino pi veloce di Jace. Si volt di spalle, allontanandosi, e la punta della lama gli fece solo un graffio superficiale sul petto.
Accanto a Clary, Jace trattenne il respiro, e lei si gir per guardarlo. Sulla maglietta gli era comparsa una macchia rossa che andava allargandosi. Quando Jace si tocc, vide che la punta delle dita era insanguinata. Siamo legati. Ferisci lui e io sanguiner.
Senza pensarci due volte, Clary si precipit al centro della stanza, mettendosi fra Jocelyn e Sebastian. - Mamma! - esclam, senza fiato. - Fermati!
Jocelyn aveva ancora il coltello in mano e non staccava gli occhi da Sebastian. - Clary, togliti di mezzo.
Sebastian scoppi a ridere. - Carino, vero? La sorellina che difende il suo fratellone!
- Non sto difendendo te - ribatt Clary continuando a guardare sua madre in viso. - Qualsiasi cosa succeda a Jonathan, succede anche a Jace. Capisci, mamma? Se uccidi lui, Jace muore. Sta gi sanguinando! Mamma, ti prego!
Jocelyn non mollava la presa sullarma, ma aveva unaria esitante. - Clary...
- Santo cielo, che situazione - comment Sebastian. - Voglio proprio vedere come la risolvete. Dopotutto io non ho motivo di andarmene.
- S, invece - disse una voce che proveniva dal corridoio. - Ce lhai.
Era Luke, a piedi nudi, con addosso un paio di jeans e un vecchio maglione. Aveva laspetto scarmigliato, e senza gli occhiali sembrava stranamente pi giovane. In equilibrio sulla spalla teneva un fucile a canne mozze, puntato dritto contro Sebastian. - Questo  un fucile a pompa Winchester calibro 12 che il branco usa per abbattere i lupi mannari impazziti - disse. - Anche se non ti uccido, posso farti saltare una gamba, figlio di Valentine.
Fu come se tutti nella stanza trasalissero nello stesso istante. Tutti tranne Luke e Sebastian. Questultimo, con un sorriso che gli divideva la faccia in due, si volt verso lavversario guardandolo come se la sua arma non esistesse. - Figlio di Valentine, dici?  cos che mi vedi? In altre circostanze avresti potuto essere il mio patrigno.
- In altre circostanze - ribatt Luke, facendo scivolare un dito sul grilletto - avresti potuto essere umano.
Sebastian rimase perplesso. - E lo stesso si pu dire di te, lupo mannaro.
Era come se il mondo avesse rallentato. Luke guardava lungo la canna del fucile, Sebastian sorrideva.
- Luke - lo chiam Clary. Sembrava uno di quei sogni, uno di quegli incubi in cui vorresti urlare ma tutto quello che ti esce dalla gola  un debole sussurro. - Luke, non farlo!
Il dito del suo patrigno si irrigid sul grilletto. A quel punto Jace, che stava di fianco a Clary, esplose: part di corsa, salt oltre il divano e si avvent su Luke proprio nellistante in cui part il colpo.
Il proiettile vol in alto e colp una delle finestre, che scoppi verso lesterno. Luke barcoll allindietro per il contraccolpo. Jace gli strapp il fucile dalle mani e lo scagli via, facendolo finire fuori dalla finestra rotta.
- Luke... - cerc di dirgli. Ma laltro lo colp.
Pur sapendo tutto quello che sapeva, lo shock di vedere Luke, colui che aveva difeso Jace uninfinit di volte davanti a sua madre, a Maryse e al Conclave, lo stesso Luke noto per la sua calma e la sua gentilezza, che colpiva Jace in pieno volto fu per Clary come ricevere un pugno in prima persona. Jace, del tutto impreparato, fin allindietro contro il muro.
E Sebastian, che fino a quel momento non aveva mostrato emozioni diverse dallo scherno e dal disgusto, ringhi. Ringhi ed estrasse dalla cintura un pugnale lungo e sottile. Luke sgran gli occhi e fece per voltarsi, ma Sebastian fu pi veloce di lui, pi veloce di chiunque Clary avesse mai visto. Jace compreso. Infilz il pugnale nel petto di Luke, facendolo ruotare con violenza prima di estrarlo, rosso fino allimpugnatura. Luke si lasci cadere contro il muro e scivol a terra lasciandosi dietro una scia di sangue, sotto lo sguardo esterrefatto di Clary.
Jocelyn lanci un grido il cui suono fu peggiore di quello del proiettile che aveva distrutto la finestra, ma Clary ebbe limpressione di sentirlo provenire da lontano, quasi da sottacqua. Stava fissando Luke, collassato a terra, mentre il tappeto attorno a lui si tingeva veloce di rosso.
Sebastian sollev di nuovo il pugnale. Clary allora gli si scagli contro, colpendolo pi forte che poteva sulla spalla per fargli perdere lequilibrio. Lo smosse a malapena, ma riusc a fargli cadere larma. Sebastian si gir per guardarla. Aveva un labbro ferito. Clary non ne capiva il motivo, finch davanti agli occhi non le comparve anche Jace, sporco di sangue nel punto in cui era stato colpito da Luke.
- Ora basta! - Jace afferr Sebastian per le spalle della giacca. Era pallido, non stava guardando n Luke n Clary. - Smettila. Non  questo il motivo per cui sono venuto qui.
- Lasciami andare!
- No. - Jace pass un braccio davanti a Sebastian e gli afferr la mano. Il suo sguardo si incroci con quello di Clary. Mosse le labbra per pronunciare qualcosa, poi balen una luce argentea  lanello al dito di Sebastian  ed entrambi sparirono, dissolti nello spazio di un respiro. Proprio mentre scomparivano, una scia metallica vol in aria nel punto in cui i due si trovavano un secondo prima e and a conficcarsi nel muro.
Il kindjal di Luke.
Clary si gir per guardare la madre, che aveva lanciato larma. Ma lei per non la vide. Si era gi precipitata al fianco di Luke, buttandosi in ginocchio sopra il tappeto insanguinato e prendendo in grembo il proprio compagno. Lui aveva gli occhi chiusi e dagli angoli della bocca gli colavano rivoli rossi. A qualche centimetro di distanza giaceva il pugnale dargento di Sebastian, ancora pi rosso.
- Mamma - sussurr Clary. - Luke ...
- Il pugnale  dargento - disse Jocelyn con voce scossa. - Non guarir tanto in fretta, non senza una cura speciale. - Sfior il viso di Luke con la punta delle dita. Clary not con sollievo che il petto di lui si alzava e abbassava, anche se di poco. Riusciva a sentire il sapore delle lacrime bruciargli in fondo alla gola e, per un attimo, rimase colpita dalla calma di sua madre. Ma poi pens che quella era la stessa donna che un tempo aveva visto le ceneri della sua casa, i corpi carbonizzati della sua famiglia, genitori e figlio compresi, e che era riuscita lo stesso ad andare avanti.
- Vai in bagno a prendere degli asciugamani - le ordin. - Dobbiamo fermare lemorragia.
Clary barcoll ed entr quasi alla cieca nel piccolo bagno piastrellato di Luke. Sul retro della porta era appeso un asciugamano grigio; lo tir gi e torn in salotto. Jocelyn teneva Luke sulle ginocchia con una mano, mentre con laltra stringeva un cellulare. Alla vista di Clary, lo lasci cadere e prese subito lasciugamano. Dopo averlo piegato in due, lo appoggi sopra la ferita che Luke aveva sul petto e premette forte. Clary vide la stoffa tingersi di scarlatto.
- Luke - sussurr Clary. Lui non si mosse. Aveva il viso di un tremendo color grigio.
- Ho appena avvisato il suo branco - disse Jocelyn. Non guard sua figlia; Clary si rese conto che Jocelyn non le aveva fatto una sola domanda su Jace e su Sebastian, n le aveva chiesto come mai lei e Jace fossero usciti dalla stessa stanza, n che cosa stessero facendo. Era completamente concentrata su Luke. - Hanno mandato alcuni dei loro membri a perlustrare la zona. Appena arrivano, dobbiamo andarcene. Jace torner a cercarti.
- Non puoi saperlo... - cominci a dire Clary sussurrando da una gola prosciugata.
- Invece s - dichiar Jocelyn. - Valentine  tornato da me dopo quindici anni. I Morgenstern sono fatti cos. Non si arrendono mai, perci lui torner da te.
Jace non  Valentine, avrebbe voluto dire, ma la frase le si spense sulle labbra. Avrebbe anche voluto buttarsi sulle ginocchia e prendere la mano di Luke, stringerla forte, dirgli che gli voleva bene. Invece, ricordando le mani di Jace sulle proprie in camera da letto, non lo fece. Era colpa sua. Non meritava di consolare Luke: meritava solo dolore e senso di colpa.
Stridore di passi sul portico. Mormorio sommesso di voci. Jocelyn alz subito la testa: era il branco.
- Clary, vai a prendere le tue cose - le ordin. - Prendi quello che pensi ti servir ma niente pi di quello che riesci a portare. Non torneremo in questa casa.
capitolo 6
NESSUNA ARMA IN QUESTO MONDO
La prima neve aveva iniziato a scendere a fiocchi leggeri, simili a piume, da un cielo grigio acciaio. Clary e sua madre camminavano veloci lungo Greenpoint Avenue, con la testa piegata contro il gelido vento che saliva dallEast River.
Jocelyn non aveva detto una parola da quando avevano lasciato Luke nella stazione di polizia abbandonata che fungeva da quartier generale del branco. Era stato tutto molto caotico: i lupi mannari che trasportavano il loro capobranco allinterno, gli strumenti per curarlo, Clary e la madre che tentavano di guardarlo mentre gli altri serravano i ranghi intorno a lui quasi volessero proteggerlo dalla vista altrui. Sapeva perch non potevano portarlo in un normale ospedale, ma era stata dura, durissima, lasciarlo l, in quella stanza bianca che veniva utilizzata come infermeria.
Il fatto non era tanto che Jocelyn e Clary non piacessero agli altri lupi, ma che loro due non appartenevano al branco, e mai lo avrebbero fatto. Clary si era guardata attorno in cerca di Maia, unalleata, ma non laveva trovata. Alla fine Jocelyn laveva mandata fuori in corridoio, perch la stanza era troppo affollata, e lei si era lasciata cadere sul pavimento, abbracciando lo zaino che teneva sulle ginocchia. Erano le due di notte e non si era mai sentita cos sola. Se Luke fosse morto...
Quasi non ricordava di aver mai vissuto senza la sua presenza. Era grazie a lui e a sua madre se sapeva cosa voleva dire essere amati in modo incondizionato. Uno dei suoi primi ricordi era Luke che la prendeva in braccio per posarla tra i rami di un albero di mele, nella sua fattoria a nord di New York. Prima, in infermeria, lo aveva sentito rantolare mentre Bat, il suo comandante in terza, apriva il kit di soccorso. In teoria, ricordava Clary, le persone rantolavano quando stavano per morire. Non riusciva a ricordare lultima cosa che aveva detto a Luke. Ma quando qualcuno muore, bisogna ricordarselo, no?
Quando Jocelyn era finalmente uscita dallinfermeria, con laria esausta, aveva offerto una mano a Clary e laveva aiutata a rialzarsi dal pavimento.
- Mamma, Luke ...
- Stabile - aveva risposto Jocelyn. Poi aveva guardato su e gi per il corridoio e le aveva detto che dovevano andare.
- Andare dove? - Clary era sconcertata. - Pensavo saremmo rimaste qui, con Luke. Non voglio lasciarlo.
- Nemmeno io. - Jocelyn era stata irremovibile e Clary aveva ripensato alla donna che aveva voltato le spalle a Idris, a tutto ci che aveva conosciuto, andandosene per iniziare una nuova vita da sola. - Ma non possiamo neanche lasciare che Jace e Jonathan ci raggiungano qui. Metteremmo in pericolo il branco, oppure Luke. E il primo posto dove Jace verrebbe a cercarti  proprio qui.
- E allora, dove... - aveva tentato di dire Clary, ma si era accorta, ancora prima di completare la frase, che stava per fare una domanda inutile. Dove andavano, in quel periodo, ogni volta che avevano bisogno daiuto?
La pavimentazione sconnessa della strada era coperta da un leggero strato di bianco, simile a zucchero a velo. Prima di uscire di casa, Jocelyn si era messa un cappotto lungo, ma sotto aveva ancora i vestiti macchiati del sangue di Luke. A labbra strette, fissava la strada davanti a s con sguardo imperturbabile. Clary si chiese se fosse quello laspetto che aveva quando era stato il momento di lasciare Idris, con gli stivali coperti di cenere e la Coppa Mortale nascosta sotto la giacca.
Scosse la testa per cancellare quella scena. Si stava lasciando trasportare dalla fantasia, pensando a scenari a cui non aveva assistito, mentre la mente cercava di scappare dallorrore di cui era stata testimone diretta.
Limmagine non richiesta di Sebastian che infilzava il coltello nella carne di Luke le balz alla mente, cos come il suono della voce amata e familiare di Jace mentre pronunciava le parole danni collaterali.
Perch accade sovente, con ci che viene perso e ritrovato, che lo si scopra diverso da come lo si era lasciato...
Jocelyn rabbrivid e alz il cappuccio per proteggersi i capelli. Bianchi fiocchi di neve avevano iniziato a mischiarsi alle ciocche color rosso intenso. Lei continuava a tacere, e la strada, fiancheggiata da ristoranti polacchi e russi intervallati da parrucchieri e centri estetici, era deserta, in quella notte bianca e gialla. A un tratto, davanti alle palpebre chiuse di Clary, si accese il flash di un ricordo: stavolta un ricordo vero, non un capriccio della fantasia. Sua madre che la conduceva lungo una strada nera come la notte, fra cumuli di neve sporca. Un cielo minaccioso, grigio e plumbeo...
Aveva gi visto quella scena, la prima volta che i Fratelli Silenti le avevano scavato nella mente. E ora aveva capito di cosa si trattava: sua madre che la portava da Magnus per alterarle i ricordi. Doveva essere accaduto in pieno inverno, ma la strada era Greenpoint Avenue.
Ledificio di mattoni rossi in cui viveva Magnus si stagli davanti ai loro occhi. Jocelyn apr le porte a vetri dellingresso e Clary cerc di respirare dalla bocca mentre la madre suonava il citofono dello stregone una, due, tre volte. Una seconda porta si apr, e madre e figlia salirono le scale.
Lappartamento di Magnus era aperto; lo stregone le stava aspettando appoggiato allo stipite della porta. Indossava un pigiama giallo canarino e ai piedi aveva delle pantofole verdi con le facce di due alieni, complete di antenne a molla; i capelli erano un ammasso caotico di ricci e di punte. Gli occhi da gatto rivolsero alle nuove arrivate uno sguardo stanco.
- Rifugio di San Magnus per Shadowhunters perduti - annunci con voce profonda. - Benvenute - disse aprendo un braccio. - Le camere ancora libere sono da quella parte. Pulitevi gli stivali sullo zerbino.
Fece un passo indietro dentro casa e le lasci passare prima di chiudere la porta. Quel giorno lo stile dellarredamento era una sorta di finto vittoriano: divani a schienale alto e grandi specchi con cornice dorata ovunque. Le colonne erano avvolte da luci a forma di fiori.
In fondo a un breve corridoio che partiva dal salotto, cerano tre camere libere. Clary scelse a caso quella sulla destra. Aveva le pareti arancione, come la sua vecchia stanza di Park Slope, ospitava un divano letto, e la piccola finestra dava sulle vetrine buie di una tavola calda chiusa. Chairman Meow era acciambellato sul letto col muso infilato sotto la coda. Clary gli si sedette accanto e gli accarezz le orecchie, sentendolo vibrare in tutto il suo piccolo corpo peloso. Mentre lo coccolava, si accorse di cosa cera sulla manica della sua felpa: macchie scure e grumi di sangue. Il sangue di Luke.
Si alz e se la strapp di dosso con foga. Prese dallo zaino un paio di jeans puliti e una maglietta nera col collo a V e si rivest. Si diede unocchiata veloce al vetro della finestra, che le restitu il debole riflesso di una ragazza coi capelli flosci, bagnati di neve, e le lentiggini evidenti come chiazze di vernice. Non che le importasse del suo aspetto. Ripens a Jace che la baciava (le sembravano passati giorni anzich ore) e lo stomaco le fece male come se avesse ingoiato una miriade di coltellini.
Si tenne al bordo del letto per un lungo istante, finch il dolore non fu scomparso. Poi fece un respiro profondo e torn in salotto.
Sua madre era seduta su una delle sedie coi profili di legno dorato, e le sue lunghe dita da artista avvolgevano una tazza di limonata calda. Magnus era pigramente seduto su un divano color rosa acceso e aveva poggiato i piedi nelle pantofole verdi sopra il tavolino da caff. - Il branco lo ha stabilizzato - stava dicendo Jocelyn con voce esausta. - Ma non sanno quanto resister. In un primo tempo pensavano che sulla lama ci fosse polvere dargento, ma deve essere qualcosaltro. La punta del coltello... - In quellistante alz lo sguardo, vide Clary e tacque.
- Non c problema, mamma. Sono grande abbastanza da sentire cosa  successo a Luke.
-  che non sanno bene di cosa si tratta - disse piano Jocelyn. - La punta della lama usata da Sebastian si  spezzata contro una delle costole, incastrandosi nellosso. E ora non riescono a estrarla. Perch... si muove.
- Si muove? - Magnus era stupito.
- Quando hanno cercato di rimuoverla, si  rintanata nellosso e lo ha quasi spezzato - spieg Jocelyn. - Luke  un lupo mannaro, guarisce in fretta, ma quella cosa  dentro di lui, gli sfregia gli organi interni e impedisce alla ferita di rimarginarsi.
- Metallo demoniaco - dichiar Magnus. - Non argento.
Jocelyn si sporse in avanti. - Credi di poterlo aiutare? Non importa quanto coster, pagher...
Magnus si alz in piedi. Le sue pantofole aliene e i capelli arruffati sembravano davvero poco consoni rispetto alla gravit delle circostanze. - Non lo so.
- Ma hai guarito Alec - intervenne Clary - quando il Demone Superiore lo ha ferito...
Magnus cominci a camminare avanti e indietro. - Con lui sapevo qual era il problema. Invece, in questo caso, non so di quale metallo demoniaco si tratta. Potrei fare degli esperimenti, tentare diversi incantesimi di guarigione, ma non sarebbe la soluzione pi rapida per curarlo...
- E quale sarebbe, allora? - volle sapere Jocelyn.
- Il Praetor - rispose Magnus. - I Lupi Guardiani. Conoscevo il loro fondatore, Woolsey Scott. In seguito ad alcuni, diciamo, incidenti, ha sviluppato una grande passione per il modo in cui i metalli e le droghe demoniache agiscono sui licantropi, cos come i Fratelli Silenti prendono nota delle varie soluzioni per guarire i Nephilim. Nel corso degli anni il Praetor  diventato molto riservato ed esclusivo, purtroppo, ma un loro membro potrebbe avere accesso alle informazioni che ci servono.
- Luke non ne fa parte - disse Jocelyn. - E la lista dei membri  segreta.
- Luke no, ma Jordan s! - esclam Clary. - Sta con loro, potrebbe scoprire qualcosa. Adesso lo chiamo...
- Lo chiamo io - la ferm Magnus. - Non posso entrare nel quartier generale del Praetor, ma posso lasciare un messaggio che dovrebbe avere un certo peso. Torno subito. - Detto questo, trascin le pantofole fino alla cucina, con le antenne che ondeggiavano mollemente come alghe mosse dalla corrente.
Clary si gir verso sua madre, che nel frattempo stava fissando la sua tazza di limonata calda. Era una delle sue bevande preferite, quando aveva bisogno di riprendersi, anche se in verit Clary proprio non capiva come si potesse desiderare di bere dellacqua calda inacidita. Not che i capelli di sua madre, inzuppati di neve, si stavano asciugando formando dei riccioli, proprio come i suoi quando cera umidit.
- Mamma - le disse, e Jocelyn sollev lo sguardo. - Quel coltello che hai lanciato... prima, a casa di Luke. Era per Jace?
- Era per Jonathan. - Non lo avrebbe mai chiamato Sebastian, Clary lo sapeva.
-  esattamente... - Clary fece un respiro profondo - ...  quasi la stessa cosa. Hai visto anche tu. Quando hai pugnalato Sebastian, Jace ha iniziato a sanguinare.  come se fossero speculari, in qualche modo. Ferisci Sebastian e Jace sanguiner. Uccidilo, e Jace morir.
- Clary - disse sua madre sfregandosi gli occhi stanchi. - Possiamo non parlarne adesso?
- Ma tu hai detto che secondo te torner a cercarmi. Jace, intendo. Ho bisogno di sapere che non gli farai del male...
- Be, non posso promettertelo, perch non posso saperlo, Clary. Non posso. - Sua madre la guardava con sguardo risoluto. - Vi ho visti uscire da camera tua.
Clary arross. - Non voglio...
- Cosa? Parlarne? Troppo tardi, hai iniziato tu. Ti puoi ritenere fortunata che non sono pi nel Conclave. Da quant che sapevi dovera Jace?
- Ma io non so dov! Stasera  la prima volta che gli parlo da quando  scomparso. S, lho visto allIstituto con Seb... Jonathan, ieri. Ne ho parlato con Alec, Isabelle e Simon, ma non potevo dirlo a nessun altro: se il Conclave lo prendesse...
Jocelyn alz i suoi occhi verdi. - E perch no?
- Perch  Jace. E perch lo amo.
- Quello non  Jace. Le cose stanno cos, Clary. Lui non  pi quello che era. Non vedi che...
- Certo che lo vedo, non sono stupida. Ma ho fiducia. Lho gi visto posseduto e lho visto anche tornare in s. Penso che il vero Jace sia ancora l dentro, da qualche parte. So che ci deve essere un modo per salvarlo!
- E se invece non ci fosse?
- Dimostramelo.
- Non puoi dimostrare qualcosa che non c, Clarissa. Io capisco che lo ami, e lo hai sempre amato, troppo. Credi che io non amassi tuo padre? Credi che non gli abbia dato tutte le possibilit? E guarda com finita. Jonathan: se non fossi rimasta con tuo padre, lui non esisterebbe nemmeno...
- E io neanche - ribatt Clary. - Nel caso te ne fossi dimenticata, io sono arrivata dopo mio fratello, non prima. - Fiss la madre con sguardo severo. - Stai dicendo che sarebbe stato meglio non avermi, pur di liberarti di Jonathan?
- No, io...
Si sent il suono gracchiante delle chiavi nella serratura, e la porta dellappartamento si apr. Era Alec. Indossava un lungo cappotto nero di pelle aperto su un maglione azzurro, aveva i capelli neri punteggiati di neve. Le guance erano rosse come mele, ma per il resto il viso era pallido.
- Dov Magnus? - chiese. Mentre guardava verso la cucina, Clary not che aveva un livido sulla mascella, sotto lorecchio, grande come limpronta di un pollice.
- Alec! - Magnus arriv in salotto slittando sul pavimento e con la mano lanci un bacio al fidanzato. Si era tolto le pantofole e ora era a piedi nudi. Quando vide Alec, i suoi occhi da gatto si illuminarono.
Clary conosceva quellespressione. Era la stessa di quando lei guardava Jace. Alec, per, non contraccambi lo sguardo: si stava togliendo il cappotto per appenderlo allattaccapanni da muro, con fare visibilmente turbato. Le mani gli tremavano, le ampie spalle erano rigide.
- Hai ricevuto il mio messaggio? - gli chiese Magnus.
- S. Comunque ero a pochi isolati da qui. - Alec guard Clary, poi sua madre, e sul viso gli comparvero ansia e incertezza. Anche se era stato al ricevimento di Jocelyn e laveva gi incontrata diverse volte, non si poteva certo dire che si conoscessero bene. -  vero quello che ha detto Magnus? Hai rivisto Jace?
- E Sebastian - aggiunse Clary.
- Ma Jace... - fece per dire Alec. - Comera? Voglio dire, come ti  sembrato?
Clary sapeva esattamente cosa voleva sapere: per una volta lei e Alec si erano capiti meglio di chiunque altro in quella stanza.
- Non si sta prendendo gioco di Sebastian - rispose con un filo di voce. -  davvero cambiato. Non  pi lui, per niente.
- In che senso? - la incalz Alec con uno strano misto di rabbia e vulnerabilit. - In che senso  cambiato?
Clary aveva un buco nei jeans, allaltezza del ginocchio. Ci infil dentro il dito e inizi a grattare. - Il modo in cui parla... Si fida di Sebastian, crede in quello che lui sta facendo, qualunque cosa sia. Gli ho ricordato che lui  lassassino di Max, ma sembrava non importargli... - A quel punto la sua voce si incrin. - Ha detto che Sebastian  suo fratello tanto quanto Max.
Alec sbianc, e i pomelli rossi delle guance risaltarono come chiazze di sangue. - Non ha detto niente di me? Di Izzy? Non ha chiesto di noi?
Clary fece di no con la testa, a malapena in grado di sopportare lespressione sul viso di Alec. Con la coda dellocchio vide che anche Magnus lo stava guardando e che aveva il viso paralizzato dalla tristezza. Si chiese se fosse ancora geloso di Jace oppure dispiaciuto per Alec.
- Perch  venuto a casa tua? - domand Alec scuotendo il capo. - Non capisco.
- Voleva che lo seguissi, che andassi con lui e Sebastian. Penso che voglia trasformare il loro duo di cattivi in un trio. - Scroll le spalle. - Magari si sente solo. Sebastian non deve essere il massimo della compagnia.
- Non lo sappiamo. Magari  un fenomeno a Scarabeo - fece Magnus.
-  un assassino psicopatico - replic Alec con voce atona. - E Jace lo sa.
- Ma ora Jace non  pi Jace... - esord Magnus, ma si interruppe al suono del telefono. - Rispondo io. Come si fa a sapere chi altro sta scappando dal Conclave e ha bisogno di un posto dove stare? Daltronde, non  che in questa citt non esistano alberghi... - E con ci si avvi in cucina.
Alec si butt sul divano. - Sta lavorando troppo - disse seguendo con sguardo preoccupato il suo ragazzo. -  stato sveglio ogni notte, tutta la notte, per decifrare quelle rune.
- Lo fa per conto del Conclave? - si inform Jocelyn.
- No - disse piano Alec. - Lo fa per me. Per quello che Jace significa per me. - Sollev la manica e mostr a Jocelyn la runa parabatai sullavambraccio interno.
- Tu sapevi che Jace non era morto - disse Clary iniziando a rimuginare. - Perch sei il suo parabatai, per via del legame che vi unisce. In effetti avevi sentito che qualcosa non andava.
- Difatti Jace  posseduto - disse Jocelyn. - Non  pi lo stesso. Valentine disse che, quando Luke divenne un Nascosto, prov la stessa cosa, una specie di senso di inadeguatezza.
Alec scosse la testa. - Ma quando Jace  stato posseduto da Lilith, io non lho sentito - spieg. - Ora invece avverto qualcosa di... sbagliato. Qualcosa di guasto. - Si guard le scarpe. - Lo senti, quando il tuo parabatai muore,  come se si spezzasse una corda a cui sei legato e tu cominci a cadere nel vuoto. - Guard Clary. - Successe una volta, a Idris, nel corso di una battaglia. Ma dur solo un istante, e quando tornai ad Alicante Jace era vivo, perci mi convinsi di essermi immaginato tutto.
Clary scosse la testa ripensando a Jace e alla sabbia intrisa di sangue del lago Lyn. E invece no.
- Quello che provo ora  unaltra cosa - prosegu Alec. - Sento che lui  assente dal mondo ma che non  morto. Nemmeno imprigionato... Semplicemente, non  qui.
- Esatto - fece Clary. - Tutte e due le volte che li ho visti, lui e Sebastian sono svaniti nellaria. Nessun portale: un attimo erano l, quello dopo non cerano pi.
- Quando parli di l e di qui - disse Magnus mentre tornava in salotto sbadigliando - e di questo e quel mondo, in realt stai parlando di dimensioni. Esistono soltanto pochi stregoni in grado di utilizzare la magia dimensionale, come ad esempio il mio vecchio amico Ragnor. Le dimensioni non giacciono luna accanto allaltra, sono piegate insieme come fogli di carta. Nei punti in cui si intersecano,  possibile creare delle tasche dimensionali che impediscono alla magia di trovarti. Dopotutto non sei qui: sei l.
- Forse  per questo che non riusciamo a rintracciarlo? Il motivo per cui Alec non riesce a sentirlo? - propose Clary.
-  una possibilit... - Magnus sembrava quasi stupito. - Vorrebbe dire che non c davvero modo di trovarli, se loro non vogliono. E, se dovesse accadere di trovarli, non lo si potrebbe comunicare fino a qui. Si tratta di magia complessa e costosa. Sebastian deve avere delle conoscenze... - Suon il citofono e tutti sussultarono. Magnus invece alz gli occhi al cielo. - Calma, calma - disse prima di sparire nellingresso.
Fece ritorno un istante dopo in compagnia di un uomo avvolto in una tunica color pergamena, con la parte posteriore e i bordi decorati da rune color mogano scuro. Bench avesse il cappuccio alzato che gli riparava il viso, sembrava perfettamente asciutto, come se su di lui non si fosse posato neanche un fiocco di neve. Quando lo abbass, Clary non fu sorpresa nel riconoscere il viso di Fratello Zaccaria.
Jocelyn appoggi di colpo la tazza sul tavolino. Stava guardando il Fratello Silente. Ora che aveva il cappuccio allindietro, la chioma scura era visibile, ma la faccia restava in ombra, tanto che Clary non gli vedeva gli occhi ma soltanto gli zigomi con incise le rune. - Tu... - fece Jocelyn con la voce che le si smorzava. - Eppure Magnus mi aveva detto che tu non avresti mai...
Eventi inattesi richiedono misure inattese. Le parole di Fratello Zaccaria aleggiarono nellaria andando a toccare la mente di Clary, e lei cap, dallespressione degli altri, che anche loro riuscivano a sentirle. Al Conclave non dir niente di ci che emerger questa notte. Se avr la possibilit di salvare lultimo discendente della dinastia Herondale, la considero di maggiore importanza rispetto alla fedelt che devo al Conclave.
- Allora siamo daccordo - disse Magnus. Formava una strana coppia, con il Fratello Silente accanto: uno dei due pallido e slavato nella sua tunica, laltro col pigiama giallo canarino. - Scoperto niente di nuovo sulle rune di Lilith?
Le ho studiate con attenzione e ho ascoltato tutte le testimonianze deposte in Consiglio, disse Fratello Zaccaria. Credo che il suo rituale sia stato duplice. Prima ha usato il morso del Diurno per risvegliare la coscienza di Jonathan Morgenstern. Il suo corpo era ancora debole, ma mente e volont erano vive. Penso che, quando Jace Herondale  stato lasciato solo con lui sul tetto, Jonathan abbia attinto al potere delle rune di Lilith costringendo Jace a entrare nel cerchio magico che circondava lui. A quel punto la volont di Jace sarebbe stata subordinata alla sua. Penso anche che abbia sfruttato il sangue di Jace per ricavare la forza necessaria per alzarsi e scappare dal tetto, portando il ragazzo con s.
- E in qualche modo questo ha creato fra loro una specie di connessione? - chiese Clary. - Perch, quando mia madre ha pugnalato Sebastian, Jace ha iniziato a sanguinare.
S. Quello di Lilith  stato una sorta di rito di gemellaggio, non diverso dalla nostra cerimonia parabatai, solo molto pi potente e pericoloso. Quei due ora sono legati indissolubilmente. Se uno dovesse morire, morirebbe anche laltro. Nessuna arma in questo mondo pu ferire soltanto uno dei due.
- Quando dici che sono legati indissolubilmente - disse Alec chinandosi in avanti - significa che... Voglio dire, Jace odia Sebastian. Ha ucciso nostro fratello!
- E io non vedo come Sebastian possa andare matto per Jace.  stato geloso di lui per tutta la vita. Pensava che fosse il preferito di Valentine... - aggiunse Clary.
- Per non parlare del fatto che Jace lo ha ucciso! - fece notare Magnus. - Quello darebbe fastidio a chiunque.
-  come se Jace non ricordasse nessuna di queste cose - concluse Clary, demoralizzata. - No, pi che non ricordarle... non ci crede.
Se le ricorda. Ma il potere del loro legame  tale per cui i pensieri di Jace passano sopra quei fatti, come lacqua passa sopra alle rocce nel letto di un fiume.  come lincantesimo che Magnus ha fatto alla tua mente, Clarissa. Quando hai visto frammenti del Mondo Invisibile, la tua mente voleva rifiutarli, respingerli. Non ha senso tentare di far ragionare Jace su Jonathan. La verit non pu rompere il loro legame.
Clary ripens a quello che era successo quando aveva ricordato a Jace che Sebastian aveva ucciso Max, a come il suo viso si era temporaneamente corrugato in unespressione meditabonda per poi rilassarsi di nuovo, segno che si era dimenticato di quelle parole tanto in fretta quanto lei le aveva pronunciate.
Consolatevi, per quanto possibile, pensando che Jonathan Morgenstern  vincolato quanto il vostro Jace. Non pu ferirlo o fargli del male, e nemmeno  nelle sue intenzioni, aggiunse Zaccaria.
Alec alz le braccia al cielo. - Quindi ora si adorano? Sono migliori amici? - Il dolore e la gelosia erano evidenti nella sua voce.
No. Ora luno  laltro. Vedono come vede laltro e sanno che per loro laltro  indispensabile. Sebastian  il capo, la figura dominante fra i due. Quello che lui crede, lo crede anche Jace. Quello che lui vuole, Jace lo far.
- Dunque  posseduto - comment Alec in tono freddo.
Quando una persona  posseduta, spesso mantiene intatta una parte della propria coscienza originaria. Chi lo ha provato dice che  come veder compiere le proprie azioni dallesterno, gridando senza per essere sentiti. Jace invece  padrone del proprio corpo e della propria mente. Lui si ritiene sano. E crede che questo sia ci che vuole.
- E allora che cosa voleva da me? - chiese Clary con la voce che le tremava. - Perch stanotte  venuto in camera mia? - Sper di non stare arrossendo. Cerc di rimuovere il ricordo di quel bacio, la pressione del corpo di lui contro il suo, sul letto.
Lui ti ama ancora, disse Fratello Zaccaria in tono sorprendentemente gentile. Sei il perno attorno a cui ruota tutto il resto. Questo non  cambiato.
- Ed  proprio per questo motivo che siamo dovute scappare - disse Jocelyn, tesa. - Torner a cercarla. Non potevamo rimanere alla stazione di polizia. E non so dove potremmo essere al sicuro...
- Qui - le disse Magnus. - Posso creare delle difese che terranno Jace e Sebastian alla larga.
Clary vide il sollievo negli occhi di sua madre. - Ti ringrazio - disse.
Magnus minimizz. - Per me  un privilegio. Mi piace tenere a bada gli Shadowhunters arrabbiati, soprattutto quelli posseduti.
Lui non  posseduto, ricord Fratello Zaccaria.
- Pura semantica - fece Magnus. - La domanda : che cosa hanno in mente quei due? Qual  il loro piano?
- Clary ha spiegato che quando li ha visti in libreria, Sebastian diceva che presto sarebbe stato lui a capo dellIstituto - rispose Alec. - Quindi qualcosa lhanno in mente di sicuro.
- Proseguire lopera di Valentine, probabilmente - propose Magnus. - Abbasso i Nascosti, a morte tutti gli Shadowhunters recalcitranti e tutto il resto.
- Forse - Clary non ne era certa. - Jace ha detto qualcosa sul fatto che Sebastian stava servendo una causa superiore.
- Solo lAngelo sa cosa intendono - intervenne Jocelyn. - Sono stata sposata con un fanatico per anni e so cosa vuol dire causa superiore: torturare gli innocenti, commettere brutali assassini, voltare le spalle ai tuoi vecchi amici, tutto in nome di qualcosa che credi pi grande di te ma che non  altro che avidit e immaturit ribattezzate in modo altisonante.
- Mamma - protest Clary, preoccupata di sentire Jocelyn parlare in tono cos amareggiato.
Ma lei stava guardando Fratello Zaccaria. - Hai detto che non c arma al mondo che possa ferire soltanto uno dei due - ripet. - Nessuna di cui tu sia a conoscenza...
Lo sguardo di Magnus si accese di colpo, come quello di un gatto abbagliato dalla luce. - Credi che...
- Le Sorelle di Ferro - disse Jocelyn. - Sono loro le esperte di armi e armamenti. Magari hanno la risposta giusta.
Clary sapeva che le Sorelle di Ferro erano il corrispettivo femminile dei Fratelli Silenti. Loro per non avevano occhi e bocca cuciti, e vivevano in solitudine pressoch totale dentro una fortezza in una localit sconosciuta. Non erano guerriere, bens artigiane: le loro mani forgiavano armi, stilo e spade angeliche capaci di difendere la vita degli Shadowhunters. Cerano rune che solo loro sapevano incidere, cos come erano loro le uniche depositarie dei segreti su come trasformare la sostanza color bianco argento chiamata adamas in torri demoniache, stilo e pietre runiche di stregaluce. Difficili da incontrare, non partecipavano alle riunioni del Consiglio, n si avventuravano ad Alicante.
 possibile, disse Fratello Zaccaria dopo una lunga pausa.
- Se si potesse uccidere Sebastian mantenendo in vita Jace, lo si libererebbe anche dalla sua influenza? - chiese Clary.
Segu una pausa ancora pi lunga. E poi: S, rispose Fratello Zaccaria. Sarebbe il risultato pi probabile.
- Allora dovremmo andare dalle Sorelle. - La stanchezza incombeva su Clary come un manto, rendendole pesanti le palpebre e acido il sapore in bocca. Si sfreg gli occhi, cercando di allontanarla. - Adesso.
- Non posso venire - disse Magnus. - Solo gli Shadowhunters donna possono entrare nella Citt di Diamante.
- E neanche tu ci andrai - ordin Jocelyn a Clary con il pi serio dei suoi toni alla No, tu in discoteca con Simon dopo mezzanotte non ci vai. - Qui sei pi al sicuro, ci sono le protezioni.
- Isabelle! - esclam Alec. - Ci pu andare lei.
- Avete idea di dove sia? - chiese Clary.
- A casa, suppongo - rispose Alec alzando una spalla. - Posso chiamarla e...
- Ci penso io - decise Magnus sfilandosi il cellulare dalla tasca e digitando un messaggio con fare da grande esperto. -  tardi, non  il caso di svegliarla. Tutti abbiamo bisogno di riposare. Se devo mandare qualcuno di voi dalle Sorelle di Ferro, lo far domani.
- Io andr con lei - annunci Jocelyn. - Nessuno cerca me in particolare ed  meglio che Isabelle non vada da sola. Anche se ora, tecnicamente, non sono pi una Shadowhunter, comunque lo sono stata. Limportante  che sia in regola almeno una delle due.
- Non  giusto - si lament Clary.
Sua madre non la guard nemmeno. - Clary...
Lei si alz in piedi. - Nelle ultime due settimane sono stata praticamente in prigione - disse con voce tremante. - Il Conclave non voleva che cercassi Jace. E ora che tocca a me, ripeto a me, non mi lasciate nemmeno venire con voi dalle Sorelle di Ferro!
- Non sarebbe sicuro. Probabilmente Jace  gi sulle tue tracce...
A quel punto Clary perse il controllo. - Ogni volta che cerchi di tenermi al sicuro, tu mi rovini la vita!
- No,  che pi ti fai coinvolgere da Jace, pi sei tu stessa a rovinartela! - ribatt sua madre. - Tutti i rischi che hai corso, tutti i pericoli che hai affrontato, sono stati per colpa sua! Ti ha puntato un coltello alla gola, Clarissa.
- Quello non era lui - disse Clary col tono di voce pi debole e affranto che potesse immaginare. - Pensi che rimarrei un solo secondo con un ragazzo che mi ha minacciata con un coltello, anche se lo amassi? Forse hai vissuto troppo a lungo nel mondo degli umani, mamma, ma la magia esiste. E la persona che stiamo cercando non  Jace. Se per muore...
- Non ci sono speranze di riaverlo - decret Alec.
- Potrebbe essere gi troppo tardi - gli fece eco Jocelyn. - Dio, Clary, guarda i fatti. Pensavi che voi due foste fratello e sorella! Hai sacrificato tutto per salvargli la vita e un Demone Superiore lo ha usato per arrivare a te! Quando affronterai il fatto che voi due non siete fatti per stare insieme?
Clary barcoll allindietro come se sua madre le avesse dato uno schiaffo.
Fratello Zaccaria se ne stava fermo in piedi come una statua, come se nessuno stesse gridando. Magnus e Alec osservavano la scena: Jocelyn aveva le guance accaldate e gli occhi luccicanti di rabbia. Senza osare parlare, Clary gir sui tacchi e attravers a grandi passi il corridoio per raggiungere la stanza libera di Magnus, sbattendo la porta dietro di s.
- Bene, sono qui - annunci Simon. La superficie pianeggiante del giardino sul tetto era sferzata da un vento gelido che lo indusse a infilare le mani nelle tasche dei jeans. A dire il vero non sentiva freddo, ma gli sembrava la cosa giusta da fare. Alz il tono di voce. - Io mi sono presentato. E tu dove sei?
Il giardino sul tetto del Greenwich Hotel, ora chiuso e quindi deserto, era stato progettato in stile inglese: cespugli potati meticolosamente, mobili in vetro e vimini disposti con eleganza, ombrelloni con il logo dellaperitivo francese Lillet che erano battuti dalle folate di un vento energico. I graticci delle rose rampicanti, ora spogli per il freddo, coprivano come ragnatele le pareti di pietra che circondavano il giardino, oltre le quali Simon riusciva a scorgere il paesaggio scintillante del Lower Manhattan. - Ci sono - disse una voce mentre unombra leggera si staccava da una poltrona di vimini e si alzava. - Iniziavo a dubitare del tuo arrivo, Diurno.
- Raphael - disse Simon in tono rassegnato. Avanz attraverso le panchine di legno che si insinuavano fra le bordure fiorite e i laghetti incorniciati di quarzo lucente. - Io anche.
Quando si avvicin, Simon lo riconobbe chiaramente. Era dotato di uneccellente visione notturna e, se non laveva individuato prima, era solo per la capacit di Raphael di fondersi con le ombre. Laltro vampiro indossava un abito nero con le maniche della giacca risvoltate, a sfoggiare il bagliore dei gemelli a forma di catena. Aveva ancora il viso di un cherubino, sebbene lo sguardo puntato su Simon fosse freddo. - Quando il capoclan dei vampiri di Manhattan ti chiama, Lewis, tu rispondi.
- E se invece non lo facessi? Mi pugnaleresti? - rispose Simon allargando le braccia. - Prova. Fammi quello che ti pare. Divertiti!
- Dios, quanto sei noioso - rispose Raphael. Dietro di lui, accanto alla parete, Simon intravedeva le lucenti cromature della moto volante che laltro aveva usato per arrivare fin l.
Simon riabbass le braccia. - Sei tu che mi hai chiesto un incontro.
- Ho unofferta di lavoro per te - disse Raphael.
- Sul serio? Siete a corto di personale, allhotel?
- Mi serve una guardia del corpo.
Simon lo scrut perplesso. - Cos, di recente hai visto Kevin Costner in Bodyguard? Be, sappi che non ho intenzione di innamorarmi di te e di portarti in giro fra le mie possenti braccia.
Raphael gli lanci unocchiata di gelo. - Ti pagherei di pi solo per esser sicuro di vederti lavorare in silenzio.
Simon lo fiss. - Stai dicendo sul serio, vero?
- Non mi prenderei la briga di venirti a cercare se non fosse cos. E se avessi voglia di scherzare, passerei il tempo con qualcuno che mi sta simpatico. - Raphael torn a sedersi sulla poltrona. - Camille Belcourt gira a piede libero per New York. Gli Shadowhunters sono completamente assorbiti da questa stupida storia del figlio di Valentine e non si disturberanno a cercarla. Lei per me rappresenta un pericolo immediato, perch vuole ristabilire il controllo sul clan di Manhattan. La maggior parte dei membri mi  fedele. Uccidermi sarebbe il modo pi rapido per tornare in cima alla gerarchia.
- Okay - disse piano Simon. - Ma perch io?
- Sei un Diurno. Altri possono proteggermi di notte, ma tu puoi farlo di giorno, quando la gran parte di noi  impotente. E poi hai il Marchio di Caino. Con te di mezzo, Camille non oserebbe mai colpirmi.
- Hai ragione su tutto, ma non lo far.
Sul viso di Raphael comparve unespressione incredula. - E perch no?
Le parole esplosero dalla bocca di Simon. - Ma stai scherzando? Perch tu per me non hai mai fatto niente, da quando sono diventato un vampiro. Anzi, hai fatto del tuo meglio per rendere la mia vita uno schifo e per metterle fine. Perci, se vuoi sentirtelo dire nel linguaggio da vampiri:  con immenso diletto, mio signore, che ora le dico... scordatelo.
- Non  saggio rendermi tuo nemico, Diurno. Come amici...
Simon rise, incredulo. - Aspetta un secondo. Eravamo amici? Ah, per te quello era essere amici?
I canini di Raphael uscirono allo scoperto. Simon si rese conto che era veramente arrabbiato. - So perch mi respingi, Diurno. Non lo fai per orgoglio. Tu sei talmente coinvolto dagli Shadowhunters da pensare di essere uno di loro. Ti abbiamo visto. Anzich passare le notti da noi, come dovresti, te ne stai in compagnia della figlia di Valentine. E vivi con un lupo mannaro. Sei una vergogna!
- Ti comporti cos a ogni colloquio di lavoro?
Raphael digrign i denti. - Devi decidere se essere un vampiro o uno Shadowhunter, Diurno.
- Allora preferisco Shadowhunter, perch finora la mia esperienza di vampiri non  stata un granch. E poi, scusa il gioco di parole, ma proprio non sono in vena di starti a sentire.
Raphael si alz in piedi. - Stai commettendo un grave errore.
- Ti ho gi detto che...
Laltro vampiro lo liquid con un gesto della mano. - Sta per arrivare una grande oscurit. Colpir la Terra con tenebre e fiamme. Quando sar terminata, i tuoi preziosi Shadowhunters non ci saranno pi. Noi, i Figli della Notte, sopravviveremo, perch viviamo al buio. Ma se tu continui a rinnegare ci che realmente sei, anche tu verrai distrutto, e nessuno alzer un dito per aiutarti.
Senza pensarci, Simon alz una mano per toccarsi il Marchio sulla fronte.
Raphael rise sommessamente. - Ah, s! Il marchio dellAngelo su di te. Ma quando regneranno le tenebre, anche gli angeli periranno. La loro forza non ti aiuter. E farai meglio a pregare di non perdere mai quel segno prima che arrivi la guerra, perch, se dovesse capitare, ci sar una fila di nemici ad aspettare il loro turno per ucciderti. E io sar il primo.
Clary era rimasta a lungo distesa pancia allaria sul divano di Magnus. Aveva sentito sua madre che attraversava il corridoio ed entrava in unaltra delle stanze libere, chiudendosi la porta alle spalle. Attraverso le pareti della sua camera, riusciva a sentire Magnus e Alec che, in salotto, parlavano a bassa voce. Pens che avrebbe potuto aspettare di sentirli andare a letto, ma Alec aveva detto che nellultimo periodo Magnus stava sveglio a lungo per studiare le rune; anche se apparentemente Fratello Zaccaria era riuscito a interpretarle, Clary non poteva contare sul fatto che quei due si sarebbero coricati di l a poco.
Si mise seduta sul letto accanto a Chairman Meow, che emise un rumore indistinto di protesta, e cominci a frugare nello zaino. Ne estrasse una scatola di plastica trasparente e la apr. Cerano le sue matite colorate, qualche gessetto... e il suo stilo.
Si alz infilandosi la scatola nella tasca della giacca. Poi prese il cellulare dalla scrivania e scrisse un messaggio: VEDIAMOCI DA TAKI. Rimase ad aspettare lavvenuto invio e poi infil lapparecchio nei jeans, inspirando profondamente.
Non era giusto nei confronti di Magnus, lo sapeva, il quale aveva promesso a sua madre che si sarebbe preso cura di lei, e di certo non era prevista una fuga di nascosto. Ma lei, Clary, aveva tenuto la bocca chiusa, senza promettere niente. E poi... poi si trattava di Jace.
Faresti qualsiasi cosa per salvarlo. A ogni costo, non importa quanto dovresti pagare allinferno o al paradiso. Dico bene?
Estrasse lo stilo, appoggi la punta sulla vernice arancione della parete e inizi a disegnare un portale.
Un martellare insistente scosse Jordan da un sonno profondo. Scatt allistante e rotol gi dal letto per mettersi accovacciato sul pavimento. Anni di preparazione con il Praetor gli avevano lasciato in eredit riflessi veloci e una perenne tendenza al sonno leggero. Un rapido controllo visivo e olfattivo della stanza gli disse che era vuota: solo lui e il chiarore della luna che si riversava sul pavimento.
Il rumore riprese e questa volta Jordan lo riconobbe. Era di qualcuno che stava bussando vigorosamente alla porta. Di solito dormiva con addosso soltanto i boxer, cos si infil di corsa un paio di jeans e una maglietta, apr la porta della camera con un calcio e usc nellatrio. Se era un gruppo di studenti del college che si divertivano a bussare a tutte le porte delledificio, presto avrebbero imparato che cosa voleva dire trovarsi di fronte a un lupo mannaro incavolato.
Raggiunta la porta, si blocc. Unimmagine gli torn davanti agli occhi, la stessa che aveva avuto durante le ore che gli ci erano volute per addormentarsi: Maia al Navy Yard che correva via da lui, lo sguardo che aveva quando si era allontanata. Laveva forzata a spingersi troppo in l, se ne rendeva conto, le aveva chiesto troppo e troppo in fretta. Probabilmente rovinando tutto. A meno che... Magari lei ci aveva ripensato. In fondo cera stato un periodo in cui la loro relazione era stata una serie continua di liti furibonde e rappacificazioni altrettanto passionali.
Con il cuore che gli pulsava forte, spalanc la porta. E poi spalanc gli occhi. Sulla soglia cera Isabelle Lightwood, coi suoi lunghi capelli corvini e lucenti che le arrivavano quasi alla vita. Indossava stivali scamosciati neri, alti fino alle ginocchia, dei jeans aderenti e una maglietta di seta rossa con il solito ciondolo al collo che brillava di una luce cupa.
- Isabelle? - Jordan non riusc a nascondere la sorpresa nella voce, oppure, come sospett Isabelle, la delusione.
- Be, s, nemmeno io cercavo te - gli disse subito Izzy passandogli accanto ed entrando nellappartamento. Portava con s lodore tipico degli Shadowhunters, simile a quello del vetro riscaldato al sole; sotto, un profumo alla rosa. - Stavo cercando Simon.
Jordan la guard di traverso. - Sono le due di notte.
Lei fece spallucce. -  un vampiro.
- Ma io no.
- Aaaah? - Le rosse labbra di Isabelle si arricciarono agli angoli. - Ti ho forse svegliato? - Allung una mano verso il basso e gli diede un colpetto al primo bottone dei jeans, toccandogli la pancia piatta con la punta dellunghia. Jordan si sent contrarre i muscoli. Izzy era stupenda, non cera da discutere. E faceva anche un po paura. Si chiese come facesse il mite Simon a gestirla. - Forse  meglio se te li abbottoni tutti. Carini quei boxer, comunque - gli disse. Se lo lasci alle spalle e and verso la camera di Simon. Jordan la segu, abbottonandosi per bene i jeans e borbottando che non cera niente di strano ad avere dei pinguini danzanti stampati sulla biancheria intima.
Isabelle infil la testa in camera di Simon. - Non  qui. - Si chiuse la porta dietro le spalle e appoggi la schiena al muro, guardando Jordan. - Dunque, hai detto che sono le due di notte?
- Gi. Sar da Clary, ultimamente ha dormito spesso da lei.
Isabelle si morse un labbro. - Giusto. Certo.
Jordan stava di nuovo avendo quella sensazione, che ogni tanto gli capitava, di aver detto qualcosa di sbagliato senza sapere esattamente cosa. - C un motivo per cui sei venuta qui? Cio,  successo qualcosa? C qualche problema?
- Problema? - Isabelle slanci le braccia al cielo. - Intendi dire oltre al fatto che mio fratello  scomparso e che probabilmente gli  stato fatto il lavaggio del cervello? Che i miei genitori stanno divorziando? E che Simon  da Clary?
Si interruppe bruscamente e gli pass accanto per andare in salotto. Lui le corse dietro. Quando la raggiunse, lei era gi in cucina a rovistare fra gli scaffali della dispensa. - Non avete niente da bere? Un bel Barolo? Un Sagrantino?
Jordan la prese per le spalle e la condusse con gentilezza via dalla dispensa. - Siediti - le disse. - Ti verso un po di tequila.
- Tequila?
- Quello che abbiamo. Tequila o sciroppo per la tosse.
Sedendosi su uno degli sgabelli allineati lungo il bancone della cucina, Isabelle sventol la mano in segno di delusione. Jordan si sarebbe aspettato di vedere unghie lunghe laccate di rosso o di rosa, curate alla perfezione, che si abbinavano al resto del look, invece no. Lei era una Shadowhunter: aveva le mani coperte di graffi, le unghie corte e squadrate. La runa della comprensione le splendeva, nera, sulla mano destra. - Daccordo.
Jordan prese la bottiglia di Jose Cuervo, la apr e ne vers un bicchierino, allungandolo a Isabelle sul bancone. Lei lo trangugi in un secondo, dopodich fece una smorfia e batt il bicchiere contro il legno.
- Non  abbastanza - disse sporgendosi sul bancone per strappare la bottiglia di mano a Jordan. Butt la testa allindietro e bevve uno, due, tre sorsi. Quando la rimise gi, aveva le guance in fiamme.
- Dove hai imparato a bere cos? - le chiese lui non sapendo se doveva esserne colpito o spaventato.
- A Idris si pu consumare alcol dai quindici anni. Non che la gente ci faccia molto caso. Io per esempio bevo acqua e vino con i miei genitori da quando sono bambina - spieg Isabelle con unalzata di spalle, gesto a cui mancava un po della sua tipica fluidit di movimento.
- Okay. Vuoi lasciarmi un messaggio per Simon, c altro che posso dire o...
- No. - Prese unaltra sorsata. - Mi sono ubriacata e sono venuta qui per parlargli, invece lui  da Clary. Figuriamoci.
- Pensavo che fossi tu a dirgli di starle vicino.
- Gi - rispose lei giocherellando con letichetta della tequila. - Proprio cos.
- Quindi - fece Jordan con quello che riteneva un tono da persona ragionevole - digli di smetterla.
- Non posso farlo - Isabelle sembrava sfinita. - Sono in debito con lei.
Jordan appoggi i gomiti sul bancone. Si sentiva un po come i baristi dei film, quelli che ti davano sempre un consiglio saggio. - E cosa le devi?
- Una vita - fu la risposta della ragazza.
Jordan rimase stupito. Quella notizia andava un po oltre le sue capacit di barman e di consulente. - Clary ti ha salvato la vita?
- Ha salvato la vita di Jace. Avrebbe potuto chiedere qualunque cosa allAngelo Raziel, invece ha salvato mio fratello. Ci sono davvero poche persone di cui mi fido nella mia vita. Di cui mi fido davvero. E queste persone sono mia madre, Alec, Jace e Max. Una lho gi persa. E Clary  lunico motivo per cui non ne ho persa anche unaltra.
- Pensi che sarai mai in grado di fidarti di qualcuno che non sia tuo parente?
- Non sono imparentata con Jace. Non esattamente - disse Isabelle evitando lo sguardo di Jordan.
- Hai capito cosa intendo - sussurr lui lanciando un eloquente sguardo verso la stanza di Simon.
Izzy aggrott le sopracciglia. - Gli Shadowhunters vivono secondo un codice donore, lupo mannaro - gli disse, e per un istante mostr tutta larroganza dei Nephilim. Jordan ricord perch cos tanti Nascosti non li sopportavano. - Clary ha salvato un Lightwood. Io le devo la vita. Se non posso dargliela, anche perch non vedo cosa se ne farebbe, posso comunque darle qualsiasi cosa la renda meno infelice.
- Non puoi darle Simon. Simon  una persona, Isabelle. Lui va dove gli pare.
- Gi - fece lei. - E a quanto pare non gli dispiace andare dove c lei, vero?
Jordan esit. Cera qualcosa, nelle parole di Isabelle, che non lo convinceva affatto, eppure non poteva nemmeno dire che si sbagliasse completamente. Simon, con Clary, si trovava a proprio agio come con nessun altro. In realt, lui non si sentiva nella posizione di elargire consigli sullargomento, essendo stato innamorato di una sola ragazza in tutta la sua vita. Per si ricordava di quando Simon gli aveva detto, in tono sarcastico, che quella di Clary era una storia a prova di bomba atomica.
Se in quel sarcasmo ci fosse della gelosia, Jordan non poteva dirlo con certezza. E non sapeva nemmeno se fosse possibile dimenticare la prima ragazza che avesse mai amato, soprattutto se lavevi di fronte agli occhi tutti i giorni.
Isabelle schiocc le dita. - Ehi, dico a te! Mi stai ascoltando? - Chin la testa di lato liberandosi il viso da nere ciocche di capelli e guard Jordan con fermezza. - E comunque, cosa sta succedendo fra te e Maia?
- Niente - disse lui in tono eloquente. - Non sono sicuro che smetter mai di odiarmi.
- Probabilmente no - comment Isabelle. - E a buon diritto.
- Grazie tante.
- Non sono una che rassicura la gente per niente - replic Izzy allontanando la bottiglia di tequila. I suoi occhi scuri, fissi su Jordan, erano pieni di vita. - Vieni qui, lupo.
Aveva abbassato il tono di voce. Ora era dolce, suadente. Jordan deglut, la gola improvvisamente asciutta. Ricord che quando aveva visto Isabelle con addosso quel vestito rosso, fuori dagli Ironworks, si era chiesto se fosse davvero lei quella con cui Simon stava facendo il doppio gioco, coinvolgendo anche Maia. Nessuna delle due sembrava il genere di ragazza che potevi tradire pensando di riuscire a sopravvivere.
E nessuna delle due era il genere di ragazza a cui dicevi di no. Aggir lentamente il bancone avvicinandosi a Isabelle. Arrivato a pochi passi di distanza, lei slanci le braccia e lo tir verso di s prendendolo per i polsi. Gli fece scorrere le mani su per le braccia, sul rigonfiamento dei bicipiti, sui muscoli delle spalle. Jordan sent il battito cardiaco che accelerava. Riusciva a percepire il calore che emanava il corpo di lei, il suo profumo e lodore dolciastro della tequila. - Sei stupendo - gli disse. Le mani di Isabelle gli scivolarono sul petto e l si fermarono. - Lo sai, vero?
Jordan si chiese se Isabelle riuscisse a sentire il suo cuore pulsare sotto la maglietta. Sapeva come lo guardavano le ragazze per strada, a volte anche i ragazzi, e sapeva cosa vedeva ogni giorno allo specchio, ma non ci aveva mai pensato troppo. Si era concentrato su Maia talmente a lungo da considerare importante che fosse lei e soltanto lei a trovarlo attraente, se mai si fossero rivisti. Con lui ci avevano provato in tante, ma non come Isabelle, mai in maniera cos esplicita. Si chiese se stesse per baciarlo. Da quando aveva quindici anni, non aveva mai baciato nessuna che non fosse Maia. E Isabelle aveva lo sguardo puntato su di lui, grandi occhi scuri e labbra dischiuse color fragola. Si chiese se, baciandole, ne avrebbe sentito anche il sapore.
- Non me ne importa niente - disse a un tratto la ragazza.
- Isabelle, non credo che... Aspetta. Come, scusa?
- Dovrebbe importarmene - disse. - Voglio dire, c di mezzo Maia, perci credo che non ti sarei comunque saltata addosso per strapparti i vestiti, ma il fatto  che ora non voglio. In un altro momento magari s.
- Ah - fece Jordan. Prov sollievo, ma anche una piccola punta di delusione. - Dunque...  un bene?
- Penso a lui costantemente - confess Izzy. -  tremendo. Non mi era mai successa una cosa del genere.
- Parli di Simon?
- Il piccolo bastardo mondano tutto pelle e ossa - disse togliendo le mani dal petto di Jordan. - Solo che non lo . Pelle e ossa, intendo, non pi. E neppure mondano. E mi piace passare il tempo con lui. Mi fa ridere e mi piace come sorride. Hai presente quando gli sale prima un lato della bocca e poi laltro... Be, vivi con lui, lo avrai notato per forza.
- A dire il vero no - ammise Jordan.
- Quando non c mi manca - confess Isabelle. - Pensavo... non so, dopo quello che  successo quella notte con Lilith, le cose tra di noi sono cambiate. Ma ora  sempre con Clary. E io non potr mai essere arrabbiata con lei.
- Hai perso tuo fratello.
Isabelle lo guard. - Cosa?
- Insomma, lui si fa in quattro per aiutare Clary a sentirsi meglio dopo che ha perso Jace - osserv Jordan. - Ma Jace  tuo fratello. Forse Simon dovrebbe sforzarsi anche per far stare meglio te, no? Tu non ce lhai con Clary, ma potresti benissimo avercela con lui.
Isabelle lo fiss per un lungo istante. - Ma noi due non siamo niente. Lui non  il mio ragazzo.  solo che mi piace. - Fece una smorfia. - Merda. Non posso credere di averlo detto. Forse sono pi ubriaca di quanto pensassi.
- Pi o meno lo avevo gi capito da quello che stavi dicendo prima - disse Jordan rivolgendole un sorriso.
Isabelle non ricambi, ma abbass le ciglia e lo guard da sotto in su. - Non sei cos male - gli disse. - Se vuoi posso dire a Maia qualcosa di carino su di te.
- No, grazie - rispose lui, che non sapeva bene cosa intendesse Isabelle per carino e forse temeva anche di scoprirlo. - Sai,  normale, quando stai passando un periodo difficile, voler stare con la persona che... - Stava per dire ami, ma si rese conto che non aveva mai usato quel termine, e perci cambi strada. - Che per te  importante. Ma non penso che Simon sappia quello che provi per lui.
Le ciglia di Isabelle si risollevarono. - Non parla mai di me?
- Pensa che tu sia davvero forte - rispose Jordan. - E che non abbia per niente bisogno di lui. Penso che senta di essere... superfluo, nella tua vita. Della serie, cosa ti posso dare se sei gi perfetta? Perch dovresti volere un ragazzo come lui? - Jordan esit un istante. Dire tutte quelle cose non era nelle sue intenzioni, e non era nemmeno sicuro di quanto potessero valere per Simon piuttosto che per se stesso e Maia.
- Quindi, secondo te, dovrei dirgli come mi sento? - chiese Isabelle con un filo di voce.
- S, decisamente. Digli quello che provi.
- Okay... - Lei afferr di nuovo la bottiglia di tequila e bevve un sorso. - Vado subito a casa di Clary e glielo dico.
Jordan sent squillare dentro al petto un piccolo campanello dallarme. - Non puoi. Sono praticamente le tre di notte e...
- Se aspetto, poi perdo il coraggio - ribatt lei con quel tono ragionevole usato solo dai veri ubriachi. Altro sorso di tequila. - Vado l, busso alla finestra e gli dico come mi sento.
- Ma almeno sai qual  la finestra di Clary?
Isabelle strabuzz gli occhi. - Nooo.
Nella testa di Jordan si materializz la terribile visione di unIsabelle sbronza che svegliava Jocelyn e Luke. - Isabelle, no. - Si allung per toglierle la bottiglia di mano, ma lei fu pi veloce.
- Mi sa che sto cambiando opinione su di te - disse lei in un tono semiminaccioso che avrebbe fatto pi paura se solo fosse stata in grado di puntare gli occhi dritti su di lui. - Credo che in fondo non mi piaci poi cos tanto. - Si mise dritta, si guard i piedi con unespressione di stupore sul viso e... cadde allindietro. Fu solo grazie ai suoi riflessi scattanti che Jordan riusc a prenderla prima che finisse sul pavimento.
capitolo 7
UNA TRASFORMAZIONE RADICALE
Clary era alla sua terza tazza di caff da Taki quando Simon finalmente entr. Indossava dei jeans, una felpa rossa con la zip (perch preoccuparsi di indossare cappotti di lana quando non sentiva freddo?) e stivali da motociclista. La gente si volt a guardarlo quando serpeggi tra i tavoli per raggiungere Clary. Era migliorato molto da quando Isabelle aveva iniziato a occuparsi del suo look, pens la ragazza mentre lui le andava incontro. Qua e l, fra i capelli scuri, erano intrappolati dei fiocchi di neve, ma, mentre le guance di Alec erano diventate scarlatte per il freddo, quelle di Simon erano rimaste pallide e incolori. Si infil nel spar, di fronte a Clary, e la guard con occhi lucidi e pensierosi.
- Chiamato? - domand, con una voce profonda ed echeggiante che voleva imitare quella del conte Dracula.
- Tecnicamente ho mandato un sms.
Gli pass il menu facendolo scivolare sopra il tavolo e aprendolo sulla pagina dedicata ai vampiri. Laveva gi letta altre volte, ma al solo pensare a pudding o frullati fatti col sangue le venivano i brividi. - Spero di non averti svegliato.
- Oh, no - disse Simon. - Se ti dico dovero non ci credi...
Il ragazzo smorz la voce appena vide lespressione che Clary aveva sul viso. - Ehi. - Allimprovviso le sue dita erano sotto il mento di lei, sollevandole la testa. Il buonumore se nera andato dal suo sguardo, rimpiazzato dalla preoccupazione. - Che  successo? Altre notizie su Jace?
- Sapete gi cosa volete? - Era Kaelie, la fata cameriera dagli occhi azzurri che aveva consegnato a Clary il campanello della Regina. Ora la stava guardando con un sorriso o, meglio, una smorfia di superiorit che spinse laltra a digrignare i denti.
Clary ordin una fetta di torta di mele, Simon un mix di cioccolata calda e sangue. Kaelie port via i menu e Simon guard Clary con ansia. La ragazza fece un respiro profondo e gli raccont di quella notte fin nei minimi dettagli: la comparsa di Jace, quello che le aveva detto, la colluttazione in salotto e infine le condizioni di Luke. Spieg anche quello che Magnus aveva detto sulle tasche dimensionali e sugli altri mondi, aggiungendo che non cera modo di mandare messaggi o individuare chi voleva rimanere nascosto. Pi lei parlava, pi lo sguardo di Simon si incupiva, finch, al termine del racconto, il ragazzo si prese la testa fra le mani.
- Simon? - Nel frattempo Kaelie era tornata al loro tavolo per poi andarsene di nuovo, vedendo che le ordinazioni non erano state toccate. Clary gli tocc una spalla. - Cosa c?  per Luke e...
-  colpa mia. - Lo disse guardandola a occhi asciutti. I vampiri versavano lacrime miste a sangue, pens Clary. Lo aveva letto da qualche parte. - Se non avessi morso Sebastian...
- Lo hai fatto per me. Per permettermi di continuare a vivere. - Parlava in tono gentile. - Tu mi hai salvato la vita.
- Tu hai salvato la mia almeno sei o sette volte. Mi sembrava giusto. - La voce gli si incrin. Clary ricord quando aveva vomitato il sangue nero di Sebastian, in ginocchio nel giardino sul tetto.
- Attribuire le colpe non ci porter da nessuna parte - disse Clary. - E raccontarti tutto non  il motivo per cui ti ho fatto correre qui. Voglio dire, te lo avrei detto comunque, ma avrei aspettato fino a domani, se non fosse stato cos...
Lui la guard con circospezione e bevve un sorso dalla sua tazza. - Cos come?
- Ho un piano.
Simon sbuff. - Era quello che temevo.
- Ma i miei piani non sono cos tremendi!
- Quelli di Isabelle sono tremendi - le disse Simon puntandole un dito contro. - I tuoi sono suicidi. Se va bene.
Clary appoggi la schiena allindietro, incrociando le braccia sopra il petto. - Lo vuoi sentire oppure no? Devi mantenere il segreto.
- Mi caverei gli occhi con una forchetta piuttosto che svelare i tuoi segreti - disse Simon, poi la guard preoccupato. - Aspetta un secondo, pensi che sia necessario?
- Non lo so. - Clary si copr il viso con le mani.
- Dimmelo e basta - la esort lui in tono rassegnato.
Sospirando, Clary si mise una mano in tasca e ne estrasse un sacchettino di velluto che apr sul tavolo. Ne caddero fuori due anelli doro, che atterrarono con un debole tintinnio.
Simon li guard, sbalordito. - Ti vuoi sposare?
- Non essere idiota. - Si sporse in avanti, abbassando di colpo la voce. - Simon, questi sono gli anelli. Quelli che voleva la Regina della Corte Seelie.
- Avevi detto che non eri riuscita a prenderli, mi pare... - Simon si interruppe, sollevando gli occhi sul viso di lei.
- Ho mentito. Li ho presi. Ma dopo aver visto Jace in biblioteca, non ho voluto darli alla Regina. Ho avuto la sensazione che un giorno avrebbero potuto servirci. E mi sono resa conto che lei, in ogni caso, non ci avrebbe dato nessun tipo di informazione utile. Gli anelli mi sono sembrati pi preziosi di un altro round con la Regina.
Simon li prese in mano, nascondendoli alla vista di Kaelie mentre passava. - Clary, non puoi prendere cose che la Regina vorrebbe e tenerle per te.  molto pericolosa, come nemico.
Clary lo guard con aria supplicante. - Almeno possiamo vedere se funzionano?
Simon fece un sospiro e le consegn uno degli anelli; era leggero, ma la sensazione era quella di oro vero. Clary si preoccup per un istante che non fosse della misura giusta, ma appena se lo infil allindice destro fu come se lanello si adattasse da solo al suo dito, fino a collocarsi alla perfezione nello spazio sotto la nocca. Vide Simon che si rimirava la mano destra e cap che anche a lui era successa la stessa cosa.
- E ora possiamo parlare, credo - disse. - Dimmi qualcosa. S, con la mente intendo.
Clary lo guard, sentendosi strana come qualcuno a cui fosse stato chiesto di recitare una parte mai studiata. Simon?
Lui batt le palpebre. - Credo che... potresti rifarlo?
Questa volta Clary si concentr davvero, cercando di focalizzare lattenzione su Simon: il suo essere se stesso, il modo in cui parlava, la sensazione di ascoltare la sua voce, la percezione di averlo vicino. I suoi sussurri, i suoi segreti, il modo in cui la faceva ridere. Dunque, disse fra s, ora che sono dentro i tuoi pensieri, vorresti vedere qualche immagine mentale di Jace nudo?
Simon sobbalz. - Lho sentito! E... no!
Leccitazione cominci a scorrere fra le vene di Clary. Stava funzionando! - Dai, ora rivolgi tu un pensiero a me.
Ci volle meno di un secondo. Sent Simon, nello stesso modo in cui sentiva Fratello Zaccaria, una voce senza suono dentro la propria mente. Davvero lo hai visto nudo?
Be, non del tutto. Per...
- Basta cos - disse Simon ad alta voce, e anche se il tono era fra il divertito e lagitato, aveva gli occhi che brillavano.
- Funzionano. Cavolo, funzionano davvero!
Lei si sporse in avanti. - Quindi posso dirti la mia idea?
Simon si tocc lanello che aveva al dito, avvertendo, sotto la pelle, la decorazione a intaglio e le venature delle foglie. Certo.
Clary inizi a spiegare, ma lui la interruppe prima di lasciarla arrivare alla fine. Questa volta lo fece a voce alta.
- No. Assolutamente no.
- Simon - ribatt lei. -  un ottimo piano!
- Parli del piano in base al quale tu segui Jace e Sebastian in qualche ignota tasca dimensionale e noi usiamo gli anelli per comunicare, cos chi  rimasto nella dimensione normale pu rintracciarti? Intendi quel piano?
- S.
- Allora no. Non lo  per niente.
Clary si abbandon contro lo schienale. - Non te la puoi cavare dicendo no e basta.
- Questo piano implica la mia presenza, perci io dico no e ancora no!
- Simon...
Lui diede una pacca sul posto a sedere accanto a s, come se ci fosse qualcuno. - Lascia che ti presenti il mio caro amico No.
- Magari riusciamo a trovare un accordo - propose la ragazza mangiando un boccone di torta.
- No.
- Simon!!
- No  una parola magica - le disse. - Senti come funziona. Tu dici: Simon, ho un piano folle, suicida. Ti andrebbe di aiutarmi a metterlo in pratica? E io rispondo: Perbacco, no!
- Lo far comunque - dichiar Clary.
Lui, dallaltra parte del tavolo, la fiss. - Come hai detto?
- Lo far con o senza il tuo aiuto - ribad. - Se non posso usare gli anelli, allora seguir comunque Jace ovunque si trovi e cercher di rimettermi in contatto con voi scappando di nascosto, cercando un telefono, qualcosa insomma. Se sar possibile. Simon, io lo faccio.  solo che se tu mi aiuti ho pi possibilit di sopravvivere. Tu di rischi non ne avresti.
- A me non importa dei rischi che potrei correre io - sibil Simon sporgendosi sopra il tavolo. - A me importa quello che potrebbe succedere a te! Cavolo, io sono praticamente indistruttibile. Lascia andare me, e tu rimani qui.
- Certo - rispose Clary. - Jace non lo trover affatto strano. Potresti dirgli che sei sempre stato segretamente innamorato di lui e che non sopporti di stargli lontano.
- Potrei dirgli che ci ho pensato su, e che, trovandomi daccordo con la filosofia sua e di Sebastian, vorrei unirmi a loro.
- Ma se non sai nemmeno qual  la loro filosofia!
- Hai ragione. Forse andrebbe meglio se gli dicessi che lo amo. Tanto lui  convinto che tutti siano innamorati di lui.
- Ma io... - disse Clary - lo sono veramente.
Simon la guard a lungo, in silenzio.
- Sei seria - concluse. - So che lo faresti davvero. Con o senza di me. Senza alcuna rete di protezione.
- Non c niente che non farei per Jace.
Simon appoggi la testa contro il sedile di plastica del spar. Sulla sua fronte, il Marchio di Caino lanci un debole bagliore argenteo. - Non dirlo - replic.
- Tu non faresti niente per chi ti ama?
- Io per te farei quasi tutto - rispose piano lui. - Per te morirei. E lo sai. Ma uccidere unaltra persona, un innocente? E se fossero molte vite innocenti? O magari il mondo intero?  davvero amore dire a qualcuno che, se dovessi scegliere tra lui e qualsiasi altra vita sul pianeta, sceglieresti lui?  che... non so. Ma esiste poi un tipo di amore che si possa definire morale?
- Lamore non  morale o immorale - disse Clary. -  amore e basta.
- Lo so. Ma i gesti che compiamo in nome dellamore, quelli s, sono morali o immorali. E in genere non  un problema. In genere, pur trovando Jace irritante, so che non ti chiederebbe mai di fare qualcosa che andasse contro la tua natura. N per lui n per nessun altro. Quello che hai visto tu, per, non  il vero Jace, giusto? E io non so, Clary, non so cosa potrebbe chiederti di fare.
Clary appoggi i gomiti sul tavolo, improvvisamente stanca.
- Forse non  Jace, ma  quanto di pi simile a lui mi resta. Senza, non si pu tornare alloriginale. - Sollev lo sguardo e lo punt sugli occhi di Simon. - O forse mi stai dicendo che non ci sono pi speranze?
Segu un lungo silenzio. Clary riusciva letteralmente a vedere linnato senso dellonest di Simon lottare col desiderio di proteggere la sua migliore amica. Finalmente rispose: - Non ho mai detto questo. Sono ancora ebreo, sai, anche da vampiro. Nel mio cuore continuo a ricordare e a credere, persino alle parole che non posso dire. D... - toss e deglut - strinse con noi unalleanza, proprio come quella che gli Shadowhunters sono convinti di aver stretto con Raziel. E noi crediamo alle sue promesse. Perci non puoi mai perdere la speranza, hatikva, perch se tieni in vita la speranza, lei terr in vita te. - A quel punto parve leggermente imbarazzato. - Lo diceva sempre il mio rabbino.
Clary fece scivolare una mano sul tavolo e la appoggi su quella di Simon. Era difficile che lui parlasse della propria religione con lei o con altri, anche se Clary sapeva della sua fede. - Significa che sei daccordo?
Simon emise un verso di sconforto. - Penso significhi che hai vinto il mio spirito e che mi hai sconfitto.
- Fantastico.
- Ovviamente ti rendi conto che mi stai mettendo in condizione di avvisare tutti, ovvero tua madre, Luke, Alec, Izzy, Magnus...
- Forse non dovevo dirti che per te non cerano rischi... - precis lei con aria innocente.
- Hai ragione - fece Simon. - Per ricordati, quando tua madre mi si attaccher alla caviglia come una furiosa mamma orsa separata dai suoi cuccioli, che lho fatto per te.
Jordan si era appena riaddormentato quando i colpi alla porta tornarono a farsi sentire. Si gir dallaltra parte ed emise un gemito sconsolato. La radiosveglia sul comodino segnava, a lettere gialle lampeggianti, le quattro del mattino.
Altri colpi. Jordan si mise suo malgrado in piedi, infil i jeans e barcoll fino allingresso. Dischiuse la porta con la vista annebbiata. - Senti...
Le parole gli si spensero sulle labbra. Sulla porta cera Maia. Indossava un paio di jeans e una giacca di pelle color caramello; i capelli erano raccolti allindietro con delle bacchette color bronzo. Sulla tempia le ricadeva un unico ricciolo. E le dita di Jordan morivano dalla voglia di allungarsi per sistemarglielo delicatamente dietro lorecchio.
Invece tenne le mani ben infilate nelle tasche dei jeans.
- Bella maglietta - gli disse lei lanciando uno sguardo impassibile al suo petto nudo. Appeso alla spalla di Maia cera uno zaino. Per un attimo Jordan sent un colpo al cuore. Stava lasciando la citt? Se ne stava andando per scappare via da lui? - Ascolta, Jordan...
- Chi ? - La voce proveniente da dietro le spalle di Jordan era roca, sconvolta come il letto dal quale probabilmente si era appena districata. Jordan vide Maia restare a bocca aperta e, quando si volt, si accorse che dietro le sue spalle cera Isabelle. Indossava una delle magliette di Simon e si stava strofinando gli occhi.
La bocca di Maia si richiuse di colpo. - Sono io - disse in tono non particolarmente gentile. - Sei... in visita a Simon?
- Come? No, Simon non c - Taci, Isabelle, pens Jordan in preda al panico. - Simon ... - la ragazza fece un gesto vago - uscito.
Le guance di Maia si accesero di rosso. - Qui dentro c odore di bar.
- Colpa della tequila da due soldi di Jordan - disse Isabelle sventolando la mano. - Sai com...
- E quella  la sua maglietta? - indag Maia.
Isabelle abbass lo sguardo su se stessa e poi lo alz di nuovo su Maia. Con un certo ritardo, sembr aver capito cosa stesse passando per la testa dellaltra ragazza.
- Quindi prima Simon mi ha tradita con te, e adesso tu e Jordan...
- Simon ha anche tradito me con te. E comunque tra me e Jordan non c niente. Sono passata per vedere Simon, ma lui non cera e cos ho deciso di dormire in camera sua. Dove ora torno.
- No - disse Maia bruscamente. - Non farlo. Dimentica Simon e dimentica Jordan. Anche tu devi sentire quello che ho da dire.
Isabelle rest immobile con una mano sulla porta di Simon, mentre il viso, rosso per il sonno, impallidiva lentamente. - Jace - disse. -  per questo che sei qui?
Maia fece di s con la testa.
Isabelle si lasci andare contro la porta. - Sei venuta a dire che ... - Le si incrin la voce e ricominci da capo. - Hanno trovato...
-  tornato - disse Maia. - Per Clary. - Fece una pausa. - Con lui cera Sebastian. C stata una colluttazione e Luke  rimasto ferito. Ora sta morendo.
Isabelle soffoc un grido in gola. - Jace? Jace ha fatto del male a Luke?
Maia cerc di evitare il suo sguardo. - Non so cosa sia successo di preciso. So soltanto che Jace e Sebastian sono venuti a cercare Clary e che c stato uno scontro. Luke  stato aggredito.
- Clary...
- Tutto a posto.  da Magnus con sua madre. - A quel punto Maia si rivolse a Jordan. - Magnus mi ha chiamata per chiedermi di venire da te. Ha cercato di chiamarti, ma non ci  riuscito. Vuole che ti metti in contatto con il Praetor Lupus.
- Mettermi in contatto con... - Jordan scosse il capo. - Non si pu alzare la cornetta e chiamare il Praetor. Non esiste un 899-899-LUPIMANNARI!
Maia incroci le braccia. - E allora tu come li contatti, sentiamo?
- Ho un supervisore. Lui mi raggiunge quando vuole oppure lo chiamo io in caso di emergenza.
- Questa  unemergenza. - Maia si infil i pollici nei passanti della cintura. - Luke potrebbe morire e Magnus dice che forse il Praetor sa come aiutarlo. - Guard Jordan coi suoi grandi occhi scuri.
Doveva dirglielo, pens Jordan. Dirle che a quelli del Praetor non piaceva immischiarsi negli affari del Conclave, che preferivano concentrarsi su loro stessi e sulla loro missione: aiutare i nuovi Nascosti. Non cera garanzia che avrebbero accettato di prestare aiuto, anzi, lopzione pi probabile era che si sarebbero irritati per quella richiesta.
Ma era Maia che glielo stava chiedendo. Si trattava di una cosa che poteva fare per lei e che magari lo avrebbe portato un passo pi in l sulla lunga strada verso la rappacificazione, dopo tutto quanto era accaduto.
- Okay - disse. - Allora andiamo al loro quartier generale e presentiamoci di persona. Sono nella zona di North Fork, a Long Island. Quindi lontano da qui. Possiamo andarci col mio furgone.
- Bene. - Maia iss lo zaino su entrambe le spalle. - Sapevo che saremmo dovuti andare da qualche parte;  per questo che mi sono portata la mia roba.
- Maia - era Isabelle, rimasta in silenzio talmente a lungo che Jordan si era quasi dimenticato della sua presenza. Si volt e la vide appoggiata al muro, accanto alla porta di Simon. Si stava abbracciando la schiena come se avesse freddo. - Lui sta bene?
Maia trasal. - Luke? No, ...
- Jace. - La voce di Isabelle era un respiro profondo. - Jace sta bene? Gli hanno fatto del male, lo hanno catturato o magari...
- Sta bene - rispose Maia in tono neutrale. - E se n andato. Scomparso insieme a Sebastian.
- E Simon? - Lo sguardo di Isabelle guizz verso Jordan. - Hai detto che era con Clary.
Maia scosse la testa. - No. Non cera - rispose tenendo una mano stretta sulla bretella dello zaino. - Ma ora c una cosa che sappiamo e che a te non piacer. Jace e Sebastian sono in qualche modo legati luno allaltro. Ferisci Jace e ferirai anche Sebastian. Uccidi lui e Sebastian morir. Vale anche viceversa, lo ha detto Magnus.
- Il Conclave lo sa? - domand subito Isabelle. - Non li hanno informati, vero?
Maia fece di no con la testa. - Non ancora.
- Lo scopriranno - dichiar Isabelle. - Lintero branco ne  a conoscenza. Qualcuno parler, e a quel punto sar caccia alluomo. Uccideranno lui solo per uccidere Sebastian. Lo uccideranno comunque. - Si port le mani alla testa, infilando le dita tra i folti capelli neri. - Voglio mio fratello - disse. - Voglio vedere Alec.
- Bene - fece Maia. - Perch, dopo avermi chiamata, Magnus mi ha anche inviato un messaggio: sentiva che saresti stata qui e voleva dirti di andare nel suo appartamento di Brooklyn il prima possibile.
Fuori si gelava. Il freddo era cos intenso che persino la runa thermis di cui Isabelle si era munita e il leggero parka preso dallarmadio di Simon non le impedivano del tutto di tremare mentre apriva il portone del palazzo dove abitava Magnus e vi si infilava dentro.
Le aprirono la seconda porta e sal le scale, facendo scorrere una mano lungo la ringhiera scheggiata. Una parte di lei voleva macinare un gradino dopo laltro, sapendo che Alec, lass, avrebbe capito i suoi sentimenti; unaltra, invece, quella che per tutta la vita aveva tenuto nascosto ai fratelli il segreto dei loro genitori, avrebbe preferito fermarsi sul pianerottolo, rannicchiarsi e rimanere sola con la sua tristezza.
Poi, la parte di lei che odiava far affidamento sugli altri (Perch non dovrebbero deluderti?) e che era orgogliosa di proclamare che Isabelle Lightwood non aveva bisogno di nessuno le ricord un dettaglio importante: se si trovava l, era perch avevano chiesto la sua presenza. Loro avevano bisogno di lei.
E questo a Isabelle non dava fastidio. Anzi, le piaceva proprio. Era questo il motivo per cui le ci era voluto tempo per affezionarsi a Jace, la prima volta in cui lui, un ragazzino pelle e ossa di dieci anni con gli occhi spiritati color oro chiaro, aveva attraversato il portale da Idris. Alec era stato subito entusiasta di lui, mentre a Isabelle non era piaciuta tutta quella sicurezza di s.
Quando sua madre le aveva spiegato che il padre di Jace era stato ucciso davanti ai suoi occhi, lei si era immaginata di vederlo arrivare in lacrime, alla ricerca di conforto e magari di consigli. Invece no, sembrava che quel ragazzino non avesse bisogno di nessuno. A soli dieci anni era gi dotato di unironia caustica e diffidente, unita a un temperamento spigoloso. S, aveva pensato Isabelle con sgomento, Jace era proprio come lei.
Alla fine, era stata la loro natura di Shadowhunters a legarli: una passione comune per le armi affilate, le scintillanti spade angeliche, il dolce dolore dei marchi sulla pelle, il ritmo frastornante delle battaglie. Una volta che Alec volle andare a caccia da solo con Jace, senza Izzy, lui la difese: - Lei ci serve,  la migliore. Escluso me, ovvio.
Gli aveva voluto bene soltanto per quello.
Ora si trovava davanti allappartamento di Magnus. Dalla fessura tra la porta e il pavimento filtrava della luce, e riusciva a sentire un mormorio di voci. Spinse la maniglia e venne accolta da unondata di calore che la rese felice di fare un passo avanti.
La piacevole temperatura si doveva a un fuoco scoppiettante che bruciava nel camino; questo bench ledificio fosse sprovvisto di canne fumarie, perch le fiamme avevano la sfumatura verde-azzurra dellincantesimo. Magnus e Alec erano seduti su uno dei divani sistemati vicino al camino. Appena Isabelle entr in casa, Alec la guard e balz in piedi. Con indosso pantaloni della tuta neri e maglietta bianca col collo sdrucito, attravers la stanza a piedi nudi per correrle incontro e stringerla fra le braccia.
Per un attimo Isabelle rimase in silenzio dentro il cerchio delle braccia del fratello, sentendo il cuore di lui che pulsava e le mani che le salivano su e gi per la schiena, sui capelli, un po impacciate. - Iz - le disse. - Andr tutto bene, Izzy.
Lei si liber di colpo dalla stretta strofinandosi gli occhi. Dio, quanto odiava piangere. - Come fai a dirlo? - gli chiese bruscamente. - Come potr andare tutto bene, dopo una cosa del genere?
- Izzy... - Alec prese i capelli della sorella e glieli mise tutti di lato su una spalla, tirandoli poi con un gesto leggero. Quel gesto le fece tornare in mente il periodo in cui aveva le trecce e Alec gliele tirava, con molta, molta meno dolcezza di quella che stava dimostrando in quel momento. - Non crollare. Abbiamo bisogno di te. - Abbass la voce. - A proposito, lo sai che odori di tequila?
Isabelle guard Magnus, che intanto li stava osservando, seduto sul divano, coi suoi imperscrutabili occhi da gatto. - Dov Clary? - gli chiese. - E sua madre? Pensavo fossero qui.
- Stanno dormendo. Avevano bisogno di riposare - rispose lo stregone.
- E io no?
- Per caso tu hai appena visto il tuo fidanzato o il tuo patrigno mentre veniva quasi ucciso davanti ai tuoi occhi? - fu la secca risposta di Magnus. Indossava un pigiama a righe coperto da una vestaglia di seta nera. - Isabelle Lightwood - le disse alzandosi e intrecciando morbidamente le dita davanti s. - Come ha detto Alec, abbiamo bisogno di te.
Isabelle si mise ben dritta sulla schiena, buttando le spalle allindietro. - Bisogno di me... per cosa?
- Per andare dalle Sorelle di Ferro - annunci Alec. - Ci serve unarma capace di dividere Jace e Sebastian in modo da poterli colpire separatamente... cio, hai capito cosa intendo. Vogliamo uccidere Sebastian senza fare del male a Jace. Ed  solo questione di tempo, prima che il Conclave venga a sapere che Jace non  prigioniero di Sebastian, ma che sta collaborando con lui e...
- Non  Jace - protest Isabelle.
- Potrebbe non essere lui - ammise Magnus, - ma se morisse, anche il tuo Jace se ne andrebbe per sempre.
- Come sai, le Sorelle di Ferro parlano soltanto con le donne - disse Alec. - E Jocelyn non pu andare da sola, perch lei non  pi una Shadowhunter.
- Cosa mi dici di Clary?
- Si sta ancora allenando. Non saprebbe porre le domande giuste, n usare il giusto atteggiamento. Tu e Jocelyn invece s. Lei poi ha detto di essere gi stata da loro: ti aiuter a orientarti quando, tramite portale, ti manderemo fino al limite delle protezioni attorno alla Citt di Diamante. Partirete entrambe, questa mattina stessa.
Isabelle ci pens su. Lidea di avere finalmente qualcosa da fare, qualcosa di definito, attivo e importante era un sollievo. Avrebbe preferito un incarico che avesse qualcosa a che fare con luccisione di demoni o lamputazione delle gambe di Sebastian, ma era sempre meglio di niente. Le leggende che circondavano la Citt la descrivevano come un luogo sperduto e ostile, e le Sorelle di Ferro si vedevano ancora pi raramente dei Fratelli Silenti. Isabelle non ne aveva mai incontrata una.
- A che ora si parte? - chiese.
Alec sorrise per la prima volta da quando la sorella era arrivata e le scompigli i capelli. - Ecco la mia Isabelle!
- Piantala. - Izzy si divincol dalla carezza di Alec e vide che Magnus, nel frattempo, li stava osservando col sorriso sulle labbra. Si alz facendo leva sulle braccia e si pass una mano fra i capelli neri, gi ritti in piedi come se fosse scoppiata una bomba.
- Ho tre stanze libere - disse. - In una c Clary e in unaltra sua madre. Ti faccio vedere la terza.
Tutte le stanze si diramavano da un corridoio lungo e stretto e senza finestre che sfociava in salotto. Due delle porte erano chiuse, perci Magnus accompagn Isabelle alla terza, in una camera con le pareti color fucsia. Dalle aste cromate sopra le finestre pendevano tende nere agganciate tramite manette. Il coprilenzuolo era decorato con una fantasia a cuori rosso scuro.
Isabelle si guard attorno. Si sentiva nervosa, agitata, per niente pronta a dormire. - Belle manette. Ora capisco perch qui non ci hai messo Jocelyn.
- Mi serviva un modo per poter far scorrere le tende - rispose Magnus facendo spallucce. - Hai qualcosa da metterti per dormire?
Isabelle si limit a fare un cenno con la testa, perch non voleva ammettere di aver portato con s una maglietta di Simon presa nel suo appartamento. In realt i vampiri non avevano odori, ma la maglietta era comunque impregnata del tenue, rassicurante profumo del suo sapone da bucato. -  un po strano - disse. - Mi chiedi di venire subito qui e poi mi metti a letto dicendomi che si parte domani...
Lo stregone si appoggi contro la parete accanto alla porta, braccia incrociate e sguardo felino fisso su di lei. Per un istante le ricord Church, solo meno propenso a mordere. - Voglio bene a tuo fratello, lo sai, vero? - le disse.
- Se vuoi il mio permesso per sposarlo, fate pure - ribatt Isabelle. - Poi lautunno  una bella stagione, potresti metterti uno smoking arancione.
- Non  felice - riprese Magnus come se lei non avesse parlato.
- Certo che non lo ! - esclam laltra. - Jace...
- Jace - pronunci con intensit Magnus, mentre lungo i fianchi le mani gli si serravano in pugni. Isabelle rimase a guardarlo. Aveva sempre pensato che a Magnus Jace non dispiacesse, anzi, che addirittura gli andasse a genio, dopo che avevano risolto la questione dei sentimenti di Alec.
E ad alta voce disse: - Pensavo che tu e Jace foste amici.
- Non  quello - fece lui. - Ci sono certe persone alle quali luniverso sembra aver riservato un destino speciale. Speciale nei vantaggi e speciale nei tormenti. Dio sa quanto tutti noi siamo attratti da ci che  bello e dannato. Io stesso sono stato cos, ma alcuni non possono essere cambiati. O, se succede,  solo grazie a un amore e un sacrificio cos grandi da distruggere chi lo dona.
Isabelle scosse la testa lentamente. - Mi hai fraintesa. Jace  nostro fratello, ma, per Alec... Jace  anche il suo parabatai.
- So cosa significa - disse Magnus. - Ho conosciuto dei parabatai cos vicini da essere quasi la stessa persona. Sai cosa succede, quando uno dei due muore, a quello che rimane...
- Basta! - Isabelle si copr le orecchie con le mani, poi le riabbass lentamente. - Come osi, Magnus Bane? Come osi rendere le cose ancora peggiori di quello che sono?
- Isabelle? - Magnus apr le mani. Sembrava un po scosso, come turbato dalle sue stesse considerazioni. - Mi dispiace. A volte dimentico che... nonostante la tua forza e il tuo autocontrollo, hai la stessa vulnerabilit di Alec.
- Alec non ha niente di vulnerabile - dichiar Isabelle.
- No - disse Magnus. - Amare come scegli di amare, quello s che richiede forza. Il fatto  che ti volevo qui per lui. Ci sono delle cose che io, per Alec, non posso fare. Cose che non posso dargli. - Per un istante, Magnus sembr lui stesso insolitamente fragile. - Tu conosci Jace da quanto lo conosce lui. Gli puoi dare un conforto che per me  impossibile dargli. E poi ti vuole bene.
- Certo che mi vuole bene. Sono sua sorella.
- Il sangue non  amore - replic Magnus in tono amaro. - Chiedilo a Clary.
Clary venne scagliata fuori dal portale come una pallottola da una canna di fucile. Fece una capriola verso il basso e cadde dritta in piedi, un atterraggio da manuale. Resistette in quella posizione solo pochi istanti prima che, troppo stordita dal portale per concentrarsi, perdesse lequilibrio e cadesse di schiena, la botta attutita dallo zaino. Fece un sospiro, pensando che un giorno gli allenamenti avrebbero davvero dato i loro frutti, e si rimise in piedi, ripulendosi il sedere dalla polvere.
Era di fronte alla casa di Luke. Il fiume le scintillava da sopra una spalla e, dietro, Lower Manhattan si innalzava in una foresta di luci. La casa era proprio come lavevano lasciata, ore prima, chiusa e al buio. In piedi, sul sentiero di sassi e terriccio che portava ai gradini dingresso, deglut forte.
Con le dita della mano sinistra si tocc lentamente lanello che portava alla destra. Simon?
La risposta giunse immediatamente. S?
Dove sei?
Sto camminando verso la metro. Sei tornata a casa tramite portale?
A casa di Luke. Se Jace torna, come penso succeder, lo far qui.
Silenzio. Poi: Bene, se hai bisogno di me, sai come trovarmi, credo.
Credo. Clary fece un respiro profondo. Simon?
S?
Ti voglio bene.
Pausa. Anche io ti voglio bene.
E fin cos. Non ci fu il clic di una cornetta riagganciata, ma Clary percep linterruzione del contatto, come se dentro la testa le fosse stata tagliata una corda. Si chiese se fosse quello a cui si riferiva Alec quando parlava dellinterruzione del legame fra parabatai.
Avanz verso la casa di Luke e sal lentamente i gradini. Quella era casa sua. Se Jace fosse tornato a cercarla, come le aveva accennato che avrebbe fatto,  l che sarebbe andato. Si sedette sullultimo gradino, si mise lo zaino sulle ginocchia e aspett.
Simon, in piedi di fronte al frigorifero di casa sua, bevve unultima sorsata di sangue freddo mentre il ricordo della voce mentale di Clary gli si dileguava dalla mente. Era appena rientrato; lappartamento era buio, il frigo emetteva il suo ronzio, e il tutto aveva uno strano odore di... tequila? Forse Jordan aveva bevuto. La porta di camera sua era chiusa, comunque, e Simon non trovava niente da ridire sul fatto che era ancora a letto: erano da poco passate le quattro di notte.
Rimise la bottiglia in frigo e si diresse verso la propria camera. Sarebbe stata la prima notte passata a casa in tutta la settimana. Si era abituato ad avere qualcuno con cui condividere il letto, un corpo contro il quale rotolare nel cuore della notte. Gli piaceva il modo in cui Clary gli si sistemava accanto, accucciata nel sonno con una mano sotto la testa. E poi, se proprio doveva ammetterlo, gli piaceva anche il fatto che lei non riusciva a dormire se non cera anche lui. Era una cosa che lo faceva sentire utile, indispensabile; pur riconoscendo che, se a Jocelyn non importava che dormisse nello stesso letto della figlia, il suo potenziale di minaccia sessuale doveva probabilmente essere pari a quello di un pesce rosso.
Certo, lui e Clary avevano pi volte condiviso il letto, da quando avevano cinque anni fino ai dodici circa. Magari centrava qualcosa, pens mentre apriva la porta della camera. Avevano passato gran parte di quelle notti alle prese con attivit torbide quali, per esempio, fare a chi ci metteva di pi a mangiare un cioccolatino al caramello. Oppure si portavano di nascosto un lettore DVD portatile e...
Batt le palpebre. Camera sua era la stessa di sempre: pareti spoglie, scaffali di plastica con i vestiti, la chitarra appesa al muro e il materasso sul pavimento. Ma sopra il letto cera un foglio di carta, un quadrato bianco sullo sfondo nero della coperta a frange. La calligrafia poco leggibile e tondeggiante gli risultava familiare. Isabelle.
Lo prese e lesse:
Simon, ho cercato di chiamarti, ma a quanto pare hai il telefono spento. Non so dove sei adesso. Non so nemmeno se Clary ti ha gi detto quello che  successo stanotte. Ma io devo andare da Magnus e vorrei tanto che ci fossi anche tu.
Non ho mai paura, ma stavolta ne ho per Jace. Ho paura per mio fratello. Non ti chiedo mai niente, Simon, ma stavolta vieni. Ti prego.
Isabelle
Simon lasci cadere il messaggio dalle mani. Si ritrov fuori di casa e gi per le scale prima ancora che la carta avesse toccato terra.
Quando Simon arriv a casa di Magnus, tutto taceva. Davanti al camino scoppiettante, lo stregone era seduto su un divano dallimbottitura voluminosa e teneva i piedi appoggiati sopra il tavolino da caff. Stava giocherellando con una ciocca dei capelli di Alec, che dormiva con la testa sulle sue ginocchia. Lo sguardo dello stregone, rivolto alle fiamme, era assente, come se stesse ripensando a un passato lontano. Simon non pot fare a meno di ricordare quello che una volta gli aveva detto a proposito dellimmortalit:
Un giorno resteremo soltanto io e te.
Simon rabbrivid, e Magnus alz gli occhi. - Isabelle ti ha chiesto di passare, lo so - disse parlando a voce bassa per non svegliare Alec. -  da quella parte, in fondo al corridoio. Prima stanza a sinistra.
Simon annu e, lanciando un saluto a Magnus, si avvi. Aveva addosso uno strano nervosismo, come se si stesse preparando per un primo appuntamento. Isabelle, a quanto ricordava, non gli aveva mai chiesto n di aiutarla n di starle vicino; anzi, non aveva mai ammesso in alcun modo di avere bisogno di lui.
Apr la porta della prima stanza a sinistra ed entr. Era buia, a luci spente. Se non fosse stato per le sue doti da vampiro, probabilmente non avrebbe visto nulla. Invece riusc a individuare i contorni di un armadio, sedie sulle quali erano stati lasciati dei vestiti e un letto con le coperte buttate indietro. Isabelle dormiva su un fianco, coi lunghi capelli neri sparsi sul cuscino.
Simon rimase a guardarla. Era la prima volta che la vedeva dormire. Sembrava pi giovane del solito: viso rilassato e lunghe ciglia che sfioravano la punta degli zigomi. Aveva la bocca leggermente aperta e le ginocchia piegate. Indossava solo una maglietta: la sua maglietta, azzurra e con la scritta CLUB DELLAVVENTURA MOSTRO DI LOCHNESS. CERCHIAMO RISPOSTE, IGNORIAMO I FATTI.
Simon si chiuse la porta dietro le spalle, sentendosi pi deluso di quanto si sarebbe aspettato. Non pensava di trovarla gi addormentata. Voleva parlarle, sentire la sua voce. Si tolse le scarpe e le si sdrai accanto. Isabelle occupava sicuramente pi spazio vitale di Clary. Era alta quasi quanto lui, ma quando le mise una mano sulla spalla, ebbe la sensazione che le sue ossa fossero gracili, delicate. Le accarezz il braccio. - Iz? - la chiam. - Isabelle?
Lei emise un mormorio e affond la faccia nel cuscino. Lui le si avvicin ancora di pi: Isabelle sapeva di alcol e profumo alle rose. Be, in fondo era questa la risposta. Aveva pensato di stringerla fra le braccia per baciarla con dolcezza, ma Simon Lewis, il molestatore di donne collassate non era certo lepitaffio con cui voleva essere ricordato.
Si sdrai a pancia in su e guard il soffitto. Intonaco crepato, segnato da macchie dumidit. Magnus doveva sbrigarsi a chiamare qualcuno per rimediare. Come se avesse sentito la sua presenza, Isabelle rotol di lato e gli appoggi una guancia contro la spalla. - Simon? - disse con voce impastata.
- S - rispose lui accarezzandole delicatamente il viso.
- Sei venuto. - Isabelle gli allung un braccio sul petto, sistemandosi in modo che la testa le si incastrasse nella spalla di lui. - Non credevo lavresti fatto.
- Certo che sono venuto.
Le altre parole che lei gli disse gli si smorzarono contro il collo. - Scusa, stavo dormendo.
Lui sorrise fra s, appena, al buio. - Non c problema. Anche se mi avessi chiesto di venire qui solo per stringerti mentre dormivi, lo avrei fatto.
Lui la sent irrigidirsi, poi rilassarsi di nuovo. - Simon?
- S?
- Mi racconti una storia?
Simon rimase perplesso. - Che genere di storia?
- Una in cui i buoni vincono e i cattivi perdono. E rimangono morti.
- Quindi una specie di fiaba? - disse Simon. Si arrovell il cervello. Delle fiabe conosceva solo le versioni Disney, e la prima immagine che gli venne in mente fu quella di Ariel con il reggiseno a conchiglia. A otto anni si era innamorato di lei, ma forse non era il caso di specificarlo.
- No. - La parola usc dalla bocca di Isabelle come un respiro. - Noi studiamo le fiabe a scuola. Molte di quelle magie sono vere, ma... no, voglio qualcosa che non ho mai sentito.
- Okay, ne ho una bella - rispose Simon accarezzandole i capelli e sentendo le sue ciglia che gli solleticavano il collo mentre lei chiudeva gli occhi. - Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana...
Clary non sapeva dire da quanto tempo fosse seduta sui gradini dingresso della casa di Luke, quando il sole cominci a sorgere; levandosi dietro la casa, tingeva il cielo di un rosa scuro e rendeva il fiume una striscia di grigio-azzurro. Lei stava tremando, e lo faceva da cos tanto che tutto il corpo le si era praticamente contratto in un singolo, forte spasmo di freddo. Per riscaldarsi aveva utilizzato due rune, ma non erano state daiuto; aveva la sensazione che i brividi fossero pi un fattore psicologico che altro.
Sarebbe arrivato? Se era rimasto il Jace che lei pensava, lo avrebbe fatto; quando le aveva accennato che sarebbe tornato, Clary sapeva che intendeva il prima possibile. Jace non era paziente. E non gli piaceva scherzare.
Eppure non poteva fare altro che aspettare. Di l a breve il sole sarebbe sorto del tutto, dando inizio a una nuova giornata. Sua madre avrebbe ricominciato a tenerla docchio e lei avrebbe dovuto rinunciare a Jace per un altro giorno, se non di pi.
Chiuse gli occhi contro lo splendore della luce, appoggiando i gomiti sul gradino pi in alto dietro di s. Per un istante si abbandon alla fantasia che tutto fosse come una volta, proprio uguale: nel pomeriggio avrebbe incontrato Jace per gli allenamenti, o la sera per cena, e lui lavrebbe abbracciata facendola ridere come sempre.
Caldi sprazzi di luce le sfiorarono il viso. A malincuore, gli occhi le si riaprirono.
Ed ecco Jace che saliva i gradini per andarle incontro, al solito silenzioso come un gatto. Indossava una felpa blu scuro che gli faceva sembrare i capelli del colore del sole. Clary si mise seduta dritta, con il cuore che le martellava. Era come se i contorni della figura di Jace fossero definiti dal bagliore della luce. Ripens a quella notte a Idris, quando i fuochi dartificio avevano attraversato il cielo facendole pensare ad angeli che si trasformavano in gocce ardenti.
Lui la raggiunse e le porse le mani; Clary le prese e si lasci aiutare ad alzarsi. I suoi occhi doro chiaro le scrutavano il viso. - Non ero sicuro di trovarti qui.
- Da quando non sei sicuro di me?
- Prima eri piuttosto arrabbiata. - Le racchiuse una guancia dentro il palmo della mano, su cui cera una grossa cicatrice; Clary riusciva a sentirla contro la propria pelle.
- E se non mi avessi trovata qui, cosa avresti fatto?
La tir a s. Anche lui tremava. Il vento gli soffiava nei capelli mossi, disordinati e lucenti. - Come sta Luke?
Sentendo pronunciare quel nome, Clary rabbrivid di nuovo. Jace, pensando che avesse freddo, la strinse pi forte. - Si riprender - gli rispose con cautela.  colpa tua, colpa tua, colpa tua.
- Non volevo che si facesse male. - Jace la teneva fra le braccia, disegnandole una lenta linea retta su e gi per la colonna vertebrale. - Mi credi?
- Jace... Perch sei qui?
- Per chiedertelo di nuovo. Di venire con me.
Clary chiuse gli occhi. - Senza dirmi dove?
- Fiducia - rispose lui piano. - Devi avere fiducia. Ma anche sapere che, se vieni con me, non c ritorno. Per molto tempo.
Clary ripens al momento in cui era uscita dal Java Jones e lo aveva trovato ad aspettarla. In quel momento, la sua vita era cambiata in un modo che non avrebbe mai pi potuto cancellare.
- Non c mai stato ritorno - gli disse. - Non con te. - Apr gli occhi. - Andiamo.
Lui sorrise, un sorriso radioso come il sole che spuntava da dietro le nuvole, e lei sent i muscoli rilassarsi. - Sei sicura?
- Sicura.
Jace si chin in avanti e la baci. Sollevandosi per abbracciarlo, lei sent che sulle labbra di Jace cera qualcosa di amaro. E a quel punto le tenebre calarono come un sipario che segnava la fine di un atto teatrale.
parte seconda
CERTE COSE
OSCURE
Tamo come si amano certe cose oscure.
(PABLO NERUDA, Sonetto XVII)
capitolo 8
IGNIS AURUM PROBAT
Maia non era mai stata a Long Island, ma se proprio avesse dovuto immaginarsela, lavrebbe descritta come un posto molto simile al New Jersey: unarea per lo pi suburbana, dove vivevano i pendolari che facevano la spola con New York o con Philadelphia.
Aveva buttato la borsa sul furgone di Jordan, sorprendentemente poco familiare ai suoi occhi. Ai tempi in cui uscivano insieme guidava una Toyota rossa, sempre piena di bicchierini vuoti accartocciati e sacchetti di fast food; il posacenere traboccava di sigarette consumate fino al filtro. Labitacolo di quel furgone, con una sola pila di giornali sul sedile del passeggero, a confronto sembrava pulito. Salendo, li spost di lato senza dire una parola.
Non avevano parlato attraversando Manhattan e nemmeno sullautostrada verso Long Island, finch Maia si era appisolata con una guancia premuta contro il freddo vetro del finestrino. Si era svegliata quando avevano superato un dosso, era balzata in avanti e, battendo le palpebre, si era strofinata gli occhi.
- Scusa - le aveva detto Jordan, dispiaciuto. - Volevo lasciarti dormire fino allarrivo.
Lei si era seduta dritta, guardandosi attorno. Stavano percorrendo una strada asfaltata a due corsie e il cielo cominciava appena a rischiararsi. A destra e a sinistra cerano soltanto campi, qua e l una fattoria o un silo, in lontananza qualche cottage con la staccionata di legno.
-  bello qui - aveva commentato, stupita.
- Gi. - Jordan aveva cambiato marcia e si era schiarito la voce. - Dato che ormai sei sveglia... prima che arriviamo alla Praetor House, posso farti vedere una cosa?
Lei aveva esitato solo un istante, poi annuito. E ora eccoli l a sobbalzare su e gi per una stradina sterrata bordata dagli alberi. In gran parte erano spogli, la strada fangosa. Gir la manovella del finestrino per annusare laria. Alberi, acqua di mare, foglie in lenta decomposizione, animaletti che correvano fra lerba alta. Fece un altro respiro profondo quando lasciarono la strada e si fermarono su una piazzola circolare. Davanti a loro cera la spiaggia, che si stendeva fino allo specchio grigio-azzurro dellacqua. Il cielo era quasi lilla.
Maia diresse lo sguardo su Jordan, che invece lo teneva dritto davanti a s. - Venivo sempre qui, quando mi allenavo alla Praetor House - disse. - A volte anche solo per osservare lacqua e schiarirmi le idee. Lalba in questo posto... ogni volta diversa, ma sempre stupenda.
- Jordan.
Lui non si volt per guardarla. - S?
- Scusami per prima. Per essere corsa via, al Navy Yard.
- Tutto a posto. - Espir lentamente, ma a giudicare dalle spalle tese e dal modo in cui stringeva il cambio, Maia sapeva che non era cos, non proprio. Si sforz di non badare al modo in cui la tensione gli plasmava i muscoli delle braccia, accentuando la curva dei bicipiti. - Per te  stato troppo, lo capisco. Solo che...
- Penso che dovremmo andarci piano. Cercare di essere amici.
- Io non voglio essere tuo amico - fu la risposta di lui.
Maia non riusc a nascondere lo stupore. - No?
Jordan spost la mano dal cambio al volante. La ventola del riscaldamento diffondeva aria calda che andava a mischiarsi a quella pi fredda proveniente dal finestrino abbassato di Maia. - Non vorrei affrontare questo argomento adesso.
- Ma io voglio - ribatt lei. - Ne voglio parlare adesso. Non mi va di pensare alla nostra situazione mentre siamo alla Praetor House.
Jordan scivol gi con la schiena lungo il sedile, mordicchiandosi un labbro. I capelli arruffati gli ricaddero sopra la fronte. - Maia...
- Se non vuoi che siamo amici, allora cosa dovremmo essere? Nemici, di nuovo?
Lui gir la testa, con una guancia appoggiata al sedile. Quegli occhi erano proprio come lei li ricordava, nocciola con tocchi di verde, azzurro e oro. - Non voglio che siamo amici - le disse - perch ti amo ancora. Maia, lo sai che non ho pi baciato nessunaltra, da quando ci siamo lasciati?
- Isabelle...
- Isabelle voleva ubriacarsi e parlare di Simon. - Tolse le mani dal volante, sembr sul punto di protenderle verso di lei, ma poi se le lasci cadere in grembo, unaria sconfitta sul volto. - Sei lunica che abbia mai amato.  solo pensando a te che sono riuscito ad affrontare gli allenamenti, con lidea che un giorno avrei potuto farmi perdonare. E ci riuscir, in tutti i modi possibili tranne uno.
- Che non sarai mio amico.
- Non sar un semplice amico, Maia. Io ti amo. Io sono innamorato di te. Lo sono sempre stato e lo sar sempre. Essere soltanto un amico mi ucciderebbe.
Lei rivolse lo sguardo verso loceano. Il cerchio del sole spuntava appena sopra la superficie dellacqua, illuminandola coi suoi raggi nelle tonalit del viola, delloro e dellazzurro. -  bellissimo qui.
- Ed  per questo che ci venivo. Non riuscivo a dormire, perci restavo ad ammirare lalba. - Parlava con voce sommessa.
- Ora invece dormi? - gli chiese Maia.
Lui chiuse gli occhi. - Maia... se stai per dire che no, che da me non vuoi altro che amicizia... allora dillo e basta. Via il dente, via il dolore, okay?
Sembrava una persona che si preparava a ricevere un colpo. Le ciglia gli adombravano gli zigomi; sulla pelle olivastra del collo cerano piccole cicatrici bianche, cicatrici che gli aveva lasciato lei. Maia si slacci la cintura di sicurezza e si protese verso il sedile di lui. Sent che Jordan tratteneva il respiro, ma non si mosse mentre lei si piegava per baciargli la guancia inalando il suo profumo. Stesso sapone, stesso shampoo, ma niente pi tracce dellodore persistente di sigaretta. Stesso ragazzo. Gli percorse la guancia di baci, arriv allangolo della bocca e, finalmente, sporgendosi ancora un po, mise le labbra sopra le sue.
Jordan sent la propria bocca dischiudersi sotto quella di Maia e, dal fondo alla gola, emise un ringhio. In genere i lupi mannari non erano delicati fra loro, invece le mani di lui lo furono quando la sollev per mettersela sulle ginocchia e abbracciarla, mentre il loro bacio si faceva pi profondo. Il tocco di lui, il calore del velluto di cui erano rivestite le sue braccia, il battito del cuore, il sapore della bocca, lo scontro di labbra e di lingue le tolsero il fiato. Gli fece scivolare le mani dietro il collo e si lasci andare definitivamente, mentre sentiva il solletico leggero dei suoi capelli, lo stesso di sempre.
Quando infine si allontanarono, lui aveva gli occhi acquosi. - Erano anni che lo aspettavo.
Maia gli pass un dito sulla base del collo. Sentiva il proprio cuore battere forte. Per qualche istante non erano stati due lupi mannari in missione per unorganizzazione segreta, ma due semplici ragazzi che si baciavano in macchina, sulla spiaggia. - Ed  stato allaltezza delle aspettative?
- Molto meglio. - Langolo della bocca di lui si sollev. - Significa che...
- Be, non  il genere di cose che si fanno tra amici, giusto?
- Ah no? Allora devo dirlo a Simon. Rester profondamente deluso.
- Jordan! - Maia gli diede un colpetto leggero sulla spalla, ma stava sorridendo. Come lui, del resto, con quel grande sorriso un po ebete e inconsueto che gli si stava allargando in faccia. Maia gli si avvicin di nuovo e gli appoggi il viso sullincavo del collo, inalando, insieme allaria del mattino, anche un po di Jordan.
Stavano combattendo sul lago ghiacciato, la citt di gelo che brillava in lontananza come un faro. Langelo con le ali dorate e langelo con le ali simili a fiamme nere. Clary se ne stava in piedi sul ghiaccio mentre sangue e piume le cadevano attorno. Quelle dorate bruciavano come fiamme nei punti in cui le toccavano la pelle, mentre quelle nere erano fredde come ghiaccio.
Clary si svegli con il cuore a mille, intrappolata in un groviglio di coperte. Si alz, tirandosele gi fino alla vita. Era in una stanza che non conosceva. I muri erano intonacati di bianco e lei si trovava in un letto di legno nero, con indosso gli stessi vestiti della sera prima. Scivol gi, appoggiando i piedi nudi sul freddo pavimento di pietra, e si guard attorno in cerca dello zaino.
Lo trov subito, su una poltrona di pelle nera. La stanza era priva di finestre: lunica luce proveniva da un lampadario di vetro nero smerigliato. Mise una mano nello zaino e scopr con disappunto, ma non con sorpresa, che qualcuno laveva gi ispezionato. La scatola col materiale da disegno era sparita, stilo compreso. Non restava altro che la spazzola per capelli, i jeans e la biancheria intima di ricambio. Almeno aveva ancora al dito lanello doro.
Lo sfior piano e col pensiero si rivolse a Simon. Ci sono.
Niente.
Simon?
Nessuna risposta. Deglut per scacciare il senso di disagio. Non aveva idea di dove si trovasse, n di che ore fossero o di quanto tempo avesse passato al freddo. Magari Simon stava dormendo. Non poteva andare nel panico e convincersi che gli anelli non funzionavano. Doveva inserire il pilota automatico: capire dovera, scoprire quello che poteva. Avrebbe provato a ricontattarlo pi tardi.
Fece un respiro profondo e cerc di concentrarsi su quanto la circondava. Nella stanza cerano due porte. Prov ad aprire la prima e scopr che dava su un piccolo bagno in vetro e acciaio cromato, munito di vasca con piedini di rame. Anche l, nessuna finestra. Si lav rapidamente, si asciug con una salvietta bianca e soffice, indoss jeans e felpa puliti. Poi torn in camera da letto, dove si infil le scarpe e prov con la seconda porta.
Tombola. L cera il resto della casa. Un appartamento? Una villa? Si trovava in una grande stanza, met della quale occupata da un lungo tavolo di vetro. Dal soffitto pendevano altri lampadari di vetro nero smerigliato che proiettavano ombre danzanti sulle pareti. Era tutto molto moderno, dalle sedie in pelle nera al grande camino incorniciato dacciaio. Dentro ardeva un fuoco. Segno che doveva esserci qualcuno, o almeno che cera stato di recente.
Laltra met della stanza ospitava un grande televisore, un tavolino da caff nero laccato su cui erano sparsi videogiochi e joy-pad, e divani bassi in pelle. Una scala di vetro a chiocciola portava al piano superiore. Dopo essersi guardata attorno, Clary inizi a salire i gradini. Il vetro era perfettamente trasparente e dava limpressione di percorrere una scala invisibile che portava in cielo.
Il secondo piano era molto simile al primo: pareti chiare, pavimento nero, un lungo corridoio su cui si aprivano diverse porte. La prima dava su quella che era chiaramente la camera padronale, dove un enorme letto di palissandro, celato da tende bianche trasparenti, occupava gran parte dello spazio. Cerano delle finestre di colore blu scuro. Clary attravers la stanza per guardare fuori.
Per un attimo si chiese se fosse di nuovo ad Alicante. Vedeva, oltre un canale, un altro edificio con le finestre chiuse da imposte verdi. In alto, il cielo era grigio, il canale blu-verdastro e, sulla destra, cera un ponte che portava sullaltra riva. Sopra, due persone. Una di esse aveva una macchina fotografica davanti al viso e si stava dando un gran daffare a scattare foto. No, niente Alicante. Amsterdam? Venezia? Guard dappertutto per trovare il modo di aprire la finestra, ma senza successo. Picchi contro il vetro e grid, ma i passanti sul ponte non si accorsero di lei e, dopo pochi istanti, proseguirono.
Clary torn nella camera da letto, si avvicin a uno degli armadi e lo apr. Le prese un colpo. Il guardaroba strabordava di vestiti, vestiti da donna. Erano magnifici: pizzo, raso, perline e fiori. I cassetti contenevano sottovesti e biancheria intima, magliette di cotone e seta, gonne, ma niente jeans n pantaloni. Cerano persino delle scarpe allineate, aperte e con il tacco, nonch collant ben piegati. Per un istante Clary rimase a guardare, chiedendosi se ci fosse in giro unaltra ragazza o se magari a Sebastian fosse venuta la mania di vestirsi da donna. Ma su tutti i vestiti cera ancora il cartellino, ed erano pressoch della sua taglia. Non solo: continuando a guardare, si rese conto che i colori erano esattamente quelli che le donavano di pi. Cera tutta la gamma degli azzurri, dei verdi e dei gialli, in linee tagliate per una figura minuta. Alla fine, prese uno dei capi pi semplici, una camicia verde scura, con le maniche ad aletta, decorata sul davanti da unallacciatura di seta. Se la prov, dopo aver buttato la sua maglietta sul pavimento, e si guard nello specchio appeso dentro il guardaroba.
Le stava alla perfezione. Metteva in risalto la sua figura snella stringendole la vita e rendendo pi intenso il verde degli occhi. Stacc letichetta per non vedere quanto era costata e corse fuori dalla stanza, avvertendo un brivido freddo lungo la schiena.
La camera successiva era sicuramente quella di Jace. Lo cap nellistante in cui ci mise piede. Cera il suo odore, lodore della sua colonia, del suo sapone e della sua pelle. Il letto, rifatto alla perfezione, era in legno a effetto ebano, con le coperte bianche. Tutto era in ordine, come nella sua stanza allIstituto. Accanto al letto cerano pile di libri con titoli in italiano, francese e latino. Il pugnale dargento degli Herondale, col suo motivo di uccelli, era conficcato nel muro intonacato. Quando Clary guard pi da vicino, si accorse che serviva a tenere ferma una fotografia: lei e Jace, immortalati da Izzy. Ricordava ancora quella bella giornata di inizio ottobre, Jace seduto sui gradini dingresso dellIstituto con un libro sulle ginocchia. Lei era un gradino pi su, gli teneva una mano sulla spalla e si sporgeva in avanti per vedere cosa stava leggendo. Lui aveva la mano appoggiata sopra quella di lei, un gesto quasi assente, ma intanto sorrideva. Quel giorno non era riuscita a guardarlo in faccia, non sapeva che stava sorridendo a quel modo, lo scopriva solo adesso. Le si contrasse la gola e dovette uscire anche da quella stanza per riprendere fiato.
Non poteva comportarsi a quel modo, si rimprover, come se il rivedere il vecchio Jace fosse ogni volta un pugno nello stomaco. Doveva fingere che non le importasse, e che non notasse la differenza. Entr nella stanza successiva e scopr che era ancora una camera da letto, molto simile a quella di prima, non fosse stato per il disordine totale: il letto era un groviglio di coperte e lenzuola in seta nera, la scrivania di vetro e acciaio giaceva sotto un cumulo di libri e riviste, vestiti da ragazzo sparpagliati ovunque. Jeans, giacche, magliette e attrezzature. Locchio le cadde su qualcosa che brillava, sopra il comodino accanto al letto. Avanz senza distogliere lo sguardo, incredula dei propri occhi.
Era il cofanetto di sua madre, quello con le iniziali J.C. Quello che sua madre tirava fuori ogni anno, una volta lanno, per poi riversarci sopra un fiume di lacrime silenziose che le scorrevano gi per le guance fino alle mani. Clary conosceva il contenuto di quelloggetto: una ciocca di capelli fini e bianchi come un soffione; brandelli di una maglietta da bambino; una scarpina talmente piccola da starci nel palmo di una mano. Erano i resti di suo fratello, una sorta di collage del bambino che sua madre avrebbe voluto, che aveva sognato, prima che Valentine facesse quello che aveva fatto e che trasformasse il suo stesso figlio in un mostro.
J.C.
Jonathan Christopher.
Si sent contorcere lo stomaco e indietreggi rapidamente per lasciare la stanza, finendo dritta contro un muro di carne e ossa. Delle braccia la avvolsero, stringendola forte, e Clary vide che erano snelle, muscolose, ricoperte da una peluria chiara. Per un attimo pens che a stringerla fosse Jace, e cominci a rilassarsi.
- Che cosa ci fai in camera mia? - le disse allorecchio Sebastian.
Isabelle era stata abituata a svegliarsi presto ogni mattina, con la pioggia o con il sole, e una leggera sbronza non le imped certo di farlo anche quel giorno. Si mise lentamente a sedere e abbass gli occhi su Simon.
Non aveva mai trascorso unintera notte a letto con qualcuno, a parte quando aveva quattro anni e per paura dei temporali correva in camera dei genitori. Non riusciva a fare a meno di guardare Simon come se fosse una specie di animale esotico. Era straiato sulla schiena, a bocca leggermente aperta, con i capelli sugli occhi. Normali capelli castani, normali occhi castani. Aveva la maglietta leggermente alzata. La pancia era piatta e liscia, ma senza addominali in rilievo, e nei tratti del viso cera ancora qualcosa di infantile. Ma cosera che le piaceva, di lui? Era carino, certo, ma lei era uscita con dei cavalieri mozzafiato del Popolo Fatato, con degli Shadowhunters supersexy e cos via...
- Isabelle - disse a un tratto Simon senza aprire gli occhi. - Piantala di fissarmi.
Lei fece un sospiro spazientito e si lanci gi dal letto, poi rovist nella borsa per recuperare le sue cose e usc a cercare il bagno.
Era a met del corridoio, e una porta si apr proprio in quel momento, facendo emergere Alec in una nuvola di vapore. Aveva un asciugamano attorno alle spalle e si stava strofinando con vigore i capelli neri. Isabelle pens che in fondo non doveva stupirsi di vederlo, perch anche lui era stato abituato ad alzarsi presto.
- Sai di sandalo - gli disse come saluto. Era un odore che lei odiava. Preferiva le essenze pi dolci: vaniglia, cannella, gardenia.
Alec la guard. - A noi piace il sandalo.
Isabelle fece una smorfia. - O  un caso di pluralis maiestatis, oppure tu e Magnus state diventando una di quelle coppie che pensano di essere una cosa sola. A noi piace il sandalo; Adoriamo la musica sinfonica; Speriamo che il nostro regalo di Natale ti piaccia... Il che, se mi permetti,  solo un modo furbo per evitare di comprare due regali.
Alec batt le sue ciglia umide. - Lo capirai...
- Se stai dicendomi che lo capir quando anchio sar innamorata, prendo quellasciugamano e ti soffoco.
- E se tu continui a impedirmi di tornare in camera mia a vestirmi, dico a Magnus di far venire le fate ad annodarti i capelli.
- Oh, togliti dai piedi - fece Isabelle tirando un calcio alla caviglia di Alec, il quale si incammin, senza fretta, lungo il corridoio. Aveva la sensazione che, se si fosse voltata a guardarlo, lo avrebbe sorpreso a farle una linguaccia, perci prefer non girarsi. Si chiuse invece nel bagno e apr la doccia a pieno getto. Quando vide la mensola con i prodotti per il corpo, fece unesclamazione poco signorile.
Shampoo al sandalo, balsamo al sandalo, sapone al sandalo. Puah.
Dopo che finalmente usc, con la divisa indosso e i capelli raccolti, trov Alec, Magnus e Jocelyn che la aspettavano in salotto. Cerano ciambelle, di cui non aveva voglia, e caff, che invece prese. Lo macchi con una generosa quantit di latte e si mise comoda. Rimase stupita dallaspetto di Jocelyn: anche lei indossava la divisa da Shadowhunter.
Era strano, pens. La gente le diceva spesso che assomigliava a sua madre, anche se lei non riusciva a rendersene conto, e in quel momento si chiese se per loro due fosse come per Clary e Jocelyn. Stesso colore di capelli, s, ma anche stessi lineamenti, inclinazione della testa, mento imbronciato. La stessa sensazione, guardandole, che da fuori sembravano bambole di porcellana, ma dentro erano dacciaio. A dire il vero, a Isabelle sarebbe piaciuto ereditare gli occhi azzurri di Maryse e di Robert, come Clary quelli verdi della madre. Lazzurro era molto pi interessante del nero.
- Come per la Citt Silente, c una sola Citt di Diamante, ma molte porte attraverso cui trovarla - spieg Magnus. - Per noi, la pi vicina  lantico monastero agostiniano di Grymes Hill, a Staten Island. Io e Alec ci arriveremo con voi tramite portale, e aspetteremo il vostro ritorno, perch noi non possiamo proseguire oltre.
- Lo so - disse Isabelle. - Perch voi siete maschi. Bleah!
Alec le punt un dito contro. - Prendila sul serio, Isabelle. Le Sorelle di Ferro non sono come i Fratelli Silenti. Sono molto meno amichevoli e non amano essere disturbate.
- Prometto che mi comporter al meglio - annunci Isabelle posando la tazza di caff, ora vuota, sul tavolo. - Andiamo.
Magnus la guard con aria sospetta per un istante, poi scroll le spalle. Quel giorno aveva trasformato i capelli, con il gel, in un milione di punte; gli occhi erano truccati di nero, il che li rendeva pi felini che mai. Oltrepass Isabelle e si avvicin alla parete gi mormorando in latino, finch la sagoma familiare di un portale, simile a un arcano portone contornato da simboli luccicanti, non inizi a delinearsi. Si alz un vento freddo e tagliente che spinse allindietro le ciocche di capelli di Isabelle.
Per prima si fece avanti Jocelyn. Quando attravers il portale, fu un po come guardare una persona che spariva dentro unonda dacqua, ingoiata in un bagliore argenteo che offusc il rosso dei capelli mentre lei svaniva emettendo un debole luccichio.
La seconda fu Isabelle. Era abituata al senso di vuoto che dava il trasporto via portale: un rombo nelle orecchie e niente aria nei polmoni. Chiuse gli occhi e li riapr quando il vortice la liber, facendola cadere in mezzo a delle sterpaglie secche. Si alz in piedi, pulendosi le ginocchia dalle erbacce morte, e vide che Jocelyn la stava guardando. Apr la bocca per parlare, ma la richiuse non appena comparve Magnus, col portale scintillante che gi si chiudeva alle sue spalle.
Nemmeno quel viaggio aveva scompigliato i capelli a punta di Magnus, che se li tocc con orgoglio. - Guarda che roba - disse a Isabelle.
- Magia?
- Gel. Tre dollari e novantanove al supermercato.
Isabelle fece roteare gli occhi, esasperata, poi si guard attorno per ispezionare la zona. Si trovavano sulla cima di una collina, coperta da cespugli secchi ed erba ingiallita. Pi in basso cerano alberi anneriti dallautunno e, molto in lontananza, sullo sfondo di un cielo limpido, Isabelle intravedeva la parte superiore del Ponte di Verrazzano, che collega Staten Island a Brooklyn. Quando si volt, si accorse che dietro le sue spalle, sopra un tappeto di foglie spente, si ergeva il monastero. Era imbrattato qua e l da graffiti.
Uno stormo di avvoltoi collorosso, disturbati dallarrivo dei viaggiatori, volavano attorno alla torre del campanile ormai decrepita.
Isabelle osserv ledificio con attenzione, per cercare di capire se ci fosse un incantesimo da svelare. Se cos fosse stato, allora avevano a che fare con qualcosa di davvero potente. Niente. Malgrado gli sforzi, davanti a s non vedeva altro che una costruzione in rovina.
- Non ci sono incantesimi - dichiar Jocelyn, cogliendola di sorpresa. - Quello che vedi  pura realt.
Jocelyn avanz a fatica, schiacciando con gli stivali gli arbusti inariditi che si trovava sul cammino. Un attimo dopo Magnus scroll le spalle e la segu, con Alec e Isabelle dietro. Non cera alcun sentiero: i rami crescevano a grovigli, scuri contro laria limpida, e il fogliame crepitava secco sotto i loro piedi. Mentre si avvicinavano alledificio, Isabelle not che in alcuni punti lerba secca era stata distrutta da pentagrammi e cerchi runici disegnati con bombolette spray.
- Mondani - disse Magnus spostando un ramo dal cammino di Isabelle. - Fanno i loro stupidi giochetti con la magia, ma non la capiscono davvero. Spesso si sentono attratti da luoghi come questo, centri di energia, senza nemmeno sapere il perch. Bevono, stanno insieme e coprono le pareti di graffiti, come se fosse possibile lasciare un segno umano su ci che  magico. - Raggiunsero una porta, sbarrata con assi di legno, che si apriva in una parete di mattoni. - Ci siamo.
Isabelle guard la porta con grande attenzione. Anche stavolta nessun sentore di incantesimo, sebbene, concentrandosi a fondo, riuscisse a intravedere un debole luccichio, simile a quello del sole sullacqua. Jocelyn e Magnus si scambiarono uno sguardo, poi lei si rivolse a Isabelle. - Sei pronta?
Isabelle annu e, senza aggiungere altro, Jocelyn fece un passo in avanti dissolvendosi fra le tavole di legno della porta. A quel punto Magnus guard Isabelle con impazienza.
Alec le si avvicin, e lei avvert il tocco della mano del fratello sulla spalla. - Non ti preoccupare - le disse. - Non ti succeder niente, Iz.
Lei sollev il mento. - Lo so - rispose, poi segu Jocelyn dentro la porta.
Clary trattenne il fiato, ma prima che potesse replicare si sentirono dei passi sulla scala e, in fondo al corridoio, comparve Jace. Sebastian moll subito la presa su Clary e la gir verso di s. Col sorriso di un lupo, le arruff i capelli. - Che bello vederti, sorellina.
Clary era senza parole. Jace si diresse verso di loro senza emettere un suono. Indossava un giubbino di pelle nero, una maglietta bianca e dei jeans, ed era scalzo. - Stavi abbracciando Clary? - chiese a Sebastian guardandolo sbalordito.
Laltro fece spallucce. -  mia sorella. Sono contento di vederla.
- Tu non abbracci le persone - ribatt Jace.
- Non ho avuto tempo di preparare dei biscotti.
- Non  niente, Jace - intervenne Clary, liquidando con un gesto il fratello. - Sono inciampata. Mi ha soltanto aiutata a non cadere.
Se Sebastian fu sorpreso di sentire che Clary lo stava difendendo, di certo non lo diede a vedere. Il suo volto non tradiva alcuna espressione, mentre la ragazza attraversava il corridoio per raggiungere Jace, che la baci sulla guancia sfiorandole la pelle con le dita fredde. - Che cosa ci facevi, qui sopra? - le chiese lui.
- Ti stavo cercando - rispose lei, scrollando le spalle. - Mi sono svegliata e non riuscivo a trovarti, cos ho pensato che magari stavi ancora dormendo.
- Vedo che hai scoperto il nascondiglio dei vestiti - disse Sebastian indicando la maglietta di Clary. - Ti piacciono?
Jace gli lanci unocchiataccia. - Siamo usciti a prendere da mangiare - disse a Clary. - Niente di particolare, pane e formaggio. Vuoi pranzare?
E fu cos che, qualche minuto dopo, Clary si ritrov seduta al grande tavolo di vetro e acciaio. Dal genere di pietanze che aveva davanti, cap che la sua seconda ipotesi su dove si trovasse era giusta: Venezia. Pane, formaggi, affettati misti, marmellata di uva e di fichi, bottiglie di vino. Jace era seduto di fronte a lei, Sebastian a capotavola. Le torn alla mente linquietante ricordo della notte in cui aveva incontrato Valentine, al Renwick di New York, quando si era messo a capotavola fra lei e Jace offrendo loro del vino e dicendo che erano fratello e sorella.
In quel momento guard di sottecchi il suo vero fratello. Pens allespressione di sua madre quando laveva visto. Valentine. Sebastian, per, non era la copia carbone del padre. Aveva visto delle foto di Valentine alla loro et. Il viso di Sebastian temperava i lineamenti duri del padre con la bellezza della madre; era alto, ma con le spalle meno larghe, pi snello e felino nei movimenti. Aveva gli zigomi e la bocca sottile e morbida di Jocelyn, gli occhi scuri e i capelli biondo platino di Valentine.
In quel momento, lui alz lo sguardo, come se lavesse sorpresa a guardarlo. - Vino? - le disse porgendo la bottiglia.
Lei annu, anche se il vino non le era mai piaciuto molto e, dallepisodio del Renwick, laveva addirittura odiato. Si schiar la voce mentre Sebastian le riempiva il bicchiere. - E dimmi, questo posto...  tuo? - gli chiese.
- Era di nostro padre - rispose lui appoggiando la bottiglia. - Di Valentine. Si muove, dentro e fuori dai mondi. Lo usava sia come ritiro, sia come mezzo di trasporto. Mi ci ha portato qualche volta, spiegandomi come entrare e come farlo spostare.
- Non c la porta dingresso.
- C, se sai come trovarla - disse Sebastian. - Pap  stato molto furbo, riguardo a questo posto.
Clary guard Jace, che scosse la testa. - A me non lo ha mai fatto vedere. Neanche immaginavo che esistesse.
- Fa molto... casa da single rampanti - comment Clary. - Non avrei mai pensato a Valentine come a uno che...
- Aveva anche un televisore a schermo piatto - fece Jace sorridendole. - Non che prenda i canali, per ci puoi guardare i DVD. Alla tenuta avevamo una ghiacciaia che funzionava con la stregaluce. Qui c un frigorifero di ultima generazione.
- Quello era per Jocelyn - intervenne Sebastian.
Clary alz lo sguardo. - Cosa?
- Tutte quelle cose moderne. Gli elettrodomestici. E i vestiti. Come quella maglietta che indossi ora. Erano per nostra madre, nel caso avesse deciso di tornare. - Gli occhi scuri di Sebastian incontrarono i suoi. Prov un senso di nausea. Questo  mio fratello, e stiamo parlando dei nostri genitori. Si sent girare la testa: troppe cose, troppo in fretta. Non aveva mai avuto il tempo di pensare a Sebastian come a un suo fratello reale, vivente. Quando aveva scoperto chi era in realt, lui era gi morto.
- Scusa se  strana - disse Jace in tono di scuse, indicando la camicetta. - Possiamo comprarti degli altri vestiti.
Clary si sfior appena la manica. Tessuto setoso, sottile, di lusso. Allora era quella la spiegazione: tutto pi o meno della sua taglia, tutto di tonalit che le donavano. Perch somigliava a sua madre.
Fece un respiro profondo. - Tutto bene - disse. -  solo che... cosa fate di preciso? Andate in giro stando dentro questo appartamento e...
- Vediamo il mondo? - disse piano Jace. - C di peggio.
- Ma non potrete farlo per sempre.
Sebastian non aveva mangiato molto, ma in compenso aveva bevuto due bicchieri di vino. Ora era al terzo e gli occhi gli luccicavano. - Perch no?
- Be, perch... perch il Conclave vi sta cercando, e non potete continuare a scappare e a nascondervi per sempre... - la voce di Clary le si smorz in gola mentre spostava gli occhi dalluno allaltro. Si erano scambiati lo sguardo di due persone al corrente di qualcosa che tutti gli altri ignoravano. Era uno sguardo che Jace non scambiava con altri, di fronte a lei, da molto, molto tempo.
Sebastian parl lentamente, a bassa voce: -  una domanda o unaffermazione?
- Lei ha il diritto di conoscere i nostri piani - disse Jace. -  venuta qui sapendo di non poter tornare indietro.
- Un bellatto di fede - fece Sebastian passando un dito sul bordo del bicchiere. Era un gesto che Clary aveva gi visto fare a Valentine. - In te. Lei ti ama.  per questo che  qui. Non  cos?
- E allora? - replic Clary. Forse avrebbe potuto fingere che ci fosse unaltra ragione, ma gli occhi di Sebastian erano cos tenebrosi e penetranti... Dubitava che le avrebbe creduto. - Mi fido di Jace.
- Ma non di me - le fece eco Sebastian.
Clary scelse le parole con estrema cura. - Se Jace si fida di te, allora voglio fidarmi anchio - disse. - E sei mio fratello. Conter qualcosa. - Sent in bocca il sapore amaro della bugia. - Anche se non ti conosco veramente.
- Allora, forse, dovresti investire un po di tempo per imparare a farlo - propose Sebastian. - E a quel punto ti racconteremo i nostri piani.
Ti racconteremo. Nostri. Nella sua mente cera lui e cera Jace. Non cera Jace con Clary.
- Non mi va di tenerla alloscuro - intervenne Jace.
- Glielo diremo fra una settimana. Che differenza fa?
Jace gli lanci unocchiataccia. - Due settimane fa eri morto.
- Infatti non ho parlato di ben due settimane - puntualizz laltro. - Sarebbe una pazzia.
La bocca di Jace si incresp agli angoli. Guard Clary.
- Sono disposta ad aspettare che vi fidiate di me - afferm, sapendo che era la cosa pi giusta da dire. E pi difficile. - Non importa quanto ci vorr.
- Una settimana - disse Jace.
- Una settimana - acconsent Sebastian. - E questo significa che lei resta qui, in casa. Niente contatti con nessuno. Non le si apre la porta, niente andirivieni.
Jace si appoggi allo schienale. - E se ci sono io con lei?
Sebastian gli lanci una lunga occhiata da sotto le ciglia abbassate. Aveva uno sguardo calcolatore. Clary cap che stava decidendo cosa consentire a Jace di fare, quanto lunga poteva essere la catena di suo fratello. - Daccordo - disse infine con voce piena di condiscendenza. - Se ci sei tu.
Clary abbass lo sguardo sul suo bicchiere di vino. Aveva sentito Jace rispondere con un mormorio, ma non riusciva a guardarlo. Lidea di lui che dovesse ricevere il permesso di fare qualcosa, proprio lui che faceva sempre quello che voleva, le faceva venire il voltastomaco. Avrebbe voluto alzarsi e spaccare la bottiglia in testa a Sebastian, ma sapeva che era impossibile. Ferisci uno, e laltro sanguiner.
- Com il vino? - Era la voce di Sebastian, con un netto sottofondo sarcastico.
Clary svuot il bicchiere fino allultima goccia, mentre il sapore amaro le andava di traverso. - Delizioso.
Isabelle riemerse in un paesaggio alieno. Davanti a lei, sotto un incombente cielo grigio scuro, si estendeva una pianura color verde intenso. Alz il cappuccio della divisa e guard davanti a s, incuriosita. Non aveva mai visto una distesa di cielo cos grandiosa, a volta, e nemmeno una pianura di quella vastit: brillava come una gemma color muschio. Facendo un passo, si accorse che il muschio cera davvero, e che cresceva tutto attorno alle rocce sparse su una terra nera come il carbone.
-  una pianura vulcanica - spieg Jocelyn. Era in piedi accanto a Isabelle e il vento aveva iniziato a liberare qualche ciocca rosso rame dal suo stretto chignon. La somiglianza con Clary era impressionante. - Queste, un tempo, erano pianure laviche. Probabilmente lintera area  di origine vulcanica. Lavorando con ladamas, le Sorelle hanno bisogno di un calore incredibile, per forgiare le loro creazioni.
- Uno se lo immaginerebbe un posto un po pi caldo - brontol Isabelle.
Jocelyn le lanci unocchiataccia e inizi a camminare verso una direzione che a Isabelle sembr scelta a caso. La segu arrancando. - A volte sei cos simile a tua madre che mi lasci quasi senza parole, Isabelle.
- Lo prendo come un complimento - fece laltra socchiudendo gli occhi. Nessuno poteva osare insultare la sua famiglia.
- Guarda che non lo dicevo per offenderti.
Isabelle tenne gli occhi puntati verso lorizzonte, dove il cielo cupo incontrava la pianura verde smeraldo. - Conoscevi bene i miei genitori?
Jocelyn le diede un rapido sguardo di sottecchi. - S, abbastanza. Eravamo tutti insieme, a Idris. Li ho rivisti poco tempo fa, dopo anni.
- Li conoscevi gi quando si sono sposati?
Il sentiero scelto da Jocelyn aveva cominciato a farsi ripido, perci la risposta fu leggermente affannata. - S.
- Erano... innamorati?
Jocelyn si ferm e si volt per guardarla. - Isabelle, dove vuoi arrivare?
- A parlare damore? - rispose la ragazza dopo un attimo di silenzio.
- Non so per quale motivo dovresti ritenermi unesperta dellargomento.
- Be, in fondo sei riuscita a tenerti attorno Luke per tutta la vita, prima di accettare di sposarlo.  notevole. Anche io vorrei avere lo stesso potere sui ragazzi.
- Eh s - le disse Jocelyn. - Voglio dire, ce lhai. Ma non  una cosa da desiderare. - Jocelyn si port le mani fra i capelli, e Isabelle sussult. Per quanto quella donna somigliasse alla figlia, le mani lunghe e sottili, flessuose e delicate, erano quelle di Sebastian. Isabelle ricord di averne tagliata una, nella valle di Idris, quando la sua frusta aveva squarciato pelle e ossa. - I tuoi genitori non sono perfetti, Isabelle, perch nessuno lo . Sono persone complicate. E hanno appena perso un figlio. Quindi, se ti stai riferendo al fatto che tuo padre  rimasto a Idris...
- Mio padre ha tradito mia madre - confess tutto dun fiato la ragazza, e per poco non si port distinto una mano alla bocca per coprirla. Aveva mantenuto quel segreto per anni, e dirlo ad alta voce a Jocelyn aveva il sapore del tradimento, malgrado tutto.
Lespressione dellaltra cambi. Ora cera comprensione nel suo sguardo. - Lo so.
Isabelle trasal. - Lo sanno tutti?
Jocelyn scosse la testa. - No, solo alcuni. Io ero... in una posizione privilegiata per saperlo. Di pi non ti posso dire.
- Chi era? - volle sapere Isabelle. - Con chi lha tradita?
- Nessuno di tua conoscenza, Isabelle...
- Tu non sai chi conosco io! - esclam lei alzando la voce. - E poi piantala di pronunciare il mio nome a quel modo, come se fossi una bambina piccola.
- Non spetta a me dirtelo - disse Jocelyn in tono asciutto prima di riprendere a camminare.
Isabelle si mosse subito per seguirla, anche se il sentiero si era fatto improvvisamente molto scosceso, un muro di verde che saliva a incontrare il cielo minaccioso.
- Ho tutto il diritto di sapere. Sono i miei genitori. E se ora non me lo dici, io...
Si ferm, inspirando forte. Avevano raggiunto la cima del crinale e, non si sapeva come, davanti ai loro occhi era spuntata dal suolo una fortezza, come un fiore dischiusosi allimprovviso. Era interamente ricavata da adamas bianco argenteo, che rifletteva il cielo striato di nuvole. Torri con la cima ricoperta di elettro si levavano verso lalto, e il tutto era circondato da unalta muraglia, anchessa di adamas, nella quale si apriva un unico cancello formato da due enormi lame infilzate obliquamente nel terreno, come a formare un mostruoso paio di forbici.
- La Citt di Diamante - annunci Jocelyn.
- Grazie tante - ribatt Isabelle. - Cero arrivata da sola.
Jocelyn emise un suono al quale Isabelle era abituata, visto che lo aveva gi sentito varie volte dai suoi genitori. Ed era pressoch sicura che si trattava della definizione che gli adulti davano degli adolescenti. A quel punto, la donna inizi la discesa dalla collina verso la fortezza. Isabelle, stanca di arrancare, acceler il passo per superarla. Era pi alta della madre di Clary e aveva le gambe pi lunghe, inoltre non vedeva il motivo per cui avrebbe dovuto aspettarla se poi lei si ostinava a trattarla come una bambina. Scese a grandi passi dal pendio, schiacciando il muschio sotto gli stivali, finch si abbass per attraversare il cancello a forma di forbici...
E l rimase senza fiato. Si ritrov in piedi sulla minuscola sporgenza di una roccia, mentre di fronte a lei la terra si apriva in un enorme baratro, in fondo al quale ribolliva un fiume di lava rosso oro che circondava la fortezza. Dallaltra parte del fossato, troppo grande da saltare anche per uno Shadowhunter, cera lunica entrata visibile delledificio, ovvero un ponte levatoio sollevato.
- Certe cose - disse a quel punto Jocelyn, giunta di soppiatto al suo fianco - non sono semplici come sembrano a prima vista.
Isabelle trasal, poi la guard di traverso. - Direi che non  proprio il posto adatto per far spaventare una persona...
Jocelyn si limit a incrociare le braccia al petto e a sollevare le sopracciglia. - Hodge ti avr certo insegnato il metodo pi adatto per avvicinarti alla Citt di Diamante - disse. - In fondo,  accessibile a tutte le donne Shadowhunter in buoni rapporti con il Conclave.
- Certo che s - rispose Isabelle in tono altezzoso, sforzandosi con la mente di ricordare. Solo chi ha il sangue dei Nephilim... Alz una mano e si tolse una delle bacchette di metallo dai capelli. Quando ne fece ruotare la base, questa scatt e si trasform in un pugnale con la runa del coraggio sulla lama.
Isabelle sollev le mani sopra il precipizio. - Ignis aurum probat - esclam, poi us la lama per incidersi il palmo sinistro. Prov un dolore lancinante, e dalla ferita sgorg un rivolo di sangue scarlatto che si rivers nel burrone. Ci fu un bagliore di luce azzurra e si sent un frastornante sferragliare: il ponte levatoio si stava lentamente abbassando.
Isabelle sorrise e pul la lama del pugnale sulla divisa. Poi, con un altro rapido scatto, lo fece ridiventare una bacchetta di metallo, e se la rimise nei capelli.
- Sai che cosa significa? - chiese Jocelyn, senza staccare gli occhi dal ponte che si abbassava verso di loro.
- Cosa?
- Quello che hai detto, il motto delle Sorelle di Ferro.
A quel punto il ponte era quasi orizzontale. - Significa che il fuoco tempra loro.
- Giusto - fece Jocelyn. - Ma non solo per quanto riguarda le armi o altri oggetti metallici. Vale anche per le avversit che mettono alla prova la forza di carattere. Nei momenti pi difficili, nei momenti pi bui, alcune persone brillano.
- Oh, davvero? - fece Izzy. - Be, io sono stanca dei momenti bui e difficili. Forse non voglio brillare.
Il ponte levatoio si abbass del tutto davanti ai loro piedi, con un boato. - Se sei anche solo un poco come tua madre - ribatt Jocelyn - non potrai fare nulla per evitarlo.
capitolo 9
LE SORELLE DI FERRO
Alec sollev nella mano la pietra runica di stregaluce, che emanava raggi splendenti, rischiarando prima un angolo della stazione City Hall e poi un altro. Sobbalz allo squittio di un topo che attraversava di corsa la piattaforma polverosa. Alec era uno Shadowhunter, non era la prima volta che si trovava in un luogo tetro, ma nella decadenza di quella stazione cera qualcosa che gli faceva venire i brividi lungo la schiena.
Forse quello che sentiva era il fremito della slealt, dopo aver abbandonato la postazione di guardia a Staten Island ed essersi precipitato al ferry nellesatto istante in cui Magnus se nera andato. Non aveva riflettuto su quello che stava facendo, lo aveva fatto e basta, come se viaggiasse con il pilota automatico. Se si sbrigava, era sicuro di riuscire a tornare prima di Isabelle e Jocelyn, prima ancora che qualcuno si rendesse conto del suo allontanamento.
A quel punto Alec alz la voce. - Camille! - grid. - Camille Belcourt!
Sent una risatina, che rimbomb contro i muri della stazione. E poi eccola l, in cima alle scale, col chiarore della stregaluce che la rendeva simile a unombra. - Alexander Lightwood - gli disse. - Sali.
In quel momento svan. Alec segu la propria luce dardeggiante su per i gradini e trov Camille dove laveva gi incontrata, nellingresso della stazione. Era vestita secondo la moda di unepoca lontana: un lungo abito di velluto stretto in vita, capelli a boccoli candidi raccolti in alto, labbra rosso scuro. Doveva essere bellissima, anche se lui non era il pi adatto a giudicare la bellezza femminile. Il fatto di odiarla, poi, non era affatto daiuto.
- E quel costume? - le chiese.
Lei fece un sorriso. Aveva la pelle bianca e liscia, priva di linee scure. Segno che si era nutrita di recente. - Un ballo in maschera gi in centro. Ho mangiato niente male. Perch sei qui, Alexander? Sentivi la mancanza di un po di buona conversazione?
Se fosse stato Jace, pens Alec, avrebbe risposto con una battuta a tono, con qualche gioco di parole o un insulto velato. Invece si mordicchi un labbro e disse: - Mi hai chiesto di tornare, se fossi stato interessato alla tua offerta.
Camille accarezz lo schienale del divano con una mano. Era lunico mobile in tutto lingresso della stazione. - E hai deciso che lo sei.
Alec annu.
Lei ridacchi. - Ti rendi conto di quello che mi stai chiedendo?
Alec si sentiva il cuore martellare nel petto e si chiese se anche Camille potesse sentirlo. - Hai detto che potevi rendere Magnus mortale. Mortale come me.
Le labbra carnose di lei si assottigliarono. - Vero - rispose. - E devo ammettere che dubitavo del tuo interesse. Te neri andato piuttosto bruscamente.
- Non scherzare con me - le disse. - Non voglio poi cos tanto quello che mi offri.
- Bugiardo - rispose lei in tono indifferente. - In quel caso non saresti qui. - Oltrepass il divano per avvicinarsi ad Alec, scrutandogli il volto. - Visto da vicino non assomigli cos tanto a Will come pensavo. Hai i suoi colori, ma lineamenti diversi... forse la mascella un po sfuggente...
- Taci - le disse lui. Daccordo, non era ironico ai livelli di Jace, ma meglio di niente. - Non voglio sentir parlare di Will.
- Molto bene - fece lei stiracchiandosi languidamente, come un gatto. -  stato molti anni fa, quando io e Magnus ci frequentavamo. Eravamo a letto insieme, dopo una serata piuttosto focosa... - Vide Alec sussultare e sorrise. - Hai presente, no?, quei discorsi che si fanno a letto, in cui si rivelano le proprie debolezze... Magnus mi parl di un incantesimo con cui era possibile privare uno stregone della sua immortalit.
- Allora perch non potrei scoprire io stesso di che incantesimo si tratta e poi realizzarlo? - La voce di Alec si alz e poi si ruppe. - Perch avrei bisogno di te?
- Primo, perch sei uno Shadowhunter. Non hai idea di come si praticano gli incantesimi - spieg con calma. - Secondo, perch se lo fai tu, lui sapr chi  il colpevole. Se invece me ne occupo io, penser a una vendetta, a un gesto di rancore. E poi a me non importa quello che pensa. A te invece s...
Alec la guardava con attenzione. - E lo farai per me come un favore?
Camille rise, il suono di mille campanelli. - Certo che no - rispose. - Tu fai un favore a me, e io ne faccio uno a te.  cos che funzionano queste cose.
La mano di Alec si strinse forte attorno alla stregaluce, finch i bordi non gli si infilzarono nella mano. - E che favore vuoi da me?
- Molto semplice - fece lei. - Uccidere Raphael Santiago.
Il ponte che sovrastava il burrone tutto intorno alla Citt di Diamante era punteggiato da coltelli infilzati, a lama ins, posti a intervalli irregolari lungo il percorso, cos da rendere possibile attraversare il ponte solo molto lentamente, scegliendo i passi con destrezza. Isabelle non ebbe molta difficolt, ma rimase sorpresa nel vedere con quanta bravura si facesse strada Jocelyn, non pi attiva come Shadowhunter da oltre quindici anni.
Quando Isabelle ebbe raggiunto il capo opposto del ponte, la runa della destrezza che aveva sulla pelle si era gi volatilizzata, lasciando solo un leggero marchio bianco. Jocelyn era solo un passo dietro di lei e, per quanto Isabelle la trovasse irritante, fu felice di vederla sollevare una mano in cui brillava una pietra runica di stregaluce, con la quale illumin lo spazio ai loro piedi.
Le pareti erano fatte di adamas liscio e argenteo, ed emanavano da sole un certo splendore. Su una di esse era apparsa unombra, unombra i cui contorni si facevano sempre pi chiari e sempre pi vicini. A un tratto una parte del muro scivol allindietro e usc una donna.
Indossava un abito bianco lungo e ampio, ben stretto ai polsi, e sotto il seno da una corda color bianco argenteo, una corda demoniaca. Il viso era liscio e antico al tempo stesso. Avrebbe potuto avere qualsiasi et. I capelli erano lunghi e scuri, raccolti in una spessa treccia che scendeva lungo la schiena. Sopra gli occhi e le tempie era tatuata una maschera dal disegno intricato, che circondava uno sguardo arancione come fiamme crepitanti.
- Chi  che chiama le Sorelle di Ferro? - chiese. - Pronunciate i vostri nomi.
Isabelle guard in direzione di Jocelyn, che la invit con un gesto a parlare per prima. Lei si schiar la voce. - Sono Isabelle Lightwood e lei  Jocelyn Fr... Fairchild. Siamo venute per chiedere il vostro aiuto.
- Jocelyn Morgenstern - replic la donna. - Nata Fairchild, ma non  cos semplice eliminare la macchia di Valentine dal proprio passato. Voi avete voltato le spalle al Conclave?
-  cos - rispose Jocelyn. - Io ne sono esclusa. Ma Isabelle  figlia del Conclave. Sua madre...
-  a capo dellIstituto di New York - disse laltra donna. - Siamo lontane, ma non prive di fonti dinformazione. E poi non sono una sciocca. Mi chiamo Sorella Cleophas, sono una Artigiana. Plasmo ladamas in modo che le altre Sorelle possano inciderlo. Riconosco la frusta che tieni avvolta attorno alla vita con tanta astuzia - prosegu indicando Isabelle. - Quanto al ninnolo che porti al collo...
- Visto che sai cos tante cose - la interruppe Jocelyn, mentre la mano di Isabelle saliva lentamente sopra il ciondolo di rubino, - sai anche perch siamo qui? Perch siamo venute da te?
Le palpebre di Sorella Cleophas si abbassarono e la donna fece un sorriso cauto. - A differenza dei nostri Fratelli che non parlano, noi qui alla Fortezza non sappiamo leggere nella mente. Per questo ci basiamo su una rete di informatori, in gran parte molto affidabili. Presumo che la vostra visita abbia qualcosa a che fare con la situazione di Jace Ligthwood, dato che c sua sorella, e di tuo figlio, Jonathan Morgenstern.
- Ci troviamo di fronte a un enigma - spieg Jocelyn. - Jonathan Morgenstern complotta contro il Conclave, come suo padre, e il Conclave ha emesso un mandato di morte contro di lui. Ma Jace, Jonathan Lightwood,  molto amato dalla sua famiglia, che non ha fatto niente di male, e da mia figlia. Lenigma sta nel fatto che Jace e Jonathan sono legati da una magia di sangue molto antica.
- Magia di sangue? Che genere di magia di sangue?
Jocelyn prese gli appunti di Magnus che teneva piegati nella tasca della divisa e li pass alla Sorella. Lei li analizz con il suo sguardo fiero e intenso. Isabelle fu sorpresa di notare che Cleophas aveva le dita della mano molto lunghe, ma non erano eleganti quanto piuttosto grottesche, come se le ossa fossero state allungate fino a rendere la mano simile a un ragno albino. Le unghie erano appuntite e ognuna terminava con dellelettro.
Scosse la testa. - Le Sorelle hanno poco a che fare con la magia di sangue. - Fu come se il fuoco che aveva negli occhi divampasse e poi si attenuasse. E un secondo dopo, unaltra ombra apparve dietro la superficie di vetro opaco della parete di adamas. Questa volta Isabelle guard pi da vicino mentre una seconda Sorella di Ferro si faceva avanti. Era come osservare qualcuno che emergeva da una nuvola di fumo bianco.
- Sorella Dolores - disse Cleophas, passando gli appunti di Magnus alla nuova arrivata. Assomigliava molto a Cleophas: stessa figura alta e sottile, stesso abito bianco, stessi capelli lunghi che per erano grigi e raccolti in due trecce legate con filo dorato. Malgrado la chioma color cenere, la pelle del viso era priva di rughe e lo sguardo luminoso. - Capisci qualcosa?
Dolores pass rapidamente in rassegna gli appunti. - Un incantesimo di gemellaggio - disse. - Molto simile alla nostra cerimonia di parabatai, solo che la loro alleanza  demoniaca.
- Cosa la rende tale? - domand Isabelle. - Se il legame fra parabatai  innocuo...
- Davvero? - disse Cleophas, ma Dolores le lanci uno sguardo per zittirla.
- Il rituale dei parabatai unisce due individui ma lascia libere le loro volont - spieg Dolores. - Anche questo li vincola, ma rende uno subordinato allaltro. Ci di cui  convinto lelemento primario, convincer anche il secondario; quello che desidera luno, desidera anche laltro. Essenzialmente rimuove il libero arbitrio del secondo partner, ed  per questo che viene considerato demoniaco. Perch  il libero arbitrio a renderci creature celesti.
- Pare significhi anche che, quando uno dei due viene ferito, anche laltro subisce il colpo - aggiunse Jocelyn. - Possiamo presumere che la stessa cosa valga anche per la morte?
- S. Nessuno dei due sopravviverebbe alla morte dellaltro. E pure questo non rientra nel nostro rituale parabatai, perch sarebbe troppo crudele.
- La domanda che vi poniamo  questa - riprese Jocelyn. -  mai stata creata unarma, o potreste voi crearne una, in grado di ferire soltanto uno dei due? O di dividerli?
Sorella Dolores abbass lo sguardo sugli appunti e poi li pass a Jocelyn. Le sue mani, come quelle della compagna, erano lunghe e sottili, bianche come lanugine. - Non esiste arma da noi forgiata, o che mai potremmo forgiare, in grado di fare una cosa del genere.
Isabelle serr le mani lungo i fianchi, tanto che le unghie le incisero i palmi. - State dicendo che non esiste nulla?
- Nulla a questo mondo - spieg Dolores. - Una lama del Paradiso o dellInferno potrebbe farcela. La spada dellarcangelo Michele, con la quale Giosu combatt a Gerico, perch  infusa di fuoco paradisiaco. E ci sono anche lame forgiate nelle tenebre dellInferno che potrebbero esservi daiuto, ma come ottenerle, questo non lo so.
- E se anche lo sapessimo, la Legge ci impedirebbe di dirvelo - aggiunse Cleophas con fermezza. - Capirete, ovviamente, che dovremo informare il Conclave di questa vostra visita...
- Cosa mi dite della spada di Giosu? - la interruppe Isabelle. - Potete procurarvela? O possiamo farlo noi?
- Soltanto un angelo potrebbe donarvela - rispose Dolores. - E invocare un angelo significa essere spazzati via dal fuoco del Paradiso.
- Ma Raziel... - fece Isabelle.
Le labbra di Cleophas divennero una linea sottile. - Raziel ci ha lasciato gli Strumenti Mortali a cui ricorrere nei momenti di disperato bisogno, ma quellunica possibilit  stata sprecata quando Valentine lo ha invocato. Non saremo mai pi in grado di esigere di nuovo il suo aiuto. Usare gli Strumenti a quel modo  stato un crimine. Lunico motivo per cui Clarissa Morgenstern  innocente  che fu suo padre a invocare langelo, non lei.
- Mio marito ne evoc anche un altro - disse Jocelyn. Parlava in tono calmo. - Langelo Ithuriel. Lo tenne imprigionato per diversi anni.
Entrambe le Sorelle esitarono prima che Dolores prendesse la parola. - Intrappolare un angelo  il pi lugubre dei crimini - disse. - Il Conclave non darebbe mai la sua approvazione. Anche se riusciste a evocarne uno, non potreste mai convincerlo a soddisfare la vostra richiesta. Non esiste un incantesimo per farlo. Non potreste mai convincere langelo a darvi la spada dellarcangelo: potete prendergliela con la forza, ma non esiste crimine peggiore. Meglio che muoia il vostro Jonathan, piuttosto che vedere un angelo infangato a quel modo.
A quelle parole Isabelle, che nel frattempo aveva incominciato a infervorarsi, esplose. -  questo il problema, con voi. Con tutti voi, Sorelle di Ferro e Fratelli Silenti. Qualsiasi cosa abbiano fatto per trasformarvi da Shadowhunter in quello che siete, be, vi ha strappato via ogni sentimento. Saremo in parte angeli,  vero, ma siamo anche in parte umani. Voi non capite lamore, n le cose che ci spinge a fare, e neppure la famiglia...
Le fiamme si accesero negli occhi arancio di Dolores. - Io avevo una famiglia - disse. - Un marito e dei figli, tutti uccisi dai demoni. Non mi era rimasto niente. Ero sempre stata brava a costruire oggetti, perci sono diventata una Sorella di Ferro. In questo modo ho trovato una pace che credo non avrei trovato da nessunaltra parte. Ed  per questo motivo che ho scelto il nome Dolores, perch contiene il significato di dolore. Perci non venirci a dire cosa sappiamo o non sappiamo sulla sofferenza o sullessere umani.
- Voi non sapete niente - ribatt Isabelle. - Siete dure come la pietra demoniaca. Non c da stupirsi che la usiate per circondarvi.
- Il fuoco tempra loro, Isabelle Lightwood - disse Cleophas.
- Oh, piantala - fece lei. - Non siete state di nessun aiuto, n luna n laltra.
Gir sui tacchi e torn verso il ponte, guardando appena i punti in cui i coltelli rendevano il sentiero una trappola mortale e lasciando che fosse lallenamento a guidarla distinto. Raggiunse laltra sponda e varc il cancello; solo quando usc fuori, croll. In ginocchio sul muschio e le rocce vulcaniche, sotto limmenso cielo grigio, si lasci andare a un fremito silenzioso, ma senza lacrime.
Le sembrarono passati secoli quando sent accanto a s dei passi leggeri. Jocelyn si inginocchi per metterle un braccio attorno alle spalle. Isabelle fu sorpresa di notare che il suo gesto non la infastidiva. Sebbene la madre di Clary non le fosse mai piaciuta, nel suo tocco cera qualcosa di cos universalmente materno da spingerla ad abbandonarsi a esso, quasi contro la propria volont.
- Vuoi sapere che cosa hanno detto, dopo che te ne sei andata? - le chiese una volta che ebbe cessato di tremare.
- Scommetto qualcosa su come io sia una disgrazia per tutti gli Shadowhunters del mondo eccetera.
- A dire il vero, Cleophas ha detto che saresti unottima Sorella di Ferro, e di avvisarla, nel caso fossi interessata - disse Jocelyn accarezzandole lievemente la testa.
Malgrado tutto, Isabelle dovette soffocare una risata. Alz gli occhi su Jocelyn. - Dimmelo.
La mano dellaltra donna si ferm. - Dirti cosa?
- Chi era. Chi era la persona con cui mio padre ha avuto una relazione. Tu non capisci: ogni volta che vedo una donna dellet di mia madre, mi chiedo se  lei. La sorella di Luke. Il Console. Tu...
Jocelyn emise un sospiro. - Annamarie Highsmith.  morta nellattacco di Valentine ad Alicante. Dubito che tu labbia mai incontrata.
Isabelle rimase un istante a bocca aperta, poi la chiuse di nuovo. - Non ho mai nemmeno sentito il suo nome.
- Bene. - Jocelyn si sporse per sistemarle una ciocca di capelli allindietro. - Ti senti un po meglio, ora che lo sai?
- Certo - ment Isabelle, tenendo lo sguardo fisso in basso. - Mi sento molto meglio.
Dopo pranzo Clary era tornata nella camera al piano di sotto adducendo la scusa di essere esausta. Una volta richiusa la porta alle sue spalle, aveva riprovato a mettersi in contatto con Simon. In realt si rendeva conto che, data la differenza di fuso orario tra New York e Venezia, citt in cui si trovava in quel momento, lui stava sicuramente dormendo. O almeno era quello che sperava. Molto meglio pensare a quellipotesi rispetto alla possibilit che gli anelli non funzionassero...
Era in camera soltanto da una mezzora circa, quando sent bussare alla porta. Disse avanti appoggiandosi allindietro sulle mani e piegando le dita, come se potesse servire a nascondere lanello.
La porta si apr lentamente. Sulla soglia, a guardarla cera Jace. Le torn alla mente unaltra notte, la calura estiva e un colpo alla porta. Era Jace. Ripulito, in jeans e maglietta grigia, i capelli lavati a formare unaureola umida e dorata. I lividi sul volto stavano gi passando dal viola al grigio chiaro. Aveva le mani dietro la schiena.
- Ehi - disse. Ora aveva le mani bene in vista e indossava un maglione color bronzo, dallaria soffice, che gli metteva in risalto loro negli occhi. Sul viso non cerano lividi, e anche le occhiaie alle quali Clary ormai si era quasi abituata erano sparite.
 felice cos? Davvero felice? E se lo , da cosa lo state proteggendo?
Clary mise a tacere la vocina che sentiva in testa e si sforz di sorridere. - Come va?
Anche lui sorrise. Il suo era un sorriso malizioso, di quelli che le facevano scorrere il sangue pi in fretta nelle vene. - Mi concedi un appuntamento?
Presa alla sprovvista, Clary balbett. - Un c-cosa?
- Un appuntamento - ripet Jace. - Quella cosa che si prende spesso con i dentisti. Soltanto che in questo caso sar una serata di romanticismo al fulmicotone con il sottoscritto.
- Oh davvero? - Clary non sapeva bene come reagire. - Al fulmicotone?
- Eh be, stiamo parlando del sottoscritto - fece Jace. - Guardarmi mentre gioco a Scarabeo  gi abbastanza per far sospirare molte fanciulle. Tu pensa se io volessi anche metterci dellimpegno.
Clary si mise a sedere dritta e si diede unocchiata. Jeans e maglietta di seta verde. Pens ai cosmetici che cerano in quella strana stanza simile a un reliquiario. Non poteva farne a meno: avrebbe voluto un pochino di lucidalabbra.
Jace le porse una mano. - Sei stupenda - le disse. - Andiamo.
Gli prese la mano e lasci che la aiutasse ad alzarsi. - Non so...
- Dai. - La voce di Jace aveva quel tono autoironico e seducente che Clary ricordava dai tempi in cui avevano cominciato a conoscersi, da quella volta in cui laveva portata nella serra per mostrarle i fiori che sbocciavano a mezzanotte. - Siamo in Italia, a Venezia, una delle citt pi belle del mondo. Peccato non vederla, non credi?
Jace la tir a di s e lei gli cadde contro il petto. Il tessuto della camicia era setoso sotto le dita; il profumo del sapone e dello shampoo quello di sempre. Clary ebbe un tuffo al cuore. - Oppure potremmo restarcene qui - propose lui, con un po di affanno nella voce.
- Cos posso svenire guardandoti scrivere una parola lunghissima a Scarabeo? - Fece uno sforzo per staccarsi da lui. - E risparmiami le battute sulla lunghezza, per favore.
- Accidenti, donna, tu mi leggi nel pensiero - fece lui. - Ma esiste una battuta sporca che non riesci a prevedere?
- Sono i miei speciali poteri magici. Riesco a leggerti nel pensiero ogni volta che pensi al sesso.
- Quindi per il novantacinque per cento del tempo.
Clary inclin allindietro la testa per osservarlo. - Novantacinque? E laltro cinque?
- Oh, sai, le solite cose... Demoni che potrei uccidere, gente che mi ha dato fastidio tempo fa, anatre.
- Anatre?
Lui liquid la domanda con un gesto della mano. - Esatto. Ora stai a guardare. - Le prese le spalle e la volt con delicatezza, di modo che entrambi guardassero nella stessa direzione. Un secondo dopo, Clary non cap bene in che modo, fu come se le pareti della stanza si sciogliessero attorno a loro, lasciandoli in piedi su un selciato. Rimase senza fiato e si gir per guardare dietro di s, ma vide soltanto la facciata di un antico edificio in pietra con delle grandi finestre in alto. File di palazzi dello stesso genere si affacciavano sul canale accanto al quale si trovavano. Se piegava la testa a sinistra, vedeva, in lontananza, che il canale sfociava in un corso dacqua molto pi largo, profilato da edifici maestosi. Ovunque regnava lodore dellacqua e della pietra.
- Fico, eh? - disse Jace con orgoglio.
Lei si volt a guardarlo. - Anatre? - chiese di nuovo.
Langolo della bocca di lui si sollev in un sorriso. - Odio le anatre. Non so perch, ma le ho sempre odiate.
Era mattino presto, quando Maia e Jordan arrivarono alla Praetor House, il quartier generale del Praetor Lupus. Il furgone cigol e sobbalz sul lungo sentiero bianco che tagliava i prati curati alla perfezione e giungeva fino allenorme villa che si ergeva come la prua di una nave in lontananza. Dietro Maia intravedeva file di alberi e, ancora pi in l, le acque azzurre di un braccio di mare.
-  qui che si svolgeva la vostra preparazione? - chiese la ragazza. - Questo posto  magnifico!
- Non lasciarti ingannare - le disse Jordan con un sorriso. -  un campo di addestramento, e che addestramento!
Lei lo guard di sottecchi. Jordan continuava a sorridere. Lo faceva praticamente senza sosta da quando allalba lei lo aveva baciato sulla spiaggia. Parte di lei si sentiva come se una mano lavesse sollevata e riportata indietro nel passato, quando amava Jordan oltre ogni cosa immaginabile, mentre unaltra parte era completamente sconvolta, come se si fosse svegliata in un paesaggio del tutto ignoto, lontana dal conforto della vita quotidiana e dal calore del branco.
Era una sensazione molto strana. Non spiacevole, pens. Soltanto... strana. Jordan si ferm su uno spiazzo rotondo davanti alla villa; osservando ledificio da vicino, Maia not che era fatto di blocchi di pietra dorata color bruno fulvo, quello della pelliccia dei lupi. Un portone a due battenti, nero, si stagliava in cima a una massiccia scalinata in pietra. Il centro dello spiazzo era dominato da una grande meridiana, il cui quadrante in rilievo diceva che erano le sette del mattino. Attorno al bordo cera incisa una scritta: SEGNO SOLO LE ORE LIETE.
Maia apr la portiera e scese dal furgone, proprio mentre le porte della villa si aprivano e una voce chiamava: - Praetor Kyle!
Sia Jordan che Maia alzarono lo sguardo. A scendere le scale era un uomo di mezza et, con un abito color carbone e i capelli biondi striati di grigio. Jordan, cancellando dal viso qualsiasi espressione, lo salut. - Praetor Scott, lei  Maia Roberts, del branco di Garroway. Maia, questo  Praetor Scott. Si pu dire che sia lui il capo del Praetor Lupus.
-  dallOttocento che gli Scott governano lordine - spieg luomo lanciando uno sguardo a Maia, la quale inchin la testa in segno di riverenza. - Jordan, devo ammettere che non ci aspettavamo di rivederti tanto presto. La faccenda del vampiro di Manhattan, il Diurno...
-  sotto controllo - tagli corto Jordan. - Non  quello il motivo per cui siamo qui. Il problema  tuttaltro...
Praetor Scott sollev un sopracciglio. - Cos per mi incuriosisci...
- Si tratta di una questione urgente - intervenne Maia. - Luke Garroway, il nostro capobranco...
Praetor Scott le lanci unocchiata tagliente per zittirla. Anche se non aveva un branco, quelluomo era un maschio alfa, lo si capiva dallatteggiamento. Gli occhi, sotto quelle sopracciglia folte, erano verde-grigio; attorno alla gola, sotto il colletto della camicia, brillava il ciondolo di bronzo del Praetor con sopra lorma di un lupo. -  il Praetor a decidere quali argomenti sono da considerare urgenti - afferm. - E poi noi non siamo un albergo, aperto agli ospiti senza invito. Jordan ha corso un rischio a portarti qui, e ne  consapevole. Se non fosse uno dei nostri diplomati pi promettenti, potrei anche mandarvi via entrambi.
Jordan si infil i pollici nella cintura dei jeans e guard a terra. Un istante dopo Praetor Scott gli mise una mano sulla spalla.
- Sta di fatto, a ogni modo - riprese, - che sei uno dei nostri diplomati pi promettenti. E hai laria esausta; si vede che sei stato sveglio tutta la notte. Vieni, andiamo a parlare nel mio ufficio.
Lufficio doveva essere in fondo a un lungo e tortuoso corridoio rivestito di legno scuro. La villa risuonava di voci e, accanto a una scala che portava al piano superiore, cera un cartello con un elenco di regole da rispettare.
REGOLE DELLA CASA
Vietato compiere metamorfosi nei corridoi.
Vietato ululare.
Vietato introdurre argento nelledificio.
I vestiti vanno indossati sempre. SEMPRE.
Vietato lottare e/o mordere.
Scrivere il proprio nome sul cibo prima di metterlo nel frigorifero comune.
Nellaria si diffuse il profumo della colazione, e a Maia brontol lo stomaco. Praetor Scott sembr divertito. - Vi faccio preparare qualcosa da mangiare, se avete fame.
- Grazie - mormor Maia. Erano arrivati in fondo al corridoio e Praetor Scott apr una porta contrassegnata dalla targhetta con la scritta UFFICIO.
Le sopracciglia del lupo mannaro si aggrottarono. - Rufus - disse. - Che ci fai tu qui?
Maia sbirci dentro la stanza. Era spaziosa e disordinata, ma in maniera piacevole. Cera una finestra panoramica rettangolare che dava su vasti prati sui quali erano assembrati gruppi di persone, per lo pi giovani, alle prese con quelle che sembravano esercitazioni militari; indossavano pantaloni da ginnastica neri e magliette dello stesso colore. Le pareti della stanza erano piene di libri sulla licantropia, molti dei quali in latino, ma Maia non ebbe difficolt a riconoscere la parola lupus. La scrivania consisteva in una lastra di marmo appoggiata sopra le statue di due lupi che ringhiavano.
Davanti cerano due sedie. Su una era seduto un uomo corpulento, anzi un lupo mannaro corpulento, con le spalle curve in avanti e le mani giunte. - Praetor - disse con voce gracchiante, - vorrei discutere con lei dellepisodio di Boston.
- Ti riferisci al fatto di aver rotto la gamba al tuo assistito? - domand il Praetor in tono asciutto. - Ne parleremo, Rufus, ma non in questo momento. Qualcosa di pi urgente mi chiama.
- Ma, Praetor...
- Non ho altro da aggiungere, Rufus - ribad Scott col tono squillante di un maschio alfa i cui ordini non possono essere messi in discussione. - Ricordati che questo  un luogo di riabilitazione, cosa che comporta anche lapprendere il rispetto dellautorit.
Brontolando sottovoce, Rufus si alz dalla sedia. Soltanto quando fu in piedi, Maia si rese davvero conto di quanto fosse enorme la sua taglia. Troneggiava sia su di lei sia su Jordan, la maglietta nera gli tirava sul petto e le maniche per poco non esplodevano attorno ai bicipiti. Aveva la testa rasata quasi a zero e una guancia segnata da graffi profondi come solchi arati nel terreno. Le lanci unocchiata minacciosa mentre li scansava per uscire in corridoio.
- Va da s che alcuni di noi - mormor Jordan - siano pi semplici da riabilitare di altri.
Mentre il suono del passo pesante di Rufus si smorzava lungo il corridoio, Scott si sedette sulla poltrona girevole dietro la scrivania e premette il pulsante di un interfono dallaria sorprendentemente moderna. Dopo aver richiesto la colazione con fare conciso, si appoggi allindietro, tenendo le mani allacciate dietro la testa.
- Sono tutto orecchi - disse.
Mentre Jordan raccontava i fatti e avanzava la loro richiesta a Praetor Scott, Maia non era in grado di tenere a freno n lo sguardo n la mente. Si chiese come sarebbe stato crescere in quel posto, in quellelegante casa con regole e divieti, anzich con la libert, a confronto sfrenata, del branco. A un certo punto, un lupo mannaro vestito di nero (che a quanto pareva era il colore regolamentare del Praetor Lupus) entr nellufficio portando un vassoio di peltro con arrosti, formaggi e bevande iperproteiche. Maia guard il tutto con un certo sconforto: sapeva che ai lupi mannari servivano pi proteine rispetto alla gente normale, anzi molte di pi, ma... arrosto a colazione?
- Ti accorgerai - le disse Praetor Scott mentre lei sorseggiava con cautela un beverone iperproteico - che lo zucchero raffinato  nocivo per i lupi mannari. Se smetti di assumerlo per un certo periodo di tempo, smetterai anche di desiderarlo. Il tuo capobranco te lo ha mai detto?
Maia cerc di immaginarsi Luke, il quale adorava cucinare frittelle di forme strane e divertenti, mentre le dava lezioni sullo zucchero, ma senza successo.
- Capisco la preoccupazione per il tuo capobranco - disse Scott. Sul polso gli brillava un Rolex doro. - Di norma, osserviamo una rigida politica di non ingerenza negli affari che non riguardino i nuovi Nascosti. In realt, non diamo la priorit neppure ai lupi mannari rispetto ad altri Nascosti, bench solo i licantropi siano ammessi al Praetor.
- Ma  proprio questo il motivo per cui ci serve il vostro aiuto - disse Jordan. - I branchi sono, per loro natura, sempre in movimento, itineranti. Non hanno lopportunit di costruire cose come biblioteche in cui depositare la loro conoscenza. Con questo non sto dicendo che non siano colti, ma che tutto si basa sulla tradizione orale, e che ogni branco sa qualcosa di diverso. Potremmo visitarne uno dopo laltro, e magari qualcuno saprebbe come curare Luke, ma non abbiamo tempo. Qui - disse indicando i libri lungo le pareti - c quanto di pi simile esista, in un certo senso, agli archivi dei Fratelli Silenti o al Labirinto a spirale degli stregoni.
Scott non sembrava convinto. Maia mise gi la sua bevanda proteica. - E poi Luke non  un capobranco qualsiasi - disse. -  il rappresentante licantropo del Consiglio. Se voi ci aiutate a curarlo, il Praetor avrebbe una voce in Consiglio a suo favore.
Un barlume si accese nello sguardo di Scott. - Interessante - disse. - Molto bene. Dar unocchiata ai miei manuali,  probabile che ci vorr qualche ora. Jordan, se devi guidare fino a Manhattan, ti consiglio di riposare. Non c bisogno che finisci col furgone contro un albero.
- Potrei guidare io... - tent Maia.
- Anche tu sembri altrettanto stanca. Jordan, come sai, per te ci sar sempre una stanza qui alla Praetor House, anche se ti sei gi diplomato. E Nick  fuori per una missione, quindi c un letto anche per Maia. Perch non andate a riposarvi? Vi chiamo quando ho finito. - Ruot la poltrona e si mise a esaminare i libri alle pareti.
Jordan fece segno a Maia che era il momento di andare, e lei si alz in piedi, ripulendosi i jeans dalle briciole. Era a met strada verso la porta, quando Praetor Scott parl di nuovo.
- Ah, e tu, Maia Roberts - disse con un velato tono di avvertimento. - Spero saprai che, quando si fanno promesse a nome daltri, poi  compito nostro assicurarci che loro le mantengano.
Simon si svegli sentendosi ancora esausto, battendo le palpebre nelloscurit. Le spesse tende nere davanti alle finestre lasciavano passare ben poca luce, ma il suo orologio interiore gli diceva che era giorno. E anche che Isabelle se nera andata, lasciando la sua met di letto sottosopra, con le coperte buttate allindietro.
Era giorno e non aveva ancora parlato con Clary, da quando lei era partita. Estrasse una mano da sotto le coperte e si guard lanello doro alla mano destra. Di foggia raffinata, era bordato da disegni o parole di un alfabeto che non conosceva.
Serrando la mandibola, si mise a sedere e lo tocc. Clary?
La risposta fu chiara e immediata. Dal sollievo, per poco non cadde gi dal letto. Simon. Grazie a Dio.
Puoi parlare?
No. Percep, pi che sent, un senso di turbamento nella voce mentale di Clary. Sono felice che mi hai cercato, ma adesso non  il momento. Non sono sola.
Ma stai bene?
S. Non  ancora successo niente. Sto cercando di raccogliere informazioni. Prometto che appena so qualcosa ti faccio sapere.
Okay. Stai attenta.
Anche tu.
E fu cos che la voce di Clary spar. Lasciando scivolare le gambe oltre il bordo del materasso, Simon fece del suo meglio per appiattirsi i capelli arruffati dal sonno e and a vedere se qualcun altro era sveglio.
S. Alec, Magnus, Jocelyn e Isabelle erano tutti seduti attorno al tavolo del salotto. Alec e lo stregone indossavano dei jeans, mentre le due donne erano in divisa, Isabelle con la frusta avvolta intorno al braccio destro. Alz gli occhi quando lui entr nella stanza, ma non sorrise. Aveva le spalle tese, la bocca stretta in una linea sottile. Tutti avevano davanti una tazza di caff.
- C un motivo per cui il rituale degli Strumenti Mortali  cos complicato. - Magnus fece volare la zuccheriera verso di s e lasci cadere un po di polvere bianca dentro la tazza. - Gli Angeli agiscono per ordine di Dio, non degli esseri umani. E nemmeno degli Shadowhunters. Evocane uno, ed  probabile che ti ritroverai addosso la collera divina. Il senso degli Strumenti Mortali non sta nel permettere a qualcuno di evocare Raziel, ma nel proteggere levocatore dalla sua ira, una volta che lui sia effettivamente comparso.
- Valentine - disse Alec.
- S, Valentine ha anche evocato un angelo minore, che per non gli ha mai rivolto la parola, giusto? Non gli ha mai dato un briciolo di aiuto, bench lui abbia raccolto il suo sangue. E deve aver utilizzato incantesimi di potenza inaudita anche solo per legarlo. Secondo me ha vincolato la sua vita alla tenuta di Wayland, cos, quando langelo  morto, la tenuta  finita in macerie. - Tamburell sulla tazza con una delle sue unghie laccate di azzurro. - E si  dannato. Che si creda o no a Inferno e Paradiso,  certo che si  dannato. Quando ha evocato Raziel, lui lo ha annientato, in parte come vendetta per quello che aveva fatto al suo fratello angelo.
- Perch stiamo parlando di evocare gli angeli? - chiese Simon, mettendosi a sedere a una estremit del lungo tavolo.
- Isabelle e Jocelyn sono andate a consultare le Sorelle di Ferro - spieg Alec - per chiedere se esiste unarma da usare contro Sebastian senza nuocere a Jace.
- E non c?
- Niente che esista a questo mondo - spieg Isabelle. - Potrebbe farlo unarma del Paradiso, o qualcosa legato a una seria alleanza demoniaca. Stavamo analizzando la prima opzione.
- Evocare un angelo per farvi dare unarma?
-  gi capitato - intervenne Magnus. - Raziel diede la Spada Mortale a Jonathan Shadowhunter. Nelle antiche leggende, la notte prima della battaglia di Gerico, un angelo comparve per dare a Giosu una spada.
- Uh! - esclam Simon. - Avrei pensato che gli angeli fossero per la pace, non per le armi.
Magnus fece una smorfia. - Gli angeli non sono soltanto semplici intermediari. Sono soldati. Si dice che Michele abbia guidato degli eserciti. E poi non sono tipi pazienti, di certo non con le faccende degli esseri umani. Chiunque abbia cercato di evocare Raziel senza la protezione degli Strumenti Mortali  stato fulminato allistante. Evocare i demoni  facile. Ce ne sono tanti, e molti di loro sono deboli. Ma un demone debole pu essere daiuto solo se...
- Non possiamo evocare un demone - disse Jocelyn, spaventata. - Il Conclave...
- Pensavo che il parere del Conclave avesse smesso di importarti gi anni fa - osserv Magnus.
- Non si tratta soltanto di me - rispose Jocelyn. - Ma di tutti voi. Di Luke. Di mia figlia. Se il Conclave sapesse...
- Be, non lo sapr, giusto? - intervenne Alec con una punta di irruenza nella voce, normalmente gentile. - A meno che tu non vada a dirglielo.
Jocelyn guard prima il viso immobile di Isabelle, poi quello inquisitore di Magnus, infine gli ostinati occhi azzurri di Alec. - Ci state davvero pensando? Evocare un demone?
- Non un demone qualsiasi - disse Magnus. - Azazel.
Lo sguardo di Jocelyn divamp. - Azazel? - Con lo sguardo scrut i volti degli altri, come in cerca di appoggio, ma Izzy e Alec abbassarono gli occhi sulle rispettive tazze e Simon si limit a unalzata di spalle.
- Non so chi sia Azazel - disse il ragazzo. - Non  uno dei personaggi di Batman? - Si guard attorno, ma Isabelle si limit a sollevare gli occhi al cielo, spazientita.
Clary? pens Simon.
La voce di lei giunse carica di angoscia. Cosa? Cos successo? Mia madre ha scoperto che me ne sono andata?
Non ancora, rispose col pensiero Simon. Azazel  o non  un personaggio di Batman?
Segu una lunga pausa. Lo , Simon. Bravo. Ma non mi pare il caso di usare gli anelli magici per fare domande del genere!
E con quelle parole spar. Simon alz lo sguardo dalla propria mano e si accorse che Magnus lo stava guardando con aria interrogativa. - Avranno anche lo stesso nome, Robin - gli disse lo stregone, - ma io mi riferisco a un Demone Superiore. Luogotenente dellInferno e Forgiatore dArmi. Era un angelo che insegn allumanit a produrre armi quando questa era una competenza che solo gli angeli possedevano. Per questo motivo cadde e ora  un demone. Tutta la terra  stata corrotta dagli insegnamenti di Azazel e ogni peccato va attribuito a lui.
Alec guard Magnus con unespressione sbalordita. - Come fai a sapere queste cose?
-  un mio amico - rispose laltro. Notando le loro facce, fece un sospiro. - Okay, non proprio.  una frase contenuta nel cosiddetto Libro di Enoch.
- Sembra pericoloso - fece Alec corrugando la fronte. - Mi immagino qualcuno ancora pi potente di un Demone Superiore... come Lilith.
- Per fortuna  gi legato - lo rassicur Magnus. - Se lo si evoca, lo spirito arriva, ma il corpo rimane legato alle rocce frastagliate di Duduael.
- Le rocce frastagliate di... oh, chi se ne importa - disse Isabelle avvolgendosi i lunghi capelli neri in uno chignon. -  il demone delle armi. Punto. Io dico di fare un tentativo.
- Non posso credere che ci stiate anche solo pensando - intervenne Jocelyn. - Ho imparato da mio marito cosa pu succedere quando ci si diletta a evocare demoni. Clary... - A quel punto si interruppe, come se avesse sentito su di s lo sguardo di Simon, e si volt. - Simon - gli disse. - Sai se Clary  gi sveglia? Labbiamo lasciata dormire, ma sono quasi le undici.
Simon esit. - Non lo so - Ed era vero. Ovunque fosse, poteva anche essersi addormentata. Bench le avesse appena parlato.
Jocelyn sembrava perplessa. - Ma non eri in camera con lei?
- No, io ero... - Simon si interruppe, rendendosi conto del pasticcio in cui si era cacciato. Cerano tre camere da letto libere. Jocelyn in una, Clary in unaltra. Il che significava che lui doveva aver dormito nella terza stanza con...
- Isabelle? - disse Alec sollevando le sopracciglia. - Hai dormito in camera di Isabelle?
Lei sventol la mano. - Non c da preoccuparsi, fratellone. Non  successo niente. Ovvio - disse, mentre le spalle del fratello si rilassavano. - Ero ubriaca fradicia, praticamente collassata. Avrebbe potuto fare quello che voleva e io non me ne sarei accorta.
- Oh, per favore - disse Simon. - Ti ho solo raccontato tutta la trama di Guerre Stellari.
- Non credo di ricordarlo - ribatt Isabelle, prendendo un biscotto dal piatto sul tavolo.
- Ah, davvero? E chi era il migliore amico dinfanzia di Luke Skywalker?
- Biggs Darklighter - rispose immediatamente Isabelle, poi colp il tavolo con un palmo della mano. - Cos per non vale! - esclam, circondando il biscotto che aveva in bocca con un sorriso.
- Ah! - sospir Magnus. - Amore tra nerd.  una cosa bellissima, nonch oggetto di scherno e ilarit da parte di chi fra noi ha gusti pi sofisticati.
- Daccordo, adesso basta - dichiar Jocelyn alzandosi in piedi. - Vado a prendere Clary. Se avete intenzione di evocare un demone, io non voglio esserci, e non voglio nemmeno che ci sia mia figlia. - Si diresse verso lentrata, ma Simon le blocc la strada.
- Non puoi farlo - le disse.
Jocelyn lo guard con aria risoluta. - Lo so, Simon, che stai per dire che questo  per noi il posto pi sicuro dove stare. Ma se volete evocare un demone, io...
- Non  quello - Simon fece un respiro profondo, che per non gli fu di alcun aiuto, dato che il suo sangue non elaborava pi lossigeno. Prov un leggero senso di nausea. - Non puoi andare a svegliarla perch... Perch lei non c.
capitolo 10
LA CACCIA SELVAGGIA
La vecchia stanza di Jordan alla Praetor House aveva laspetto di un dormitorio qualsiasi di un college qualsiasi. Cerano due letti di ferro, appoggiati a due pareti opposte. Dalla finestra che le separava si vedevano, tre piani pi sotto, dei prati verdi. Il lato della camera destinato a Jordan era piuttosto spoglio; a quanto pareva si era portato quasi tutti i libri e le fotografie a Manhattan, per ai muri restavano appese immagini di spiagge e oceani, nonch una tavola da surf. Maia si sent percorrere da un fremito quando vide che sul comodino cera una loro foto, dentro una cornice dorata, scattata a Ocean City sullo sfondo del lungomare e della spiaggia.
Jordan guard prima la fotografia e poi Maia, arrossendo. Lasci scivolare la borsa sul letto e si tolse la giacca, dando le spalle alla ragazza.
- Quando torner il tuo compagno di stanza? - chiese Maia per interrompere un silenzio fattosi allimprovviso imbarazzante. Non sapeva perch fossero entrambi a disagio. Di sicuro prima, nel furgone, non lo erano stati, ma adesso che si trovavano in camera di Jordan era come se gli anni trascorsi senza parlare li stessero spingendo via luno dallaltra.
- Chi lo sa? Nick  in missione. Una faccenda pericolosa, potrebbe non tornare. - Jordan sembrava rassegnato, riguardo a questo. Butt la giacca sullo schienale della sedia. - Perch non ti sdrai un po? Io faccio una doccia. - Si diresse verso il bagno, e Maia fu sollevata nel vedere che era comunicante con la camera. Non se la sentiva di affrontare uno di quei bagni comuni in fondo al corridoio.
- Jordan... - fece per dire, ma lui si era gi chiuso la porta alle spalle. Maia sent scorrere lacqua. Con un sospiro, si tolse le scarpe e si sdrai sul letto libero di Nick. La coperta era un plaid blu scuro e profumava di pigna. Quando alz lo sguardo, si accorse che il soffitto era tappezzato di foto. Lo stesso ragazzo biondo, diciassette anni su per gi, le sorrideva da ogni scatto. Nick, con ogni probabilit. Aveva laria felice. Anche Jordan lo era stato, l alla Praetor House?
Allung un braccio per girare verso di s la fotografia di loro due insieme. Era stata scattata parecchi anni prima, quando Jordan era ancora pelle e ossa, con dei grandi occhi nocciola che gli dominavano tutto il viso. Avevano le braccia luno attorno allaltra, la pelle scottata e lo sguardo felice. Il sole aveva scurito il colorito di entrambi, e Jordan teneva la testa leggermente inclinata verso di lei, come se fosse sul punto di dirle qualcosa o di baciarla. Maia non se lo ricordava. Non pi.
Pens al ragazzo al quale apparteneva il letto su cui ora era seduta, al ragazzo che forse non sarebbe pi tornato. Pens anche a Luke, che moriva lentamente, e ad Alaric, a Gretel, Justine, Theo e tutti gli altri membri del branco che avevano perso la vita nella guerra contro Valentine. Pens a Max e a Jace, due Lightwood perduti: s, perch doveva ammettere che, dentro di s, non pensava che sarebbero riusciti a salvare Jace. Infine, stranamente, pens a Daniel, il fratello che non aveva mai rimpianto. E fu sorpresa di sentire delle lacrime pungerle in fondo agli occhi.
Si mise a sedere di colpo, con la sensazione che il mondo si stesse inclinando e che lei stesse tentando invano di aggrapparsi per non precipitare dentro un abisso. Sentiva il buio chiudersi sopra la sua testa. Con Jace in quella situazione e Sebastian ancora vivo, le cose non potevano che peggiorare. Ci sarebbero state soltanto altre morti e altre perdite. Doveva ammetterlo: da settimane, ormai, il momento in cui si era sentita pi viva era stato quando aveva baciato Jordan sul furgone.
Come in un sogno, si ritrov in piedi. Attravers la stanza e apr la porta del bagno. La doccia era un parallelepipedo di vetro opaco, attraverso il quale intravedeva la sagoma di Jordan. Dubitava che lui riuscisse a sentirla, vista lacqua scrosciante, mentre si toglieva il maglione e sgusciava fuori prima dai jeans e poi dalla biancheria intima. Con un respiro profondo si avvicin alla doccia, fece scorrere la porta ed entr.
Jordan si volt subito, scostandosi i capelli bagnati dagli occhi. Lacqua della doccia era calda; aveva le guance arrossate e gli occhi gli brillavano come se lacqua li avesse lucidati. O forse non era soltanto lacqua a fargli affluire il sangue alla pelle quando, con lo sguardo, si accorse della presenza di Maia. Di tutta la sua presenza. Lei ricambi con occhi decisi, privi di imbarazzo, che indugiarono su come il ciondolo del Praetor Lupus gli luccicava nellincavo bagnato del collo e su come la schiuma del sapone gli scivolava su petto e spalle mentre lui la fissava, battendo le palpebre per liberarsi dagli schizzi dacqua. Era bellissimo, ma daltronde non aveva mai pensato diversamente.
- Maia? - le disse, titubante. - Sei...?
- Ssst - lei gli mise un dito sulle labbra, chiudendo con laltra mano la porta della doccia. Poi gli si avvicin, avvolgendolo con entrambe le braccia, lasciando che lacqua ripulisse entrambi dal buio. - Non parlare. Baciami e basta.
E lui lo fece.
- In nome dellAngelo, cosa significa che Clary non c? - chiese Jocelyn, bianca in volto. - Come fai a saperlo, se ti sei appena svegliato? E dove  andata?
Simon deglut. Era cresciuto considerando Jocelyn quasi una seconda madre. Era abituato al suo atteggiamento protettivo verso la figlia, anche se lei lo aveva sempre considerato un alleato, da quel punto di vista, una figura capace di interporsi fra Clary e i pericoli del mondo. - Mi ha mandato un messaggio ieri sera... - esord, ma si interruppe quando Magnus gli fece segno di avvicinarsi al tavolo.
- Tanto vale che ti siedi - gli disse. Isabelle e Alec, ai lati dello stregone, osservavano la scena con occhi spalancati. Magnus invece non sembrava particolarmente stupito. - Raccontaci quello che sta succedendo. Ho come la sensazione che ci vorr un po di tempo...
E in effetti fu cos, anche se ce ne volle meno di quanto Simon avesse sperato. Una volta conclusa la spiegazione, chino sul tavolo e con lo sguardo fisso sui graffi del tavolo di Magnus, sollev la testa solo per incontrare gli occhi verdi di Jocelyn che lo squadravano, freddi come acque artiche. - Hai lasciato che mia figlia se ne andasse... con Jace... in un luogo introvabile, indefinito, dove nessuno di noi pu raggiungerla?!
Simon si guard le mani. - Io posso raggiungerla - disse, tenendo alzata la mano destra con lanello doro sul dito. - Te lho detto. Ho avuto sue notizie stamattina. Mi ha fatto sapere che sta bene.
- Ma tu non avresti mai dovuto lasciarla andare!
- Non  che lho lasciata andare. Lo avrebbe fatto comunque. Pensavo che almeno poteva avere qualche sicurezza in pi, dato che non ero certo in grado di fermarla.
- In effetti - disse Magnus - credo che non ci sarebbe riuscito nessuno. Clary fa quello che vuole. - Guard Jocelyn. - Non puoi tenerla in gabbia.
- Io mi fidavo di te! - disse lei a Magnus. - Come ha fatto a uscire?
- Con un portale.
- Ma tu hai detto che cerano delle formule per...
- Tenere fuori le minacce, non per tenere dentro gli ospiti. Jocelyn, tua figlia non  stupida e fa quello che ritiene opportuno. Non puoi fermarla. Nessuno pu farlo.  molto, molto simile a sua madre...
Jocelyn fiss Magnus per un istante, a bocca leggermente aperta, e Simon cap che di sicuro lo stregone aveva conosciuto la madre di Clary da giovane, quando aveva tradito Valentine e il Circolo e per poco non era morta durante la Rivolta. - Ma  soltanto una ragazzina - disse Jocelyn, rivolgendosi poi a Simon. - Le hai parlato? Usando... quegli anelli? Da quando  partita?
- Questa mattina - rispose Simon. - Ha detto che stava bene. Che andava tutto bene.
Invece di essere sollevata, Jocelyn sembr arrabbiarsi ancora di pi.
- Non ho dubbi che abbia detto cos, figurati. Non riesco a credere che tu le abbia lasciato fare una cosa del genere. Avresti dovuto fermarla...
- E come, legandola? - replic Simon, incredulo. - Ammanettandola al tavolo della cucina?
- S, se fosse stato necessario. Sei pi forte di lei. Sono delusa dal tuo...
Isabelle si alz in piedi. - Okay, adesso basta - disse lanciando unocchiata di fuoco a Jocelyn. -  totalmente, assolutamente ingiusto rimproverare Simon per qualcosa che Clary ha deciso da sola di fare. E se Simon lavesse legata, cosa sarebbe successo? Avevi intenzione di tenerla prigioniera per sempre? Alla fine avresti dovuto lasciarla andare, e a quel punto non si sarebbe pi fidata di Simon, quando gi non si fida pi di te, dopo che le hai rubato i ricordi. E anche quello, se non sbaglio,  stato fatto per proteggerla. Forse, se non ti comportassi sempre cos, Clary saprebbe distinguere meglio tra cosa  pericoloso e cosa no, diventando pi sincera e... meno sconsiderata!
Tutti gli occhi erano puntati su Isabelle e, per un istante, Simon si ricord di una cosa che gli aveva detto una volta Clary: Izzy faceva di rado dei discorsi, ma quando capitava, li rendeva memorabili. Jocelyn era sbiancata.
- Andr alla stazione di polizia per stare con Luke - disse. - Simon, mi aspetto notizie da te ogni ventiquattrore per sapere se mia figlia sta bene. Se non ti sento tutte le sere, vado al Conclave.
Detto questo, usc a grandi passi dallappartamento sbattendo la porta dietro le spalle cos forte che, nel muro accanto, comparve una crepa.
Isabelle si rimise seduta, questa volta vicino a Simon. Lui non le disse niente, ma le porse una mano che lei strinse, intrecciando le dita con le sue.
Jace e Clary trascorsero la mattinata passeggiando per le calli che correvano lungo i canali dove il colore dellacqua passava dal verde intenso al blu scuro. Si fecero strada fra i turisti di piazza San Marco e sopra il Ponte dei Sospiri, per poi sorseggiare un espresso al Caff Florian. Quel labirinto intricato di strade fece tornare in mente a Clary Alicante, citt che tuttavia non aveva la stessa atmosfera di raffinata decadenza tipica di Venezia. L non cerano strade con automobili, soltanto viottoli tortuosi e ponti sospesi sopra canali in cui scorreva acqua verde come malachite. Mentre il cielo sopra le loro teste si tingeva del blu profondo tipico dellautunno inoltrato, cominciarono ad accendersi le luci: dentro ai negozietti, nei bar e nei ristoranti che sembravano spuntare dal nulla e poi sparire nellombra via via che Clary e Jace passavano lasciandosi luce e risate alle spalle.
Quando Jace chiese a Clary se fosse pronta per la cena, lei annu con decisione. Cominciava a sentirsi in colpa: non era riuscita a ricavare da lui nessuna informazione, eppure, di fatto, si stava divertendo. Mentre attraversavano un ponte che portava a Dorsoduro, una delle zone pi tranquille della citt, lontana dalle orde di turisti, decise che quella sera avrebbe scoperto qualcosa, qualcosa degno di essere riferito a Simon.
Jace le teneva stretta la mano mentre insieme percorrevano un ultimo ponte e la strada si affacciava su una grande piazza accanto a un canale enorme, quasi un mare. Alla loro destra sorgeva la cupola di una basilica. Dallaltra parte del canale, il resto della citt rischiarava la notte proiettando le sue luci sullacqua, che tremolava di barlumi paglierini. Le mani di Clary fremevano dalla voglia di stringere gessetti e matite per disegnare la luce che abbandonava il cielo, lacqua che si incupiva, il contorno frastagliato degli edifici e i loro riflessi che scomparivano nel canale. Sembrava tutto dipinto di blu acciaio. Da qualche parte, un suono di campane.
Strinse la mano di Jace. In quel luogo si sentiva lontana anni luce da tutto ci che apparteneva alla sua vita, lontana in un modo mai provato a Idris. Venezia aveva in comune con Alicante la sensazione di trovarsi in un posto fuori dal tempo, strappato al passato, come se si fosse immersa in un quadro o fra le pagine di un libro. Ma era anche una citt reale, di cui aveva sentito parlare mentre cresceva e che aveva desiderato visitare. Guard di traverso in direzione di Jace, che nel frattempo stava fissando il canale. La luce blu acciaio si era posata anche su di lui, incupendogli gli occhi, le ombre sotto gli zigomi, i contorni della bocca. Quando si accorse che Clary lo stava osservando, si volt verso di lei e le sorrise.
Le fece fare il giro della chiesa e la condusse gi per dei gradini ricoperti di muschio fino a un passaggio lungo il canale. Lodore era ovunque quello della pietra bagnata, dellacqua, dellumidit e degli anni. Mentre il cielo si rabbuiava, qualcosa ruppe la superficie dellacqua, a pochi passi da Clary. Sentendo il rumore degli spruzzi, la ragazza si gir in tempo per vedere una donna con i capelli verdi che emergeva dallacqua sorridendole. Aveva un viso meraviglioso, ma denti da squalo e occhi gialli da pesce. I capelli erano incrostati di perle. Si immerse di nuovo sotto la superficie dellacqua, senza incresparla minimamente.
- Una sirena - disse Jace. - Ci sono alcune loro antiche famiglie che vivono qui a Venezia, da molto, molto tempo. Sono un po strane. Starebbero meglio in acque pulite, al largo, a cibarsi di pesci anzich di spazzatura. - Guard verso lorizzonte. - Lintera citt sta affondando. Tra un centinaio di anni sar tutto sottacqua. Immaginati di nuotare nel mare e toccare la punta della basilica di San Marco... - disse indicando lacqua.
Clary prov una punta di tristezza al pensiero di tutta quella bellezza destinata a perdersi. - Non c niente che possono fare?
- Per sollevare una citt intera? O per tenere a bada il mare? Non molto - rispose Jace. Erano arrivati davanti a una scalinata in salita. Il vento si alz dallacqua e sollev i capelli oro scuro di Jace dalla fronte e dal collo. - Tutto tende allentropia. Lintero universo si sta espandendo, le stelle si allontanano luna dallaltra e Dio solo sa cosa finisce dentro le crepe - si interruppe. - Okay, questa suonava un po folle.
- Forse  stato tutto quel vino a pranzo.
- Io reggo bene lalcol. - Quando voltarono langolo, li accolse un paesaggio incantato di luci. Clary dovette battere le palpebre per abituarsi a tutto quello splendore. Era un ristorantino con dei tavoli sia dentro che fuori; le lampade termiche fra i tavoli, attorno alle quali erano avvolte luci natalizie, ricordavano una foresta di alberi magici. Jace si stacc da Clary il tempo sufficiente per occupare un tavolo, e ben presto furono seduti accanto al canale, ad ascoltare gli spruzzi dacqua che lambivano le pietre e a guardare le gondole che salivano e scendevano con la marea.
La stanchezza cominciava a investire Clary a ondate, come lacqua contro le sponde del canale. Disse a Jace quello che voleva mangiare e lasci che fosse lui a ordinare, in italiano. Fu felice quando vide il cameriere che se ne andava: finalmente poteva piegarsi in avanti e appoggiare i gomiti sul tavolo per tenersi la testa fra le mani.
- Credo di soffrire il fuso orario - annunci. - Il fuso orario interdimensionale!
- Be, il tempo in effetti  una dimensione - puntualizz Jace.
- Pedante! - esclam lei, lanciandogli una briciola di pane presa dal cestino sul tavolo.
Lui sorrise. - Laltro giorno stavo cercando di ricordare i peccati capitali - disse. - Avarizia, invidia, gola, ironia, pedanteria...
- Sono praticamente sicura che lironia non sia un peccato capitale.
- E io sono praticamente sicuro di s.
- La lussuria - ribatt lei. - Quella  un peccato capitale.
- E le sculacciate.
- Credo che rientrino sempre nella lussuria.
- Credo che invece dovrebbero avere una categoria a s - disse Jace. - Avarizia, invidia, gola, ironia, pedanteria, lussuria e sculacciate. - Negli occhi aveva il riflesso delle luci bianche del Natale. Era bello come non mai, pens Clary, e altrettanto distante, difficile da raggiungere veramente. Quando ripens a quello che lui le aveva detto a proposito della citt che stava affondando e degli spazi fra le stelle, le vennero in mente i versi di una canzone di Leonard Cohen che il gruppo di Simon proponeva come cover, e neanche troppo bene. There is a crack in everything / Thats how the light gets in: c una crepa in tutto,  cos che entra la luce. Forse ce nera una anche nella calma di Jace, un modo per raggiungere il vero lui, che, ne era convinta, ancora esisteva.
I suoi occhi color ambra la stavano studiando. Si sporse per toccarle la mano, ma solo dopo qualche istante Clary si accorse che le stava tenendo le dita sullanello doro. - E questo cos? - chiese. - Non ricordavo che avessi un anello delle fate.
Aveva parlato in tono neutrale, ma che bast a provocarle un tuffo al cuore. Mentirgli davanti agli occhi non era unattivit con cui aveva molta pratica. - Era di Isabelle - disse facendo spallucce. - Stava buttando tutti i regali del suo ex, Meliorn. Lho visto, lho trovato carino e lei ha detto che potevo tenerlo.
- E lanello dei Morgenstern?
Quella sembrava una domanda che richiedeva verit. - Lho dato a Magnus, cos poteva usarlo per rintracciarti.
- Magnus... - Jace pronunci quel nome come se fosse quello di uno sconosciuto, dopodich sospir. - Sei ancora convinta di aver preso la decisione giusta? Venire qui con me?
- S. Sono felice di stare con te. E poi... be, ho sempre sognato di visitare lItalia. Non ho mai viaggiato molto, mai uscita dagli Stati Uniti...
- Ma sei stata ad Alicante - le ricord lui.
- Okay, fatta eccezione per terre magiche che nessun altro pu vedere, non ho viaggiato molto. Io e Simon avevamo dei progetti. Alla fine delle superiori volevamo partire, zaino in spalla, e girare lEuropa. - La voce le si smorz. - Ora sembra una stupidata.
- No, non  vero. - Le si avvicin e le mise una ciocca di capelli dietro lorecchio. - Resta con me. Possiamo vedere il mondo intero.
- Sono gi con te. Non andr da nessuna parte.
- Non c un posto in particolare dove vorresti andare? Parigi? Budapest? La Torre di Pisa?
Soltanto se cade in testa a Sebastian, pens lei. - Possiamo andare a Idris? Cio, voglio dire, la casa pu viaggiare fin laggi?
- Non posso oltrepassare le difese. - La mano di lui le scese lungo la guancia. - Mi sei mancata tanto, sai?
- Vuoi dire che non hai vissuto momenti romantici con Sebastian mentre eri lontano da me?
- Ci ho provato - fece lui - ma per quanto lo fai bere, non cede.
Clary afferr il suo bicchiere. Cominciava ad abituarsi al sapore del vino. Lo sentiva mentre tracciava il suo ardente percorso gi per la gola, riscaldandole le vene, rendendo la notte pi simile a un sogno. Era in Italia, col suo stupendo fidanzato, e stava trascorrendo una serata altrettanto stupenda resa ancora pi piacevole dal cibo delizioso che le si scioglieva in bocca. Quello era il genere di momenti che si ricordano per tutta la vita. Eppure era come sfiorare soltanto il bordo della felicit: ogni volta che guardava Jace, la gioia svaniva. Come poteva, allo stesso tempo, essere e non essere Jace? Come si poteva, allo stesso tempo, avere il cuore spezzato ed essere felici?
Erano sdraiati sul letto destinato a una sola persona, avvolti stretti sotto la coperta di flanella di Jordan. Maia gli teneva la testa appoggiata sullincavo del braccio, mentre il sole che entrava dalla finestra le scaldava viso e spalle. Jordan era appoggiato su un braccio, chino sopra di lei, accarezzandole i capelli con laltra mano; le srotolava i ricci fino alle punte e poi lasciava che si riavvolgessero fra le proprie dita.
- Mi mancavano i tuoi capelli - le disse posandole un bacio sulla fronte.
Maia sent che da qualche parte, dentro di s, stava traboccando una risata, quel genere di risata data dalla vertigine dellinfatuazione.
- Soltanto i capelli?
- No. - Lui stava sorridendo, gli occhi nocciola accesi di verde, i capelli castani completamente arruffati. - I tuoi occhi. - Li baci, prima uno e poi laltro. - La tua bocca .- Baci anche quella, e lei agganci con una mano la catenina col ciondolo del Praetor Lupus che gli pendeva dal petto. - Mi  mancato tutto di te.
Maia si avvolse la collana attorno alle dita. - Jordan... Mi dispiace per prima. Per averti risposto male quando parlavamo dei soldi e di Stanford. Era troppo, in una volta sola.
Lo sguardo di lui si incup. Chin la testa. - Lo so bene quanto sei indipendente. Volevo soltanto... fare qualcosa di bello per te.
- Lo so - gli sussurr lei. - So che ti preoccupa il fatto che io abbia bisogno di te, ma non voglio stare con te per necessit. Voglio stare con te perch ti amo.
Lo sguardo di lui si illumin, incredulo e speranzoso. - Pensi... ecco, pensi che un giorno potrai ancora sentirti cos, con me?
- Io non ho mai smesso di amarti, Jordan - fu la risposta di Maia. Lui la afferr e la baci con tanta passione da farle quasi male. Lei gli si avvicin ancora di pi, e le cose avrebbero potuto proseguire come nella doccia se qualcuno non avesse bussato alla porta.
- Praetor Kyle! - grid una voce fuori dalla stanza. - Sveglia! Praetor Scott ti vuole vedere al piano di sotto, nel suo ufficio.
Jordan, ancora con le braccia avvolte attorno a Maia, imprec sottovoce. Lei scoppi a ridere e gli fece scorrere veloce una mano su per la schiena, finendo per attorcigliargli i capelli. - Pensi che Praetor Scott potrebbe aspettare? - gli sussurr.
- Penso che abbia la chiave di questa stanza e che, volendo, potrebbe usarla.
- Hai ragione - disse lei, sfregandogli le labbra contro lorecchio. - Abbiamo un sacco di tempo, vero? Tutto il tempo di cui avremo bisogno.
Chairman Meow, profondamente addormentato, era sdraiato di fronte a Simon sul tavolo e teneva tutte quattro le zampe in aria. Era gi qualcosa, pens Simon. Da quando era diventato un vampiro, in genere non aveva grande successo con gli animali. Loro se potevano lo evitavano, abbaiando o soffiando quando si avvicinava troppo. Per lui, che li amava da sempre, era stato un brutto colpo. Ma forse in quel caso, trattandosi del gatto di uno stregone, cera maggiore tolleranza verso le creature pi bizzarre.
Magnus, come si scopr, non aveva scherzato sulle candele. Simon si stava concedendo un momento per riposare e bere un caff; riusc a digerirlo bene, e la caffeina serv a smorzare i primi morsi della fame. Avevano passato tutto il pomeriggio ad aiutare Magnus coi preparativi per levocazione di Azazel. Avevano setacciato i negozi del vicinato in cerca di candele e di ceri, poi disposti in cerchio con cura. Isabelle e Alec erano impegnati a cospargere il pavimento esterno al cerchio con un misto di sale e belladonna essiccata, seguendo le istruzioni che Magnus leggeva ad alta voce dal volume Rituali proibiti. Manuale di un negromante del XV secolo.
- Che cosa hai fatto al mio gatto? - chiese lo stregone a Simon quando torn in salotto con una caraffa di caff e un cerchio di tazze che gli volavano attorno alla testa come un planetario attorno al sole. - Hai bevuto il suo sangue, vero? Mi avevi detto di non essere affamato!
Simon si mostr indignato. - Non ho bevuto il suo sangue, il gatto sta bene! - esclam toccando lanimale sulla pancia e provocandogli uno sbadiglio. - E poi mi hai chiesto se avevo fame mentre stavate ordinando le pizze e io ho detto di no, perch la pizza non posso mangiarla. Volevo solo essere gentile.
- Questo non ti d il diritto di mangiarmi il gatto.
- Ti ho detto che sta bene! - Simon si sporse per prendere in braccio Chairman, che per salt sulle quattro zampe, sdegnato, e scese dal tavolo.
- Visto?
- Okay, okay. - Magnus si lasci cadere sulla sedia a capotavola; le tazzine caddero rumorosamente al loro posto, mentre anche Alec e Izzy, terminato il loro compito, si rialzavano in piedi. Lo stregone batt le mani. - Parlo con tutti! Mettetevi in cerchio,  il momento di fare una riunione. Sto per insegnarvi come si evoca un demone.
Praetor Scott li stava aspettando in biblioteca, seduto sulla stessa poltrona girevole, con una scatola color bronzo davanti a s. Maia e Jordan si accomodarono allaltro lato della scrivania, e la ragazza non pot fare a meno di chiedersi se portasse scritto in faccia quello che aveva appena fatto con Jordan. Non che il Praetor li stesse guardando con chiss quale interesse.
Spinse la scatola verso Jordan. -  un balsamo - disse. - Se applicato alla ferita di Garroway, filtra il veleno dal sangue e lo libera dallacciaio demoniaco. Dovrebbe guarire in pochi giorni.
Il cuore di Maia si riemp di gioia: finalmente qualche bella notizia. Si allung verso la scatola, prima di Jordan, e la apr. In effetti conteneva un balsamo brunastro, di consistenza simile a cera, con un pungente odore di erbe che ricordava lalloro appena macinato.
- Io... - esord Praetor Scott mentre gli occhi gli saettavano su Jordan.
- Deve prenderlo lei - disse il ragazzo. - Conosce bene Garroway e appartiene al suo branco. Si fidano di lei.
- Stai dicendo che non si fidano del Praetor?
- Met di loro pensano sia una leggenda - rispose, riflettendo poi sul fatto che avrebbe dovuto concludere la frase almeno con un signore.
Praetor Scott sembr scocciato, ma venne interrotto dallo squillo del telefono sulla scrivania. Sulle prime esit, poi si port il ricevitore allorecchio. - Scott, pronto - disse, e dopo un istante: - S... S, credo. - Riagganci, con la bocca che gli si incurvava in un sorriso non del tutto piacevole. - Praetor Kyle - disse. - Sono felice che, fra tutti i giorni, tu sia capitato da noi proprio oggi. Fermati un minuto, la questione in un certo senso ti interessa.
Lannuncio lasci Maia perplessa, ma non tanto quanto lo divenne un istante dopo, quando un angolo della stanza cominci a scintillare: come se stesse osservando unimmagine che si sviluppava allinterno di una camera oscura, vide davanti ai propri occhi la sagoma di un ragazzino. Aveva i capelli castano scuro, corti e lisci, e sulla bruna pelle del collo brillava una collana doro. Laspetto era quello esile ed etereo del giovane membro di un coro, ma negli occhi cera qualcosa che lo faceva sembrare ben pi grande.
- Raphael - disse, riconoscendolo. Era persino un po trasparente. Una proiezione, dunque... Ne aveva sentito parlare, ma non ne aveva mai vista una da vicino.
Praetor Scott la guard stupito. - Conosci il capoclan dei vampiri di New York?
- Ci siamo incontrati una volta, nella foresta di Brocelind - spieg Raphael, guardandola senza troppo interesse. -  unamica del Diurno, Simon.
- Il tuo assistito - disse Praetor Scott a Jordan, come se il ragazzo potesse dimenticarsene.
Lui corrug la fronte. - Gli  successo qualcosa? - chiese. - Sta bene?
- Non si tratta di lui - rispose Raphael. - Si tratta del vampiro fuorilegge, Maureen Brown.
- Maureen?! - esclam Maia. - Ma se ha solo... cosa, tredici anni?
- Un vampiro fuorilegge  un vampiro fuorilegge - disse Raphael. - E si pu dire che Maureen si stia dando da fare, tra la zona di TriBeCa e il Lower East Side. Svariati feriti e almeno sei morti. Ho tentato di nascondere gli omicidi, ma...
- Lei  assegnata a Nick - disse Praetor Scott corrugando la fronte. - Ma finora lui non  riuscito a rintracciarla. Forse  il caso di inviare qualcuno con pi esperienza...
- S, dovete farlo - lo incoraggi Raphael. - Se in questo momento gli Shadowhunters non fossero alle prese con la loro... emergenza, a questora sarebbero gi intervenuti. E lultima cosa di cui il clan ha bisogno dopo la storia di Camille  un richiamo ufficiale da parte degli Shadowhunters.
- Allora presumo che anche di Camille non ci sia pi traccia, giusto? - domand Jordan. - Simon ci ha raccontato quello che successe la notte della scomparsa di Jace e, a quanto pare, Maureen esegue gli ordini di Camille.
- Camille non  diventata un vampiro da poco tempo, quindi non ci interessa - dichiar Scott.
- Lo so, ma... trovate lei e potreste trovare anche Maureen, tutto qui.
- Se fosse con Camille, non ucciderebbe alla velocit con cui sta uccidendo - fece notare Raphael. - Lei glielo impedirebbe.  assetata di sangue, ma conosce il Conclave e anche la Legge. Terrebbe nascosta ai loro occhi tanto Maureen quanto le sue attivit. No, il comportamento di Maureen ha le caratteristiche tipiche di un vampiro inselvatichito.
- Stando cos le cose, penso che abbiate ragione voi - disse Jordan appoggiandosi allo schienale. - A Nick serve aiuto per trovarla, altrimenti...
- Altrimenti potrebbe succedergli qualcosa? In quel caso, magari impareresti a concentrarti di pi, in futuro - ribatt Praetor Scott, - sulla tua missione.
Jordan rest a bocca aperta. - Simon non centra, con la trasformazione di Maureen - disse. - Come ho detto...
Praetor Scott liquid le parole del ragazzo con un gesto della mano. - S, lo so. Altrimenti ti avrebbero tolto lincarico, Kyle. Ma il tuo soggetto lha morsa, per di pi mentre era sotto la tua tutela. Ed  stato il suo legame con il Diurno, per quanto distante, a portare alla sua definitiva trasformazione.
- Il Diurno  pericoloso - disse Raphael con gli occhi che gli brillavano. - Non faccio che ripeterlo da tempo.
- Non  pericoloso! - ribatt Maia con decisione. -  un bravo ragazzo. - In quellistante not che Jordan le aveva lanciato unocchiatina di traverso, tanto rapida che si chiese se non se la fosse soltanto immaginata.
- Bla bla bla - fece Raphael, scocciato. - Voi lupi mannari non potete occuparvene. Mi fido di te, Praetor. Il vostro dipartimento si occupa dei nuovi Nascosti, ma lasciare Maureen a piede libero ha delle ripercussioni negative sul mio clan. Se non la trovate in fretta, mi rivolger a tutti i vampiri a mia disposizione. Dopotutto - disse con un sorriso che gli scopr i canini scintillanti - in fin dei conti spetta a noi ucciderla.
Terminata la cena, Clary e Jace tornarono a casa in una notte velata di foschia. Le strade erano deserte e lacqua splendeva come vetro. Svoltando un angolo, si ritrovarono vicini a un canale silenzioso, costeggiato da case con le imposte chiuse. Le gondole oscillavano dolcemente al moto ondoso dellacqua, ognuna una mezza luna nera.
Jace rise piano e avanz, lasciando la mano di Clary. I suoi occhi erano grandi e dorati alla luce del lampione. Si inginocchi sul bordo del canale e lei colse un flash di luce bianco argento, uno stilo, dopodich una delle gondole si liber dalla catena di ancoraggio e cominci ad andare alla deriva verso il centro del canale. Jace si infil di nuovo lo stilo nella cintura e fece un salto, atterrando dolcemente sul sedile di legno dellimbarcazione. Porse la mano a Clary. - Vieni.
Lei spost lo sguardo da lui alla barca, poi scosse la testa. Era poco pi grande di una canoa, dipinta di vernice nera ma scheggiata. Sembrava leggera e fragile quanto un giocattolo.
Se la immagin rovesciata, con lei e Jace a mollo nel canale verde ghiaccio. - Non posso. Si ribalterebbe!
Jace scosse la testa, impaziente. - S che puoi - la incoraggi. - Ti ho allenata io. - Fece un passo indietro per darle una dimostrazione. Ora si trovava in piedi sul sottile bordo della barca, proprio accanto allo scalmo. La guardava con la bocca inarcata in un mezzo sorriso. Secondo tutte le leggi della fisica, pens Clary, la barca, priva di equilibrio, avrebbe dovuto rovesciarsi su un fianco. Invece Jace restava fermo senza problemi, a schiena dritta, come se non fosse composto da nientaltro che fumo. Dietro di lui, uno sfondo di acqua e pietre, canali e ponti, nemmeno un edificio moderno in vista. Con quei capelli lucenti e quel portamento, Jace avrebbe potuto essere un principe rinascimentale.
Le porse di nuovo la mano. - Ricorda. Sei tanto leggera quanto vuoi esserlo.
Se lo ricordava. Ore di allenamenti su come cadere, rimanere in equilibrio, atterrare come Jace con la leggerezza di un granello di cenere che si depone a terra. Trattenne il respiro e fece un salto, sorvolando in un istante il verde dellacqua. Si pos a prua della barca, dondolando sul sedile di legno, ma rimanendo stabile.
Emise un sospiro di sollievo e sent Jace ridere mentre saltava sul fondo piatto della barca. Cera una perdita: il legno era ricoperto da un sottile strato dacqua. Jace superava in altezza Clary di circa venti centimetri, ma ora, con lei seduta a prua, avevano le teste allo stesso livello.
Le mise le mani sulla vita. - Dunque - disse. - Adesso dove vuoi andare?
Lei si guard attorno. Si erano allontanati dalla banchina del canale. - Stiamo per caso rubando una barca?
- Rubare  una brutta parola - osserv lui.
- E come lo definiresti, allora?
Jace la sollev e le fece fare una giravolta prima di rimetterla gi. - Un caso estremo di giro per vetrine.
La strinse pi forte e lei si irrigid. Le scivolarono i piedi, cos che finirono entrambi sul fondo bombato della barca, duro, umido e impregnato di odore di acqua misto a legno ammuffito.
Clary si ritrov sopra Jace, con le ginocchia accanto ai suoi fianchi. I vestiti di lui si stavano inzuppando dacqua, ma non sembrava importargli. Si mise le mani dietro la nuca e le intrecci, facendo sollevare la camicia sulla pancia. - Mi hai letteralmente messo al tappeto con la forza della tua passione - disse. - Bel lavoro, Fray.
- Sei caduto solo perch lhai fatto apposta. Ti conosco... - rispose lei. La luna era un faro sopra di loro, come se fossero gli unici a ricevere la sua luce. - Tu non scivoli mai.
Lui le tocc il viso. - Mai - ribatt. - Solo quando cado ai tuoi piedi.
Il cuore di Clary batteva forte, tanto che dovette deglutire prima di rispondergli con leggerezza, come se lui stesse scherzando: - Questa potrebbe essere la tua peggiore battuta di sempre.
- E chi ha detto che  una battuta?
La gondola vacill e Clary si sporse in avanti, appoggiando le mani sul petto di Jace. Sentiva i fianchi premere contro quelli di lui mentre guardava i suoi occhi che si spalancavano, passando da un oro luccicante e malizioso al nero, con la pupilla che inghiottiva liride. Dentro riusciva a vedere se stessa e il cielo notturno.
Jace si appoggi su un gomito e le fece scivolare una mano attorno alla base del collo. Lo sent inarcarsi contro di lei, sfiorandole le labbra, ma Clary si tir indietro senza davvero concedergli un bacio. Voleva Jace, lo voleva cos tanto da sentirsi vuota dentro, come se il desiderio avesse consumato ogni cosa. Non contava se la testa le diceva che quello non era Jace, non il Jace di sempre: il suo corpo lo ricordava, forma e tocco, odore della pelle e dei capelli, e lo voleva ancora.
Sorrise contro la sua bocca come se volesse prenderlo in giro, poi rotol di lato accucciandosi contro di lui sul fondo bagnato della barca. Jace non protest. Il suo braccio si curv attorno a lei, e il dondolio dellimbarcazione sotto di loro era dolce e regolare. Avrebbe voluto mettergli la testa sulla spalla, ma non lo fece.
- Stiamo andando alla deriva - disse.
- Lo so. Voglio farti vedere una cosa. - Jace stava guardando in alto, verso il cielo. La luna era unonda bianca simile a una vela; il petto di Jace saliva e scendeva regolarmente. Le teneva le dita intrecciate fra i capelli. Clary gli stava accanto in silenzio, mentre le stelle si spostavano come un orologio astronomico, e si chiese che cosa stessero aspettando. Finalmente lo sent, un lungo e lento scrosciare, come di acqua che si riversava da un argine rotto. Il cielo si rabbui e si contorse, mentre delle figure lo attraversavano impetuose. Clary riusciva a malapena a distinguerle per via delle nuvole e della distanza, ma le sembravano uomini coi capelli lunghi, simili a fili di nuvole, in groppa a cavalli i cui zoccoli splendevano del colore del sangue. Il suono di un corno da caccia echeggi nella notte, le stelle tremolarono e il cielo si pieg su se stesso, mentre gli uomini sparivano dietro la luna.
Clary lasci andare il respiro in una lenta esalazione. - E quello cosera?
- La Caccia Selvaggia - rispose Jace. Aveva la voce distante, trasognata. - I Segugi di Gabriel. LEsercito Furioso. Hanno molti nomi. Sono esseri fatati che disdegnano le Corti terrene. Cavalcano per il cielo, nella loro caccia eterna. Una notte allanno, a un mortale  concesso di unirsi a loro; ma se lo fa, non se ne pu pi andare.
- E perch qualcuno dovrebbe farlo?
Jace rotol e in un attimo fu sopra Clary, premendola contro il fondo della barca. Lei si accorse a stento dellumidit: sentiva il corpo di lui emanare ondate di calore, lo sguardo ardente. Riusciva a starle sopra senza mai schiacciarla, ma facendole sentire tutto il proprio corpo contro il suo... La forma dei fianchi, i rivetti dei jeans, i rilievi delle cicatrici. - C qualcosa di affascinante allidea - disse - di perdere completamente il controllo. Non credi?
Clary apr la bocca per rispondere, ma lui la stava gi baciando. Lo aveva baciato cos tante volte: baci dolci e delicati, passionali e disperati, rapidi strofinii di labbra per dirsi arrivederci e altri che sembravano durare ore. E anche quello non fu diverso. Come il ricordo di una persona che aveva abitato una casa perdurava anche dopo che se nera andata, cos il corpo di Clary ricordava Jace. Ricordava il suo sapore, linclinazione della sua bocca sopra la sua, la sensazione delle cicatrici sotto le dita, la forma del corpo sotto le mani. Abbandon i dubbi e lo tir a s.
Jace si mise di lato, stringendola, con la barca che oscillava sotto di loro. Clary sentiva il rumore delle onde mentre le mani di lui le scendevano fin sopra ai fianchi, con le dita che accarezzavano leggere la pelle sensibile sopra le reni. Gli fece scivolare le mani fra i capelli e chiuse gli occhi, avvolta dalla foschia, dal suono e dallodore dellacqua. Trascorsero epoche infinite: esistevano solo la bocca di Jace sulla sua, il dolce cullare della barca, le sue mani sulla pelle. Alla fine, dopo un tempo che avrebbe potuto essere ore o minuti, sent una voce arrabbiata gridare in italiano, levandosi nella notte e squarciandola.
Jace si tir indietro, lo sguardo pigro e pieno di rimpianto. - Sar meglio andare.
Clary lo guard, confusa. - Perch?
- Perch quello  il proprietario della barca. - Jace si mise a sedere e si sistem la camicia. - E sta per chiamare la polizia.
capitolo 11
ATTRIBUITE A LUI OGNI PECCATO
Magnus aveva spiegato che, durante levocazione di Azazel, non si poteva usare elettricit, perci il loft era illuminato soltanto dalle luci delle candele che bruciavano in cerchio al centro della stanza. Erano di altezze e intensit diverse, ma tutte con la medesima fiamma bianco-azzurra.
Lo stregone aveva tracciato dentro al cerchio un pentagramma, utilizzando un bastone di sorbo selvatico per dare fuoco a dei triangoli sovrapposti sul pavimento. Fra le sezioni formate dal pentagramma cerano simboli che Simon non aveva mai visto prima: non proprio lettere ma nemmeno rune, che emanavano un senso di fredda minaccia malgrado il calore delle candele.
Ormai fuori dalle finestre sera fatto buio, quel genere di buio che accompagnava i tramonti precoci dellinverno incombente. Isabelle, Alec, Simon e infine Magnus, il quale era impegnato a leggere ad alta voce dal libro Rituali proibiti: ognuno di loro era in piedi, in corrispondenza di un punto cardinale attorno al cerchio. La voce dello stregone si alzava e si abbassava, declamando parole latine come in una preghiera distorta e sinistra.
Le fiamme arsero pi intensamente e i simboli tracciati sul pavimento cominciarono a bruciare annerendo. Chairman Meow, che guardava da un angolo della stanza, soffi e poi scapp nellombra. Le fiamme bianco-azzurre divampavano a tal punto che ora Simon faticava a vedere Magnus. Nella stanza iniziava a fare caldo; lo stregone stava recitando il rituale con fare concitato, mentre i capelli neri gli si arricciavano per lumidit e il sudore gli brillava sulle guance. - Quod tumeraris: per Jehovam, Gehennam, et consecratam aquam quam nunc spargo, signumque crucis quod nunc facio, et per vota nostra, ipse nunc surgat nobis dicatus Azazel!
Dal centro del pentagramma si lev una fiammata, accompagnata da unonda di fumo nero che si dissip lentamente per lintera stanza, costringendo tutti, tranne Simon, a tossire. La nube ruotava come un vortice, concentrandosi gradualmente al centro del pentagramma fino a formare la sagoma di un uomo.
Simon sgran gli occhi. Non sapeva bene cosa doveva aspettarsi, ma di certo non quello: un individuo alto e coi capelli ramati, n giovane n vecchio. Un viso senza et, freddo e inumano. Spalle larghe, abito nero di sartoria, scarpe lucide dello stesso colore. Attorno ai polsi aveva dei solchi rosso scuro, segno di una costrizione con della corda o del metallo che, nellarco di molti anni, gli aveva scavato la pelle. Gli occhi erano fiamme rosse e ardenti.
Parl. - Chi evoca Azazel? - La sua voce era lo stridore del metallo contro il metallo.
- Io - rispose Magnus, chiudendo con decisione il volume che teneva fra le mani. - Magnus Bane.
Azazel gir lentamente verso di lui la testa, che gli ruotava sul collo in maniera del tutto innaturale, come quella di un serpente. - Stregone - disse. - So chi sei.
Magnus sollev un sopracciglio. - Ah s?
- Evocatore. Costrittore. Distruttore del demone Marbas. Figlio di...
- Non c bisogno di tornare su tutte quelle cose.
- S, invece. - Azazel sembrava ragionevole, forse persino divertito. - Se  lassistenza infernale che richiedi, perch non hai evocato tuo padre?
Alec guardava Magnus a bocca spalancata. Simon era dispiaciuto per lui. Sicuramente i presenti erano convinti che lo stregone non sapesse nulla su suo padre, a parte il fatto che era un demone che aveva ingannato sua madre facendole credere di esserne il marito. Era chiaro che anche Alec non ne sapeva pi degli altri, cosa che, immagin Simon, probabilmente non gli faceva molto piacere.
- Io e mio padre non siamo in buoni rapporti - disse Magnus. - Preferirei non coinvolgerlo.
Azazel sollev le mani. - Come volete, Signore. Mi avete in pugno. Cosa chiedete?
Magnus apr bocca, ma dallespressione che comparve sul volto di Azazel si cap che stava comunicando telepaticamente, in silenzio. Le fiamme guizzavano e danzavano negli occhi del demone come bambini impazienti di ascoltare una storia. - Furba, Lilith - disse infine Azazel, - a risvegliare il ragazzo dalla morte e garantirgli la sopravvivenza legando la sua vita a qualcuno che nessuno di voi vorrebbe mai uccidere.  stata sempre pi brava di quasi tutti noi a manipolare le emozioni umane. Forse perch, un tempo, anche lei era qualcosa di simile agli umani.
- C un modo - Magnus sembrava impaziente - per rompere il legame fra quei due?
Azazel scosse il capo. - Non senza ucciderli entrambi.
- E allora c un modo per fare del male solo a Sebastian senza farne a Jace? - Era Isabelle, ansiosa. Magnus la fulmin con lo sguardo.
- Non con armi che potrei creare io o che ho gi a mia disposizione - rispose Azazel. - Posso forgiarle solo se possiedono lalleanza demoniaca. Un lampo scagliato dalla mano di un angelo, forse, potrebbe distruggere il male dentro il figlio di Valentine, rompendo cos il legame, oppure trasformandolo in qualcosa di positivo. Se mi permettete di darvi un consiglio...
- Oh - fece Magnus, socchiudendo i suoi occhi da gatto. - Per favore, daccelo.
- Avrei una semplice soluzione per separare i ragazzi, mantenendo in vita il vostro e neutralizzando il pericolo dellaltro. In cambio vi chiederei ben poco.
- Tu sei il mio servitore - ribatt Magnus. - Se vuoi andartene da questo pentagramma, farai quello che ti dico io, senza chiedere favori in cambio.
Azazel gli sibil contro e dalle sue labbra divamparono lingue di fuoco. - Se non sono imprigionato qui, lo sono di l, quindi non c molta differenza...
- Perch questo  lInferno, n io ne sono fuori - disse Magnus con laria di riportare una citazione antica.
Azazel sfoggi un sorriso metallico. - Forse, stregone, non sei orgoglioso come il vecchio Faust, ma sei molto impaziente. Sono certo che la mia volont di restare in questo pentagramma  pi forte della tua voglia di farmi la guardia...
- Oh, non saprei - ribatt Magnus. - Sono sempre stato piuttosto audace in materia di arredamento, e averti qui in effetti aggiunge alla stanza un certo non so che.
- Magnus! - esclam Alec, chiaramente poco entusiasta allidea di un demone immortale che si piazzava nel loft del suo fidanzato.
- Geloso, giovane Shadowhunter? - fece Azazel sorridendo ad Alec. - Il tuo stregone non  il mio tipo, e poi non vorrei proprio fare arrabbiare suo...
- Ora basta - lo interruppe Magnus. - Dicci qual  quel ben poco che vorresti in cambio del tuo intervento.
Azazel si mise le mani sulle tempie, le mani color sangue e unghie nere di uno che lavorava sodo. - Un ricordo felice - disse - di ognuno di voi. Qualcosa per divertirmi mentre sar legato come Prometeo alla sua roccia.
- Un ricordo? - ripet Isabelle sbalordita. - Vuoi dire che svanirebbe dalla nostra mente? Che noi non potremmo pi ripensarci?
Azazel la guard, attraverso le fiamme, con attenzione. - E tu che cosa sei, piccolina? Una Nephilim? S, mi prenderei il vostro ricordo e lo renderei mio. Dimenticherete che quella cosa vi sia davvero successa. Per evitate di donarmi ricordi che riguardano demoni che avete squartato al chiaro di luna, non sono il genere di cose che mi divertono. No, voglio che questi ricordi siano... personali. - Sorrise, e i denti gli luccicarono come una saracinesca di ferro.
- Sono vecchio - disse Magnus - e ho molti ricordi. Sono pronto a sacrificarne uno, se necessario. Ma non posso parlare a nome di tutti. Nessuno dovrebbe essere costretto a rinunciare a una cosa del genere.
- Io lo faccio - disse subito Isabelle. - Per Jace.
- Anchio, ovvio - le fece eco Alec, dopodich fu il turno di Simon. Pens subito a Jace, che si tagliava il polso e gli donava il suo sangue nella minuscola stanza sulla nave di Valentine. Aveva messo a rischio la sua vita per lui. Forse in fondo era stato per amore di Clary, ma restava il fatto che lui gli era ancora debitore. - Ci sto.
- Bene - disse Magnus. - Tutti voi, cercate di pensare a dei ricordi felici, davvero felici. Qualcosa che vi faccia piacere ricordare. - Lanci uno sguardo tagliente al demone, che se ne stava dentro il pentagramma con aria compiaciuta.
- Sono pronta - annunci Isabelle. Era in piedi con gli occhi chiusi e la schiena dritta, come se fosse sul punto di incassare un colpo. Magnus le si avvicin e le appoggi le dita sulla fronte, mormorando piano.
Alec li guard a bocca serrata, poi anche lui chiuse gli occhi. Simon fece lo stesso, in tutta fretta, sforzandosi di rievocare un ricordo felice. Qualcosa che aveva a che fare con Clary? Ma molti dei ricordi che aveva di lei erano ormai intaccati dalla preoccupazione per la sua salute. Qualcosa che risaliva a quando erano molto piccoli? Unimmagine gli nuot davanti agli occhi della mente: un caldo giorno destate a Coney Island, lui sulle spalle di suo padre, Rebecca che correva dietro di loro trascinando un mazzo di palloncini. Lo sguardo che si alzava al cielo, cercando di scorgere delle figure nelle nuvole, e il suono della risata di sua madre. No, pens, quello no. Non voglio perdere quello...
Sent una sensazione di freddo sulla fronte. Apr gli occhi e vide che Magnus stava riabbassando la mano. Lo guard, con la mente improvvisamente sgombra. - Ma io non stavo pensando a niente - protest.
Lo sguardo felino di Magnus era triste. - S, invece.
Simon si guard attorno, sentendosi leggermente stordito. Anche per gli altri doveva essere lo stesso: avevano laspetto di chi si sta svegliando da uno strano sogno. Incroci lo sguardo di Isabelle, lo sfarfallio nero delle sue ciglia, e si chiese a cosa avesse pensato lei, a quale gioia avesse rinunciato.
Un brontolio leggero dal centro del pentagramma gli fece distogliere lo sguardo da Izzy. Azazel era in piedi, pi vicino possibile al bordo del disegno tracciato a terra, e dalla gola gli usciva un lento ringhio di fame. Magnus si volt per guardarlo, con unaria di disgusto sul viso. Aveva le mani strette a pugno e sembrava che qualcosa gli brillasse fra le dita, come se avesse una pietra runica di stregaluce. Si gir e fece un rapido lancio obliquo verso il centro del pentagramma. La visione da vampiro di Simon cap di cosa si trattava: era una sfera di luce che si espandeva in volo, trasformandosi in un cerchio di immagini multiple. Vide uno sprazzo di mare turchese, il lembo di un vestito di raso che svolazzava mentre chi lo indossava faceva una piroetta, unistantanea del volto di Magnus, un ragazzo con gli occhi azzurri. Poi Azazel apr le braccia e il cerchio di immagini svan dentro al suo corpo come spazzatura vagante risucchiata nella fusoliera di un aereo.
Azazel trasal. I suoi occhi, che prima lanciavano saette di fiamme rosse, ora ardevano come un incendio e, quando parl, la sua voce si incrin. - Aaah... Delizioso.
Magnus si fece subito sentire. - E ora la tua parte dello scambio.
Il demone si lecc le labbra. - La soluzione al vostro problema  la seguente. Voi mi liberate e mi lasciate andare nel mondo, io prendo il figlio di Valentine e lo porto allInferno. Non morir, perci Jace continuer a vivere, ma, lasciando questa dimensione, a poco a poco il legame tra i due si dissolver. E voi riavrete il vostro amico.
- E a quel punto? - chiese lentamente Magnus. - Noi ti liberiamo, ma poi tu torni e ti lasci imprigionare di nuovo?
Azazel scoppi a ridere. - Certo che no, stupido stregone. Il prezzo per il mio favore  la libert.
- La libert?! - Fu Alec a parlare, con voce incredula. - Un Principe dellInferno lasciato libero di vagare per il mondo? Ti abbiamo gi dato i nostri ricordi...
- Quello era il prezzo da pagare per sentire il mio piano - osserv Azazel. - La mia libert  il prezzo per vederlo realizzato.
- Questo  un inganno e tu lo sai - gli disse Magnus. - Stai chiedendo limpossibile.
- Anche voi - ribatt Azazel. - In teoria avete perso il vostro amico per sempre. Quando uno avr fatto un voto al Signore o si sar obbligato con giuramento a una astensione, non violi la sua parola. E, secondo i termini dellincantesimo di Lilith, le loro anime sono legate, ed entrambi lhanno accettato.
- Jace non lo avrebbe mai... - fece per dire Alec.
- Ha pronunciato le parole - lo interruppe Azazel - di sua spontanea volont o mosso dal senso di colpa, non ha importanza. Mi state chiedendo di recidere un legame sul quale soltanto il Paradiso ha potere. Ma il Paradiso non vi aiuter, e lo sapete bene quanto me. In fondo  per questo che gli uomini evocano i demoni e non gli angeli, giusto? Questo  il prezzo da pagare per il mio intervento. Se non volete, dovete imparare ad accettare ci che avete perso.
Il viso di Magnus era pallido e teso. - Ora discutiamo fra noi e valutiamo se la tua proposta  accettabile. Nel frattempo... ti bandisco! - Sventol la mano e Azazel svan, lasciando dietro di s odore di legno carbonizzato.
Le quattro persone nella stanza si fissarono lun laltra, incredule. - Sta chiedendo qualcosa di impossibile, vero? - disse infine Alec.
- Teoricamente tutto  possibile - rispose Magnus, tenendo lo sguardo fisso davanti a s come dentro un abisso. - Ma liberare un Demone Superiore... Anzi, non soltanto un Demone Superiore, un Principe dellInferno, secondo solo a Lucifero... La distruzione che potrebbe causare...
- Non  possibile - intervenne Isabelle - che Sebastian ne provochi altrettanta?
- Come ha detto Magnus, tutto  possibile - comment Simon con amarezza.
- Agli occhi del Conclave non potrebbe esserci crimine pi grande - disse Magnus. - Chiunque liberasse Azazel sulla Terra diventerebbe un criminale ricercato.
- Ma se servisse a distruggere Sebastian... - tent Isabelle.
- Non abbiamo la prova che Sebastian stia complottando alcunch - disse Magnus. - Per quanto ne sappiamo, tutto ci che vuole  sistemarsi in una bella casa di campagna a Idris.
- Con Clary e Jace? - chiese Alec, incredulo.
Magnus scroll le spalle. - Chi lo sa cosa vuole da loro? Forse, semplicemente, si sente solo.
- Non ci credo che abbia rapito Jace da quel tetto solo perch ha un disperato bisogno di amicizia fra uomini - fece notare Isabelle. - Quello ha in mente qualcosa...
Guardarono tutti Simon. - E Clary sta cercando di scoprire cosa. Le serve del tempo. E non dite che non ne abbiamo - disse, - lo sa bene anche lei.
Alec si pass una mano fra i capelli scuri. - Bene, per abbiamo appena sprecato unintera giornata. Una giornata che non avevamo. Basta con le idee stupide! - Aveva parlato in tono brusco, e non era da lui.
- Alec - disse Magnus, appoggiando una mano sulla spalla del suo ragazzo. Alec era fermo in piedi e fissava il pavimento con rabbia. - Stai bene?
Alec lo guard. - Te lo chiedo di nuovo: chi sei?
Magnus sussult. Per la prima volta da quando Simon ricordava, lo stregone sembrava realmente spossato. Dur solo un istante, ma accadde. - Alexander... - disse al fidanzato.
- Troppo presto per scherzare sul ricordo felice, suppongo - fece Alec.
- Tu credi? - La voce di Magnus si era alzata. Prima che potesse aggiungere altro, la porta si spalanc. Erano Maia e Jordan. Avevano le guance rosse per il freddo, e Simon not con sorpresa che lei indossava la giacca di pelle di lui.
- Arriviamo adesso dalla stazione - annunci entusiasta. - Luke non si  ancora risvegliato, ma sembra che star bene... - Si interruppe, guardandosi attorno e notando il pentagramma ancora scintillante, le nuvole di fumo nero e le chiazze di bruciato sul pavimento. - Okay ragazzi, ora mi dite che cosa stavate facendo?
Grazie allaiuto di un incantesimo e alla capacit di Jace di appendersi con un solo braccio a un vecchio ponte arcuato, lui e Clary riuscirono a sfuggire alla polizia italiana senza essere arrestati. Una volta smesso di correre, crollarono seduti a terra contro il muro di un palazzo, ridendo uno accanto allaltra con le mani intrecciate. Clary visse un istante di pura gioia e dovette seppellire il viso contro la spalla di Jace ricordando a se stessa, con una severa voce interiore, che quello non era lui. E, a quel punto, le risate si spensero nel silenzio.
Jace sembr interpretare il suo repentino cambio di atteggiamento come un segno di stanchezza. Stringendole delicatamente la mano, torn verso la strada da cui erano partiti, lo stretto canale coi ponti a entrambe le estremit. In mezzo, Clary riconobbe la residenza spoglia, priva di tratti distintivi, che avevano lasciato. Si sent percorrere da un brivido.
- Freddo? - Jace la strinse a s e la baci. Era molto pi alto di lei, e le alternative erano piegarsi o sollevarla; scelse la seconda opzione, e lei rimase senza fiato quando lui la prese e la fece passare... attraverso il muro della casa.
La rimise gi e tir un calcio a una porta comparsa allimprovviso alle loro spalle. Poi la richiuse di colpo, ed era sul punto di togliersi la giacca, quando sent il suono di una risata soffocata.
Clary si allontan di colpo da Jace, mentre attorno a loro si accendevano delle luci. Sebastian era seduto sul divano, coi piedi sul tavolino. La sua chioma platino era arruffata, gli occhi neri e lucidi. Non era solo. Con lui cerano due ragazze, una per lato. La prima era bionda, vestita in maniera abbastanza succinta: minigonna scintillante e top di lustrini. Teneva una mano aperta sul petto di Sebastian. Laltra era pi giovane e dallaria pi dolce, coi capelli neri tagliati corti, una fascia di velluto rosso attorno alla testa e un vestito nero di pizzo.
Clary sent i suoi nervi irrigidirsi. Vampira, pens. Non sapeva come avesse fatto a riconoscerla, eppure era cos... Sar stato per la pelle bianca e lucente come cera della ragazza coi capelli scuri, per la profondit dei suoi occhi, o magari solo per il fatto che aveva ormai imparato ad accorgersi di certe cose, proprio come ci si aspettava da uno Shadowhunter. La ragazza, a sua volta, sapeva che lei sapeva, Clary ne era certa. Sorrise mostrandole i suoi piccoli canini appuntiti, poi si pieg per farli scorrere sul collo di Sebastian. Le palpebre di lui vennero percorse da un fremito, ciglia bionde che si abbassavano su occhi di carbone. Di sottecchi, guard Clary ignorando Jace.
- Ti  piaciuta la seratina?
Clary avrebbe voluto rispondergli male, ma si limit ad annuire.
- Bene, allora volete unirvi a noi? - disse indicando se stesso e le due ragazze. - Per un drink?
La mora scoppi a ridere e chiese qualcosa a Sebastian, in italiano.
- No - rispose Sebastian nella stessa lingua. - Lei  mia sorella.
La ragazza si appoggi allindietro sullo schienale, con lespressione delusa. Clary si sentiva la bocca asciutta. Allimprovviso sent la mano di Jace contro la sua, il tocco ruvido delle dita callose. - No grazie - disse. - Noi andiamo di sopra. Ci vediamo domani mattina.
Sebastian fece svolazzare una mano, e lanello dei Morgenstern che aveva al dito cattur la luce, splendendo come un fuoco di segnalazione. - Ci vediamo! - gli disse in italiano.
Jace condusse Clary fuori dalla stanza, su per le scale di vetro. Soltanto quando furono in corridoio lei ebbe la sensazione di aver ripreso a respirare. Un conto era un Jace diverso. Un altro Sebastian: il senso di minaccia che emanava era come fumo attorno al fuoco. - Che cosa ha detto? - chiese. - Le parole in italiano, intendo.
Jace tradusse tutto, tranne quello che la ragazza aveva chiesto a Sebastian.
- Lo fa spesso? - chiese Clary. Si erano fermati davanti alla stanza di Jace, sulla soglia. - Si porta spesso delle ragazze in casa?
Jace le accarezz il viso. - Lui fa quello che vuole e io non gli faccio domande - rispose. - Potrebbe tornare con un coniglio rosa di un metro e ottanta in bikini, se gli piace. Non sono affari miei. Ma se stai chiedendo a me se ho portato qui delle ragazze, la risposta  no. Io voglio solo te.
Non era quello che voleva sapere, ma annu comunque, come se quelle parole lavessero rassicurata. - Non voglio tornare di sotto.
- Puoi dormire con me in camera mia, stanotte. - Gli occhi dambra di Jace splendevano al buio. - Oppure stare nella camera padronale. Sai che non ti chiederei mai...
- Voglio stare con te - furono le parole di Clary, sbalordita dalla sua stessa irruenza. Forse era soltanto perch lidea di dormire nella stanza dove un tempo aveva dormito Valentine, quando lei viveva ancora con sua madre, era troppo. O forse perch era stanca, e aveva trascorso ununica notte nello stesso letto con Jace, quando avevano dormito sfiorandosi soltanto le mani come se fra loro giacesse una spada sguainata.
- Dammi un secondo per sistemare la stanza,  un casino.
- Gi, in effetti prima, quando ci sono entrata, credo di aver visto un granello di polvere sul davanzale. Farai meglio a rimediare.
Lui le afferr una ciocca di capelli, pettinandogliela con le dita. - Non per andare apposta contro i miei stessi interessi, ma... ti serve qualcosa per dormire? Un pigiama, o...
Clary ripens al guardaroba traboccante di vestiti della camera padronale. Avrebbe dovuto abituarsi allidea, quindi tanto valeva iniziare subito. - Vado a prendere una camicia da notte.
Ovviamente, pens qualche minuto dopo, davanti allarmadio aperto, il tipo di pigiama che gli uomini compravano per le loro donne non coincideva necessariamente con quello che loro avrebbero comprato per se stesse. Di solito Clary dormiva con una canottiera e dei pantaloncini corti, mentre l dentro era un trionfo di sete, pizzi, pi vedo che non vedo, o tutte tre le cose insieme. Alla fine scelse una camicia da notte verde chiaro che le arrivava a met coscia. Ripens alle unghie rosse della ragazza al piano di sotto, quella con la mano sul petto di Sebastian. Le sue erano mangiucchiate, e sui piedi non osava mai mettere pi che smalto trasparente. Si chiese come sarebbe stato assomigliare un po di pi a Isabelle, cos consapevole del proprio potere femminile da essere in grado di brandirlo come una spada, invece di guardarlo perplessa, con lo stesso disagio di qualcuno che ha appena ricevuto un regalo per la casa nuova ma non ha idea di dove metterlo.
Per scaramanzia, si tocc lanello doro che portava al dito, prima di dirigersi verso la camera di Jace. Lui era seduto sul letto, a petto nudo e coi pantaloni del pigiama neri, impegnato a leggere un libro dentro il piccolo alone giallo emanato dalla lampada del comodino. Clary rimase in piedi a osservarlo per qualche istante: vedeva il delicato gioco di muscoli sotto la sua pelle mentre voltava le pagine, ma anche il Marchio di Lilith, appena sopra il cuore. Non assomigliava al ricamo nero degli altri marchi. Era rosso e argento, come mercurio sfumato di sangue. E non sembrava roba sua.
La porta alle sue spalle si chiuse da sola con uno scatto e a quel punto Jace alz lo sguardo. Clary gli vide cambiare espressione. Quella camicia da notte non la faceva impazzire, ma di sicuro aveva fatto colpo su di lui: vedere la sua reazione le fece venire un brivido sulla pelle.
- Hai freddo? - Jace tir indietro le coperte, e lei si infil nel letto accanto a lui, che nel frattempo aveva buttato il libro sul comodino. Si rannicchiarono insieme sotto le lenzuola, finch non furono faccia a faccia. Erano rimasti sdraiati nella gondola, a baciarsi, per quelle che le erano parse ore, ma adesso era diverso. Prima erano in un luogo pubblico, sotto lo sguardo della citt e delle stelle. Quella invece era unintimit inattesa, soltanto loro due sotto la coperta, i respiri e il calore dei corpi che si fondevano. Nessuno a guardarli, nessuno a fermarli, nessun motivo per farlo. Quando lui allung una mano per accarezzarle la guancia, il sangue le palpitava nei timpani cos forte da farle temere di diventare sorda.
Avevano gli occhi cos vicini che lei riusciva a distinguere il disegno di pagliuzze dorate, pi chiare e pi scure, dentro le iridi di lui, simile a un mosaico di opale. Clary aveva avuto freddo per molto tempo, ma ora si sentiva come se stesse bruciando e sciogliendosi allo stesso tempo, dissolvendosi dentro di lui; e si stavano a malapena sfiorando. Scopr il proprio sguardo che esplorava i punti in cui lui era pi vulnerabile: tempie, occhi, il palpito alla base del collo che la invitava a baciarlo proprio l, per sentire il suo battito cardiaco sulle labbra.
La mano destra di lui, coperta di cicatrici, le stava scendendo dalla guancia alla spalla, per poi accarezzarla lungo la schiena, in un unico, lento gesto che termin allaltezza dei fianchi. Ora Clary capiva come mai agli uomini piacevano tanto le camicie da notte di seta: non cera attrito, era come lasciar scorrere le mani su una superficie di vetro. - Dimmi cosa vuoi - le disse con un sussurro a malapena in grado di celare il tono ruvido della voce.
- Voglio solo che mi stringi - rispose lei. - Mentre dormo. Adesso non voglio altro.
Le dita di lui, che le stavano tracciando lenti cerchi sul fianco, si fermarono. - Tutto qui?
No, non era quello che voleva. Quello che voleva era baciarlo fino a perdere la cognizione del tempo e dello spazio, come prima sulla gondola; baciarlo fino a dimenticare se stessa e il motivo per cui era l. Voleva usarlo come una droga.
Ma era una pessima idea.
Lui la guard, inquieto, e lei ricord la prima volta che lo aveva visto. Lo aveva trovato bellissimo e mortale al tempo stesso, come un leone. Questa  una prova, pens. E forse anche pericolosa. - Tutto qui.
Il petto di lui si gonfiava e si riabbassava. Sembrava che il Marchio di Lilith gli pulsasse sulla pelle, appena sopra il cuore. Le strinse la mano sul fianco. Clary avvertiva il proprio respiro, debole come una brezza marina.
Jace la tir a s, facendola girare finch non furono incastrati come due cucchiai, la schiena di lei rivolta verso lui. Clary deglut per non sussultare. Sentiva la sua pelle bollente, quasi come se avesse la febbre. Ma le braccia che la stavano avvolgendo erano familiari. Insieme erano complementari, come sempre: la testa di lei sotto il mento di lui, la schiena contro i possenti muscoli di petto e addome, le gambe piegate. - Va bene - sussurr Jace, e la sensazione del suo respiro sulla nuca fece venire a Clary la pelle doca su tutto il corpo. - Allora dormiamo.
E non ci fu altro. Piano piano il corpo di Clary si distese, il palpitare del cuore rallent. Le braccia di Jace le davano la stessa sensazione di sempre: conforto. Strinse le mani attorno a quelle di lui e chiuse gli occhi, immaginando che il letto sul quale giacevano fosse libero da quella strana prigione, fluttuasse nello spazio o sulla superficie di un oceano, loro due e basta.
Dorm cos, la testa incastrata sotto il mento di Jace, la schiena aderente al suo corpo, le gambe intrecciate. Fu la migliore dormita da settimane.
Simon era seduto sul bordo del letto, nella camera degli ospiti di Magnus, guardando la borsa che aveva sulle ginocchia.
Sentiva delle voci provenire dal salotto. Lo stregone spiegava a Maia e a Jordan quanto era accaduto quella notte, con Izzy che di tanto in tanto interveniva per fornire dettagli. Jordan propose di ordinare del cibo cinese per non morire di fame, Maia rideva, e disse che andava bene, purch non chiamassero il Lupo di Giada.
Morire di fame, pens Simon. Anche lui cominciava ad avere appetito, abbastanza da sentirsi le vene che tiravano. Era un tipo di fame diversa da quella umana: si sentiva svuotato, un vuoto infinito dentro. Se qualcuno lo avesse colpito, lavrebbe fatto tintinnare come un campanello.
- Simon - si apr la porta e Isabelle entr in camera. Aveva i capelli sciolti, le arrivavano quasi alla vita. - Tutto bene?
- Bene.
Gli vide la borsa sulle gambe e le spalle le si irrigidirono. - Te ne stai andando?
- Be, non avevo in programma di fermarmi qui per sempre - rispose lui. - Voglio dire, laltra sera era... diverso. Tu mi avevi chiesto...
- Giusto - fece lei con un tono di voce squillante e innaturale. - Almeno fatti accompagnare da Jordan. A proposito, hai notato lui e Maia?
- Notato cosa?
Lei abbass la voce. - Durante la loro gitarella  sicuramente successo qualcosa... Adesso sono tutti moine!
- Bene, allora.
- Sei geloso?
- Geloso? - ripet lui, perplesso.
- Be, tu e Maia... - Fece ondeggiare una mano, guardandolo da sotto le sue lunghe ciglia. - Voi due...
- Ah. No. No, per niente. Sono contento per Jordan. Ne sar felicissimo. - Ed era sincero.
- Bene. - Isabelle rialz lo sguardo e Simon not che aveva le guance rosse, non solo per via del freddo. - Questa notte ti fermeresti qui, Simon?
- Con te?
Lei annu, ma senza guardarlo. - Alec sta uscendo per andare a recuperare altri vestiti allIstituto. Mi ha chiesto se volevo tornare con lui ma... io preferirei restare qui con te. - Sollev il mento, ora guardando Simon dritto in faccia. - Non voglio dormire da sola. Se rimango qui, stai con me? - Lui cap quanto le fosse costato fare quella domanda.
- Ma certo - le disse, con la massima naturalezza possibile, togliendosi il pensiero della fame dalla testa, o almeno provandoci.
Lultima volta che aveva cercato di dimenticarsi di bere, era andata a finire con Jordan che lo strappava dal corpo semicosciente di Maureen.
Ma quello era stato dopo che era rimasto per giorni senza mangiare. Adesso era diverso. Conosceva i suoi limiti, ne era certo.
- S, Isabelle - ribad. - Sarebbe fantastico.
Dal divano, Camille lanci ad Alec un sorrisetto ammiccante. - E Magnus, adesso, dove crede che tu sia?
Alec, che aveva appoggiato una tavola di legno sopra due blocchi di calcestruzzo per formare una specie di panchina, distese le lunghe gambe e si guard gli stivali. - AllIstituto a prendere dei vestiti. Stavo per andare a Spanish Harlem, invece sono venuto qui.
Lo sguardo di lei si assottigli. - E come mai?
- Perch non posso farlo. Non posso uccidere Raphael.
Camille butt in aria le mani. - E perch no? Hai con lui un qualche legame personale?
- Lo conosco appena - rispose Alec. - Ma ucciderlo significherebbe infrangere deliberatamente la Legge dellAlleanza. Non che non mi sia mai capitato di violare le Leggi, ma c differenza tra farlo per un buon motivo o farlo solo a scopo personale.
- Ossignore. - Camille si alz e inizi a camminare avanti e indietro. - Risparmiami la storia che i Nephilim hanno una coscienza.
- Mi dispiace.
Lei lo fiss. - Ti dispiace?! Ora ti faccio vedere io cosa... - Si interruppe. - Alexander - prosegu in tono pi composto. - Cosa mi dici di Magnus? Se continui cos, lo perderai.
Alec la guard mentre si muoveva, felina ed elegante, col viso sgombro di tutto tranne che di una strana comprensione. - Dov nato Magnus?
Camille rise. - Non sai nemmeno quello? Santo cielo. Batavia, se vuoi saperlo. - Fece una smorfia in risposta allespressione confusa di lui. - Indonesia, che allepoca si chiamava Indie Orientali Olandesi. Sua madre era del posto, credo, e suo padre uno stupido colonialista. Be, non il suo vero padre, ovviamente. - Le labbra le si incurvarono in un sorriso.
- E chi era il suo vero padre?
- Il padre di Magnus? Ma un demone, che domande!
- Daccordo, ma quale?
- Che importanza ha, Alexander?
- Ho come la sensazione - prosegu Alec, ostinato - che si trattasse di un demone piuttosto potente, di alto livello. Solo che lui non ne vuole parlare.
Camille si ributt sul divano con un sospiro. - Certo che no. In una relazione bisogna mantenere un certo mistero, Alec Lightwood. Un libro che non si  ancora letto  sempre molto pi interessante di un altro che si conosce a memoria.
- Vuoi dire che io gli racconto troppo di me? - Alec voleva aggrapparsi a un brandello di consiglio. L, da qualche parte, dentro quellinvolucro di donna freddo e bellissimo, cera qualcuno che aveva condiviso con lui unesperienza unica: amare ed essere riamato da Magnus. Lei doveva sicuramente sapere qualcosa, conoscere un segreto di qualche tipo, avere la chiave per impedirgli di mandare tutto a rotoli.
- Molto probabilmente, anche se sei vivo da cos poco tempo che non riesco a immaginarmi quante cose potresti avere da dire. Sarai di sicuro a corto di aneddoti.
- Comunque mi pare evidente che anche la tua scelta di non dirgli niente non abbia funzionato.
- Io non volevo tenermelo quanto lo vuoi tu.
- E se... - esord Alec, sapendo che la sua era una pessima idea, ma incapace di fermarsi. - E se invece tu lo avessi voluto, cosa avresti fatto di diverso?
Camille emise un sospiro teatrale. - Ci che sei troppo giovane per capire  che tutti nascondiamo qualcosa. Lo nascondiamo a chi amiamo perch vogliamo mostrare soltanto il meglio di noi, ma anche perch, se si tratta di vero amore, ci aspettiamo semplicemente di essere capiti senza bisogno di chiederlo. In un rapporto sincero, di quelli che durano nel tempo, esiste una tacita comunione.
- M-ma... - balbett Alec - io pensavo volesse che mi confidassi. Voglio dire, ho avuto dei problemi ad aprirmi anche con persone che conosco da tutta la vita, come Isabelle o Jace...
Camille sbuff. - Quella  unaltra cosa - disse. - Quando hai trovato il vero amore, non ti serve nessun altro nella vita. Non c da stupirsi se Magnus sente di non potersi confidare, se tu fai cos tanto affidamento su queste altre persone. Quando  vero amore, dovresti soddisfare ogni desiderio, ogni bisogno dellaltro... Mi stai ascoltando, giovane Alexander? Perch i miei consigli sono preziosi, e non li do tanto spesso...
La stanza era inondata dalla luce traslucida dellalba. Clary si mise seduta, guardando Jace che dormiva. Era sul fianco, i capelli bronzo chiaro nellaria bluastra. Si faceva da guanciale con una mano, come un bambino. La cicatrice a forma di stella sulla spalla era scoperta, cos come i disegni di vecchie rune su e gi per le braccia, dietro e sui lati.
Si chiese se altre persone avrebbero trovato le cicatrici belle quanto le trovava lei, o se le vedeva cos soltanto perch lo amava ed erano parte di lui. Alcune gli avevano persino salvato la vita.
Jace mormor nel sonno e si volt sulla schiena. La mano, con la runa della Chiaroveggenza nera ed evidente sul dorso, era aperta sugli addominali. Pi in alto cera unaltra runa, quella che a Clary non piaceva: il Marchio di Lilith, il vincolo che lo legava a Sebastian.
Sembrava pulsare, in un modo che le ricordava il ciondolo di rubino di Isabelle, come un secondo cuore.
Con le movenze silenziose di un gatto, si spost e si mise sulle ginocchia. Tolse dal muro il pugnale degli Herondale. La foto di lei e di Jace svolazz a terra, volteggiando nellaria prima di cadere a faccia in gi.
Deglut e si gir per guardarlo. Anche adesso era cos vivo, come avesse un bagliore interiore, un fuoco che lo accendeva. La cicatrice sul petto pulsava al suo solito ritmo regolare.
Sollev il coltello.
Clary si svegli di soprassalto, col cuore che le martellava contro la gabbia toracica. La stanza le ruotava attorno come una giostra: era ancora buio, il braccio di Jace attorno a lei, il suo respiro caldo sulla nuca. Sentiva il suo battito cardiaco contro la schiena. Chiuse gli occhi, deglutendo per soffocare il sapore amaro che aveva in bocca.
Era stato un sogno. Soltanto un sogno.
Ma ormai di riaddormentarsi non se ne parlava. Si mise piano a sedere, spostando con cautela il braccio di Jace, poi scese dal letto.
Il pavimento era gelido e, quando ci appoggi sopra i piedi nudi, fece una smorfia. Nella penombra trov il pomello della porta e la apr. Restando di sasso.
Anche se il corridoio non aveva finestre, era illuminato da lampadari a bracci. Il pavimento era macchiato da qualcosa dallaspetto scuro e appiccicoso. Lungo una parete dipinta di bianco cera la netta impronta di una mano... fatta col sangue. Altro sangue inzaccherava il muro a tratti, fino alle scale, dove cera ununica, lunga scia.
Clary guard verso la stanza di Sebastian. Cera silenzio, la porta era chiusa, nessuna luce da sotto. Pens alla ragazza bionda con il top di lustrini che lo guardava. Guard di nuovo limpronta della mano. Era come un messaggio, una mano aperta per dire basta.
E poi la porta di Sebastian si apr, e lui usc.
Indossava una maglietta e dei jeans neri, i capelli argentei erano scompigliati. Stava sbadigliando, e quando vide Clary si spavent, con unespressione di autentico stupore sul viso. - Cosa ci fai alzata?
Clary trattenne il respiro. Laria sapeva di metallo. - Cosa ci faccio? E tu cosa ci fai?
- Scendo di sotto a prendere degli asciugamani per pulire questo casino - rispose in tono molto pratico. - I vampiri e i loro giochetti...
- Non mi sembrano i resti di un gioco - disse Clary. - La ragazza... lumana che era con te... Che cosa le  successo?
- Si  un po spaventata quando ha visto i canini. A volte capita. - Notando lespressione di Clary, Sebastian scoppi a ridere. - Ma si  ripresa. E ne voleva ancora. Adesso  nel mio letto che dorme, se vuoi andare a controllare che sia ancora viva.
- No... non  necessario. - Clary abbass di colpo lo sguardo. Avrebbe preferito indossare qualcosaltro, oltre a quella camicia da notte di seta. Si sentiva svestita. - E tu?
- Mi stai chiedendo se sto bene? - Non era cos, ma Sebastian sembrava compiaciuto. Spost di lato il colletto della maglietta, mostrandole due netti fori sopra la clavicola. - Potrei usare un iratze.
Clary non disse nulla.
- Vieni al piano di sotto - le disse lui, facendole segno di seguirlo mentre la oltrepassava per scendere le scale di vetro. Un istante dopo, Clary fece come le era stato chiesto. Strada facendo, lui accese le luci, cos che, quando furono in cucina, il locale brillava di un giallo caldo. - Vino? - le chiese aprendo lo sportello del frigorifero.
Lei si sedette su uno degli sgabelli del bancone, tirando gi lorlo della camicia da notte. - Solo acqua.
Lo guard mentre versava due bicchieri: uno per lei e uno per s. I movimenti fluidi, essenziali, erano quelli di Jocelyn, mentre lautocontrollo con cui agiva doveva essergli stato instillato da Valentine. Le ricordava il modo in cui si muoveva Jace, come un ballerino ben allenato.
Spinse lacqua verso di lei con una mano mentre con laltra si portava il suo bicchiere alle labbra. Finito di bere, lo riappoggi con un tonfo sul bancone della cucina. - Probabilmente lo saprai anche tu, ma giocare coi vampiri ti fa sempre venire sete.
- E perch dovrei saperlo? - la domanda le usc pi brusca del previsto.
Lui fece spallucce. - Ho pensato che, con quel Diurno, ti sarai pure mordicchiata un po...
- Io e Simon non ci siamo mai mordicchiati - disse Clary in tono glaciale. - Anzi, non riesco a immaginare il motivo per cui qualcuno dovrebbe aver voglia di farsi mordere da un vampiro. Non dicevi di odiare e disprezzare i Nascosti?
- No - rispose lui. - Non confondermi con Valentine.
- Gi - mormor lei. - Grave errore.
- Non  colpa mia se io assomiglio come una goccia dacqua a lui e tu a lei. - La bocca di Sebastian si corrug in unespressione di disgusto al pensiero di Jocelyn. Clary lo guard con cipiglio. - Ecco, ci risiamo, mi guardi sempre in quel modo - disse lui.
- Quale modo?
- Come se fossi uno che incendia le tane degli animali e si accende le sigarette con gli orfanelli. - Si vers un altro bicchiere dacqua. Quando volt il viso dallaltra parte, Clary not che le punture dei canini stavano gi cominciando a rimarginarsi.
- Hai ucciso un bambino - sbott, brusca, sapendo, mentre parlava, che avrebbe fatto meglio a tenere la bocca chiusa e a fingere che Sebastian non fosse un mostro. Solo che Max... Max era vivo nei suoi pensieri come la prima volta che lo aveva visto, addormentato sul divano dellIstituto con un libro sulle gambe e gli occhiali storti sul faccino. - Non  una cosa per cui si pu essere perdonati, mai.
Sebastian inspir profondamente. - Dunque  cos - disse. - Subito carte scoperte sul tavolo, sorellina?
- Che cosa pensavi? - La voce di Clary risuon debole e stanca alle sue stesse orecchie, ma Sebastian indietreggi come se lei avesse tentato di morderlo.
- Mi crederesti se ti dicessi che fu un incidente? - chiese, appoggiando il bicchiere sul bancone. - Non volevo ucciderlo. Soltanto metterlo fuori combattimento, cos non avrebbe detto...
Clary lo zitt con uno sguardo. Sapeva di non poter nascondere lodio che aveva negli occhi. Sapeva anche che sarebbe stato meglio farlo, ma le era impossibile.
- Davvero. Volevo colpirlo come ho fatto con Isabelle. Ho sottovalutato la mia forza.
- E Sebastian Verlac? Quello vero? Lo hai ucciso, no?
Sebastian si guard le mani come se gli fossero estranee. Al polso destro portava una catenina dargento con appesa una targhetta di metallo, simile a quelle militari. Nascondeva il punto dove Isabelle gli aveva amputato la mano. - Non pensavo che avrebbe reagito...
Disgustata, Clary cominci a scivolare gi dallo sgabello, ma Sebastian le afferr un polso e la tir verso di s. Sentiva la pelle calda contro la sua e, quel gesto le ricord quando, a Idris, il suo tocco laveva ustionata. - Jonathan Morgenstern ha ucciso Max. Ma se non fossi pi la stessa persona? Non ti sei accorta che non uso pi lo stesso nome?
- Lasciami andare.
- Tu credi che Jace sia diverso - replic lui con calma. - Credi che non sia la stessa persona, che il mio sangue lo abbia cambiato, non  vero?
Lei annu senza parlare.
- E allora perch ti  cos difficile credere che anche per me possa essere lo stesso? Magari il suo sangue mi ha cambiato. Magari non sono la stessa persona.
- Hai pugnalato Luke - disse Clary. - Una persona a cui tengo molto. Una persona a cui voglio bene...
- Stava per farmi a pezzi col suo fucile - ribatt Sebastian. - Tu gli vuoi bene, io non lo conosco. Stavo salvando la mia vita e quella di Jace. Sul serio non riesci a capirlo?
- E magari stai dicendo quello che mi dici soltanto per fare in modo che io mi fidi di te.
- Pensi che alla persona che ero importerebbe se tu ti fidassi o no di me?
- S, se tu volessi qualcosa.
- Forse soltanto una sorella.
A quelle parole, gli occhi di lei puntarono su quelli di lui. Involontariamente, increduli. - Tu non sai cos una famiglia - gli disse. - O cosa faresti con una sorella, se ne avessi una.
- Ne ho una. - Parlava a voce bassa. Il colletto della maglietta era sporco di sangue nel punto in cui gli toccava la pelle. - Ti sto dando una possibilit. E vedere quello che io e Jace stiamo facendo  la cosa giusta. Puoi darmene una anche tu?
Ripens al Sebastian che aveva conosciuto a Idris. Lo aveva sentito divertito, gentile, distaccato, ironico, appassionato e arrabbiato. Ma non lo aveva mai sentito supplicante.
- Jace si fida di te - disse. - Io invece no. Pensa che tu lo ami abbastanza da ribaltare qualsiasi cosa a cui tu abbia mai dato valore o in cui tu abbia mai creduto per seguirlo e stare con lui. A ogni costo.
Clary sent le mascelle irrigidirsi. - E come fai a sapere che io non lo farei?
Lui rise. - Perch sei mia sorella.
- Non ci assomigliamo per niente - afferm Clary con disprezzo. Vide il lento sorriso che si formava sul viso di Sebastian ed evit di aggiungere altro, ma ormai era tardi.
-  quello che avrei detto io - ribatt Sebastian. - Ma andiamo, Clary, sei qui, non puoi tornare indietro. Per Jace hai messo in gioco tutto, tanto vale che tu lo faccia col cuore, che tu sia parte di quello che sta succedendo. Poi potrai decidere cosa fare con... me.
Senza guardare lui ma il pavimento di marmo, Clary annu, molto lentamente.
Sebastian le si avvicin, spostandole i capelli che le erano caduti sugli occhi. Le luci della cucina si riflessero sul braccialetto che gli aveva notato prima, quello con delle lettere incise. Acheronta movebo. Con audacia, gli mise una mano sul polso. - Che cosa vuol dire?
Lui le guard la mano, nel punto in cui gli stava toccando largento sul polso. - Significa Mi muover contro i tiranni. Lo porto per ricordarmi del Conclave. Si dice che labbiano gridato i congiurati nelluccidere Giulio Cesare prima che diventasse un despota.
- Traditori - disse Clary, lasciando la presa.
Lo sguardo scuro di Sebastian venne attraversato da un lampo. - O uomini che lottavano per la libert. Sono i vincitori a scrivere la storia, sorellina.
- E tu hai intenzione di scrivere questa parte?
Lui le sorrise, gli occhi brillanti. - Ci puoi scommettere.
capitolo 12
MATERIA CELESTE
Quando Alec torn a casa di Magnus, tutte le luci erano spente, ma il soggiorno era ancora rischiarato dalle fiamme bianco-azzurre. Gli ci volle un po per capire che provenivano dal pentagramma.
Si tolse le scarpe sulla porta e cammin il pi silenziosamente possibile verso la camera padronale. Era buia, con un fascio di luci natalizie multicolori avvolte alla cornice della finestra come unica fonte di luce. Magnus dormiva in posizione supina, le coperte fino alla vita, la mano aperta su una pancia senza ombelico.
Alec si spogli in fretta e, rimasto in boxer, si infil nel letto sperando di non svegliare laltro. Purtroppo non aveva tenuto conto di Chairman Meow, che si era acciambellato sotto le lenzuola: il gomito gli fin dritto sulla coda del gatto, che lanci un miagolio di dolore e saett sul pavimento facendo svegliare Magnus. Lo stregone si mise a sedere e strofin gli occhi.
- Che sta succedendo?
- Niente - disse Alec, maledicendo dentro di s tutti i gatti. - Non riuscivo a dormire.
- E quindi sei uscito? - Magnus rotol sul fianco e gli tocc una spalla nuda. - Hai la pelle fredda e lodore della notte...
- Ho camminato qui attorno - rispose Alec, contento che la stanza fosse abbastanza buia da non permettere a Magnus di guardarlo in faccia. Sapeva di non essere per niente bravo a mentire.
- Attorno dove?
In una relazione bisogna mantenere un certo mistero, Alec Lightwood.
- Vari luoghi - rispose Alec in tono vago. - Sai com, luoghi misteriosi.
- Misteriosi?
Laltro annu.
Magnus ricadde allindietro sui cuscini. - Mi sa che sei stato nel paese dei matti, altro che - mormor richiudendo gli occhi. - Non mi hai portato niente?
Alec si chin su di lui e gli diede un bacio sulla bocca. - Solo questo - gli sussurr piano prima di rialzarsi. Magnus per, che aveva cominciato a sorridere, gli afferr le braccia.
- Be, visto che mi hai svegliato - gli disse - facciamo in modo che ne sia valsa la pena - concluse tirando Alec sopra di s.
Considerato che avevano gi trascorso una notte nello stesso letto, Simon non si aspettava che la seconda volta con Isabelle sarebbe stata cos imbarazzante. Per ora era sobria, e sveglia, nonch chiaramente in attesa di qualcosa da parte sua. Il problema era che lui non sapeva bene cosa.
Le aveva prestato una delle sue camicie e, per gentilezza, aveva distolto lo sguardo mentre lei si infilava sotto le lenzuola, sul bordo del materasso, lasciandogli un sacco di spazio.
Lui non si prese la briga di cambiarsi; si limit a togliere scarpe e calze e a entrare nel letto con ancora jeans e maglietta addosso. Rimasero sdraiati luno accanto allaltra per un momento, poi Isabelle gli rotol vicino e gli mise un braccio attorno al fianco. Si scontrarono con le ginocchia. Poi una delle unghie dei piedi di Isabelle gli graffi la caviglia. Cerc di spostarsi in avanti, e picchiarono la fronte.
- Ahia! - esclam Isabelle, scandalizzata. - Non dovresti essere un po pi bravo in queste cose?
Simon non cap. - E perch?
- Tutte quelle notti passate a letto con Clary, avvolti nei vostri magnifici abbracci platonici - disse premendogli il viso contro la spalla e soffocando cos la voce. - Pensavo che...
- Abbiamo dormito e basta - ribatt Simon. Non voleva dirle niente su come Clary aderisse perfettamente al suo corpo, su come stare insieme nello stesso letto fosse naturale come respirare, sul modo in cui il profumo dei suoi capelli gli ricordava linfanzia, il sole, la semplicit e la grazia. Aveva una vaga sensazione che tutti quei dettagli non sarebbero stati di grande aiuto.
- Lo so. Io, per, non dormo e basta - gli disse Isabelle in tono irritato. - Con nessuno. Nemmeno mi fermo tutta la notte. Voglio dire, non lo faccio mai e poi mai.
- Hai detto tu che volevi...
- Oh, stai zitto. - Lo baci. In quello ebbe relativamente pi successo. Non era la prima volta che baciava Isabelle: adorava la morbidezza delle sue labbra, la sensazione che provavano le sue mani nello sfiorarle i lunghi capelli neri... Ma quando lei gli si strinse contro, sent anche il calore del suo corpo, le lunghe gambe nude contro di s, il pulsare del sangue... E lo scatto dei canini che gli spuntavano fuori.
Si ritrasse immediatamente.
- E adesso cosa c? Non vuoi baciarmi?
- S - cerc di dire lui, ma cerano di mezzo i canini. Isabelle sgran gli occhi.
- Oh, hai fame - disse. - Quando  stata lultima volta che hai bevuto del sangue?
- Ieri - riusc a dire Simon, non senza difficolt.
Isabelle si distese sul cuscino. Aveva occhi grandi, neri e lucidi. - Forse dovresti mangiare. Lo sai cosa succede se non lo fai.
- Non ho sangue con me. Dovrei tornare a casa - spieg lui mentre i canini cominciavano a ritrarsi.
Isabelle lo prese per un braccio. - Non c bisogno che tu beva sangue animale freddo. Ci sono qui io.
Lo shock di quelle parole fu per lui come una scarica di energia che gli saett dentro il corpo, mandandogli i nervi in fiamme. - Stai scherzando.
- Invece no. - Isabelle cominci a sbottonarsi la camicia, scoprendo prima il collo fino alla base, il tracciato delle vene visibile sotto la pelle diafana. Poi la camicia si apr del tutto. Il reggiseno blu copriva ben pi di quanto avrebbero potuto fare molti bikini, ma Simon si sent lo stesso prosciugare la bocca. Il rubino di lei brillava come un semaforo rosso sotto le clavicole. Isabelle. Come se gli stesse leggendo nella mente, lei si sollev e si scost i capelli, mettendoli tutti da una parte e lasciando scoperto laltro lato del collo. - Non vuoi...?
Lui la prese per il polso. - Isabelle, non farlo - la supplic. - Non riesco a controllarmi, a controllare tutto questo. Potrei farti male, ucciderti.
A lei brill lo sguardo. - Non lo farai. Sei in grado di trattenerti. Con Jace lhai fatto.
- Ma io non sono attratto da Jace!
- Nemmeno un po? - gli disse Isabelle speranzosa. - Pochino pochino? Perch sarebbe piuttosto eccitante. Daccordo, pazienza. Senti, attrazione o no, quando stavi letteralmente morendo di fame lhai morso, eppure sei riuscito a staccarti.
- Ma con Maureen non ce lho fatta.  dovuto intervenire Jordan.
- Lavresti fatto. - Alz un dito e glielo premette contro le labbra, poi lo fece scorrere lungo la gola, sul petto, fino al punto in cui una volta gli batteva il cuore. - Mi fido di te.
- Forse non dovresti.
- Sono una Shadowhunter. Saprei difendermi, se fosse necessario.
- Jace non lha fatto.
- Jace  innamorato dellidea di morire - ribatt lei. - Io invece no! - Gli serr i fianchi tra le gambe, dotate di una flessuosit straordinaria, e scivol in avanti fino a sfiorargli le labbra con le sue. Simon voleva baciarla, lo voleva cos tanto che tutto il corpo gli faceva male. Apr la bocca con fare esitante, le tocc la lingua con la propria e avvert un dolore acuto. Laveva fatta scorrere contro il bordo tagliente del canino: sent il sapore del suo stesso sangue e si ritrasse di scatto, voltando la faccia.
- Isabelle, non posso. - Chiuse gli occhi. Lei era calda e delicata sulle sue cosce, tentatrice, seducente. I canini gli facevano malissimo; si sentiva come se del filo spinato gli si stesse attorcigliando in tutte le vene del corpo. - Non voglio che tu mi veda in queste condizioni.
- Simon. - Con dolcezza lei gli sfior la guancia, girandogli il viso verso di s. - Questo sei tu...
I canini si erano ritratti, lentamente, ma facevano ancora male. Simon si nascose il viso tra le mani e parl attraverso le dita. - Non ci credo che lo vuoi davvero. Non ci credo che vuoi me. Persino mia madre mi ha buttato fuori di casa. Ho morso Maureen... Era soltanto una bambina. Insomma, guardami, guarda quello che sono, dove vivo e cosa faccio. Sono una nullit.
Isabelle gli accarezz piano i capelli. Lui la guard, sempre senza spostare le mani. Da vicino vedeva che gli occhi di lei non erano neri, ma castano molto scuro, screziati doro. Era certo di leggervi dentro della compassione. Non sapeva cosa Isabelle si aspettasse di sentire. Lei era una che usava i ragazzi e poi li buttava via; era bellissima, forte, perfetta, e non aveva bisogno di niente. Men che meno di un vampiro che non era nemmeno bravo a fare quello.
Sentiva il suo respiro. Un odore dolce, di sangue, mortalit e gardenie. - Tu non sei una nullit - gli disse. - Simon. Ti prego. Fatti guardare in faccia.
Lui abbass le mani, riluttante. Adesso la vedeva meglio. Era dolce e attraente al chiaro di luna, con la pelle pallida e vellutata, i capelli simili a una cascata nera. - Guarda queste - gli disse toccandosi le cicatrici bianche dei marchi rimarginati che le spuntavano sullargento della pelle. Sopra il collo, le braccia, le curve dei seni. - Orrende, non  vero?
- Tu non hai niente di orrendo, Izzy - le disse lui, sinceramente scioccato.
- Le ragazze non dovrebbero essere coperte di cicatrici - osserv invece lei, realistica. - Ma a te non danno fastidio.
- Fanno parte di te. No, certo che non mi danno fastidio.
Gli tocc le labbra con le dita. - Ed essere un vampiro fa parte di te. Non ti ho detto di venire qui la scorsa notte solo perch non avevo in mente nessun altro a cui chiederlo. Volevo stare con te, Simon. Questa cosa mi spaventa a morte, ma  cos.
Gli occhi le luccicavano, e prima che lui potesse chiedersi per pi di un istante se fossero lacrime, si era gi chinato a baciarla. E quella volta non ci fu imbarazzo. Lei gli si abbandon contro, lui la prese e la gir, mettendola sopra di s. I lunghi capelli neri di Isabelle li coprivano entrambi come una tenda. Lei gli sussurr dolcemente qualcosa, mentre lui le faceva scorrere le mani su per la schiena. Sentiva, sotto la punta delle dita, i rilievi delle cicatrici e voleva dirle che per lui erano decori, prove di un coraggio che la rendeva soltanto pi bella. Ma per farlo avrebbe dovuto smettere di baciarla, e non voleva. Lei gemeva e si muoveva fra le sue braccia; gli tenne le dita fra i capelli, mentre insieme rotolarono su un fianco, finch lui non le fu di nuovo sopra. Aveva le braccia colme del calore e della dolcezza di lei, il suo sapore sulla bocca, sentiva lodore della sua pelle: sale, profumo e... sangue.
Si irrigid di nuovo, completamente, e Isabelle se ne accorse. Gli prese le spalle, ed era come se splendesse al buio. - Fallo - gli sussurr. Simon sentiva il cuore di Isabelle battergli contro il petto. - Lo voglio.
Lui chiuse gli occhi, premette la fronte contro quella di lei, cerc di calmarsi. I canini erano spuntati di nuovo e premevano contro il labbro inferiore, duri e pungenti. - No.
Le gambe lunghe e perfette di Isabelle avvolte attorno a lui, le caviglie che lo bloccavano e lo stringevano forte. - Voglio che tu lo faccia. - Il seno gli si appiatt contro il petto mentre lei inarcava il corpo verso di lui, scoprendo la gola. Lodore del suo sangue era ovunque, lo travolgeva, riempiva la stanza.
- Non hai paura? - le sussurr.
- S. Ma voglio lo stesso.
- Isabelle... Io... non posso...
La morse.
I canini, taglienti come rasoi, si infilzarono dentro la vena sul collo di Isabelle come avrebbe potuto fare un coltello nella buccia di una mela. Il sangue gli esplose in bocca. Non aveva mai provato niente di simile prima di allora. Con Jace era moribondo, con Maureen il senso di colpa lo aveva assalito gi mentre le succhiava il sangue. Di sicuro non si sarebbe mai nemmeno immaginato che, a qualcuno, farsi mordere potesse addirittura dare piacere.
Isabelle invece ansim, spalancando gli occhi e inarcandosi ancora di pi contro di lui. Faceva le fusa come un gatto, gli accarezzava i capelli, la schiena, piccoli movimenti impazienti con cui gli diceva Non fermarti, non fermarti. Emanava un calore che gli entrava dentro, accendendogli il corpo; non aveva mai provato, anzi immaginato qualcosa di anche solo paragonabile. Riusciva a sentire il battito forte e deciso di quel calore, che le pulsava nelle vene e poi finiva nella sua bocca, e in quel momento fu come tornare a vivere, tanto che il cuore gli si contrasse di pura ebbrezza.
Si stacc. Non seppe bene come, ma si stacc e rotol sulla schiena, conficcando forte le dita nel bordo del materasso. Ancora rabbrividiva mentre i canini gli si ritiravano. Tutta la stanza luccicava, cos come luccicava ogni cosa nei brevi istanti dopo aver bevuto sangue umano, vivo.
- Izzy... - le sussurr. Aveva paura di guardarla, paura che, senza pi i suoi denti dentro la gola, lo avrebbe guardato con terrore e repulsione.
- Cosa?
- Non mi hai fermato - le disse, a met fra laccusa e la speranza.
- Non volevo. - La guard. Era sdraiata sulla schiena, con il petto che le si gonfiava e sgonfiava rapidamente, come se avesse corso. Sui lati del collo cerano due netti fori e due rivoli di sangue che le colavano sul petto. Obbedendo a un istinto che sembrava arrivargli da dentro, Simon si chin e le lecc il sangue residuo, assaporando il sale, assaporando Isabelle. Lei rabbrivid, scompigliandogli i capelli con le dita. - Simon...
Lui si rialz. Isabelle lo stava guardando con i suoi grandi occhi neri, molto seri, e le guance arrossate. - Io...
- Cosa? - Per un folle istante Simon pens che stesse per dirgli ti amo, invece lei scosse la testa, sbadigli e gli infil un dito nel passante della cintura, mentre con le altre giocava sulla pelle nuda della vita.
Simon aveva letto da qualche parte che sbadigliare era segno di carenza di sangue. And nel panico. - Stai bene? Ho bevuto troppo? Ti senti stanca? Stai...
Lei gli si avvicin di scatto. - Sto be-ne. Ti sei fermato da solo. E io sono una Shadowhunter. Rimpiazziamo il sangue perduto tre volte pi in fretta degli esseri umani.
- Ti ... - Faticava a chiederglielo. - Ti  piaciuto?
- S - rispose lei con voce profonda. - Mi  piaciuto.
- Davvero?
Isabelle ridacchi. - Non si capiva?
Si sollev appoggiandosi a un gomito e abbass lo sguardo su Simon, coi grandi occhi neri che le splendevano. Come facevano degli occhi a essere cos scuri e luminosi allo stesso tempo? - Io non fingo, Simon - gli disse. - Non mento e non faccio la commedia.
- Sei una rubacuori, Isabelle Lightwood - le disse lui con tutta la dolcezza possibile, mentre il suo sangue gli scorreva ancora come fuoco dentro le vene. - Una volta Jace ha detto a Clary che mi avresti camminato sopra con gli stivali a tacco alto.
- Una volta, forse. Adesso sei diverso. - Lo osserv. - Non hai paura di me.
Le tocc il viso. - E tu non hai paura di niente.
- Non lo so. - I capelli le ricaddero in avanti. - Magari sarai tu a spezzare il cuore a me. - Prima che Simon potesse aggiungere altro, lo baci. Lui si chiese se Isabelle stesse sentendo il sapore del proprio sangue. - E ora zitto. Voglio dormire - gli disse lei, rannicchiandosi contro di lui e chiudendo gli occhi.
In qualche modo, ora, si adattavano come prima non succedeva. Non cera alcun imbarazzo, non cerano spintoni e calci contro le gambe. La sensazione che provava Simon non aveva a che fare con il ricordo dellinfanzia, con il sole e la dolcezza: era strana, calda, eccitante, potente e... diversa. Rimase sveglio, con gli occhi puntati al soffitto e una mano che accarezzava assente i setosi capelli neri di lei. Si sentiva come se un tornado lo avesse imprigionato e poi depositato in qualche luogo sperduto, dove niente gli era familiare. Alla fine volt la testa e diede a Izzy un bacio, molto leggero, sulla fronte. Lei si stiracchi e mormor qualcosa, ma non apr gli occhi.
Quando Clary si svegli, al mattino, Jace dormiva ancora, rannicchiato al suo fianco e con un braccio disteso, a sfiorarle appena la spalla. Gli diede un bacio sulla guancia e si alz. Un attimo prima di andare in bagno per farsi una doccia, venne presa dalla curiosit: si avvicin silenziosamente alla porta della camera da letto e sbirci fuori.
Il sangue in corridoio era sparito, lintonaco immacolato. Anzi, era talmente pulito che si chiese se non fosse stato soltanto un sogno: il sangue, la conversazione in cucina con Sebastian, tutto quanto. Fece un passo fuori dalla stanza, appoggi una mano contro il muro dove cera limpronta di sangue...
- Buongiorno.
Si volt di scatto. Era suo fratello. Uscito senza far rumore dalla camera, ora si trovava in piedi a met corridoio e la osservava con un sorriso obliquo. Sembrava fresco di doccia; ancora umidi, i suoi capelli chiari avevano la tonalit dellargento, quasi metallici.
- Hai intenzione di non togliertela pi? - le chiese adocchiando la camicia da notte.
- No, stavo solo... - Non voleva dirgli che stava controllando se il corridoio fosse ancora sporco di sangue. Lui si limitava a guardarla, divertito e altezzoso. Clary indietreggi. - Andr a vestirmi.
Sebastian le disse ancora qualcosa, ma lei non si ferm per capire cosa. Torn di scatto dentro la camera di Jace e chiuse la porta dietro di s. Un istante dopo sent delle voci in corridoio: ancora Sebastian, e una ragazza, che parlavano in un musicale italiano. La ragazza della notte precedente, pens Clary. Quella che a detta di Sebastian era ancora nella sua camera a dormire. Fu solo allora che si rese conto di quanto avesse dubitato della sua sincerit.
Invece era stato onesto. Ti sto dando una possibilit, le aveva detto. Puoi darmene una anche tu?
Poteva? Era di Sebastian che stavano parlando. Ci rimugin sopra senza sosta mentre si faceva la doccia e si vestiva con cura. I capi dentro il guardaroba, scelti per Jocelyn, erano cos distanti dal suo solito stile che decidere cosa mettersi risultava difficile. Trov un paio di jeans, marca di lusso, a giudicare dal cartellino ancora attaccato, e una camicia di seta a pois, impreziosita da un fiocco al collo con un tocco vintage che le piaceva. Ci mise sopra la propria giacca di velluto e torn in camera di Jace, ma lui nel frattempo era scomparso. In realt non era difficile indovinare dove: il tintinnio dei piatti, il suono delle risate e lodore di cibo salivano come unonda dal piano di sotto.
Scese i gradini di vetro due alla volta, ma si ferm sullultimo, guardando verso la cucina. Sebastian era appoggiato al frigorifero, braccia incrociate, mentre Jace cuoceva in padella qualcosa che prevedeva uova e cipolle come ingredienti. Era a piedi nudi, coi capelli scompigliati e la camicia abbottonata a caso. Il cuore le fece una capriola. Non lo aveva mai visto cos, appena sveglio al mattino, con ancora attorno la calda aura dorata del sonno, e prov una tristezza pungente a pensare che tutte quelle prime volte stavano accadendo mentre Jace non era il suo Jace.
E questo anche se lui sembrava felice e rideva, con lo sguardo riposato, mentre rigirava le uova in padella e faceva scivolare una omelette sul piatto. Sebastian gli disse qualcosa, lui guard verso di lei e le sorrise. - Strapazzate o allocchio di bue?
- Strapazzate. Non sapevo che sapessi cucinare le uova. - Scese dal gradino e si avvicin al bancone della cucina. Il sole entrava dalle finestre e i mobili splendevano di vetro e acciaio cromato; in casa non cerano orologi, ma doveva essere mattino inoltrato.
- Chi  che non le sa fare? - chiese lui a voce alta.
Clary alz la mano, e nello stesso istante Sebastian fece lo stesso. Lei non pot fare a meno di rimanere stupita e si affrett a rimettere subito gi il braccio, non prima che Sebastian la notasse e sorridesse.
Aveva sempre il sorriso sulle labbra. E Clary avrebbe voluto farglielo sparire con una sberla.
Distolse lo sguardo e si mise a comporre un piatto per la colazione con quello che cera sul tavolo: pane, burro, marmellata e pancetta a fette rotonde, da masticare a lungo. Cerano anche del succo di frutta e del t. Doveva ammettere che l si mangiava parecchio bene, anche se sapeva che, a eccezione di Simon, i maschi adolescenti avevano perennemente fame. Guard verso la finestra... e rimase senza parole. Il panorama non era pi quello di un canale, ma di una collina che si alzava allorizzonte, con in cima un castello.
- E adesso dove siamo? - chiese.
- A Praga - rispose Sebastian. - Io e Jace abbiamo una commissione da sbrigare. - Guard anche lui fuori dalla finestra. - Anzi, credo che dovremmo darci una mossa.
Lei gli fece un sorrisetto dolce. - Posso venire con voi?
Sebastian scosse il capo. - No.
- E perch no? - Clary incroci le braccia al petto. - Cos, una cosa fra uomini in cui non posso immischiarmi? Fra poco vi farete anche lo stesso taglio di capelli?
Jace le allung un piatto di uova fritte, guardando Sebastian. - Forse dovrebbe venire - gli disse. - Voglio dire, questa commissione in particolare... Non  pericolosa.
Gli occhi di Sebastian erano come il bosco della poesia di Robert Frost: bui e profondi. Non lasciavano trapelare nulla. - Qualsiasi cosa pu rivelarsi pericolosa.
- Be, la decisione spetta a te. - Jace fece spallucce, prese una fragola, se la lanci in bocca e si lecc il succo dalle dita. Quella, pens Clary, era una chiara, totale differenza fra quel Jace e il suo. Il Jace che conosceva lei aveva una curiosit feroce, insaziabile, verso ogni cosa: non avrebbe mai scrollato le spalle e accettato passivamente il programma di un altro. Era come un oceano che si abbatteva incessante contro una costa rocciosa, mentre quel Jace era... un fiume calmo che brillava al sole.
Perch  felice?
La mano di Clary si strinse attorno alla forchetta, tanto che le nocche le diventarono bianche. Odiava quella vocina in testa. Come la Regina Seelie, deponeva i semi del dubbio dove non dovevano esserci, sollevava domande quando non cerano risposte.
- Vado a prendere le mie cose - annunci Jace rubando unaltra fragola dal piatto, mettendosela in bocca e correndo su per le scale. Clary alz la testa. I gradini di vetro trasparente sembravano invisibili, dando limpressione che Jace, invece di correre, stesse volando verso lalto.
- Non stai mangiando le uova. - Era Sebastian. Aveva girato attorno al bancone, ancora senza emettere il minimo rumore, accidenti, e ora la stava guardando con le sopracciglia sollevate. Aveva una punta di accento straniero, un misto fra quello degli abitanti di Idris e qualcosa di britannico. Si chiese se fino a quel momento lo avesse dissimulato o se fosse stata lei a non accorgersene.
- A dire il vero le uova non mi piacciono - confess.
- Ma non volevi dirlo a Jace, perch sembrava cos soddisfatto di prepararti la colazione...
Dato che aveva ragione, Clary non disse nulla.
- Divertenti, vero? - riprese Sebastian. - Le bugie che dicono le persone buone. Ora vedrai che ti preparer le uova ogni giorno per il resto della tua vita e tu dovrai mandarle gi, perch non puoi pi dirgli che non ti piacciono.
Clary ripens alla Regina Seelie. - Lamore ci rende tutti bugiardi?
- Esattamente. Sei una che impara in fretta, vero? - Fece un passo verso di lei, che nel frattempo si sent ardere i nervi da un pizzicore ansioso. Sebastian aveva usato la stessa acqua di colonia di Jace. Riconobbe laroma di agrumi e pepe nero, ma su di lui il risultato era diverso; sbagliato, in un certo senso. -  una cosa che abbiamo in comune - disse Sebastian cominciando a sbottonarsi la camicia.
Lei si alz subito in piedi. - Cosa stai facendo?
- Tranquilla, sorellina. - Fece scattare lultimo bottone e la camicia si apr del tutto. Sul viso gli comparve un sorriso svogliato. - Tu sei la ragazza dalla runa magica, vero?
Clary annu lentamente.
- Voglio una runa della forza - le disse. - E se tu sei la migliore, la voglio da te. Non negheresti mai una runa al tuo fratellone, giusto? - I suoi occhi scuri la scrutavano. - E poi vuoi che ti dia una possibilit.
- E tu vuoi che te ne dia una io - rispose Clary. - Allora ti faccio una proposta. Se mi lasciate venire con voi, io ti do una runa della forza.
Sebastian si tolse la camicia e la butt sul bancone. - Affare fatto.
- Per non ho lo stilo. - Non voleva guardarlo, ma era difficile. Sembrava che lui volesse invadere di proposito il suo spazio personale. Aveva un fisico molto simile a quello di Jace: tonico, senza un grammo di troppo da nessuna parte, i muscoli ben evidenti sotto la pelle. Anche lui aveva varie cicatrici, ma era talmente pallido che risaltavano meno che sulla pelle ambrata di Jace; su suo fratello erano come di inchiostro color argento su carta bianca.
Sebastian si sfil uno stilo dalla cintura e glielo pass. - Usa il mio.
- Daccordo - accett lei. - Girati.
Lui obbed. E lei dovette sforzarsi di non fare un salto. La schiena nuda di Sebastian era striata di cicatrici dai contorni frastagliati, una vicina allaltra, troppo regolari per essere il frutto di un qualche incidente.
Frustate.
- Chi  stato a farti questo?
- E chi, secondo te? Nostro padre - rispose lui. - Usava una frusta di metallo demoniaco, quindi qualsiasi iratze sarebbe stato inutile. I segni mi servono da promemoria.
- Per cosa?
- Per i pericoli dellobbedienza.
Clary tocc una delle cicatrici. La sentiva ruvida e calda sotto la punta delle dita, come se fosse ancora fresca, mentre la pelle tutto attorno era morbida. - Non volevi dire disobbedienza?
- Volevo dire quello che ho detto.
- Fanno male?
- Continuamente. - Si guard dietro la schiena con aria impaziente. - Cosa aspetti?
- Niente. - Clary gli appoggi la punta dello stilo sulla scapola, cercando di tenere la mano ferma. Una parte della sua mente viaggiava allimpazzata, pensando a quanto sarebbe stato facile fargli un marchio che lo avrebbe danneggiato, fatto ammalare, scosso fin nel profondo delle interiora... Ma cosa sarebbe successo a Jace? Scostandosi i capelli dal viso, tracci con attenzione la runa Fortis tra la scapola e la colonna vertebrale, proprio dove, se fosse stato un angelo, gli sarebbero spuntate le ali.
Quando ebbe terminato, Sebastian si volt e le prese lo stilo, rimettendosi la camicia. Clary non si aspettava ringraziamenti, e infatti non ne ricevette. Mentre si rivestiva, lui fece roteare le spalle allindietro, sorridendo. - Sei davvero brava - disse, ma non aggiunse altro.
Un secondo pi tardi i gradini tremarono: era Jace che stava tornando, mettendosi un giubbotto scamosciato. Si era allacciato anche la cintura con le armi e, alle mani, portava guanti scuri senza dita.
Clary gli sorrise con un calore che in realt non provava. - Sebastian dice che posso venire con voi.
Jace sollev le sopracciglia. - Stesso taglio di capelli per tutti, allora?
- Spero di no - rispose Sebastian. - I boccoli mi stanno malissimo!
Clary si guard. - Devo mettermi la divisa?
- Non direi. Non  il genere di missione da cui ci si aspetta un combattimento. Per vado a prenderti qualcosa dalla stanza delle armi - le disse Sebastian, svanendo poi al piano di sopra. Clary si maled per non aver trovato da sola quella stanza, malgrado le ricerche. Le sarebbe servito a scovare qualche indizio per capire cosa avevano davvero in mente quei due...
Jace le tocc la guancia, e lei trasal. Per poco non si era dimenticata della sua presenza. - Sei sicura di volerlo fare?
- Assolutamente. Restare chiusa qui dentro mi fa impazzire. E poi sei stato tu a insegnarmi a combattere, perci immagino che, prima o poi, volevi che lo facessi.
Le labbra di lui si contorsero in un sorriso diabolico; le pettin i capelli allindietro e le sussurr allorecchio qualcosa sul mettere in pratica quello che le aveva insegnato. Si allontan quando li raggiunse Sebastian, la sua giacca addosso e una cintura da armi in mano. Dentro erano infilati un pugnale e una spada angelica. Si sporse per tirare Clary verso di s e metterle la cintura attorno alla vita, facendo due giri e aggiustandogliela bassa sui fianchi. Lei era troppo sorpresa per respingerlo, e poi lui fin prima che lei ne avesse anche solo la possibilit. Voltandosi, Sebastian and verso il muro, dovera comparsa la sagoma di una porta, brillante come in un sogno.
Ci passarono attraverso.
Un debole colpo alla porta della biblioteca spinse Maryse a sollevare la testa. Fuori dalle finestre la giornata era grigia, uggiosa, e le lampade col paralume verde creavano nella stanza piccole pozze di luce. Non sapeva da quanto tempo se ne stava seduta dietro quella scrivania. La superficie davanti a s era disseminata di tazze da caff vuote.
Si alz in piedi. - Avanti.
La porta si apr con un lieve scatto, ma nessun rumore di passi. Un istante dopo una figura avvolta in un mantello scivol nella stanza, col viso adombrato da un cappuccio. Ci hai chiamato, Maryse Lightwood?
Maryse fece roteare le spalle allindietro. Si sentiva indolenzita, stanca, vecchia. - Fratello Zaccaria. Mi aspettavo... be, non importa.
Fratello Enoch?  un mio superiore, ma ho pensato che magari la chiamata potesse avere a che fare con la scomparsa di tuo figlio adottivo. Tengo particolarmente alla sua salute.
Lei lo guard, incuriosita. Alla maggior parte dei Fratelli Silenti non piaceva fare commenti, n tantomeno parlare dei propri sentimenti privati, sempre che ne avessero. Lisciando allindietro i capelli scompigliati, Maryse si mise davanti alla scrivania. - Benissimo. Voglio mostrarti una cosa.
Non era mai riuscita ad abituarsi davvero ai Fratelli Silenti e al modo in cui si muovevano, come se non toccassero terra. Fratello Zaccaria sembr librarsi accanto a lei quando lo accompagn attraverso la biblioteca per mostrargli la cartina geografica del mondo posta sulla parete a nord. Era una mappa degli Shadowhunters, con Idris al centro dellEuropa, e attorno le difese, come un confine dorato.
Su una mensola sotto la mappa cerano due oggetti: una scheggia di vetro incrostata di sangue secco e un polsino di pelle consunto e decorato con la runa del potere angelico.
- Questi sono...
Il polsino di Jace Herondale e il sangue di Jonathan Morgenstern. Deduco che i tentativi di rintracciarli siano stati infruttuosi.
- Per la precisione, non si  trattato di rintracciarli. - Maryse si raddrizz . - Quando appartenevo al Circolo, Valentine usava un meccanismo per individuare la posizione di tutti noi. A meno che non fossimo in determinati luoghi protetti, lui sapeva sempre doveravamo. Ho pensato che magari aveva fatto lo stesso con Jace, quando era piccolo, dato che non aveva mai problemi a trovarlo.
A che genere di meccanismo ti riferisci?
- Un marchio. Non uno del Libro Grigio. Tutti lo avevamo. Io me ne ero quasi dimenticata; dopotutto, non cera modo di liberarsene.
Se anche Jace lo avesse, credi che non lo saprebbe e che non cercherebbe di fare qualcosa per impedirvi di usarlo e, quindi, di trovarlo?
Maryse scosse la testa. - Potrebbe essere un marchio bianco e minuscolo, praticamente invisibile, sotto i capelli. Come il mio. In questo caso non saprebbe di averlo. E poi Valentine non aveva alcun interesse a dirglielo.
Fratello Zaccaria si allontan da Maryse per esaminare la cartina. E quale  stato il risultato del tuo esperimento?
- Che Jace ce lha - dichiar lei, senza per sembrare n compiaciuta n trionfante per la sua scoperta. - Lho capito guardando la cartina: quando compare Jace, si illumina, e produce una specie di scintilla in corrispondenza della sua posizione. E contemporaneamente si accende anche il polsino, quindi so che si tratta di lui e non di Jonathan Morgenstern, che invece sulla cartina non compare mai.
E dov? Dov Jace?
- Lho visto comparire, solo per pochi secondi alla volta, a Londra, Roma e Shanghai. Poco tempo fa ha dato tracce della sua presenza a Venezia, poi  scomparso di nuovo...
Come fa a viaggiare cos in fretta da una citt allaltra?
- Tramite portale? - Maryse fece unalzata di spalle. - Non so. So soltanto che ogni volta in cui la mappa si accende, io so che  vivo... per il momento. Ed  come tornare a respirare, almeno per qualche secondo. - Chiuse la bocca con decisione, per paura che le sfuggissero altre parole. Parole su quanto le mancassero Alec e Isabelle e su quanto non sopportasse di chiamarli allIstituto, dove ci si aspettava che almeno Alec assumesse la responsabilit delle ricerche del fratello. Parole su come pensasse ancora a Max ogni giorno, come se qualcuno le svuotasse i polmoni dallaria, costringendola a tenersi il cuore per paura di morire. Non poteva perdere anche Jace.
Posso capirlo. Fratello Zaccaria incroci le braccia al petto. Le sue mani sembravano giovani, non grinzose n ricurve, e le dita erano affusolate. Maryse si era domandata molte volte come invecchiassero i Fratelli e quanto a lungo sopravvivessero, ma si trattava di uninformazione riservata al loro ordine. Ci sono poche cose pi potenti dellamore di una famiglia. Ma quello che non capisco  perch tu abbia deciso di mostrare queste cose proprio a me.
Maryse fece un respiro tremante. - So che dovrei parlarne con il Conclave, ma loro ormai sanno del legame con Jonathan. Li stanno cercando entrambi. Se trovano Jace, lo uccidono. Eppure, tenere tutto per me  comunque tradimento... - lasci cascare la testa. - Ho deciso che parlarne a voi, i Fratelli, fosse accettabile. Poi sar una decisione vostra parlarne o no al Conclave. Non posso... sopportare che sia mia.
Zaccaria rimase in silenzio per un lungo istante. Poi la sua voce, gentile nella testa di lei, disse: La tua mappa dice che tuo figlio  ancora vivo. Se tu la consegnassi al Conclave, non credo che li aiuterebbe molto; scoprirebbero solo che Jace sta viaggiando in fretta e che  impossibile da individuare. Ma gi lo sanno. Tienila tu. Per il momento, io non parler.
Maryse lo guard stupefatta. - Ma tu... sei un servitore del Conclave.
Un tempo ero uno Shadowhunter come te. Vivevo come te. E, come per te, anche per me cerano persone che amavo tanto da mettere il loro bene davanti a qualsiasi altra cosa. Qualsiasi giuramento, qualsiasi debito.
- Hai mai avuto... - Maryse esit. - Hai mai avuto dei figli?
No. Niente figli.
- Mi dispiace.
Non essere dispiaciuta. E cerca di non lasciare che langoscia per Jace ti divori.  un Herondale, e loro sanno come sopravvivere...
Qualcosa scatt dentro Maryse. - Lui non  un Herondale. Lui  un Lightwood, Jace Lightwood. Mio figlio.
Segu una lunga pausa. Poi Fratello Zaccaria disse: Non volevo intendere il contrario. Divincol le sue mani sottili e fece un passo indietro. C una cosa a cui devi fare attenzione. Se Jace compare sulla mappa per pi di pochi secondi per volta, allora dovrai riferirlo al Conclave.  uneventualit a cui ti devi preparare.
- Non credo di potercela fare - disse lei. - Gli manderanno dei cacciatori alle calcagna. Gli tenderanno una trappola. Lui  soltanto un ragazzo...
Non  mai stato soltanto un ragazzo, ribatt Zaccaria, voltandosi per fluttuare fuori dalla stanza. Maryse non rimase a guardarlo mentre se ne andava. Era tornata a fissare la mappa.
Simon?
Il sollievo gli sbocci nel cuore come un fiore. La voce di Clary, esitante ma familiare, gli riemp la testa. Guard di lato; Isabelle stava ancora dormendo. La luce del mezzogiorno brillava sui bordi delle tende.
Sei sveglio?
Rotol sulla schiena, fissando il soffitto. Certo che s.
 che non ne ero sicura. Voi siete... cosa, sei o sette ore indietro rispetto a me? Qui  il tramonto.
Sei in Europa?
Adesso siamo a Praga, bella. C un grande fiume e un sacco di edifici a guglie. Da lontano assomiglia un po a Idris. Per fa freddo, pi freddo che a casa.
Okay, basta con le previsioni meteo. Sei al sicuro? Dove sono Sebastian e Jace?
Con me. Ma adesso mi sono allontanata un po. Ho detto che volevo godermi il paesaggio che si vede dal ponte.
Quindi io sarei il paesaggio dal ponte?
Clary rise, o per lo meno sent in testa qualcosa di simile a una risata debole e nervosa. Non posso restare molto. Anche se in realt sembra che loro non sospettino niente. Jace... Jace sicuramente no. Sebastian  pi difficile da decifrare. Non credo che si fidi di me. Ieri gli ho perquisito la stanza, ma non cera niente, niente che lasci pensare a cosa potrebbero avere in mente. La scorsa notte...
La scorsa notte?
Niente. Era strano come lei gli fosse dentro la testa e lui potesse comunque percepire che stava nascondendo qualcosa. Sebastian tiene in camera il cofanetto di mia madre. Con le sue cose da piccolo. Non riesco a capire perch.
Non perdere tempo a cercare di capire Sebastian, le comunic Simon. Non ne vale la pena. Cerca piuttosto di capire quello che vogliono fare.
Ci sto provando. Sembr innervosita. Sei ancora da Magnus?
Gi. Siamo passati alla fase due del piano.
Ah, davvero? E la fase uno cosera?
La fase uno era sedersi attorno al tavolo, ordinare le pizze e discutere.
E la fase due? Sedersi attorno al tavolo, bere caff e discutere?
Non proprio. Simon fece un respiro profondo. Abbiamo evocato il demone Azazel.
Azazel? La voce mentale di lei sal di qualche ottava, tanto che Simon si copr le orecchie. Ecco il perch di quella stupida domanda su Batman! Dimmi che  uno scherzo.
Invece no.  una lunga storia. La aggiorn meglio che poteva, guardando nel frattempo Isabelle che respirava e la luce fuori dalla finestra che si faceva pi intensa. Pensavamo potesse aiutarci a trovare unarma capace di colpire Sebastian senza far male a Jace.
Daccordo, ma... evocare un demone? Clary non sembrava convinta. E poi Azazel non  un demone come tutti gli altri. Sono io quella con la squadra dei Cattivi, qui. Tu sei della squadra dei Buoni. Cerca di ricordartelo.
Lo sai che niente  cos semplice, Clary.
Per Simon fu come sentirla sospirare, un fiato daria che gli passava sulla pelle, sollevandogli i peli della nuca. Lo so.
Citt e fiumi, pens Clary alzando le dita dallanello doro che aveva sulla mano destra e distogliendo lo sguardo dal Ponte Carlo per voltarsi di nuovo verso Jace e Sebastian. Loro erano dallaltro lato dellantica struttura di pietra, intenti a indicare qualcosa che lei non riusciva a vedere. Lacqua, sotto, era color del metallo, e scivolava silenziosa attorno ai vecchi piloni; il cielo era della stessa sfumatura, butterato da nuvole nere.
Mentre camminava per raggiungere gli altri, Clary sentiva un forte vento che le sferzava giacca e capelli. Si rimisero in cammino tutti insieme, coi due ragazzi che chiacchieravano fra loro a bassa voce. Pens che avrebbe potuto unirsi alla conversazione, se lo avesse voluto, ma dentro la silenziosa eleganza di quella citt con le guglie in lontananza che si innalzavano nella foschia cera qualcosa che la spingeva a non parlare, a osservare e riflettere per conto proprio.
Il ponte sfoci in una stradina acciottolata affiancata da negozi di souvenir, alcuni dei quali vendevano granati rosso sangue, grossi pezzi di ambra baltica dorata, cristalli di Boemia e giocattoli di legno. Anche a quellora, i promoter se ne stavano fuori dalle discoteche per distribuire ingressi gratuiti o tessere con sconti sulle consumazioni; Sebastian li allontan, scocciato, esprimendo la propria irritazione in lingua ceca. La calca trov sfogo quando la stradina si apr su unantica piazza medievale: malgrado il freddo, ospitava una folla in movimento e chioschi con in vendita salsicce e sidro caldo e speziato. I tre si fermarono per mangiare a un tavolino traballante, mentre il grande orologio astronomico del municipio rintoccava le ore. Un marchingegno sferragliante si mise in moto e un cerchio di personaggi di legno usc dalle porticine su entrambi i lati del quadrante: erano i dodici apostoli, spieg Sebastian mentre le figure giravano.
- C una leggenda - disse poi sporgendosi in avanti e tenendo le mani a coppa attorno a una tazza di sidro bollente - secondo la quale il re fece strappare gli occhi allartigiano che aveva costruito lorologio cos che non potesse mai pi costruire niente di altrettanto bello.
Clary rabbrivid e si avvicin un po a Jace. Lui non parlava da quando avevano lasciato il ponte, come fosse assorto nei propri pensieri. La gente, soprattutto le ragazze, si fermavano a guardarlo quando avanzava con quei suoi capelli luminosi, straordinari, a contrasto con i cupi colori invernali dellantica piazza. - Che sadico - comment.
Sebastian fece scorrere un dito sul bordo della tazza, poi lecc i residui di sidro. - Il passato  un paese straniero.
- Una terra straniera - lo corresse Jace.
Sebastian rispose con sguardo annoiato. - Come, scusa?
- Il passato  una terra straniera, dove le cose vanno diversamente - disse Jace. -  questa la citazione completa.
Sebastian fece spallucce e spinse via la tazza. Riportandola allo stand dove era stata presa, si riceveva in cambio un euro, ma Clary sospettava che a Sebastian non interessasse fingersi un buon cittadino solo per ricevere una misera moneta. - Andiamo.
Lei non aveva ancora finito il suo sidro, ma lo lasci lo stesso sul tavolo e segu gli altri, mentre Sebastian si allontanava dalla piazza per entrare in un labirinto di vicoli stretti e tortuosi. Jace aveva corretto Sebastian, pens. Su un dettaglio da poco, certo, ma la magia di sangue di Lilith non doveva forse legarli in modo che Jace approvasse ogni singola mossa dellaltro? Poteva essere un segno, magari anche minuscolo, che forse lincantesimo stava iniziando a scomparire?
Era stupido sperare. Ma a volte la speranza  lunica cosa che hai.
Le stradine si facevano sempre pi strette e buie. Le nuvole in cielo avevano completamente oscurato il sole calante; qua e l brillavano vecchie lampade a gas, illuminando loscurit velata di nebbia. Il manto stradale era diventato acciottolato, i marciapiedi sempre pi stretti, e i tre erano costretti a camminare in fila indiana come se avanzassero sopra un ponte pericolante. Solo la presenza di altri passanti, che comparivano e svanivano in mezzo alla nebbia, davano a Clary la sensazione di non stare attraversando una qualche strana curvatura temporale che lavrebbe portata in una citt di sogno frutto della sua immaginazione.
Infine raggiunsero un arco di pietra che dava su una piazzetta. La maggior parte dei negozi aveva spento le luci, anche se davanti ai tre ce nera uno ancora aperto. Linsegna, a caratteri dorati, riportava la scritta ANTIKVARIAT e la vetrina era piena di vecchie bottiglie di diverse sostanze, con etichette mezze scollate in latino. Clary rimase sorpresa quando vide Sebastian dirigersi proprio verso quella bottega. Che cosa se ne sarebbero fatti di qualche vecchia bottiglia?
Smise di chiederselo quando oltrepassarono la soglia. Dentro, il negozio era poco illuminato e puzzava di naftalina, ma era stracolmo, in ogni cantuccio, di unincredibile variet di ciarpame. Non solo. Splendide mappe celesti contendevano il posto a contenitori di sale e pepe sagomati come i personaggi dellorologio della Citt Vecchia. Cerano montagne di vecchie scatolette di tabacco e di sigari, francobolli sottovetro, obsolete macchine fotografiche russe o della Germania Est, una meravigliosa coppa di vetro smerigliato color verde smeraldo intenso di fianco a una pila di calendari ammuffiti. Da unasta pendeva una vecchia bandiera ceca.
Sebastian si fece strada tra gli ammassi di oggetti per dirigersi a un bancone sul retro del negozio. A un tratto, Clary si accorse che quello che aveva scambiato per un manichino era in realt un uomo anziano col viso rugoso e raggrinzito come un lenzuolo sciupato. Se ne stava appoggiato a braccia incrociate sopra una vetrina contenente mucchi di gioielli vintage e perline di vetro colorate, pochette con fermagli di gemme e file di gemelli da uomo.
Sebastian disse qualcosa in ceco, luomo annu e indic Clary e Jace con unalzata del mento e lo sguardo diffidente. Clary not che aveva gli occhi color rosso scuro. Aggrott le sopracciglia, concentrandosi a fondo, e cerc di vedere oltre lincantesimo.
Non era facile, perch gli stava attaccato come carta moschicida. Alla fine riusc a rimuoverlo abbastanza per vedere, a tratti, la vera creatura che aveva davanti: alta, dalle fattezze vagamente umane, con la pelle grigia e gli occhi di rubino, nella bocca denti aguzzi che puntavano in tutte le direzioni e, infine, lunghe braccia serpeggianti che terminavano con teste simili a quelle di unanguilla: strette, dentate, malefiche.
- Un demone Vetis - le sussurr Jace allorecchio. - Sono come draghi. Si divertono ad accumulare oggetti luccicanti. Ciarpame o gioielli: per loro  lo stesso.
Sebastian, voltandosi, li guard da sopra una spalla. - Sono mio fratello e mia sorella - disse dopo un istante. - Sono assolutamente fidati, Mirek.
Clary si sent percorrere la pelle da un brivido leggero. Non le piaceva lidea di passare per la sorella di Jace, anche se solo per non contrariare un demone.
- Non mi piace questa storia - ribatt il demone Vetis. - Hai detto che avremmo trattato solo con te, Morgenstern. Inoltre, sapevo che Valentine aveva una figlia - e a quel punto la testa si pieg verso Clary - ma anche che aveva un solo figlio maschio.
- Adottato - spieg Sebastian con disinvoltura, indicando Jace.
- Adottato?
- Immagino che ti sarai reso conto di come la moderna definizione di famiglia stia cambiando alla velocit della luce, di questi tempi - comment Jace.
Il demone, Mirek, non sembrava convinto. Affatto. - Non mi piace questa storia - ripet.
- Ma ti piacer questo - annunci Sebastian togliendosi dalla tasca una sacca chiusa in cima. La rovesci sul bancone facendo uscire una fragorosa cascata di monete in bronzo, che si scontrarono luna contro laltra rotolando sul vetro. - Monetine per gli occhi dei defunti. Un centinaio. E tu hai quanto pattuito?
Una mano dentata si fece strada strisciando sopra il bancone e addent con cautela una delle monete. Intanto gli occhi rossi del demone guizzavano sopra il mucchio di bronzo. - Va tutto molto bene, ma non basta per comprare ci che cerchi.
Fece un gesto con un braccio ondulante, sopra al quale comparve quello che a Clary parve un grosso pezzo di cristallo, ma pi luminoso, puro, argenteo e bello. Si accorse con stupore che era il materiale di cui erano fatte le spade angeliche. - Adamas puro - annunci Mirek. - La materia del Paradiso. Impagabile.
La rabbia si abbatt sul viso di Sebastian come un fulmine e, per un istante, Clary vide la malvagit che aveva dentro, il ragazzo che aveva riso mentre Hodge giaceva morente. Poi quello sguardo scomparve. - Ma ci siamo accordati sul prezzo.
- E anche sul fatto che saresti venuto da solo - ribatt Mirek. Gli occhi rossi del demone tornarono a guardare Clary e poi Jace, il quale, nel frattempo, non si era mosso ma aveva laspetto guardingo di un felino accovacciato. - Ora ti dico cosaltro mi puoi dare - prosegu Mirek. - Una ciocca dei bei capelli di tua sorella...
- Va bene - disse Clary facendosi avanti. - Se me ne vuoi tagliare un pochino...
- No! - Jace si avvent su di lei per fermarla. -  un cultore della magia nera, Clary. Non hai idea di cosa potrebbe fare con una ciocca di capelli o poche gocce di sangue!
- Mirek - disse piano Sebastian, senza guardare Clary. In quel momento lei si chiese cosa lo avrebbe fermato, se davvero aveva intenzione di scambiare una ciocca di suoi capelli con ladamas del demone. Jace si era opposto, ma era anche costretto a fare quello che voleva Sebastian. Chi lavrebbe spuntata, al dunque? Il legame fra di loro o i sentimenti che Jace provava per lei? - Assolutamente no.
Il demone gli lanci uno sguardo lento, da lucertola. - Assolutamente no?
- A mia sorella non toccherai un capello - dichiar Sebastian. - N verrai meno al nostro patto. Nessuno prende in giro il figlio di Valentine Morgenstern. Il prezzo pattuito, altrimenti...
- Altrimenti cosa? - ringhi Mirek. - Me ne pentir? Tu non sei Valentine, ragazzino. Quello s che era un uomo capace di ispirare fedelt...
- No - lo interruppe Sebastian, sguainando una spada angelica dalla cintura che portava in vita. - Non sono Valentine. Non voglio trattare con i demoni come faceva lui. Se non posso avere la tua fedelt, avr la tua paura. Sappi che sono pi potente di quanto non sia mai stato mio padre e, se non ti comporti bene con me, ti toglier la vita e avr ci per cui sono venuto. - Sollev la lama che aveva in pugno. - Dumah - sussurr. Larma saett in avanti, luccicando come una colonna di fuoco.
Il demone indietreggi, pronunciando con rabbia diverse parole di una lingua dal suono vischioso come fango. Jace aveva gi in mano un pugnale. Chiam Clary, ma non abbastanza in fretta: qualcosa la colp forte sulla spalla facendola cadere in avanti, lunga distesa sul pavimento pieno di cianfrusaglie. La ragazza rotol sulla schiena, rapida, alz lo sguardo...
E lanci un grido. Sopra di lei incombeva un grosso serpente, o qualcosa di simile: testa di cobra, corpo ricoperto di spesse squame, ma articolato, da insetto, con una dozzina di zampe guizzanti che terminavano con artigli affilati. Clary rovist freneticamente nella cintura delle armi, mentre la creatura prendeva la rincorsa, col veleno giallo che le colava dalle zanne, e colpiva.
Dopo aver parlato con Clary, Simon si era riaddormentato. Quando si svegli, le luci erano accese e Isabelle era in ginocchio sul bordo del letto, con indosso dei jeans e una maglietta consunta presa probabilmente in prestito da Alec: aveva dei buchi nelle maniche e lorlo si stava disfacendo. La ragazza era impegnata ad allargare il collo per disegnare, con la punta di uno stilo, una runa sulla pelle del petto, appena sotto la gola.
Simon si sollev sui gomiti. - Cosa fai?
- Un iratze - rispose lei. - Per questo. - Si infil i capelli dietro lorecchio e gli mostr le due ferite aghiformi che lui le aveva procurato ai lati del collo. Conclusa la runa, i segni scomparvero, lasciando soltanto due impercettibili macchie bianche.
- Stai... stai bene? - La voce gli usc in un sussurro. Un dolce sussurro. Si stava sforzando per evitare le altre domande che voleva porle: Ti ha fatto male? Ora pensi che io sia un mostro? Ti ho spaventata a morte?
- Sto bene. Ho dormito molto di pi del solito, ma credo che si tratti di un buon segno. - Vedendo lespressione di lui, Isabelle si infil lo stilo nella cintura, gli si avvicin con leleganza di un gatto e gli si sdrai sopra, avvolgendo entrambi con la sua chioma nera. Erano cos vicini che i loro nasi si sfioravano. Lei lo guard senza battere ciglio. - Perch sei cos pazzo? - gli disse. Simon sentiva il suo respiro sul viso, delicato come un sussurro.
Avrebbe voluto tirarla verso di s e baciarla, non morderla, soltanto baciarla, ma in quello stesso istante suon il campanello di casa. Un secondo dopo qualcuno stava gi bussando alla porta della camera, o meglio la stava percuotendo, facendola tremare sui cardini.
- Simon. Isabelle. - Era Magnus. - Sentite, non mi importa se state dormendo o vi state facendo a vicenda cose indicibili: vestitevi e venite in soggiorno. Adesso.
Simon e Isabelle incrociarono gli sguardi, entrambi perplessi allo stesso modo.
- Fuori da l - ordin lo stregone, dopodich il corridoio echeggi del suono dei suoi passi che si allontanavano.
Isabelle rotol gi da Simon, con suo grande dispiacere, e fece un sospiro. - Secondo te di cosa si tratta?
- Non ne ho idea - rispose il ragazzo. - Riunione demergenza della squadra dei Buoni, direi! - Quando Clary aveva usato la stessa espressione, lui laveva trovata divertente. Isabelle invece scosse la testa e sospir.
...
FINE Parte 1.